Te-le-visioni

IL COMUNISTA. – Lettera aperta a Camminando Scalzi.
Ho sempre pensato di essere comunista. Non comunista cinese, comunista russo o altro; COMUNISTA. Da ragazzo frequentavo l’Azione Cattolica e ricordo che per prendere la prima comunione andavamo a catechismo dalle suore dell’orfanatrofio vicino casa. Lì ci parlavano del Vangelo, della Madonna, dei Santi, ma soprattutto di Gesù che, per quello che diceva e per quello che faceva, secondo me era il classico esempio di cosa volesse dire essere comunista. All’Azione Cattolica eravamo divisi in gruppi e ci sfidavamo su gare di cultura, di attualità, di sport ma tutto avveniva nel massimo rispetto verso gli altri, che si fosse vincitori o perdenti. Penso  che,  fermo restando che ” fra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare”, quello che ci dicevano le suore fosse abbastanza giusto. Più tardi ho iniziato a leggere qualche libro, un poco di storia e per quello che mi raccontava mia madre, essendo vissuta Lei negli anni della guerra, mi ritrovavo sempre di più a stare da una parte (politica) anziché dall’altra. Ho vissuto gli anni della mia gioventù fra i banchi di scuola nel 1968. In quel periodo portavo i capelli abbastanza lunghi come era consuetudine fra i giovani di allora e ricordo che il prof. di italiano, pena la bocciatura, ci “consigliava” di tagliarli.  Per il solo fatto di portare dei capelli lunghi eri ritenuto un simpatizzante della Sinistra, un comunista. Vedevo in questi “consigli” una forma di privazione della libertà, un modo di dire “qui fai quello che dico io perchè comando io”. Non c’era confronto, non c’era rispetto per il pensiero altrui neanche nelle piccole cose; allora ancora una volta mi sentivo comunista e decisi di non seguire i “consigli” del mio prof.  Ho partecipato a lotte sociali per ottenere un posto di lavoro cercando di abolire un vecchio sistema clientelare e/o fatto di raccomandazioni. Ho sempre cercato di rispettare gli altri. Non ho mai rubato. Non ho commesso delitti. Ho sempre cercato di mantenere l’unione della mia famiglia. Ho educato i miei figli ad avere una vita sana. Eppure sono un COMUNISTA. Certamente avrò fatto degli errori, ma da quelli ho cercato di trarne esperienze positive.
Oggi  però, leggendo quotidiani e settimanali o seguendo trasmissioni televisive, vedo che alcuni personaggi parlano dei comunisti come se fossero chissà che cosa; come se fossero quelli che mangiavano i bambini; come se fossero persone con le quali è meglio non avere a che fare e chi più ne ha più ne metta.

L’altro giorno mi trovavo in un Centro Commerciale, precisamente nel reparto per la vendita di televisori. Sullo schermo vi era un signore, seduto davanti allo Stemma della Repubblica Italiana, che teneva una conferenza stampa. Ho sentito che diceva qualcosa come “quelli sono comunisti… Non vi fidate di loro…” eccetera.  Non ricordo le parole esatte perchè mi ero un poco spaventato, ma diceva questo. E fra una barzelletta e l’altra, che raccontava, ora prendeva in giro qualcuno, ora ironizzava sulla signora di turno, Guardavo quei monitor sulla parete, almeno venti, tutti sintonizzati sull’immagine di quel signore. Mi sentivo circondato, quasi in imbarazzo; sembrava che fossi additato, e quasi cercavo di schivare la gente che affollava il reparto. Per un attimo ho pensato di avere sbagliato tutto; in quei momenti di confusione, mentre quel signore gridava, gridava, gridava e sembrava convincere tutti, mi sono chiesto se poi questo comunismo esistesse davvero e cosa volesse rappresentare. Con molta fretta sono tornato a casa. Qui, ancora con un’ansia che provavo addosso mi sono avvicinato alla nostra piccola libreria di casa, ho tirato fuori il mio piccolo vocabolario ed alla pagina 166 ho letto:  Comunismo sm. Dottrina politico-sociale per cui, se i beni fossero comuni a tutti, il benessere del genere umano sarebbe assicurato. Mi sono rasserenato. Ma allora di cosa parlava quel signore alla conferenza stampa?!

