Digitale terrestre, la solita storia all'italiana

Il digitale terrestre (DDT) arriva finalmente anche nel nostro paese. Decantata come una tecnologia innovativa negli spot, presentata nel 2003 dal ministro Gasparri come “paradiso digitale terrestre”, è in realtà una tecnologia vecchia, le cui sperimentazioni risalgono addirittura ai primi anni ’70. Già verso la fine degli anni ’90, paesi come Stati Uniti, Inghilterra, Finlandia, Svezia e Svizzera hanno effettuato il passaggio globale a questa tecnologia. L’Italia come suo solito arriva in mostruoso ritardo: proviamo a ripercorrere le tappe di questo storico passaggio, e a capire cosa comporterà per il futuro della fruizione televisiva.

Paradiso digitale terrestre

La storia del passaggio dal sistema analogico a quello digitale terrestre in Italia è stata lunga e travagliata. Dagli anni Ottanta, più del 90% degli introiti pubblicitari sono in mano alla Rai e alla Mediaset. Le istituzioni sollecitano l’apertura del mercato televisivo ma è dal 2001, con l’elezione a presidente del Consiglio del proprietario di quest’ultima, Silvio Berlusconi, che la questione diventa spinosa. Nel luglio dell’anno successivo il presidente della Repubblica Ciampi invia un messaggio alle camere nel quale richiama l’attenzione sull’importanza, per il corretto funzionamento di una democrazia, del cosiddetto pluralismo dell’informazione, cioè della necessità che tutti i punti di vista, politici e non, siano adeguatamente rappresentati nei mezzi di comunicazione: evidente riferimento al mercato italiano, nel quale tre reti sono di proprietà del presidente del Consiglio e le altre tre sono l’emanazione di uno stato del quale è capo del governo. Si tenta di riequilibrare almeno in parte la situazione quando nel novembre dell’anno successivo la Corte Costituzionale fissa un limite: entro il 31 dicembre 2003 una rete Mediaset (Rete 4) si sarebbe dovuta spostare sul satellite per far posto ad Europa Sette. Ma prima della scadenza vengono approvati la riforma Gasparri, non controfirmata da Ciampi e, alla vigilia di Natale, il cosiddetto decreto salva Retequattro: si permette a Rete4 di continuare a trasmettere fino al 30 aprile successivo, quando l’Authority delle comunicazioni (AGCOM) avrebbe presentato il risultato di uno studio sulla diffusione sul territorio nazionale dei decoder digitali terrestri. La diffusione è considerata sufficiente, salvando così la terza rete Mediaset.

Digitale sulla terra

Qualcuno si è chiesto in che modo quella diffusione è stata raggiunta? In teoria, dopo tutti i ritardi del passato, non c’era fretta di passare al digitale terrestre proprio in quel periodo: solo nel 2005 l’Unione Europea ha legiferato in proposito, rendendo obbligatorio il passaggio in tutta Europa entro il 2012. Ma la volontà da parte del governo di salvare Rete4 spinge a stanziare 210 milioni di euro per l’acquisto dei decoder (molti dei quali vengono distribuiti da una società, la Solari.com Srl, controllata dal fratello del premier, Paolo Berlusconi), permettendo così di raggiungere la soglia minima prevista per il superamento dello studio dell’authority. Ovviamente questo mette in allarme l’Antitrust dell’UE che apre una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per aver fornito aiuti di stato, violando il principio di libera concorrenza. Per giustificare questa improvvisa fretta, viene posta come data di passaggio al DDT in Italia il 2006… Data questa che viene più volte rimandata – ovviamente, essendo un obiettivo impossibile da raggiungere – fino ad arrivare ad oggi.

