Bastardi Senza Gloria – Recensione

Finalmente è arrivato anche da noi il nuovo film di Quentin Tarantino, Inglorious Basterds (attenzione alla E, mi raccomando!).

Brad Pitt (tenente Aldo Raine)
Brad Pitt (tenente Aldo Raine)

Le vicende prendono via nella Francia occupata dai nazisti. La giovane Shosanna (interpretata da una bellissima Melanie Laurent) sopravvive allo sterminio della sua famiglia da parte del colonnello nazista Hans Landa (un maestoso Cristoph Waltz, ma di lui parleremo dopo). Si trasferisce così a Parigi, dove per sfuggire alla persecuzione, cambia identità e diventa proprietaria di un cinema. Contemporaneamente il tenente Aldo Raine (Brad Pitt) viene incaricato dagli alleati di reclutare soldati ebrei, i Bastardi”, per infiltrarsi nelle linee nemiche e uccidere quanti più nazisti possibili. I Bastardi devono inoltre un pegno al tenente Raine (che dichiara le sue lontane origini Apache): ogni soldato dovrà portare cento scalpi di nazisti come pegno nella missione. Della truppa fanno parte l’“Orso Ebreo” Donnie Donovitz (interpretato da Eli Roth), un pazzo che ha come arma preferita una mazza da baseball, Hugo Stigliz (Til Schweiger), ex soldato nazista autore di una serie di efferati omicidi di ufficiali suoi superiori, e una serie di altri personaggi assurdi.

La missione dei Bastardi è una soltanto: arrivare ai leader del Reich e farli fuori una volta per tutte, per porre fine alla guerra. Si avvarranno dell’aiuto dell’attrice tedesca Bridget von Hammersmark (Diane Kruger), spia che li porterà fino alla serata di gran gala dove saranno presenti tutti i leader della Germania Nazista. Serata di gala che avverrà proprio nel cinema di Shosanna.

[stextbox id=”alert” caption=”Avviso Spoiler!”]Attenzione, qui di seguito potrebbero essere rivelati particolari importanti sulla trama. Continuate a leggere a vostro rischio e pericolo (di spoiler, s’intende)[/stextbox]

Cosa aspettarsi da questo Inglorious Basterds? Diciamolo subito, Tarantino è riuscito a centrare l’obbiettivo di fare un gran bel film. Ma analizziamo tutti gli aspetti che più hanno colpito della pellicola.

Christoph Waltz (Hans Landa)
Christoph Waltz (Hans Landa)

Hans Landa – Come far impazzire qualcuno con un interrogatorio.
Il personaggio meglio scritto del film, un’interpretazione magistrale, uno di quei caratteri che rimane impresso nella memoria. Hans Landa a bene vedere è il protagonista di tutta la vicenda, è il motore della storia raccontata. L’eccidio della famiglia di Soshanna e la scelta di lasciarla libera la metteranno in condizione di creare la famosa serata di gala a cui parteciperanno tutti i membri del Reich. Come dice lui stesso, è un lavoro il suo, lui fa l’investigatore per il Reich, scopre, trova, interroga… a proposito degli interrogatori, non potrete fare altro che impazzire per il suo metodo. Sa tutto sin dall’inizio, ma si diverte con una “faccia da culo” (non esiste altra definizione) a chiedere, a mettere tensione, a cercare conferme alle sue tesi. Christoph Waltz, l’attore che lo interpreta, disegna un personaggio perfetto, che penso gli varrà sicuramente delle nomination importanti. Questo è sicuramente uno di quei personaggi indimenticabili del cinema Tarantiniano.

I Bastardi -veramente- senza gloria.
Mai titolo fu più appropriato. I Bastardi si vedranno molto poco nel film, e per alcuni questo sarà un gran peccato. Sicuramente alcuni personaggi (come l’Orso Ebreo, o il terribile Stigliz) ponevano le basi per un approfondimento che non c’è stato. Ma guardando l’altro lato della medaglia, sono uomini che lavorano in segreto, che sono inflitrati, che vengono mandati dietro le linee nemiche per seminare un panico sconosciuto tra le fila naziste. E il loro ruolo lo si vede anche negli intenti del film. Sono nel titolo, sono nei trailer, sono nelle chiacchiere, e poi quando vedrete il film troverete la loro presenza quasi evanescente (per alcuni questo sarà un lato negativo, ripeto), colpiscono nei momenti decisivi, e poi non sappiamo quasi più niente di loro.
Menzione a parte per il
tenente Aldo Raine, interpretato dal solito gigioneggiante Pitt, che in lingua originale (ed è un gran peccato non poterlo vedere in originale) sono sicuro regalerà grandi emozioni. E’ il prototipo dell’americano, è spaccone, è grezzo e le sue azioni non lo preoccupano minimamente. Si sa, al massimo si becca una “lavata di capo”.

