La musica in Italia oggi.

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Un nuovo autore su Camminando Scalzi.it

Enrico Renna è un compositore italiano. La sua formazione è avvenuta presso il “Conservatorio San Pietro a Majella” di Napoli (dove attualmente insegna Composizione), con Umberto Rotondi e Luigi Nono. È considerato uno dei musicisti più completi e rappresentativi della sua generazione. Ha scritto musica da camera, sinfonica, elettronica o e teatrale eseguita in Europa e negli Stati Uniti, ha pubblicato diverse opere ed ha inciso dischi con BMG, Ricordi, Suvini-Zerboni, Edipan, RCA, CPC, Eurarte, Mnemes. Ha diretto l’Orchestra Alessandro Scarlatti della RAI di Napoli, l’Ensemble NNM, il Collegium Philarmonicum ed altri complessi musicali con programmi dedicati prevalentemente alla musica contemporanea. Sulla sua figura ed opera hanno scritto critici musicali quali Mario Bortolotto, Renzo Cresti, Girolamo De Simone, Gillo Dorfles. Collabora con diverse riviste musicali. È citato nel Dizionario Enciclopedico Universale della Musica e dei Musicisti della Utet. Nell’agosto 2009 fonda, nel Convento S. Antonio di Oppido Lucano, la Bottega Musicale Santa Maria de Jesu.

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Chi l’ha vista?

musica_3-280x284E’ scomparsa. Forse è rannicchiata in qualche angolino nascosto, forse è un vago ricordo. C’è da dire che prima è stata abbandonata. Negli Anni ’50 ebbe grande proliferazione: quattro orchestre Rai, associazioni concertistiche, cori, festival, e la ricerca. Già, gli studi di fonologia (1) in tutta Europa. L’Italia faceva sempre parte delle sorelle povere e un po’ sciatte, tuttavia la musica c’era, come l’editoria musicale, il diritto d’autore con il Fondo d’incentivazione per la Musica Contemporanea (2). Certo, perdeva pubblico e, come si dice, mercato. I linguaggi evolvevano, i compositori ricercavano, alcuni provocavano: lo iato tra gusto e offerta si allargava. Fino all’abbandono, fino alla scomparsa. Poi venne la grande stagione dei network aggressivi, della televisione, dell’intrattenimento puro e semplice, del Grande Fratello. Quale posto poteva occupare un’arte così intima, metafisica come la musica? La Rai dovette pure adeguarsi al gusto corrente: furono chiuse, negli Anni ’90, tre delle quattro orchestre Rai; l’editoria perse il sostegno di un diritto d’autore fatto di numeri e non di qualità, e così furono messe via anche le grandi, storiche case editrici italiane (3). Via, in un angolino: o sopravvivi in un aggressivo mercato o muori. Ma l’arte dei suoni raramente, nella storia, aveva occupato spazi globali; spesso era stata appannaggio di classi agiate o delle chiese (4), era un’arte colta, fatta di pensiero, difficile nell’approccio più di altre. Un po’ criptica, un’arte da conquistare. E quindi la bella dovette fare largo alla seducente, e diventò una Cenerentola. Non conta, quindi non esiste. raiCosa sia diventata la seducente, lascio ad ognuno la riflessione. Cosa vuole la gente, il gusto comune? La ricerca timbrica di un Varèse, la speculazione numerologica di uno Schoenberg, le proliferazioni dei materiali degli strutturalisti, l’alea controllata e non di un Cage, e via fino al silenzio (5); o vuole una bella canzonetta da canticchiare, magari lavorando, facile da ricordare? Con una bella armonia fatta di uno, due, tre accordi, magari da cantare accompagnandosi ad orecchio con una tastiera? I numeri parlano nel concreto: se vendi un milione di dischi diventi ricco e famoso. E allora la tua canzonetta diventa un concerto e la musica leggera italiana diventa la “grande musica italiana” (6)… Ed una provocante ragazzetta una donna assai ricercata. Così vanno le cose. Dunque, il presente è buio. Chi coltiva quest’arte lo sappia. E’ una missione. Eppure tanti giovani studiano, si affaticano, ricercano uno spazio che non c’è. Non è romanticismo, è la realtà, dura. Quale futuro? E chi può saperlo? Rimane un oggi desolato. Chi crede nella necessità di connotare una civiltà in modo meno mercantile rifletta! Ma c’è, non lo sentite, un assordante silenzio? Vuoto, solitudine, sofferenza, e vie di fuga da realtà crudeli. E riempirsi le orecchie di titillamenti aggressivi di poco costrutto. Questa la civiltà musicale italiana oggi.