Decoder

Esaminati i soliti aspetti di “inciucio politico all’italiana”, passiamo alle problematiche di tipo tecnico. E’ il 3 gennaio 1954 quando cominciano le trasmissioni televisive regolari, ad opera della Rai. Due anni dopo il segnale analogico è già molto diffuso, ma per raggiungere la quasi totalità del paese è necessario un grande sforzo negli anni successivi: molte sono le leggende sulla straordinaria bravura dei tecnici Rai nel portare il segnale nelle più sperdute e inaccessibili zone delle valli alpine e della dorsale appenninica. Adesso il problema si ripropone, in quanto gli impianti attuali sono spesso inadeguati per il digitale terrestre: mentre la tecnologia analogica permette la visione, seppur disturbata, anche in presenza di scarso segnale, il segnale digitale deve arrivare perfettamente pulito all’impianto di ricezione, pena la visione a “scatti” o la mancanza totale di visione. Questo porta costi sia per chi distribuisce i contenuti che per i fruitori finali: i primi devono adeguare gli impianti di trasmissione esistenti o costruirne di nuovi in quanto la tecnologia digitale è più “pesante” e ne richiede di più potenti e in numero maggiore, mentre i secondi devono ripuntare o in molti casi sostituire le antenne, eliminare i vecchi filtri e acquistare decoder o nuovi televisori con decoder integrato. Attualmente nemmeno le regioni nelle quali è stato effettuato lo spegnimento totale del segnale analogico (switch-off) sono completamente coperte. Si spera che la situazione migliori entro breve tempo.

antenne

Un altro grave problema del digitale terrestre è che si tratta di una tecnologia comunque limitata dal suo essere trasmessa attraverso le stesse frequenze utilizzate finora da quella analogica: questo vuol dire un maggior numero di canali, ma comunque limitati dallo scarso numero di frequenze utilizzabili. In un confronto con la tecnologia satellitare ad esempio, il digitale terrestre ne esce con le ossa rotte. Facciamo un esempio pratico con un programma molto seguito (purtroppo), come il grande fratello. Sulla piattaforma Sky si ha la possibilità di alternare le diverse inquadrature con la semplice pressione di un pulsante senza pesare troppo, in quanto il numero massimo di canali visualizzabili è enorme. Tramite il digitale terrestre invece, ogni inquadratura occupa lo spazio di un intero canale. Proviamo anche a pensare al futuro della televisione, l’alta definizione (HD): questa occupa una quantità di banda superiore a quella a definizione standard, facendo così diminuire il numero di canali che è possibile veicolare attraverso lo scarso numero di frequenze utilizzabili. Senza contare che la maggior parte dei decoder e televisori compatibili con lo standard digitale terrestre, sopratutto se economici, non hanno il supporto all’HD, e quindi chi in futuro vorrà usufruire di questo tipo di canali, dovrà rimettere mano al portafogli.

Molti canali, ma sono abbastanza?

Riassumento: il DDT è una tecnologia obsoleta, spinta a forza e nel momento sbagliato dall’esecutivo per mantenere una posizione dominante nel mercato dell’informazione e non di certo per ottenere uno sviluppo tecnologico del paese. Inoltre la diffusione del segnale prosegue molto a rilento per problematiche tecniche e di scarso dispiegamento di fondi, e non c’è la certezza che al momento dello spegnimento totale del segnale analogico tutti gli italiani saranno in grado di usufruirne. Ovviamente la trattazione dell’argomento non pretende di essere completa, dato lo scarso spazio a disposizione su di un blog generalista. Molti altri sono gli argomenti che andrebbero trattati o approfonditi: la piattaforma satellitare Tivu’-Sat, che dovrebbe portare gratuitamente (agli abbonati rai) i canali del digitale terrestre nelle zone non coperte dal segnale; gli effetti della legge Gasparri, che hanno portato anche nel DDT lo stesso duopolio Rai – Mediaset presente nella tv analogica, prendendo a schiaffi la necessità di pluralismo dell’informazione che tanto bene farebbe al nostro paese; le alternative presenti e sopratutto future per la diffusione della televisione nel nostro paese, tra cui la WebTv. Sulla televisione digitale terrestre torneremo sicuramente a parlare in futuro, a switch-off totale avvenuto, per tirare le somme e capire se gli attuali timori sono fondati. Se qualcuno degli altri argomenti vi interessa particolarmente e volete sia approfondito, o se avete dubbi e perplessità, non esitate ad utilizzare i commenti.

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47 pensieri su “Digitale terrestre, la solita storia all'italiana

  1. Complimenti Ciro, bell’articolo inchiesta.
    Sapevo che il DDT era una tecnologia nata vecchia (oltre che essere antipatica da usare… soprattutto per gli anziani), ora ho capito anche il perchè.
    Ma siamo in Italia e nulla ci sorprende più ormai… e questa è una cosa molto triste.