Ciro Iorio

Al giorno d’oggi abbiamo bisogno di un paio di occhiali belli forti per poterci vedere distintamente. Il mezzo informativo più potente e diretto è la televisione: tutti ne hanno almeno una.

Gli schermi dei televisori sono specchi deformanti la realtà, occulta o deviata alla vista dei più.  La politica è un cancro per l’informazione, la assoggetta e la assolda a fini speculativi. Sembra di scorgere non più notizie ma slogan politici ogniqualvolta si legge un giornale, si guarda un TG, una fiction, persino nello sport. Mi sembra di scorgere una sottile e subdola trama politica per la programmazione tv, con un occhio orwelliano per condizionare le menti dei cittadini. Io guardo assai raramente la televisione, la accendo principalmente per lo sport… Real Madrid – Milan 2 a 3… Grande partita della squadra del presidente del consiglio! Ma che c’entra lo sport con la politica? Ecco, appunto…

La libertà di stampa in Italia? E’ qui la deformazione… Io credo ci sia ancora. Non esistono leggi di limitazione. Almeno per ora, certo. Il problema è che la verità viene negata a logiche di faziosità politiche delle testate (vedi voce “finanziamenti pubblici”) e che se ti leggi un giornale o l’altro ti fai un’idea da una base politica, non sul fatto in sostanza. E’ questo che si è perso di vista con il passare degli anni. Per fare un esempio: notiamo come l’emergenza rifiuti in Campania sia passata con molto clamore, a differenza del dramma “mondizzia” a Palermo. Va “tutto bene” e quindi discutiamo di “problemi” come gli orologi che non funzionano a Roma, dell’amore o presunto tale tra Clooney e la Canalis o delle esternazioni di Mourinho che fanno spettacolo.

La vita è un grande show, si applaude sempre, anche quando si muore. Ma perché? Cosa c’è da applaudire alla morte dei poveri alluvionati di Messina, ai terremotati dell’Abruzzo… Siamo in preda al business televisivo pure in chiesa? Colpa di questo grande specchio deformante, che tramuta il fatto in evento grottesco teatralizzato. La vita in diretta, dai vostri schermi. A muovere i fili dello spettacolino questa volta è un burattino, che a sua volta ha creato una catena di S. Antonio per essere certo che il messaggio giunga a destinazione, subdolo ma chiaro.

L’ insultare l’avversario politico di turno centinaia e centinaia di volte ha una finalità di persuasione del tele-vedente. A volte ci si rende conto come certi insulti siano patetici (“catto-comunisti”), eppure qualcuno ci crede.  Quindi ogni volta che la accendete, la televisione, ricordate che state accendendo un tele-teatrino con protagonisti, antagonisti, comparse e una voce fuori campo.

Trattatela come tale, così i fili si spezzeranno.


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5 pensieri su “Te-le-visioni

  1. La “libertà di stampa” in Italia esiste, quello che non esiste è la libertà di informazione. Purtroppo i giornali li leggono ormai in pochi, talmente in pochi che se non ci fossero i finanziamenti pubblici, i rimborsi delle spese postali e altre cazzate del genere, più della metà dei quotidiani italiani sarebbe costretto a chiudere, non essendo in grado di mantenersi soltanto con le vendite. Quindi è sulle televisioni che si combatte la vera guerra dell’informazione, ed è lì che non c’è pluralismo, è lì che una trasmissione come report rischia di chiudere perchè provoca fastidio a Qualcuno, è lì che quello che dovrebbe essere il più importante tg italiano disserta sui calzini turchesi di un giudice, è lì…. E potrei proseguire all’infinito.

  2. Coraggio Ale, non ti preoccupare se adesso la TV ci dice che aboliranno l’irap alle imprese senza informarci, però, che i contributi persi saranno poi sottratti alla sanità… tanto fra qualche giorno inizia Grande Fratello.

  3. La cosa che mi mette più inquietudine è proprio la ripetizione costante di cose false che, a forza di ripetersi, diventano credibili. La gente se le mette in testa, e ci crede davvero. E’ un bombardamento continuo, e se non hai un certo distacco o una certa consapevolezza nell’utilizzare i mezzi di comunicazione, non riesci più a distinguere la verità dalla menzogna.

    Dovrebbero fare un’esame di abilitazione per guardare la TV.

  4. I miei vivi comp0limenti: sono lettere come la tua che mi fanno sentire orgogliosa quando per offenderci ci chiamano COMUNISTI!

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