Camminando Scalzi ha un suo dominio!

Ci siamo ufficialmente trasferiti sul nostro dominio! Ringraziamo WordPress per averci aspettato in questi primi momenti di vita.

Correte ad aggiornare i vostri preferiti, d’ora in poi ci potrete seguire su:

www.camminandoscalzi.it

Camminando Scalzi...Walking Barefoot

Nuovo sito online!

Camminando Scalzi...Walking Barefoot
Camminando Scalzi...Walking Barefoot

Dopo giornate intense di lavoro (e per questo ringrazio personalmente Luca, Roberto e Carlo che hanno lavorato all’impresa), abbiamo finalmente raggiunto un nostro primo risultato, quello di spostarci su un dominio tutto nostro. D’ora in poi, per raggiungerci, non dovrete fare altro che cliccare su www.camminandoscalzi.it!

Siamo riusciti ad importare tutte le informazioni, gli articoli, e i commenti dalla piattaforma wordpress.com, che ringraziamo per averci ospitato nella prima settimana di vita di Camminando Scalzi…Walking Barefoot.

Per ora ci siamo appoggiati ad un tema grafico esistente, ma abbiamo cominciato i lavori per sviluppare una nuova veste grafica tutta nostra, e tante piccole migliorie che speriamo di potervi proporre quanto prima. Un passo alla volta, senza fretta, ma con la passione e l’impegno che contraddistinguono questo neonato progetto.

Voglio ricordare a tutti che chiunque può collaborare al nostro progetto, anche con una saltuaria collaborazione, o con un semplice articolo. I contatti sono nella pagina in alto “Collabora con noi”. Niente di più semplice, ci mandate l’articolo alla mail di redazione, e noi vi contatteremo quanto prima.

Un’ultima segnalazione per tutti quelli che volessero un avatar personalizzato per i commenti. Basterà registrarvi a Gravatar, e dando semplicemente la vostra mail, ogni volta che la inserirete in tutto il circuito blog in un commento, apparirà il vostro avatar corrispondente. Una cosa carina per facilitare la vostra identificazione all’interno del nostro sito.

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District 9 – Recensione

Gli alieni sono tornati sulla terra e questa volta l’hanno fatto sotto la regia di Neill Blomkamp e la produzione di Peter Jackson.

La locandina del film.
La locandina del film.

Dopo un marketing virale portato avanti, nel nostro paese, dalla Sony Pictures durato per settimane dove abbiamo visto lo stadio Tartini del Parma FC nella partita contro il Palermo con un intero settore chiuso (vedi foto) ed uno striscione che recitava “Area riservata ai non-umani”. La stessa squadra che nel prepartita della settimana precedente indossava magliette con su scritto “In campo per i non umani“.

Alla sua prima volta come sceneggiatore Blomkamp (più noto per il suo lavoro con gli effetti speciali che per la regia) ci propone l’arrivo di un’astronave aliena nei cieli di Johannesburg che, dall’arrivo negli anni 80, è rimasta sospesa sulla città senza apparenti segni di vita.

Già, non sempre questi alieni vengono sulla terra per invaderla e distruggerne la popolazione e quelli che hanno queste intenzioni, di solito, si fiondano sulle grandi città americane e non in Sud Africa. Ma torniamo alla trama del film:

Sono passati 20 anni da quando la nave è arrivata sulla terra e solo l’invio di truppe speciali su di essa ha rivelato la presenza degli alieni in pessime condizioni, profughi dal proprio pianeta. Dopo questa scoperta i “gamberoni” (è così che vengono chiamati gli alieni nel film) sono stati portati a terra dove vivono attualmente in una baraccopoli che prende il nome di District 9.

Si arriva ai giorni nostri, dunque, dove è compito di una società privata, l’MNU (Multi-National United), la gestione del distretto 9. Una società che ha più interesse per la tecnologia aliena che per la salute di questi.

Ed è nel quartier generale di questa che vediamo Wikus van de Merwe (Sharlto Copley) che viene messo a capo di un’operazione di sfratto degli alieni che, proprio come degli immigrati, cominciano a dare fastidio con la loro sola presenza alla popolazione di Johannesburg.

La pellicola si evolve seguendo la vicenda di Wicus con la telecamera che è parte integrante del racconto. Pare finita l’era delle telecamere fisse e delle inquadrature tradizionali; molte scene del film sono girate in handycam da fittizie troupe televisive che seguono i protagonisti, alcune ci vengono proposte anche sottoforma di collegamento dei tg locali.
Il tutto per rendere lo spettatore più coinvolto nella realtà alternativa creata per lui, e questo funziona, a patto di avere dei posti a sedere quanto più possibile lontani dallo schermo per evitare di impazzire o di avere la nausea nel tentativo di seguire le immagini che si susseguono.