  2. Articolo già visto in passato con molte notizie false, alcune clamorosamente come il riferimento agli anni 70 in cui la sola idea di avere un decompressore MPEG era impossibile, confusionarie, poca preparazione tecnica e assurdità varie: questa è la dimostrazione di quanto l’era 2.0 in cui chiunque “apre internet e da fiato” è una pericolosa truffa intellettuale. Speriamo in un futuro migliore.

    • Mi permetto di intervenire a difesa della Redazione.

      La cosa che non capisco è questa arroganza di fondo, che a me poi dispiace anche.

      Quando qualcuno scrive un articolo per noi cerca di documentarsi al meglio delle sue possibilità, se ci sono imprecisioni o errori nelle cose dette, siamo i primi a cui fa piacere essere corretti e aiutati nel riportare delle informazioni precise.

      L’articolo è stato scritto in maniera originale (non capisco il riferimento “già visto in passato”…forse intendi che qualcuno ne ha già parlato in passato?), e quando si parla di anni ’70 si parla di “sperimentazione”, nessuno ha parlato di MPEG mi sembra.

      Basterebbe imparare a porsi in maniera un po’ più tranquilla, ti avremmo invitato a scrivere un articolo più preciso per noi. A noi piace dare voce a tutti.

      Sull’ “apre internet e da fiato” lo potrei dire anceh di te.

      Definirci “truffa intellettuale” mi sembra decisamente eccessivo. C’è una certa libertà, e ognuno sceglie i contenuti da leggere.

      Poi, ripeto, se ci sono degli errori così mardornali, perché non ce li segnali e ci aiuti a sistemarli? Non abbiamo certo la presunzione (noi) di dire verità assolute. Facciamo delle ricerche, e cerchiamo di essere quanto più precisi possibili.

      • Beh visto che intervieni a nome della redazione fagli sapere che prendere affermazioni ridicole pubblicate a maggio qui http://www.agoravox.it/Digitale-terrestre-una-vecchia.html e riproporle sei mesi dopo senza neanche essersi presi la briga di leggere i commenti, tra cui il mio, è la sintesi del fallimento della “blogsfera 2.0”. Come ha detto qualcuno i blog rischiano, per le routine produttive che li contraddistinguono, di essere delle immani boiate. Per distinguere un testo dall’altro basta applicare le consuete strategie del giornalismo tradizionale: se un articolo inizia con una fesseria è molto difficile che proseguendo migliori. La mia quindi non è arroganza ma è la reazione normale di una persona che da cinque anni passa diverse ore al giorno a leggere tutte, dico tutte, le notizie che contengono le parole “digitale” e “terrestre”: passi di leggere una fesseria una volta ma vedersela replicata sei mesi dopo è insopportabile! E spero che la redazione abbia l’eleganza di non replicare, piuttosto elimini dall’articolo le fesserie, autentiche o clonate che siano.

      • Ho letto l’articolo di cui parli e anche i tuoi commenti, ma ho letto anche gli altri commenti e quelli della persona che ha redatto l’articolo e visto che siete in contrasto e che tu hai chiuso la discussione commentando “delirante” senza portare ulteriori prove a sostegno della tua tesi, ho preso per buono quello che aveva scritto. Posso sbagliarmi, per carità, ma visto che confermi di aver letto soltanto un pezzo iniziale del mio articolo e di averlo ritenuto una “boiata” a causa di affermazioni che ritieni non veritiere, non mi sembri fare un buon uso delle strategie del giornalismo di cui parli. Un metodo corretto sarebbe smontare le mie argomentazioni una per una se ne sei in grado, senza che il fatto che tu abbia letto altri articoli sull’argomento, fossero anche milioni, ti possa portare a pensare di saperne più degli altri a prescindere. Buon per te se ne sai più di noi, ma contribuisci alla discussione invece di provare soltanto ad infangare il lavoro altrui, sarai il benvenuto.

      • Accetto la segnalazione e provvederemo a segnalare la fonte della ricerca, mi sembra giusto.

        Non condivido assolutamente il tuo modo di relazionarti con noi. Io replico quanto mi pare e piace, come tutti possono replicare e avere la libertà di farlo.

        Sei tu l’ospite, magari entrare meno a gamba tesa e porti in un’altra maniera avrebbe fatto andare questa discussione in tutt’altro modo. Mi sembra che siamo tutti disposti al dialogo e al confronto, qualità che purtroppo non tutti possiedono, me ne rendo conto.

