Breve storia di Google: dal garage al monopolio

Ci troviamo a Stanford, università americana situata in California nel cuore della Silicon Valley, uno dei centri a maggior concentrazione di aziende legate alle tecnologie informatiche del mondo. L’anno è il 1995; Larry Page, 24enne laureato in Ingegneria Informatica, si reca al campus con l’idea di iscriversi al dottorato in informatica. Qui incontra Sergey Brin, 23enne laureato in Matematica e Scienze informatiche, che ha il compito di mostrare  l’università ai visitatori. Nel gennaio dell’anno successivo Larry e Sergey, diventati nel frattempo amici, cominciano a collaborare al progetto “BackRub”, un motore di ricerca che sfrutta il concetto di “back links”: più un sito riceve collegamenti, e quindi citazioni, da altri siti, più è considerato autorevole e quindi innalzato tra i primi risultati della ricerca. Questo meccanismo è alla base dell’algoritmo chiamato “PageRank”, sul quale i due studenti  sviluppano in seguito “Google”, fondando poi nel 1998, in un garage preso in subaffitto a Menlo Park, nei pressi di Stanford, la Google Inc.

Il meccanismo del PageRank chiaramente spiegato

Arriviamo a cavallo del 2000: la superiorità di Google nel settore della ricerca diviene sempre più evidente. I principali attori del mercato di internet, Yahoo, Microsoft e AOL, non hanno funzioni confrontabili, ma tendono a trattenere gli utenti sui propri portali attraverso una serie di servizi quali le news e le e-mail gratuite, rendendoli ottimi canali per pubblicità e marketing. Google all’inizio si rifiuta di inserire pubblicità nelle proprie pagine: secondo la propria filosofia aziendale sintetizzata dal motto “Don’t be evil”, avrebbe potuto portare gli utenti a pensare che i dati elaborati fossero influenzati da interessi di mercato. La strategia di finanziamento perseguita è quella di stabilire partnership con gli altri soggetti del mercato per offrire la propria tecnologia, che porta ad accordi nel 2000 con Yahoo, e nel 2002 con AOL. Questa situazione cambia quando Brin e Page decidono di inserire comunque gli annunci, mantenendoli però distinti dai risultati della ricerca, limitandoli alla parte destra della pagina web, all’interno del riquadro dei link sponsorizzati. Inoltre nel 2003 nasce il servizio AdSense, che permette a siti di ogni dimensione di ottenere guadagni inserendo all’interno delle proprie pagine banner pubblicitari da parte degli inserzionisti di Google.

Il googleplex

Finalmente siamo ai giorni nostri. Grazie ai soldi della pubblicità, Google ha avuto dalla sua nascita ad oggi una vertiginosa espansione: dal garage degli inizi, si è passati al quartier generale di Mountain View in California, il Googleplex; da pochi computer che rispondevano ad appena 10.000 richieste al giorno, agli attuali 36 enormi centri dati sparsi in tutto il mondo, che rispondono ad oltre un miliardo di richieste al giorno, in continua crescita; dalla sola funzione di ricerca, alle decine di servizi odierni, tra cui Gmail, Picasa, Maps e molti altri. Oggi quasi non esiste servizio internet che non abbia un corrispettivo “made in Google”.

Il Monopoly secondo Google

Oramai il modo in cui svolgiamo ogni giorno le nostre attività su internet non può prescindere dai mezzi che questa azienda ci mette a disposizione. Ma quali sono i pericoli nascosti in questa “dipendenza da Google”? Analizziamoli singolarmente:

1. Monopolio delle ricerche: Google è il miglior motore di ricerca oggi disponibile, su questo non c’è dubbio, e dispone del maggior numero di utenti, superiore all’80% del totale. Yahoo al momento è seconda, ma non impensierisce il motore rivale, mentre Microsoft sta provando a contrastarlo con Bing, che dopo la sua nascita con costanti aumenti degli utenti, è recentemente tornata a calare tra le scelte degli internauti. Si spera che l’accordo tra i due eterni secondi possa contrastare questo predominio, che rischia di rendere le ricerche sempre più “Google-centriche”, con un ovvio appiattimento della pluralità dei punti di vista, una delle basi di internet.