In conclusione il regista sudafricano ci propone con “District 9” un film profondo nascosto sotto il velo della fantascienza e lo fa mostrandoci un mondo dove gli alieni, emarginati dalla società in quanto diversi e chiusi in -quello che è in pratica- un campo di concentramento dove sono tutti schedati e marchiati, appaiono più “umani” degli stessi terrestri sia nel modo di agire che di pensare. Allora ci si rende conto che non a caso è stato scelto il Sud Africa come ambientazione del film, si ritorna con la mente alle pubblicità viste prima dell’uscita del film e, oltre agli esempi italiani già citati, spiccano le panchine e le fermate dei bus di Chicago, e appaiono chiari i richiami alle panchine per neri separate da quelle per bianchi, i ghetti (bantustan) e tutte le altre cose viste nel reale Sud Africa fino a metà degli anni 90 a causa dell’apartheid.

Un film da vedere quindi? Sì, ma solo se si è consci del fatto che non è “La Guerra dei Mondi” o “Starship Troopers“. E’ un film che punta a dare un messaggio diverso; un messaggio che, gamberoni a parte, non è poi tanto lontano dalla nostra realtà.

Vi lascio al trailer.

L'analfabetismo informatico in Italia

Nel mio lavoro di sistemista incontro persone con una cultura informatica molto variegata, dall’esperto pluri-certificato a persone che hanno serie difficoltà a trovare un tasto sulla tastiera. Le sfumature tra questi due estremi sono ovviamente molte, ma spesso le abilità informatiche più diffuse non vanno oltre l’utilizzo di chat e social network vari, o al massimo lo sfruttamento ai minimi termini di software come Word o Excel.  La percezione che hanno delle loro scarse capacità informatiche è spesso molto blanda, quasi non si rendessero conto dell’enorme numero di opportunità che perdono né dei rischi che questo comporta, basta pensare all’enorme aumento dei casi di truffe via internet degli ultimi anni.
Persi nei meandri del computer
Secondo una ricerca Eurostat il 59% degli italiani è un analfabeta informatico, secondi solo ai greci con il 65% e contro una media europea del 39%. Il dato è ancora più allarmante se consideriamo soltanto le fasce più giovani della popolazione, con il 28% tra i 16 e i 24 anni e il 50% tra i 25 e i 54. Soprattutto la fascia d’età più bassa denota tutte  le carenze che l’attuale sistema scolastico italiano ha nel formare persone che siano preparate per le sfide digitali del futuro. Questo compito di formazione viene demandato alle famiglie, spesso incapaci per limiti culturali o di mezzi a farvi fronte, o a corsi e certificazioni di dubbia utilità come la famigerata “Patente europea del computer”, utili più che altro per aumentare la propria abilità nel cliccare un paio di pulsanti nei programmi della suite Office, ma inadeguati nel creare quella forma mentis necessaria per l’utilizzo consapevole degli strumenti che l’informatica mette a disposizione.

A quando la diffusione del WiMAX in Italia?

Un discorso a parte merita la cronica carenza di infrastrutture telematiche che limita di molto le percentuali della popolazione in grado di avere accesso agli strumenti di internet, indispensabili per ridurre il gap di conoscenze informatiche con gli altri paesi. Le principali compagnie di telecomunicazione, considerando troppo elevate le spese a fronte dello scarso numero di utenti raggiungibili, hanno ormai del tutto abbandonato i territori periferici. Attualmente l’unico strumento disponibile consiste nell’utilizzo delle reti cellulari (UMTS e soprattutto HSDPA) tramite le cosiddette “chiavette internet”, poco performanti se non in massima copertura e spesso instabili. Le alternative tecnologiche a breve termine sono poche; l’unica realmente utilizzabile sarebbe il WiMAX, purtroppo penalizzato sul nascere da problemi di tipo tecnico-burocratico (nel nostro paese le frequenze erano di proprietà del ministero della difesa, rallentando di molto i bandi di assegnazione) e dalle resistenze dei proprietari delle reti fisse, timorosi di perdere le proprie posizioni monopolistiche. Si spera che il recente accordo Telecom-Aria possa consentire la riduzione del digital divide che attanaglia come una morsa il nostro paese.
Nel 2009 in Italia ancora una larga fascia della popolazione non ha acesso ad internet...
Tutti questi ostacoli non sono risolvibili senza un adeguato  intervento politico-legislativo. C’è la necessità di eliminare il monopolio Telecom e stanziare ingenti fondi per l’ammodernamento e l’espansione delle reti adsl e in fibra, di spingere perché il WiMax sia diffuso ovunque non sia possibile portare la rete via cavo, e di evitare che ci siano blocchi inutili e pretestuosi allo sviluppo delle prossime tecnologie per le telecomunicazioni . E’ inoltre necessaria una seria riforma della scuola, che porti non solo a parole computer ed internet in ogni scuola a partire dalle elementari, se non addirittura fin dall’asilo.