        Sull'”eleganza nel non replicare” non mi esprimo neanche, la trovo una cosa offensiva, inutile e fine a sè stessa. Non è così che si portano avanti le proprie motivazioni.

        Grazie della tua visita comunque, il confronto è sempre una cosa utile.

        Voglio ripetere ancora una volta un concetto che forse è sfuggito finora: nessuno di noi ha mai avuto la presunzione di dire delle verità assolute, ma cerchiamo di esprimere delle opinioni, libere, e personali, ed è ovvio che basiamo le nostre ricerche principalmente sul web (citandone sempre la fonte, qualche errore in tal senso può capitare, e siamo sempre pronti a rimediare). Tutto qua.

        Condivisibili o meno le nostre opinioni, ma c’è un bel po’ di distanza tra questo e il “elimini l’articolo” con cui hai concluso il tuo intervento.

        Penso di aver detto tutto, eviterò di dilungarmi oltre in quanto la discussione diventerebbe un’inutile e sterile tirarsi i capelli.

      • Il fallimento della blogsfera è ospitare gente come te, stronzi parlanti che dall’alto del loro trespolino digitale pensano di poter dire fare baciare lettera testamento. Ma vaffanculo va… e datti fuoco.

      • Caro Federico, ora capisco perchè ti relazioni in questo modo con i blogger che cercano di informare. Ti costringono da cinque anni chiuso in una stanza buia con un pc a cercare le parole “digitale” e “terrestre”. Comprendo la tua frustrazione e ti porto tutta la mia solidarietà…

  3. Beh innanzitutto non è una innovazione facoltativa, sia sul piano tecnico sia sul piano internazionale. Viviamo nell’era digitale e la televisione (e la radio) sono rimasti gli unici ambiti analogici. Quindi non può dirsi “innovazione” tout court. A prescindere da questa riflessione chiunque, dico chiunque, abbia un minimo di cognizione tecnica e non sia affetto da quella terribile malattia tutta italiana dello “sfascismo”, con epifenomeno detto “esterofilia”, riconosce che l’intero sistema “televisivo” italiano, con annessi e connessi, è una felice eccezione mondiale. Chiunque parli dell’estero, evidentemente, non c’è mai stato, altrimenti dovrebbe riconoscere che sia sul piano tecnico che su quello contenutistico la “tv italiana” non può essere confrontata a nessun’altra. Per rimanere sul piano strettamente tecnico nessun altro ente pubblico ha un centro ricerche da 80 anni, nessun altro ente pubblico può vantare collaborazioni con i giapponesi (da sempre) e così tanti “brevetti” come il CRIT di Torino.
    In short term: si, la trasmissione digitale è un’ottima tecnologia, sia da satellite che da terra, sia senza filo che col filo. Questo per dire che fra tutti i sistemi di trasmissione dati esiste una stretta parentela, col filo o senza. Il perno sono le moderne tecniche di modulazione, sono quelle che permettono di superare i limiti alla capacità di informazione analogica, e sono simili in tutti i sistemi di trasmissione dati moderni, anche nell’ADSL che secondo qualcuno basterebbe a garantire una società libera e giusta.

    • Io però quando guardo la tv, ora che a casa abbiamo comprato i decoder, rimango allibito…cosa ci da in più? come guarda al futuro?

      Se non c’è valore aggiunto non c’è innovazione.

      E’ giusto investire così tanti soldi in questa tecnologia quando si potrebbe guardare più al futuro? (un pò la stessa domanda quando penso alle centrali nucleari).

      • E aggiungo che gli interessi politico-economici hanno dato una forte spinta a questa “innovazione”.

        A me poco importa se ci sono altri canali uguali ai primi, se hanno salvato rete 4, se ci sono i canali +1, se si può interagire con le trasmissioni (ma quali poi?)…

      • C’è qualcuno che pensa che gli interessi politico-economici abbiano il nome e cognome del presidente del consiglio: è una banalità, un luogo comune, una sciocchezza evidente, talmente evidente che basta scorrere la lista canali per accorgersene. L’avete mai fatto?