2. Monopolio dei servizi: Google ha nel corso degli anni acquisito alcuni tra i più famosi servizi web, tra i quali YouTube, Picasa, reCAPTCHA. Inoltre ne sviluppa di continuo di nuovi, tra i quali Gmail, Google maps, Google reader, che hanno un grande seguito tra gli utenti. Questo provoca molti problemi quando servizi di utilizzo così diffuso hanno difficoltà di tipo tecnico, come sperimentato più volte nell’ultimo periodo dagli utenti  Gmail. Inoltre, cosa succederebbe se in futuro uno o più di questi servizi fossero chiusi? E’ già accaduto in passato, potrebbe ripetersi in futuro, e le alternative non sempre sono in grado di competere.

3. Monopolio pubblicitario: Google, oltre che servizi, ha acquisito o fatto chiudere anche i suoi principali concorrenti in questo campo, tanto da finire diverse volte sotto il mirino dell’antitrust. In un settore come quello di internet, la presenza di un monopolio della pubblicità è quanto mai deleteria: si tratta infatti di una delle pochissime fonti di guadagno, e lasciare che sia un solo soggetto a controllarla rischia di rendere il web, luogo “anarchico” e libero per antonomasia, facilmente controllabile. Dov’è finito il desiderio iniziale dei dirigenti di non spingere i propri utenti a pensare che l’azienda fosse legata ad interessi di mercato?

4. Violazione della privacy: Pochi sanno che Google conserva per lunghi periodi informazioni relative alle ricerche dei propri utenti, in passato addirittura per  18/24 mesi, attualmente ridotti a 9 mesi su pressione europea. Numerosi problemi sono sorti anche relativamente a Street view, che inserendo foto delle varie strade del mondo all’interno di Maps registra ovviamente anche gli ignari passanti. Inoltre chiunque utilizza Gmail sa che il riquadro pubblicitario sfrutta il contenuto delle mail che stiamo leggendo per fornirci pubblicità contestualizzate. Quanto vi fa piacere sapere che i dati sulle vostre abitudini, le vostre email e addirittura la vostra faccia mentre passeggiate per strada, siano in possesso di un’azienda privata?

5. Appiattimento del Web: Questa è una delle conseguenze più evidenti e al tempo stesso difficili da analizzare del predominio Google. Dal web degli inizi, quasi del tutto scevro da ogni forma di pubblicità, si è passato a quello attuale, dove bisogna fare una costante gimcana tra siti che offrono utili informazioni e siti pieni di advertising, nati e sviluppati con il solo scopo di creare un guadagno. Ormai ogni sito, anche il più piccolo, contiene adsense, e in questo non c’è niente di male, ma molti di questi vengono progettati e gestiti soltanto per risultare più graditi agli spider di google, in modo da arrivare ai primi posti delle ricerche e far fruttare di più i propri banner. Probabilmente a questo non c’è rimedio, anche se chi scrive prova a volte un pizzico di nostalgia per quelli che erano gli arbori di internet, dove lo scopo principale era quello di condividere le proprie informazioni con gli altri, e non la ricerca del guadagno ad ogni costo.

Google è ormai diventanta una gigantesca piovra, che avvolge con i suoi mille tentacoli il mondo del web. Sembra un problema da poco, in fondo diffonde servizi utili, ben fatti e gratuiti. Ma al mondo niente è davvero gratuito, e potremmo pagare prima o poi le conseguenze di questa situazione: quando il monopolio si  sarà ulteriormente espanso ed i concorrenti saranno stati eliminati, chi ci dice che la bella filosofia del “Don’t be evil”, che aveva accompagnato la nascita dell’attuale colosso di Mountain View, non venga messa da parte del tutto per mostrarci il suo vero volto?

damqxg6r5w