Inoltre c’è bisogno di un deciso cambio di mentalità delle istituzioni riguardo all’analfabetismo informatico perché sia visto per quello è, cioè uno dei più gravi ostacoli allo sviluppo presente e soprattutto futuro del nostro paese.

Comandano i blucerchiati – Sesta Giornata

Siamo alla sesta giornata e la Sampdoria sta volando in campionato. Seconda in classifica e davanti a Juventus ed Inter, ad un solo  punto dalla capolista Milan. No, non preoccupatevi, non sono impazzito e non sto neanche parlando del sogno di qualche milanista attualmente. Semplicemente la classifica in questione è quella della stagione 1990-1991. Della Samp di Boskov. Quella che vinse il suo primo ed unico scudetto tanto per intenderci. Squadra fortissima, con un duo d’attacco da far paura: Vialli-Mancini.

Vujadin Boškov, allenatore Samp 86-92
Vujadin Boškov, allenatore Samp 86-92

Un portierone come Pagliuca, uno stopper come Vierchowod, due mediani come Pari e Cerezo ed esterni irrefrenabili come Lombardo e Dossena. Sono passati quasi vent’anni. I genovesi sono di nuovo in testa in solitaria e dopo un numero di partite decente per affermare che la squadra c’è.  Magari non vinceranno lo scudetto, ok (ma poi tutto sommato…dispiacerebbe a molti???) ma se si lascia andare la fantasia si possono fare paragoni forse azzardati o forse non eccessivamente, chissà. Innanzitutto la partenza di questa Doria è migliore di quella del 1990, visto che la squadra attuale ha 15 punti contro i 12 dell’altra (contando tre punti a vittoria, visto che a quei tempi se ne assegnavano due), e seppur imbattuta la truppa di Vujadin non aveva fatto exploit incredibili come due successi esterni e una vittoria fra le mura del “Ferraris” sull’Inter. La coppia d’oro attuale…giudicate voi. Pazzini-Cassano, il finalizzatore ed il genio. Cassano meglio di Mancini? Proprio quel Mancini che lo voleva a tutti i costi all’Inter? Entrambi spesso snobbati dai commisari tecnici della nazionale . Beh….forse FantAntonio un po’ di più, Lippi gli preferisce a tuttora il funambolico e meraviglioso Pepe (nuovamente….non sono impazzito, ma ironico. E ci mancherebbe…Pepe…). Vialli realizzò diciannove gol a fine anno (si giocavano trentaquattro partite però), a quanto potrà arrivare il “Pazzo

“?

Gigi Del Neri, allenatore Sampdoria.
Gigi Del Neri, allenatore Sampdoria.

Il modulo è lo stesso, Boskov e Del Neri si somigliano su alcune cose…magari uno parla l’italiano molto meglio dell’altro…ma a Del Neri non si può chiedere tutto. Il Castellazzi visto finora non farebbe rimpiangere il Pagliuca degli anni d’oro. Un italiano ed uno straniero….Zauri e Stankevicius per un’altro italiano ed un’altro straniero…Mannini e Katanec….stiamo bestemmiando? Palombo e Tissone saranno degni almeno di allacciare le scarpe a Pari (o Faustopari, tutto attacato, come lo chiamava Boskov) e Toninho Cerezo? Ma soprattutto gli esterni….Semioli, Padalino, Ziegler, Franceschini (e non scordiamoci il baby Poli, un talento meraviglioso del quale sentiremo parlare) e soprattutto Mannini (generosamente regalato dal Napoli, che evidentemente non ne aveva bisogno….) sono un pacchetto sufficiente per surrogare “Attila” Lombardo e Dossena (per chi non lo sapesse…era un ottimo giocatore, non fatevi ingannare dalle banalità che spara da quando fa l’opinionista)?

All’ombra della lanterna mezza città sogna, l’altra un po’ si rode. Cosa succederà alla fine poco importa, una banda di ragazzi in blucerchiato sta nuovamente facendo sognare la costiera ligure.