      • cmq dicono che il passaggio al digitale terrestre dovrebbe essere una cosa per prevenire l inquinamento ambientale, sopratutto inquinamento dalle radiazioni provenienti dall utilizzio del segnale analogico… penso che potrebbe essere la giusta causa… ma a ogni giusta causa si nasconde sempre un interesse politico economico che state più volte citando… voi sapete meglio di me che l economia è il motore che muove il mondo… quindi mettici in mano a uno speculatore una giusta causa e lui subito la avvalora e la porta avanti con convinzione con lo scopo di ricavarne il maggior guadagno possibile… è sempre andato cosi e sempre sarà cosi per sempre purtroppo…

    • Evidentemente non hai letto l’articolo, o sei in malafede. Non mi sono permesso di dir niente contro la trasmissione dei dati televisivi in forma digitale piuttosto che analogica, ovviamente un enorme passo avanti, ma soltanto contro il digitale TERRESTRE, quando valide alternative come il satellite e la trasmissione via cavo sono affossate dalla sleale concorrenza delle televisioni tradizionali nel primo caso (vedi la guerra che il nostro premier ha fatto contro sky negli ultimi anni) e per problemi tecnologici nel secondo (la copertura e la qualità delle linee adsl, per non parlare della vergognosa copertura in fibra). Inoltre i FATTI sulla nascita della televisione digitale TERRESTRE in Italia che ci sono nell’articolo non vedo come possano essere smentiti, a meno che le varie leggi e decreti fatti non me li sia inventati, nè vedo come possano un centro di ricerche o i tanti brevetti di cui parli renderci un paese migliore quando la nostra classe politica si comporta in certi modi.

      • Caro Ciro… spiegaci bene cosa intendi per trasmissione “via cavo” perchè, quella si, è una roba anni 70. Confondere il nostro premier con le “battaglie a SKY” è una banalità che chi si pone come opinion leader dovrebbe evitare: è singolare che un opinion leader abbia la stessa opinion di quelli che dovrebbero prenderlo come riferimento. Anche questa è una disgrazia del web 2.0. Di quale concorrenza sleale parli? E basta con la critica politica impastata con questioni che nulla hanno a che fare.
        Stanco di sottolineare quanto la vostra idiosincrasia verso silvio berlusconi sia dannosa soprattutto a voi stessi vengo all’articolo.
        A parte la questione della sperimentazione anni 70… a poche righe dall’inizio scrivi questo “L’Italia come suo solito arriva in mostruoso ritardo:…” e sotto ” non c’era fretta di passare al digitale terrestre proprio in quel periodo:…” ovviamente tirando in ballo la vicenda retequattro: scrivere che “Ma la volontà da parte del governo di salvare Rete4 spinge a stanziare 210 milioni di euro per l’acquisto dei decoder (molti dei quali vengono distribuiti da una società, la Solari.com Srl, controllata dal fratello del premier, Paolo Berlusconi)” è una spudorata falsità che tende a definire una realtà che non esiste, non è esistita, una relatà che politicamente fa comodo a quella parte politica che pur di occupare un appartamento ha deciso di incendiare l’intero palazzo.
        Se vuoi continuo ad elencare una per una tutte le frasi suscettibili di critica, da quelle più evidenti a quelle più sottili. Prima di farmi perdere troppo tempo, però, potresti fare da solo. Per esempio, dire “il segnale digitale deve arrivare perfettamente pulito all’impianto di ricezione” è poco indicativo: innanzitutto spiegaci per bene il concetto di pulizia (se esiste) eppoi spiegaci pure che differenza c’è fra un segnale analogico-analogico che arriva sporco e un segnale analogico-digitale che arriva sporco.

      • Quindi forse la Solari.com non è di proprietà di Paolo Berlusconi? Non ha usufruito degli incentivi statali per distribuire i decoder da lui costruiti? Non esistono le sentenze che costringevano il governo a spostare rete4 sul satellite? È ovvio inoltre che per trasmissione via cavo intendo sfruttando la rete internet, cosa che al momento è impossibile non per mancanze tecniche, ma perchè spendiamo i soldi delle tasse non si sa bene per cosa invece che per sviluppare le tecnologie di trasmissione, e abbiamo linee vecchie e malfunzionanti. Per quanto riguarda la pulizia del segnale, evidentemente ti manca il concetto di rapporto segnale/rumore, e non sai che mentre per le trasmissioni analogicche si ha un deperimento graduale della qualità del segnale, e solo il fruitore finale può determinare la soglia di fruibilità alla quale questa è per lui accettabile, in caso di trasmissioni digitali c’è una soglia minima sotto la quale il sistema non può funzionare.