Amen.

Note

  1. Gli studi di fonologia studiavano il suono nei suoi aspetti fisici e le possibili applicazioni in ambito di musica elettronica. In Italia famoso fu quello di Milano, fondato da Luciano Berio e Bruno Maderna, con Marino Zuccheri per la parte tecnica.
  2. Il Fondo d’incentivazione per la Musica Contemporanea dotava le pubbliche esecuzioni, soprattutto quelle radiofoniche, della musica colta di un’aggiunta piuttosto sensibile in termini di quote, tale da permettere agli editori di produrre anche in presenza di scarse vendite cartacee e discografiche. Il Fondo fu abolito nei primi Anni ’90.
  3. Casa Ricordi, una delle più antiche e gloriose case editrici musicali, fu venduta al colosso tedesco Bmg che già aveva acquistato la Rca italiana.
  4. L’uso sacrale della musica appartiene a tutte le epoche e civiltà.
  5. Sulle provocazioni, anche un po’ gratuite e snob, del simpatico John Cage molto si è detto e scritto. Il punto culminante di tali atti iconoclasti è rappresentato da 4:33, un lavoro che dura appunto quattro minuti e trentatré secondi di silenzio. Su tali atteggiamenti sarà la Storia a stabilirne la portata, oltre la curiosità del momento.
  6. E’ assai in voga presso un certo giornalismo, soprattutto televisivo, usare i termini suddetti, evidentemente in modo improprio ed approssimativo.

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20 thoughts on “La musica in Italia oggi.

  1. volevo suggerire ai frequentatori di camminnado scalzi questi piccoli spunti: sta a voi approfondire.
    1) rock tv (canale 718 sky) in particolare dalle 14 alle 15.
    2) il progetto rezophonic
    3) paola maugeri su virgin radio.

    le mie piccole osai di speranza. So che con il post magari c’entra poco, soprattutto per via del diverso stile musicale. ma in Italia abbiamo bisogno di diffondere nei giovani la cultura della musica. Italiana o straniera che sia… ma di quella musica fatta con passione. nel mio caso metal… nel vostro qualsiasi musica vogliate. ma che sia Autentica, frutto di serate nei garage o in locali con zero pubblico… musica propria, magari suonata “male” per via dell’emozione. ma basta con le COVER-BAND!
    ed un CD, se vi capita di ascoltare qualche gruppetto… compratelo a fine concerto. a volte bastano 5 euro ed è un gesto fondametale

  2. Putroppo al giorno d’oggi l’investimento nella Cultura è ai minimi termini e non intravedo rosee aspettative. La cultura misura il progresso di una nazione. Se Maria de Filippi e X-Factor fanno grandi ascolti… siamo un popolo stupido.
    La musica lì è svilita.

    Un’altra cosa: vi siete mai chiesti dei fenomeni di bullismo nelle scuole? La musica allieta gli umori, nobilita l’animo, ci riscatta dalle bestialità. Perchè s’insegna, al momento, così poco musica cioè solo alle scuole medie? Si spera nei licei musicale, sì…

    Ma voi ci avete mai pensato alla forza che la musica ha? Ha una forza incredibile, passa tra gli oggetti, tra le pareti. Noi stessi siamo fatti di vibrazione, di suoni, di ritmo. Eppure si pensa solo all’aspetto d’intrattenimento.

  3. Eh, gran bell’articolo. Purtroppo credo che il discorso si possa ampliare tranquillamente a qualsiasi altro argomento creativo/artistico/culturale.
    Ad esempio, certe frasi le potrei prendere pari pari e applicare al campo della scrittura.

  4. non credo affatto che la situazione sia questa. o meglio per un certo tipo di musica può essere anche vero. ma quella musica ha rinunciato da tempo ad essre patrimonio comune per rinchiudersi nelle torri d’avorio a masturbarsi di intellettualismo. Ecco il genere che tu canti come perduto è un genere morto. Non significa che la musica sia morta, ma che stia cambiando. Non vedo imbarbarimento di sorta. Vedo altre storie. Esemplifico: in letteratura l’entrata del nuovo genere romanzo era vista all’inizio dell’800 più o meno come tu vedi la canzone oggi . E’normale che accada questo. E trovo sciocco piangersi addosso invece di fare, inventare, cambiare, e anche adeguarsi ai tempi. Da sempre i tempi non sono favorevoli: bisogna quello che c’è, bisogna il presente

  5. Bene, se bisogna adeguarsi al presente adeguiamoci a questo splendido, meraviglioso e affascinante presente del cazzo e vaffanculo, sì vaffanculo alle centinaia di anni di musica (scusa se sono pochi) per adeguarci a questo splendido presente sì. I vari Bach, Beethoven, Schoenberg, Varese, Maderna (e tanti altri mi scusino le signorie non citate) ma sì… cosa cazzo perdiamo il tempo appresso a ste cose vecchie e vetuste.