World of Warcraft ed il sociale.



Chi non ha mai detto o pensato nella sua vita una frase tipo “Ma giochi sempre al pc, perdi solo tempo”. Ebbene, quest’oggi vi spieghierò la mia esperienza con un famoso gioco online, World of Warcraft.

All’inizio, un pò come Facebook, il famoso social network, nemmeno volevo immischiarmi in questo mondo, avendo problemi al pc, ho sempre evitato i “contatti” col mondo dei giochi virtuali.

Il 5 maggio 2005, un mio amico mi porta i cd del gioco, e regalandomi una key da 10 giorni, mi registrai l’account. Non ero molto propenso, ma la sua insistenza mi fece cambiare idea, e così anch’io mi infettai…

Il primo server in cui ho messo piede è stato uno spagnolo (Agamaggan). Ai tempi il mio linguaggio era vichingo/ rudimentale, tipo un napoletano che va in spagna e comunicando col suo dialetto, riesce a farsi capire alla perfezione. Così andò a finire, essendo partenopeo, buon sangue non mente.

Col passar del tempo ho appreso alla perfezione lo spagnolo, semplicemente giocando/parlando a voce con persone che non ho mai visto in vita mia, se non in foto. Le difficoltà maggiori furono trovare persone che comprendessero l’italiano, ma alla fine l’impresa riuscì. Il buffo era osservare l’evoluzione delle parolacce (parliamoci chiaro, le prime cose che si apprendono di una lingua sono sempre le parolacce!!) in italo-spagnolo e la loro traduzione, che spasso quei tempi..

Dopo qualche anno, il mio spagnolo diventò più o meno da gladiatore esperto; iniziai a notare la dialettica dei (come vengono chiamati in Italia) bimbiminkia. Chiesi spesso alle persone un pò più colte del perché usassero quel gergo, perché nonostante la tastiera fosse ben strutturata, le persone scrivessero come marziani, usando abbreviazioni, “k” (triste realtà, ma in spagna ci sono anche le dannate “k”). Subito mi fu risposto che per lo più erano ragazzi a scrivere, e che fosse normale perché erano svogliati, ed era un gioco.

Qualche mese più tardi mi accorsi che non erano solo ragazzi a scrivere così, ma anche persone di età differente da quella fascia, e mi sono meravigliato. Ancora oggi mi chiedo come mai tutto debba essere abbreviato e calpestato, se non ci sono limiti su Internet? (Ahimé, non ho ancora avuto una risposta).

Nel 2007, parlando con un amico di vecchia data, mi parlò di un gruppetto di amici che giocavano su di un server “italiano” (in realtà il server è inglese, ma oramai la popolazione è solo italiana, e non vi dico come vengono trattati quei poveri inglesi, se solo aprono bocca). Lasciai scorrere l’idea di cambiare server per mesi, e non so perché, decisi di crearmi un personaggio su Crushridge (Il famoso server italiano).

L’avventura iniziò nel migliore dei modi, con un’accoglienza calorosa di persone veramente squisite (che a tutt’oggi siamo amici). La crescita del personaggio andava a rilento, in base al tempo che trascorrevo sul server spagnolo a fare raid (gruppo di persone, tipicamente 40 (old style), o 25, per migliorare il proprio equipaggiamento). Mentre la conoscenza con i Bar Salieri (Gilda e nome del clan), continuava piacevolmente.

Finalmente arrivato al massimo livello, a quei tempi era il 70, lasciai stare il server spagnolo per iniziare a giocare a pieno regime in quello italiano. Quando si hanno degli amici, è tutto semplice, anche se non si è “skilled” (Termine per mettere in evidenza l’esperienza di gioco, le “qualità”. Oramai se non lo sei, o fai credere di esserlo, sei nulla o zero, nemmeno vieni preso in considerazione; un pò come l’ambiente televisivo).

world_of_warcraft

L’esperienza online non si è certo fermata al virtuale. L’harem spagnolo non ha avuto futuro nella realtà, vuoi per la mancanza di finanze, vuoi perché non c’è stata mai l’occasione di qualche invito da parte di spagnoli (che spesso si fingono amici, ma alla fine sei solo carne da macello per il loro fabbisogno personale).

Quella italiana è stata più soddisfacente. Ho incontrato molte persone, che al di fuori della virtualità meritano il giusto rispetto. Certo, in gioco possono sembrare persone completamente differenti. Chi non ha mai alterato la propria realtà dietro ad un monitor? 😉

La differenza sostanziale Italia-Spagna (sembra una finale dei mondiali) è il modo di rapportarsi. Gli spagnoli sono freddi, rudi, privi di iniziativa e dedicano tutto il loro tempo ai giochi, sono un popolo a cui piace giocare online, molto devoti a quel che fanno.