  4. Caro Ciro, se mi dici dove posso trovare informazioni sul tuo curriculum evito scontri frontali fuori luogo. tu il mio lo puoi leggere liberamente e se lo avessi fatto non avresti tirato in ballo questioni di rapporto segnale/rumore 🙂
    Qual’è la prima legge del parlamento italiano (notizia: é il parlamento che fa le leggi, non il governo che tra l’altro non è “costretto da sentenze a spostare rete4”, rete4 non è del governo) che ha parlato di digitale terrestre nel nostro paese?

      • Ma cos’è, la gara a chi ce l’ha più lungo. Ahahahaha. Ma smettiamola su, facciamo le persone serie dannazione.

        Basta, discussione chiusa, ignore mode on.

    • Non mi interessa il tuo curriculum, puoi anche avere 3 lauree in trasmissione digitale :P, mi hai chiesto un chiarimento su una mia affermazione e io ti ho risposto, mi dispiace se ti ho offeso, ma sinceramente le tue più che domande sembrano un modo per screditarmi e nient’altro. Se proprio ti interessa faccio il sistemista, e uno dei miei compiti è organizzare dei centri di produzione e fare in modo che le trasmissioni wireless tra i vari reparti e le macchine di produzione non abbiano problemi, quindi qualcosina di trasmissione dei segnali ne capisco altrimenti non potrei fare questo lavoro. Ma a differenza tua non pretendo di capirne più di te se ancora non ti è chiaro, nè mi interessa discutere di rapporto segnale/rumore, non è quello l’argomento dell’articolo. Inoltre scusa per la banalità, ma se preferisci posso chiamarlo stato piuttosto che governo, così ti è più chiaro di cosa parlo: c’è una sentenza della corte costituzionale (puoi trovare da solo il link) che OBBLIGA lo STATO italiano a spostare rete4 sul satellite. È stato fatto? No, è di questo che parlavo (tra le altre cose che non ho capito ancora se hai letto) nell’articolo.

      • E ora basta che sto uscendo, per me discussione chiusa, se hai altro da dirmi fallo domani per favore 😀 .

  5. Che qualcuno pensi (ripeto pensi) che gli interessi politico-economici abbiano un nome e cognome, lo posso anche accettare. Ma che qualcuno affermi (ripeto affermi) che è una banalità, un luogo comune, una sciocchezza evidente, scusatemi, ma credo che pecchi un poco di presunzione.

  6. Sinceramente Federico, tralasciando i modi con cui ti poni, parlerò solo da utente essendo estremamente ignorante in materia , ma ti posso dire con certezza che considero il DDT una tecnologia che oltre ad offrirmi una visione migliore e qualche canale in più (di cui non c’è da vantarsi per la qualità) non mi da niente più. Anzi la trovo molto lenta, che invece di semplificare la vita e l’utilizzo della TV lo complica (in particolare per gli anziani).
    Ci hanno obbligato a spendere centinaia di euro per i nuovi decoder o per i nuovi televisori senza che lo volessimo. E non tutte le famiglie possono permettersi queste spese inutili di cui si sarebbe potuto anche fare a meno in un momento come questo.
    E poi se altri paesi lo introducevano nel 2000 e noi lo introduciamo solo 10 anni dopo non mi sembra che siamo così avanti…

    PS: vabbè un appunto sui tuoi modi lo voglio fare: puoi anche avere tre lauree e leggere da tre anni discussioni sul DDT ma questo non ti mette sopra gli altri, magari ti rende più informato. E poi non usare tutti quei paroloni solo per far vedere che sei colto e preparato in materia, anzi cerca di essere il più chiaro possibile visto che stai parlando con qualcuno che tu ritieni ignorante, ma che in realtà sta cercando prima di tutto di documentarsi sull’argomento.

    Passo e chiudo.