    Ma che ci facciamo a fare le seghe mentali su una nota per giorni interi se alla gente non frega niente… Dopotutto abbiamo una letteratura straordinaria presente, di bel canto, neomelodici, musicanti. C’è quella, don’t worry be happy. Abbiamo una società che ci considera per i matrimoni, per la taverna e per qualche serenata.

    Ma la forma canzone non esisteva già nel medioevo? E la scopri oggi? Ma la società capitalista insensibile verso l’arte (vedi non cultura) cosa diamine può abbracciare? E poi siamo noi i reietti… quelli che si sforzano a fare musica perchè ci credono.
    Ma tu vedi…

    La tua convinzione è il mio dramma esistenziale da musicista!

  6. Articolo impeccabile, un sentimento che condivido appieno e capisco, anche se probabilmente non a fondo, essendo io un musicista amatoriale. Sicuramente la nostra società fa di tutto per non promuovere forme d’arte di questo tipo (e come diceva Obi, il discorso si può ampliare a tutte le arti) a favore delle opere di facile consumo e vendita, dell’imposizione dei media e tutto il resto…

    Vorrei però sollevare uno spunto di discussione. La musica classica, così come negli altri ambiti, una volta che viene ghettizzata fa l’errore inverso, si chiude a riccio e da di sé l’immagine di qualcosa di elitario, di irragiungibile. Basti vedere i termini che vengono comunemente usati negli ambienti, quel “musica colta” che a me tanto da sui nervi. Quindi sì, le torri d’avorio esistono, purtroppo.

    Bisognerebbe che cadesse questo velo di snobbismo che sembra avvolgere gli ambiti “alti” della produzione artistica, bisognerebbe trovare un modo per portare questa musica “colta” nell’era moderna, portarla a confrontarsi con la canzonetta, con la musica cosiddetta “leggera” (che poi per me differenze tra Bach e i Radiohead non ce ne sono, sia chiaro).

  7. Bene ragazzi anche io ne so qualcosa di Medicina, ma non faccio il medico. Posso prescrivere qualche cura per il mal di testa: mi posso chiamare Dottore?
    So anche giocare a calcio, in difesa… già quelle partitelle tra gli amici, me la cavo davvero male in attacco (ma anche in difesa). Posso chiamarmi calciatore?

    Il mercato con i suoi modelli ha fatto perdere di vista il “vero” musicista, quello che ha studiato per tanti anni come esattamente un vero dottore, quello che si è allenato assiduamente come un vero calciatore. Quindi ben venga l’accezione “colta” per quella musica da differenziare da quella non “colta”, fatta da molti mestieranti e musicanti. Tuttavia nulla vieta ad un qualsiasi compositore di fare musica non colta. La trovo una predica sterile.

    Poi personalmente io ascolto anche i Metallica, Led Zeppellin, Gun’s ‘n’ Roses, Queen, Elisa, Ligabue tanto per dirne qualcuno. Anche gli Oasis (asd). Niente da dire sul loro operato, li rispetto. Gli “snob” in realtà sono persone piuttosto vuote e quelle stanno sia nella musica classica che leggera.

    Un modo per portare la musica colta nell’era moderna? Insegnandola a partire dalla scuola dell’infanzia!
    In Germania hanno provato sperimentalmente sin dalle elementari a studiare musica a-tonale, con grandi stimoli e curiosità dei piccoli. Un ottimo risultato. Perchè? Perchè le menti dei piccoli sono in formazione e sono più elastiche ad ascoltare suoni che noi adulti potremmo reputare estranee, sgradevoli, noiose.

    Allora non siamo noi musicisti a chiuderci nelle torri d’avorio… siete voi ad aver paura di crescere! Non metto in dubbio che siano state scritte delle porcate nel ‘900 ma non facciamo di tutta l’erba un fascio. Anche nei secoli scorsi è accaduto.

    Il problema è che non si vuole approfondire un bel niente, si vuole rimanere legati agli “affetti” musicali per una vita intera… ma chi ve li ruba? Non bisogna rimanere in poltrona ma evolversi alla ricerca del sublime!