Gli italiani? Sono giocatori sporadici, con molta fantasia ed iniziativa, ma alla lunga si annoiano, non sono costanti e coerenti. Oddio, non che voglia essere cattivo, ma purtroppo è la cruda realtà.

Tirando le somme tra culture diverse, le differenze sono poche. C’è molta ignoranza online, o svogliatezza, come dir si voglia. La cura della propria lingua è scarsa, parecchie persone non curano i verbi, gli avverbi, le congiunzioni, e soprattutto mancano le basi d’italiano. Qualche esempio? L’ho si tramuta in “lo”, e continuare sarebbe deleterio per i miei occhi (e son sicuro che anche i vostri non gradirebbero).

In questo articolo non mi sono dilungato troppo, ce ne sarebbero di cose di cui parlare, ma volevo giusto trattare il sociale di due mondi differenti; sulla stessa linea d’onda per quanto riguarda la svogliatezza e la cultura della propria lingua.

Basterebbe solo aver più cura del proprio bagaglio culturale, e non essere come Attila, dove passava lui non crescevano più le parole….

Obbiettivo Annozero.

Ormai in Italia si va avanti così, a minacce. Non si fa in tempo a festeggiare la nascita di un quotidiano libero, che ci ritroviamo subito sommersi da nuove polemiche.

Marco Travaglio, "ospite" ad Annozero
Marco Travaglio, "ospite" ad Annozero

Dopo la prima puntata di Annozero, di Michele Santoro, nonostante Travaglio sia stato “ospite” (cioè, il suo contratto non è stato regolarizzato), nonostante l’imbarazzante conferenza stampa di presentazione del programma, dove il direttore di rete Liofredi dice di non condividere la trasmissione (dove si è mai visto?), le polemiche non si sono fermate. Annozero va in onda, con Travaglio, con una interessantissima puntata sulla libertà di stampa e sul caso escort (ancora additato come semplicissimo Gossip dalla maggioranza), fa ascolti enormi (secondi solo alla “bellissima” fiction Don Matteo, quella sera)  eppure…

Eppure il giorno dopo Scajola dichiara: “E’ ora di finirla. Quella di ieri è l’ennesima puntata di una campagna mediatica basata sui pruriti, sulla spazzatura, sulla vergogna, sull’infamia, sulle porcherie” ed aggiunge, come se non bastasse, “Convocherò i vertici della Rai per verificare se trasmissioni come Annozero rispettino l’impegno, assunto dalla Rai nel contratto di servizio, a garantire un’informazione completa e imparziale” (via | Repubblica.it). Ora, bisognerebbe spiegare a questi signori che la Rai radiotelevisione italiana non è una “Televisione di Stato“. Non decide il governo cosa può andare in onda e cosa non può andarci, siamo decisamente stanchi di editti bulgari. Siamo arrivati alla minaccia, a quel “convocare i vertici Rai”. Ma per fare cosa? La Rai appartiene agli abbonati italiani, la Rai appartiene ai cittadini, non è l’organo di stampa del governo, ce lo vogliamo mettere in testa una volta per tutte? Eppure le polemiche non si placano, Schifani oggi tenta di minimizzare, parlando ancora di gossip riguardo al caso escort, e viene annunciata addirittura un’istruttoria sul programma dal viceministro delle Comunicazioni.

Claudio Scajola, Ministro dello Sviluppo economico
Claudio Scajola, Ministro dello Sviluppo economico

L’opposizione, dal canto suo, si comporta come al solito, si indigna, si smuove, alza la manina per parlare e poi finisce tutto là. Giusto D’Alema si spinge un po’ oltre etichettando con un terribiledel tutto inopportuno” la dichiarazione di Scajola. Gentiloni concluderà poi: “Il governo non ha alcun potere di istruttoria su singoli programmi della Rai. In quindici anni di vigenza dei contratti di servizio non si è mai visto un intervento del genere. Si tratta di un abuso di potere e di un’invasione delle competenze di Agcom e commissione di Vigilanza ribadite proprio dall’articolo 39 del contratto di servizio.”

Ma spostiamo un attimo la discussione. Questi sono i fatti, sono gli avvenimenti. Sono sotto gli occhi di tutti i cittadini, di qualunque fede politica.