Gli altri personaggi – secondari ma non troppo.
Attorno ai protagonisti girano poi i classici personaggi del cinema tarantiniano, ognuno con la sua piccola storia da raccontare. I gerarchi del Reich sono tutti delle macchiette, delle caricature (Hitler terrorizzato dall’effetto dei bastardi, Goebbles folle appresso al suo cinema di propaganda e con il vizietto delle donne), le due protagoniste veramente stupende e brave (vi innamorerete anche voi di Shosanna, seduta in quel caffè parigino che fuma e legge), e tutta una serie di personaggi secondari impossibile da elencare. C’è anche spazio per un cameo di Mike Myers, che interpreta il generale inglese Ed Fenech (chiaro omaggio ad Edwige Fenech, molto amica del regista).

Citazioni e auto-citazioni.
Non manca il tratto caratteristico del cinema di Tarantino. Il film è un continuo omaggiare, citare, mostrare (attraverso locandine e scene famose) il cinema francese e tedesco di quegli anni. Un paio di dialoghi sembrano una vera e propria
disamina critica sulla produzione cinematografica del tempo. Non mancheranno i classici segni caratteristici, come la divisione in capitoli (sebbene questa volta la storia segua una linea temporale abbastanza consequenziale, niente finezze alla Pulp Fiction per intenderci) o le musiche che sembrano rubate a uno spaghetti Western. I cinefili più scafati troveranno pane per il loro denti, senza dubbio.

Cosa non mi è piaciuto.
Non è tutto oro quello che luccica. Qualcosa che stride c’è, l’ho trovato. Premesso che tecnicamente questo film è eccelso (ma da Tarantino non ci si aspetta altro, quindi la cosa non stupisce più), ho trovato un po’ forzato fare leva su certi elementi che sono un po’ la firma del suo cinema (vedi la già citata divisione in capitoli e titoletti che introducono i personaggi). Forse mi aspettavo un po’ più di azione, in questo senso il film l’ho trovato mal bilanciato. Ho sentito sin dall’inizio puzza di sforbiciamento per esigenze
di tempo. Alcuni personaggi (vedi Stigliz) sembravano promettere tantissimo, ma spariscono a metà film lasciandoci con l’acquolina in bocca. Che questa sia stata una mossa di Tarantino per stupire e distaccarsi un po’ dai suo cliché o che sia dovuto ad esigenze di distribuzione non lo sapremo mai. Inoltre i dialoghi, seppur in gran parte stupendi, certe volte si allungano un po’ troppo, rischiando di annoiare lo spettatore. Il film andava “bilanciato” meglio, ecco.

La scena finale – Il capolavoro.
Il capolavoro del film è tutto concentrato nelle ultime scene. L’incendio nel cinema, lo schermo che brucia con la risata satanica di Shosanna proiettata sul fumo, Donovitz che spara alla faccia di Hitler sfigurandolo, il cinema che esplode tra le fiamme e la fine della guerra in questo “what if” mi hanno lasciato senza fiato. Il cinema di Tarantino, il suo cinema, ha ucciso il nazismo, ha ucciso i film sul nazismo. Basta con i Soldati Ryan, con gli Schindler, il regista ci lancia un messaggio chiaro mettendo la parola fine al cinema di questo genere. E lo fa a modo suo, con la truculenta esecuzione dei capi del Reich, con la folle trattativa tra Landa e Raine, e con quel finale tanto americano, quel “al massimo mi faranno una lavata di capo” che fa tanto firma in calce del regista. Spettacolare, davvero.

In definitiva questo Bastardi senza gloria è un film che sorprende, riesce a tenerti incollato allo schermo, in un continuo susseguirsi di citazioni e auto-citazioni. Sorprende perché ci si aspetta il classico film tarantiniano, e Quentin ce lo fa assaggiare all’inizio, ci fa credere delle cose, e poi in realtà va tutto diversamente. Sebbene soffra di qualche momento di stanca e non sia esente da piccoli difetti, il regista statunitense riesce a proporci un Signor Film con la S maiuscola, riprendendosi alla grande da quel mezzo passo falso che è stato Deathproof. Pollice in alto. Correte a vederlo!