  7. […] Via Camminando Scalzi Il digitale terrestre (DDT) arriva finalmente anche nel nostro paese. Decantata come una tecnologia innovativa negli spot, presentata nel 2003 dal ministro Gasparri come “paradiso digitale terrestre”, è in realtà una tecnologia vecchia, le cui sperimentazioni risalgono addirittura ai primi anni ’70. Già verso la fine degli anni ’90, paesi come Stati Uniti, Inghilterra, Finlandia, Svezia e Svizzera hanno effettuato il passaggio globale a questa tecnologia. L’Italia come suo solito arriva in mostruoso ritardo: proviamo a ripercorrere le tappe di questo storico passaggio, e a capire cosa comporterà per il futuro della fruizione televisiva. […]

  8. Mettendo da parte qualche imprecisione giornalistica e, soprattutto qualche commentatore indisciplinato dall’enorme faccia sul suo sito, hai scritto un gran bell’articolo. Complimenti.

    • Grazie mille 🙂 . Tra l’altro non avevo notato il faccione in primo piano nel sito, avevo il noscript attivo, grazie anche per questo ahahah :D.

  9. il problema non è essere giovani, il problema è essere presuntuosi: le informazioni devono essere corrette e qui si possono leggere molte informazioni non corrette e vi ostinate nell’errore, pensate di essere autorizzati a diffondere informazione non corretta spacciandola per opinione. ignore mode, se permettete, lo metto io, visto che non siete miei studenti, altrimenti sarebbe diverso. Auguri.

    • Forse non ci siamo ancora capiti, TU non hai letto del tutto il mio articolo(visto che pensavi parlasse di trasmissione digitale in genere), TU non hai risposto alle nostre domande ma solo a quello che ti faceva comodo, TU hai tentato di screditarmi e quando ad una tua domanda “tecnica” ti ho risposto a tono hai preferito la solita tattica del “lei non sa chi sono io”, TU sei venuto in casa nostra ad offendere invece che discutere in maniera civile, e saremmo noi i presuntuosi? Tra l’altro ti sei attaccato alla cosa più stupida, perchè anche se elimino dall’articolo la parte delle sperimentazioni negli anni ’70, resta il fatto che gli altri paesi hanno il digitale già dagli anni ’90, quindi è una tecnologia vecchia comunque, facile attaccarsi ad una frase per screditare un intero discorso, vero? Se questo è il tuo modo di fare, sono felice di non essere un tuo studente. Auguri.

  10. ah parli tu di presunzione… che ipocrisia…

    Noi non ci ostiniamo, noi abbiamo pubblicato un articolo cercando di informarci. Potrà anche capitare di prendere delle informazioni scorrette (sempre che lo siano), ma tu invece di farcele capire e proporre una tua tesi hai sempre evitato il nocciolo del discorso (ad es. ciro molto spesso ha spiegato che lui si riferisce al DIGITALE TERRESTRE e non alla tecnologia digitale in generale e tu mi sembra non abbia mai espresso la tua opionione su tale argomento).
    Impara prima di tutto a leggere, poi a capire poi a controbattere e poi potrai esporre le tue conoscenze.

  11. Federico Rocchi, però leggendo i tuoi commenti non sono poi cosi approfonditi, hai fatto notare che hanno scritto sciochezze o che sono di parte, ma di informazioni tecniche non hai detto nulla..

  12. Ragazzi ma state calmi andrà tutto molto meglio ora! Speriamo che il digitale terrestre non funzioni così oscurano tutti i canali e torneremo a vedere TeleLuce con il loop eterno del documentario “Fascisti su marte”.
    O nel migliore dei casi la gente (soprattutto gli anziani) smetteranno di vedere la tv e saremo liberi da questa schiavitù, o no?

  13. Bravo Ciro!!!! L’articolo più commentato di “camminando scalzi” 🙂

    E come dico sempre, fatti criticare che non c’è cosa più bella!

  14. Al professore che dice,” notizia: è il parlamento che fa le leggi, non il governo”. Che cosa è un decreto legislativo?

  15. Spero per tutta la vita di non dimenticarmi mai il sito e la faccia da coglione del signor Rocchi.
    Torna a farti le seghe, onanista digitale.

  16. Buon giorno a tutti,
    ho letto l’articolo e tutti i commenti e vorrei dire la mia.
    Premetto che ho eliminato il televisore (sostituito da Internet e cinema), quindi ho risolto alla radice una moltitudine di problemi, da quelli tecnici fino al mantenimento del Potere Costuituito sui cittadini a mezzo “lavaggio del cervello”, passando per i “consigli per gli acquisti”. I sostanza ho defenestrato l’oracolo TV, con estrema soddisfazione.
    Premetto anche che sono tecnico elettronico, consulente informatico, e sono stato in passato radio amatore.