Possibile che nessuno riesca veramente ad indignarsi? Questo è un attacco continuo alla libertà di informazione, non si ferma mai un giorno, è una costanta. Tutto comincio con l’ormai -purtroppo- famoso editto bulgaro, dove un mostro sacro del giornalismo italiano fu semplicemente messo alla porta. Motivo? Dava fastidio, diceva le cose come stavano, e dava quindi fastidio. E poi via Luttazzi (che si macchiò della terribile intervista di Marco Travaglio, entrambe le cause furono vinte tra l’altro), via Santoro (una prima volta, anche lui vinse la causa). E si è continuato anno per anno. Dapprima le querele ad ogni starnuto fatto dai giornali che seguivano la linea dell’opposizione, poi l’anomalia tutta italiana di querelare le DOMANDE di un giornale (la Repubblica ndr). Non importa in questo momento di che “fede” siate, chiedetevelo sinceramente: in una democrazia che prevedere in uno dei suoi articoli la totale libertà di stampa e informazione, secondo voi è normale che delle domande (a cui si può rispondere e negare, tuttalpiù), siano oggetto di querela per calunnia e diffamazione? E i suddetti signori non si fermano davanti a niente, continuando con questa continua “minaccia”, spesso seguita dai fatti, altre volte rimangono solo parole. ù

Ma sono parole pesanti. Sono parole che rappresentanti del governo non dovrebbero poter dire così con leggerezza. E’ una minaccia bell’e buona. Inutile stare tanto a girarci intorno. Si sta cercando in tutti i modi di controllare e normalizzare l’informazione. E questo lo sapete in che paesi capita? Non so, fatevi un po’ un giro, chiedetevi ad esempio in Cina come sono messi. E fate 2+2. Fatelo però, fatelo per davvero.

Concludo con la dichiarazione di oggi di Marco Travaglio, che più di mille parole spiega la totale anomalia di una situazione simile:

“Quello che è successo ieri è più grave dell’editto bulgaro è una dichiarazione illegale ed eversiva che pretende di istituzionalizzare il controllo del governo sulla televisione“.

Sex and the Italy, il paese delle meraviglie

Stamattina ho letto un articolo su Repubblica.it che mi ha fatto ridere:

Avvocata e detenuto, colloquio a luci rosse
sesso orale col cliente in carcere: sospesa
L’episodio è avvenuto nel carcere milanese di Opera e la penalista è stata sospesa per sei mesi dall’Ordine (“ha disonorato la professione”). Inutile l’imbarazzata spiegazione della donna: “Mi era caduta la penna sotto il tavolo”
via | Repubblica.it

Gli sarà caduta la penna , che sbadata poi…si china a bocca aperta.
Poco sotto quest’articolo leggo:

Pedofilia on-line, gli arresti raddoppiano
L’allarme della polizia postale: aumentano i rischi per i baby-navigatori, la nuova frontiera del cyber-crime è l’adescamento attraverso i social network
via | Repubblica.it

Inquietante.
Poco più sotto, nella home page di Repubblica.it si ritorna al sereno:

La Mori: “Tv volgare, offende le donne”
via | Repubblica.it

In sostanza nella puntata di martedì di X Factor è stato fatto in diretta un confronto di un fermo immagine di Claudia Mori degli anni ’80 con uno di qualche puntata fa…

Riporto le dichiarazioni della Mori:

“È una cosa sgradevole, maleducata, brutta. Per chi l’ha pensata doveva essere “divertente”, si aspettavano da me una reazione ridanciana, ma considero quello che è accaduto una cosa molto grave. Non per me, ma per le donne in generale. “Dietro questi gesti televisivi c’è del razzismo, una cultura della selezione delle donne che devono avere sempre venti anni, devono passare dal chirurgo plastico, non devono avere le rughe, le labbra devono ancora esser gonfie e gli zigomi pronunciati, devi avere il sedere in un modo o vestirti in un altro. Se arrivi a sessant’anni e vuoi fare televisione devi accettare i meccanismi del gioco, se no ti faccio vedere com’eri e come sei. È assurdo. L’idea femminile che la televisione trasmette è questa, anche fuori dalla tv e io non penso che sia giusto. A un uomo non lo farebbero mai”.

SACROSANTE PAROLE. Evidentemente a Simona Ventura (ogni riferimento è puramente casuale) fischieranno molto le orecchie per il suo restyling che non ammette l’incedere dell’età- vedi anche Alba Parietti, Valeria Marini, Pamela Prati per non parlare della giovane anziana Gina Lollobrigida. Non c’è più stile, devi essere un ever-green, a costo di tagliarti quelle zampe di gallina sotto il collo: è la logica dei produttori, della politica e il pubblico assimila “impotente” ed è costantemente arrapato.

