Il ponte sulla melma.

Letojanni, dopo il disastroC’è un paesino vicino Taormina che si chiama Letojanni. E’ il posto dove vado in vacanza da più o meno tutta la vita. C’avete presente quei paesini di mare, con il lungomare, sviluppati in lunghezza, piccoli e pieni di gente? Ecco, il classico luogo di vacanza insomma.

Il 16 Settembre la Sicilia viene flagellata da una tempesta di acqua che non si ferma per ore e laggiù, proprio nel posto dove vado io in vacanza, le stradine, i negozi, il simpatico lungomare si riempiono di fango. Guardare quelle fotografie mi fa venire ancora una morsa al cuore. Mi chiedo come sia possibile che un temporale riduca in quello stato un intero paese.

La notte del 22 Settembre (così come i giorni precedenti e successivi) il maltempo in Sicilia non ne vuole sapere di placarsi. Letojanni quella notte si ritrova in ginocchio. Colate di fango si riversano per le strade, auto sommerse quasi fino a un metro, per non parlare di quelle spostate su muretti, fango e melma dappertutto. Poteva succedere un disastro di proporzioni enormi. Anche in questo caso le immagini parlano più di mille parole.

Ancora Letojanni durante l'alluvioneE si arriva così alla terribile sera dell’1 Ottobre. A Giampilieri, paesino a dieci chilometri dal capoluogo, due valli vengono sommerse da una valanga di acqua e fango, un disastro enorme. I collegamenti con Messina sono interrotti, ci sono (presumibilmente) circa quattrocento sfollati e, ahimé, 21 vittime accertate (al momento in cui scrivo, ma è un numero destinato a crescere, purtroppo).

Si leggono inoltre notizie di un Sud martoriato dalla fine dell’Estate ad ora. E’ bastato che arrivassero i primi temporali, le prime violente pioggie, e un intera parte del nostro stivale si trova totalmente in ginocchio. Ci sono dei morti, ci sono delle persone che non hanno più una casa, e c’è la melma, c’è il fango, l’acqua, che porta tutto via.

E’ tutta una coincidenza? Secondo me no. Stiamo stuprando e violentando il territorio, stiamo costruendo ovunque, cementificando, stiamo togliendo gli alberi, plasmando colline e montagne, scavando cave… E la natura si ribella. Si ribella ad una nostra violenza, e lo fa in maniera impetuosa, senza guardare in faccia a nessuno. Si cercheranno le responsabilità, si faranno indagini, si cercherà di capire di chi è la colpa. Ma quel fango non verrà mai pulito via del tutto. Quelle persone non ritorneranno più.

Letojanni, alluvioneDi fronte a queste tragedie fa specie pensare ai progetti megalomani di costruire ponti che forse manco resterebbero in piedi, dal costo spropositato. E guardo la regione in cui vivo (la Sicilia), guardo quella in cui sono nato (la Campania…ricordate cosa accadde a Sarno?), e mi accorgo che i collegamenti ferroviari sono penosi, quelli stradali ancora peggio: ad esempio l’ormai famigerata autostrada Salerno-Reggio Calabria, che è in costruzione da anni e anni, è un immenso cantiere. Ora l’intero tracciato sta cambiando, altri soldi, altre spese, altri cantieri aperti, una fine che non si vede mai. E poi la nascita di palazzi su palazzi, una corsa al cemento che manco Zio Paperone con l’oro ai tempi del Klondike, la modifica becera dell’ambiente che ci circonda. Poi succede la tragedia, ci sono i morti, li piangiamo, partono le catene umanitarie, parte la tristezza. Tra due mesi nessuno si ricorderà più niente. Come è stato per l’Aquila (ancora mi brucia il cuore per quegli studenti morti in quella stramaledetta notte), come è stato per tantissimi altri disastri ambientali che hanno colpito il nostro povero stivale.

L'alluvione del 22 Ottobre.Forse sarebbe ora che si cominciasse a fare qualcosa di concreto per migliorare la nostra interazione con l’ambiente. Forse sarebbe ora che le persone che ci governano (non importa di quale parte siano) comincino a pensare alle cose veramente necessarie, ad investire soldi e risorse per un controllo molto più deciso sul nostro territorio, a non permettere costruzioni ovunque, a mettere in sicurezza quelle che già ci sono.

Perché una cosa è certa: pioverà sempre, ci saranno sempre i terremoti, le esondazioni, le valanghe e quant’altro. Noi siamo ospiti in questo pianeta e dovremmo imparare a rispettarlo, in un reciproco scambio di favori.
Invece di pensare alla costruzione di opere inutili, invece di millantare un ponte che collega il nulla con il nulla, per racimolare qualche voto in più.

Non si può vivere temendo un temporale.

Non vogliamo più piangere morti per le “distrazioni” di qualcuno.

Vi lascio con una canzone di qualche anno fa. L’alluvione raccontata era un’altra, ma mi sembra molto adatta a questo momento.