Listening 02: Josh Homme

Volume a palla. Si comincia.

3Joshua Homme nasce nel 1973 a Joshua Tree, in California. La sua infanzia la trascorre a Palm Desert, cittadina situata nella Coachella Valley. Cominciamo a focalizzarci su questa parola: “Desert” – il deserto. A nove anni comincia a suonare la chitarra e, sebbene la sua altezza lo pone subito all’attenzione dei coach sportivi del liceo, la sua passione rimane la musica.

Nel 1987 fonda una band, la sua prima band, che si chiama Sons of Kyuss (dal nome di un dio del famosissimo gioco di ruolo Dungeons’n’Dragons), che successivamente si chiamerà soltanto Kyuss. Sono gli antesignani dello stoner rock nei primi anni novanta.

Ma che cos’è lo stoner rock? “Stoned” è una parola slang americana che significa “fumati, sballati“, ed è la sensazione che si può provare ascoltando questo “genere”. E’ un rock duro, pesante, concentrato sulle tonalità basse, ed è ripetitivo, dannatamente ripetitivo. Ma attenzione, in questo caso la parola “ripetitivo” non deve trarre in inganno o  essere vista con un’accezione negativa. La forza dello stoner rock è proprio in questa sua caratteristica principale, che affonda le sue radici nella musica psichedelica degli anni ’70, psichedelia che ritroviamo già in questi inizi del Josh musicista.

Colpisce sicuramente l’uso degli effetti che fa Josh con la sua chitarra, avvalendosi di un vecchio preamp per basso e suonando due toni sotto (per gli esperti: chitarra accordata in C), dando ulteriore cupezza al suono espresso nella musica dei Kyuss. Personalmente trovo il generale mood musicale dei Kyuss molto coinvolgente, sebbene sia ancora una musica “acerba”, considerato soprattutto cosa Homme farà poi nella maturità musicale. Ma andiamo per gradi: ecco un video dei Kyuss, per farvi un’idea di cosa sia lo stoner rock duro e puro (si sente anche qualche influenza del grunge, che a quei tempi spopolava).

Nel 1995 i Kyuss si sciolgono, e Josh fa un incontro importante, diventando il chitarrista degli Screaming Trees di Mark Lanegan (un gotha del grunge). I due diventano molto amici, e la collaborazione di Josh come lead guitarist dura fino al  1997, anno in cui nascono i Gamma Ray (niente a che vedere con il gruppo power metal fondato da Kay Hansen, ndR), che successivamente diventeranno i mastodontici Queens of the stone age.

2Josh si ritrova così per la prima volta nella sua vita a fare anche il cantante. Il suo modo di cantare mi ha sempre affascinato tantissimo, ha qualcosa che ricorda inevitabilmente Elvis. Con il Re condivide la timbrica vocale e quei falsetti che fanno tanto rock’n’roll anni ’50, decontestualizzati, e reinseriti in una musica che con quel rock’n’roll condivide soltanto la prima parte del nome. La musica dei Queens of the Stone Age è sicuramente più “matura”, e Josh fa un altro incontro importante, quello con Nick Oliveri, che lo porterà a produrre il più bell’album rock alternativo degli anni 2000: “Rated R“. Di questo periodo è indimenticabile la prossima canzone, si intitola “Feel Good Hit of Summer”. Quando gli chiesero del testo, Josh rispose che era la sua lista della spesa per quando va in vacanza. Non stento a crederci.

Basso distorto, batteria che batte sulle sinapsi, chitarre nervose nel ritornello, e sempre lo stesso accordo che si ripete per più o meno tutta la canzone. Questo è Rock ragazzi.

Canzoni per Sordi.
Nel 2002, per quella strana coincidenza astrale che colpisce tutti i grandi gruppi, anche i QOTSA si ritrovano a sfornare il loro album capolavoro. Alla batteria c’è Dave Grohl (parleremo di lui in una delle prossime puntate di Listening), ex Nirvana; al basso Nick Oliveri; Troy Van Leuween è il pazzo secondo chitarrista; Mark Lanegan che è la voce “ospite”, e Josh canta e suona la lead guitar. Una formazione perfetta. 1A mio avviso non sono più stati raggiunti questi livelli successivamente. Songs for the Deaf è un album che dovrebbe far parte delle collezioni musicali di tutti gli appassionati. Registrato in maniera che ogni brano sembri arrivare dallo switching del sintonizzatore di una radio vecchio stile, ci fa immergere in un viaggio attraverso il deserto californiano, dove ogni canzone è introdotta da un’interferenza radio, un programma in spagnolo, o una radio religiosa. In quest’album possiamo trovare tutte le sfaccettature musicali che caratterizzano i Queens of the Stone Age. Ci sono i pezzi rock che ti entrano in testa e non escono più (No one Knows, Go with the flow), Nick Oliveri e le sue urla disperate (Millionaire), la “canzone perfetta” che è Song for the Dead, lo stoner più puro di Song for the Deaf e il gran finale con la bellissima ballad “Mosquito Song”. Il tutto condito con Grohl che picchia come una bestia quella batteria. Difficile scegliere il pezzo più rappresentativo, non posso che consigliarvi di ascoltarvelo tutto, quest’album. Questa la conoscete tutti, ne sono sicuro, ma è sempre un piacere riascoltarla.