Simona Ventura, 44 anni - confronto 1990/2009. Fonte: petranik.style.it

C’è un sentiero politico nell’assegnare una funzione alla figura femminile. Oggetto. Non interviene nessuno dai piani alti a dare un po’ ri-educazione… Evidentemente la pensano così anche al corrieredellosport.it (fateci una visitina) dove potete trovare tante “modelle” che con lo sport non hanno niente a che vedere, giusto per iniettarci quella dose di “Hot stuff” di cui abbiamo disperatamente bisogno, dato il costante bombardamento ormonale di immagini e video sexxxy a cui consapevolmente ed inconsapevolemente siamo soggetti quotidianamente ad ogni orario, indipendentemente  da cosa noi facciamo.

Detto ciò vi lascio molto riflettere in che tempi viviamo e chiudo con una foto eloquente

Notare il raggio laser che parte da Obama su Berlusconi. Che bella figura zio Silvio!

L'importanza di chi sta in panca… – Quinta Giornata

Un pezzetto di campionato è andato. Che conclusioni si possono trarre dopo alcune partite? Difficile dirlo ma forse qualche certezza c’è: l’allenatore nel calcio conta eccome.

Fra le squadre più accreditate a vincere il titolo ci sono Juventus ed Inter: Ferrara e Mourinho. Sullo “Special One” si è detto e scritto di tutto, antipatico, arrogante, vittimista…ma sinora…vincente. Ha saputo far fronte all’addio di Ibra con tranquillità, non indietreggiando mai, anzi, facendo ulteriori proclami sapendo di avere a disposizione Eto’o (un grandissimo calciatore, ma mai visto all’opera in Italia) e soprattutto Milito (anche lui campione, ma mai visto all’opera in team di primissima fascia), giocatore del quale si era innamorato lo scorso anno e sul quale molti nutrivano qualche dubbio.
Ciro Ferrara invece è una mossa azzeccatissima della dirigenza, e non solo perchè ha carpito qualche segreto al maestro Marcello Lippi. Una squadra telentuosa ma frazionata al suo interno dopo i litigi con Ranieri…di cosa aveva bisogno? Forse di un ex compagno di squadra, che ha saputo fare cose importanti, ovvero: 1) Far restare Trezeguet, che era più che arrabbiato 2)Convincere Del Piero che se ogni tanto non parti nell’undici titolare non casca il mondo 3) Far digerire ai tifosi il ritorno di Cannavaro. Ma soprattutto la sua bravura è stata andare da Buffon, Cannavaro e Del Piero dicendo: “Ragazzi, lo spogliatoio lo gestiamo noi quattro”. I risultati sono abbastanza evidenti.
Il Milan paga l’inesperienza di Leonardo, bravo e serio, poco da dire, ma uno “scotto” al debutto in Serie A bisogna pagarlo (a meno che tu non sia Fabio Capello). La Roma rilancia Ranieri, discreta scommessa, dopo aver lasciato l’ottimo Spalletti, in rotta totale però con Totti e De Rossi (o via il tecnico o via loro…beh era ovvio come finisse).
Il Napoli paga la scelta di Donadoni, privo di eclatanti risultati nel curriculum e già sull’orlo dell’esonero, ricordandosi che Reja almeno era una certezza per un campionato discreto. Se hai sogni da grandeur…cambia pure, ma cambia bene. Zenga a Palermo parla di scudetto, esagera senz’altro ma a Catania due miracoli li ha fatti (e chissà se Atzori ci riuscirà…..) e parlerà il campo. Gregucci salta a Bergamo…chi si è meravigliato alzi la mano, perchè Del Neri sarà anche incomprensibile quando parla, ma le squadre di media-alta classifica le sa far volare. Vola anche il genoa di Gasperini, che si conferma uno stratega eccezionale…perde Milito e Thiago Motta e continua a stupire con la truppa rossoblù, davvero da applausi. Ballardini con la Lazio…ha già intascato la Supercoppa, il resto sarà tutto di guadagnato. Insomma alcuni hanno cambiato, altri no. Altri hanno sbagliato, altri no.

Sono i rischi del mestiere, un mestiere che può decidere le sorti di un campionato.

Il Fatto Quotidiano – Ci siamo…

Il Fatto Quotidiano
Il Fatto Quotidiano

Oggi c’erano un paio di argomenti che mi frullavano per la testa. Poi stamattina mi sono svegliato, e sono andato per edicole a cercare “Il Fatto Quotidiano“, il neonato giornale di (tra gli altri) Padellaro e Travaglio.