    Detto questo, vorrei dire che il digitale terrestre è un sistema irrazionale, sia se lo si vuole fare “alla TV”, sia se lo si vuole fare “alla Internet”, ovvero interattivo.
    Nel primo caso la razionalità vuole un unico punto trasmissivo, lo spazio, e milioni di ricevitori, ovvero il sistema satellitare. Tale sistema non pone nessun limite al numero di canali o alla definizione, raggiunge virtualmente ogni metro quadrato sulla superficie terrestre e la qualità del segnale è perfetta quasi tutto il tempo, con l’esclusione di pochi minuti all’anno al verificarsi di fenomeni atmosferici violenti. Nel mezzo di un forte temporale, per intenderci. Un sistema immune anche a catastrofi naturali sul suolo, come terremoti o alluvioni.

    Nel secondo caso la soluzione via cavo è l’unica possibile e il cavo, oggi, già c’è: è il cavo di Internet, ovvero l’ADSL. Sappiamo però che molti di questi cavi sono vecchi e inadeguati alla cosiddetta WebTV, per non parlare dell’assenza dei DSLAM in diverse centrali telefoniche. I DSLAM (si pronuncia “dislam”) sono gli apparati che portano l’ADSL nelle case. L’unica cosa da fare quindi, è rinnovare i cavi e portare l’ADSL là dove ancora non arriva. Con la stessa spesa si porta Internet e la TV, due piccioni con una fava. E si liberano in toto una enorme fetta di frequenze molto valide per l’uso di cellulari, radio digitali e reti wireless per accesso a Internet di computer portatili e palmari.

    Negli USA hanno iniziato molti anni fa a portare la TV via cavo, a cui hanno aggiunto Internet in un secondo momento. A noi basta fare virtualmente il contrario, aggiungere la TV a Internet. Dico virtualmente perché a questo punto la TV potrebbe essere veicolata da Internet, con l’innegabile vantaggio per l’utente di scegliere non un programma da un palinsesto, ma un programma da un archivio, quindi cosa, quando e da chi.

    Ovvio che in questo modo, però, il Potere Costituito perderebbe il più potente strumento di persuasione che oggi ha a disposizione. Forse è per questo che rema contro, bloccando gli 800 milioni di euro a disposizione per eliminare il “digital divide”. Come diceva quello? Ah si, “Dividi et impera”.

    • Grazie, è questo il genere di commenti che avrei voluto per l’articolo, e non “ne so più io di te perchè c’è scritto nel curriculum ma non ti dico dove sbagli”. Inutile dire che sono d’accordo praticamente su tutto. Continua a seguirci e a commentare 😀 .

    • La tv satellitare è sicuramente un mezzo più efficiente e performante del dtt. Ma ha sempre avuto grossi limiti di interattività. Molto simili a quelli della tv digitale terrestre.
      L’IPTv è la soluzione del futuro, spero prossimo. Anche Mediaset ultimamente se ne è accorta.Purtroppo però nel nostro paese non abbiamo una reale cablatura infrastutturale per la rete. Il segreto della banda larga e delle alte velocità di connessione sta tutto nella fibra ottica, che permette di trasmettere segnali direttamente digitali a grandissime distanze e permette una portata di banda teorica fino al Terabit/s. La nostra ADSL è fortemente limitata dalle compagnie di telecomunicazioni proprio per questi limiti infrastrutturali dati dal normale doppino telefonico. L’unica eccezione aperta al pubblico è rappresentata da Fastweb che copre una parte assai limitata del territorio con una rete tra l’altro chiusa. Lo streaming di una tv via internet con un’utenza di milioni e milioni di telespettatori sarebbe pressochè impossibile in queste condizioni, la rete si bloccherebbe. Per questo motivo il divario digitale italiano è nettamente superiore alla media europea, e non esiste la benchè minima volontà da parte delle istituzioni e dei privati di ridurlo come dimostrato dal Cipe il 6 novembre scorso.

  17. Sarah Silverman e un’attrice, comica e scrittice americana spesso criticata per il suo soprannome Big S. e per la sua satira di temi taboo e controversi come il sesso, religione e razzismo.

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