  8. Alessandro hai pienamente ragione! lasciamleo dire. Il discorso sui bambini è giusto secondo me. crica 2 anni fa i miei nipoti avevano 5 (femmina) e 3 (maschio) anni , stavano sempre in giro per casa in cerca di DEVASTAZIONE tipica di una coppia di fratellini a casa dei nonni. una sera ho messo metal a palla in cameretta, li ho chiamati e li ho fatti sfogare una decina di minuti. li facevo “pogare”, danzare. la volta dopo sono loro che sono entrati in cameretta dicendo “zio zio zio zio ci metti la musica?”.
    per carità… a loro la scelta di cosa ascoltare. forse (purtroppo) sarà stata l’ultima volta che avranno ascoltato quel tipo di musica.
    ma l’esempio, estremo nel suo genere, vuole avvalorare la tua tesi: “abusiamo” dell’elasticità metale dei bambini. stimoliamola! chissà se un giorno attraverso i social network partirà una rivoluzione culturale. boh…

  9. “forse (purtroppo) sarà stata l’ultima volta che avranno ascoltato quel tipo di musica”: mi è uscita malissimo sta frase!!😀 scusate!
    voglio dire, non so se in futuro ascolteranno ancora quel genere! di sciuro finchè mi ronzano intorno si!🙂

  10. per “sdrammatizzare” un pò vi propongo questo… per capire un pò dove siamo andati a finire…

    che schifo, che schifo, che schifo. Questo video non meriterebbe nemmeno ti essere condiviso in un post come questo, ma è per farvi vedere fin dove la gente è disposta a spingersi…

  11. torri d’avorio,musica colta,musica leggera…spesso questi termini vengono usati in modo talmente improprio che il loro significato viene letteralmente distorto.
    anch’io studio da musicista(dico “studio” perchè non mi sento per niente ancora un musicista,con tutte le scoperte che faccio ogni giorno!)e sono in perfetto accordo con tutto quello che ha scritto alessandro.
    mi viene da puntualizzare una cosa che non è stata detta:”musica colta” non significa “la musica dei colti”.chiunque pensi una cosa del genere commette un errore gravissimo.
    la musica è un LINGUAGGIO UNIVERSALE!!!
    è un linguaggio accessibile a tutti,per il semplice fatto che la musica “è bella”,e citando un padre francescano”il bello unisce”.
    prendiamo un Puccini,un Verdi,Leoncavallo(per rimanere in ambito nazionale)la loro musica era(è) colta,ma commuove tutti,indipendentemente dalla loro cultura.tant’è che la loro musica è stata portata anche ai popolani(che non potevano permettersi il Teatro)grazie alle Bande musicali,ottenendo lo stesso identico successo.
    musica colta quindi significa solo che è stata ragionata nota per nota,che è frutto di lunghi periodi di riflessione,dopo piccoli istanti di ispirazione.
    quindi attenzione a parlare di torri d’avorio,perchè come si è detto già in precedenza,spesso sono gli altri a snobbare la musica classica.
    e parlando di bambini,non sapete quanto siano interessati alla musica classica,alla musica dal vivo…sono pieni di domande,sono increduli quando vedono delle persone che suonano un violino,un clarinetto,un flauto,un violoncello,un’orchestra.è su di loro che bisogna puntare…sono l’oro la speranza dell’umanita(non solo di noi musicisti o aspiranti tali)

  12. ragazzi è vero. purtroppo la musica colta, che come ha ben colto francesco non significa solo per gente di una certa cultura e preparazione, ma musica fatta con criterio da persone che sanno esattamente quello che stanno facendo non si improvvisano. solo che purtroppo attualmente questa cosa viene demonizzata, chi ascolta musica classica nella maggior parte dei casi viene visto come uno snob, un intellettualoide del ca**o . questo però è anche colpa di chi la musica l’ha fatta e la fa con consapevolezza ovvero dei musicisti. c’è gente che dice che perchè magari studia pianoforte in conservatorio (o altro strumento) e fa un certo tipo di musica allora quella è la vera arte, tutto il resto non lo è. è un discorso condivisibile fino a un certo punto perchè poi ecco, la gente che non capisce preferisce un genere più immediato, come le canzonette fatte da alcuni cantanti e cantautori che non dicono nulla di nuovo. ma se fatte in un modo diverso magari più attento e accorto a certe piccolezze, giochi timbrici etc. possiamo ripartire da li per costruire, in fondo anche stravinskij ha scritto la suite di pulcinella per diffondere il nuovo modo di comporre. si può fare

  13. ragazzi,quel video è osceno(per i contenuti),per non parlare delle qualità canore dei cantanti.
    musicalmente poi,meglio tacere!!!!!!!!!

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