Non sono riuscito a trovare nessuna copia. Beh, ma in fondo sono a Catania, normale che qui ne siano arrivate poche. Al ritorno a casa, leggo su Antefatto (il blog-costola del quotidiano), che la tiratura iniziale è andata subito esaurita in tutte le città di Italia. Ne sono rimasto stupito, devo esserne sincero.

Seguo la gestazione/nascita del giornale sin da prima dell’estate appena trascorsa, e sebbene sperassi nel suo successo, non mi sarei mai aspettato una tale risposta.
Ma non voglio parlarvi di quanto abbia venduto, per questo ci penseranno loro stessi. Voglio spostare l’attenzione sui motivi di questo successo travolgente. In un periodo in cui, nel nostro paese, la stampa è stata bistrattata in tutti i modi possibili da una parte (con attacchi ormai quotidiani, tanto che ormai c’abbiamo fatto l’abitudine, non fanno neanche più scandalo), ed è diventata strumento d’attacco politico dall’altra, Il Fatto Quotidiano rappresenta una ventata d’aria fresca.
Sin dal suo titolo, ispirato naturalmente all’epurato Enzo Biagi (uno scandalo che non si è mai visto in nessun paese civile, è bene ricordarlo), si capiscono gli intenti di questo nuovo quotidiano: la ricerca della verità, la voglia di un ritorno ad una stampa dei fatti concreti, di strumento di informazione. Quell’informazione che è tanto preziosa e che man mano ci sta venendo a mancare. E’ una base della democrazia, è uno degli articoli della nostra Costituzione.
Ma perché il Fatto dovrebbe rappresentare qualcosa di “nuovo” (di “nuovo” da noi, dovrebbe essere la norma)? Perché è un giornale che non chiede sovvenzioni statali, che non ha finanziamenti di partito, che non dipende da nessuno in nessun modo. Una risposta tanto semplice e banale, quella che dovrebbe essere la norma per ogni organo di stampa, diventa la “mosca bianca“, in un paese che ha un sistema delle comunicazioni visibilmente malato (da una parte e dall’altra, si intende).
E allora ecco che un lumicino di speranza si riaccende flebile, ma presente, nella mia testa. Ci sono centomila persone che l’hanno acquistato, ce ne sono altre trentamila che sono abbonate, e ce ne saranno un sacco che (come me) non sono riuscite ad acquistarlo. Qualcuno con la testa sulle spalle in questo paese chiamato Italia, dove in TV si discute la presenza di un giornalista come Marco Travaglio, dove le trasmissioni scomode come Report o Ballarò vengono azzoppate in un palese tentativo di “normalizzazione”, deve esserci ancora.
Non sappiamo dove andrà questo bambino indisponente, non sappiamo se manterrà le sue promesse, ma non possiamo fare altro che augurarcelo.

Una nuova era dell’Informazione, quella vera, quella basata sui fatti, quella che racconta tutto l’indispensabile, quella che non tace, che non nasconde, che non attacca, che non è strumentalizzata, che non dipende da nessuno. Ed è un po’ triste che ci si debba ritrovare qua a festeggiare di questa ritrovata libertà (senza troppe esagerazioni) di un qualcosa che dovrebbe essere la norma. Ma se qualcosa deve cambiare, da qualche parte si deve cominciare, il primo passo va fatto, e oggi questo passo c’è stato.

In bocca al lupo a Il Fatto Quotidiano dunque.

A margine, vi segnalo il link per scaricare il primo numero in formato .pdf, reso disponibile proprio per far fronte alla grande richiesta e per dare la possibilità a tutti di leggere e di farsi una propria idea su questo nuovo quotidiano. Mi piacerebbe conoscere le vostre opinioni in proposito. Io personalmente l’ho trovato puntuale, preciso, naturalmente di parte (ma giusto anche così). La cosa che mi ha colpito è la sensazione di “freschezza e pulizia” che si avverte leggendolo. Quella è palese.

Concludo con una citazione testuale dall’articolo di Marco Travaglio che parla della strada percorsa da “Il Fatto”:

“Lì una giovane collega, Stefania Marino, mi dà la più bella definizione del Fatto: “Sarete il bicchiere mezzo pieno che farà vedere quello mezzo vuoto degli altri giornali””

Ci auguriamo, anche noi, che possa essere davvero così.

Lì una giovane collega,
Stefania Marino, mi dà
la più bella definizione del
Fatto: “Sarete il bicchiere
mezzo pieno che farà vedere
quello mezzo vuoto degli
altri giornali” (