I QOTSA continuano il loro percorso musicale. Oliveri esce dal gruppo per una lite con Homme (a quanto pare c’entrava l’allora ragazza di quest’ultimo, ma sono tutte voci mai confermate) e fonda i Mondo Generator. La formazione si arricchisce di nuovi membri ed esce Lullabies to Paralize, titolo che prende spunto da uno dei versi di Mosquito Song, ed è una sorta di concept album che ha come tema le vecchie storie che si raccontavano ai bambini. Ospiti importanti anche in questo lavoro (Lanegan ancora, ma anche il cantante degli ZZ Top, quelli di LaGrange, che tutti voi chitarristi avrete suonato almeno una volta nella vita), che dimostra una maggiore maturità musicale. Lo stoner dei primi tempi comincia a sparire a favore di pezzi elaboratissimi dal punto di vista tecnico. Non è propriamente un passo indietro, ma si capisce che Songs for the Deaf rimarrà il loro capolavoro assoluto.
Nel 2007 esce Era Vulgaris, attualmente ultimo lavoro della band. C’è un ritorno ad uno stoner più grezzo, con pezzi (come il singolo d’apertura Sick, sick, sick) che ricordano non poco i brani da “one-chord” dei primi tempi. L’album è molto valido, ma a mio parere il continuo cambiamento di formazione del gruppo ha portato a perdere per strada un po’ di qualità, a favore magari della leadership di Josh. Sembrano più album suoi personali, che veri e propri “lavori di gruppo”. Da ricordare quanto loro siano veramente devastanti in live, e a dimostrazione di ciò, tratta proprio dall’album Era Vulgaris, ecco una mostruosa Misfit love. Oh, non c’è un minimo errore.

Side Project
Come ogni grande musicista che si rispetti, il buon Homme ha molteplici progetti “esterni” che segue. Cominciamo con le Desert Session. Josh raduna di tanto in tanto, al Rancho della Luna, in pieno deserto californiano, tutta una schiera di musicisti. La caratteristica delle Desert Session è proprio il loro essere improvvisazioni musicali, seguendo il flow che scorre in ogni musicista presente. Le registrazioni sono spesso fatte in presa diretta. Immaginatevi cosa vuol dire stare là, scrivere e improvvisare musica, e intorno a voi il sole che tramonta in una cornice di cactus e terra brulla. Ecco un brano delle Desert Session, si intitola Subcutaneous Phat. Si ritorna allo stoner nudo e crudo. Chiudete gli occhi e immaginate di essere al Rancho della Luna.

Nel 1998 Josh fonda, con il suo amico Jesse “The Devil” Huges, gli “Eagles of death metal“, gruppo in cui suona la batteria (Josh è anche un polistrumentista…nel primo album dei QOTSA ha registrato tutti i bassi e parte delle batterie), dal piglio più rock’n’roll. Anzi, sexy rock’n’roll. Siamo un po’ fuori dal suo genere preferito, ma i risultati sono altrettanto interessanti. Io l’ho sempre visto un po’ come il gruppo “scacciapensieri” di Josh. Da notare nel seguente video la presenza di Grohl e di Jack Black come guest star.

Chiudiamo il capitolo delle sue collaborazioni esterne con un Homme produttore. Quest’anno ha deciso di produrre il gruppo indie Arctic Monkeys. Ecco, ascoltate il loro nuovo singolo. Si sente puzza di deserto lontano un miglio, tanto che molti li hanno giustamente ribattezzati Desert Monkeys. Lo zampino di Josh produttore è riuscito a farmi piacere una indie band (che tendenzialmente disprezzo), quindi direi complimenti. Un altro album consigliatissimo.

Attenti arrivano gli Avvoltoi.
Quest’anno Josh partecipa ad un altro progetto che mi sta facendo già fremere le orecchie. Quest’estate appaiono sulla scena musicale i Them Crooked Vultures. Una superband composta da Josh, Dave Grohl (che torna a picchiare le pelli per il nostro amico del deserto) e al basso un mostro sacro della musica rock, John Paul Jones, il bassista dei Led Zeppelin. Dopo due mesi di promozione virale (per dirvene una, i loro concerti erano più o meno a sorpresa, si scoprivano qualche giorno prima) e la totale mancanza di brani registrati in studio, è di questi giorni la notizia dell’uscita dell’album omonimo (lo recensirò senz’altro, lancette puntate al 13 Novembre). Chiudiamo quindi con il singolo ufficiale, New Fang. Dentro c’è il rock di Josh, con i suoi classici giri, il ritmo di Grohl (che sembra divertirsi sempre tanto dietro la batteria) ed i classici riff alla Led Zeppelin.

Alla prossima. E ricordate, volume sempre a palla, su Listening.

8 pensieri su “Listening 02: Josh Homme

  1. Assolutamente sì. Il giorno si avvicina.

    Josh comunque rimane una delle ultime rockstar “dannate” che non sembrano costruite apposta, insieme a pochi altri.

  2. Eh eh, mi fa piacere che vi piaccia la rubrica. Continuerò sicuramente, ce ne sono molti altri di personaggi di cui parlare.

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