L'identità su internet

da Supereroi Mascherati a protagonisti del Grande Fratello.

[stextbox id=”custom” big=”true”]Questo articolo è stato pubblicato sul numero di Novembre della bellissima rivista online Blogmagazine. Vi invitiamo a raggiungere il sito e a leggere tutti gli articoli di questo mese, tra i quali trovate anche quello che state per leggere qui di seguito.[/stextbox]

ICQEra da poco trascorsa la prima metà degli anni novanta. La gente cominciava ad affacciarsi su internet, barcamenandosi tra una linea dial-up e l’altra, accompagnati dal cacofonico suono del modem che brontolava il numero telefonico a ogni login, annotando magari su un quaderno il tempo trascorso online, per evitare sorprese in bolletta.

Era un mondo tutto nuovo, da scoprire, ancora non consapevole di se stesso. I primi mezzi di comunicazione di massa online, superata una prima fase composta da email e newsgroup, erano principalmente due: i canali IRC e i primissimi Instant Messenger. Ci sentivamo tutti un po’ hacker, novelli Neo (e pensare che Matrix sarebbe uscito solo qualche anno dopo!), tizi a metà strada tra i Lone Gunman di X-files e Matthew Broderick in War Games, in realtà tutti un po’ spaventati da questa nuova forma di comunicazione senza controllo.
SpidermanIn questa prima fase, che noi usassimo ICQ o MSN (liste di contatti ristrettissime ovviamente… ricordo che l’indirizzo msn si dava solo a persone fidatissime!) o mIRC, l’imperativo era uno soltanto: nascondere la propria identità. Ed ecco che nascevano i nickname, i soprannomi, gli alias che ci avrebbero identificati online. Di giorno potevamo essere un Paolo Rossi qualunque, di notte, passata l’ora dello “scatto alla risposta”, assumevamo la nostra identità segreta online. Alcuni di noi erano dei veri e propri miti sui chan di discussione su IRC (ricordo diatribe infinite per avere la moderazione di un dato chan, status per pochi vip), si trattava di un’era totalmente romantica. Ci si poteva fingere chiunque. Poco importava che dall’altro lato della chat ci fosse un camionista di cinquant’anni… Lola25 per noi era la bellissima ragazza che si era descritta come tale. Ci credevamo perché volevamo così, perché eravamo protagonisti di un enorme gioco di ruolo di massa, senza regole scritte, ma rispettate da tutti. Era un po’ come essere dei supereroi, o forse è meglio dire antieroi. Si smettevano i nostri panni di studenti, lavoratori, quant’altro e si indossava la nostra maschera sotto forma di nick. Ogni nick poi aveva la sua storia, e si trovava spesso sui Forum di discussione un thread dedicato esclusivamente al significato e alla storia di ogni nickname. L’unicità era fondamentale, e andava di pari passo con il totale anonimato.

L’avvento di C6 portò l’instant messaging e la comunicazione sociale su internet alle masse. Chattare non era più una roba da soli nerd, ma cominciava a diventare il modo per conoscere gente, per comunicare, per flirtare. Internet cominciò ad essere l’estensione naturale della Smemoranda dell’adolescente di turno. Inutile dire che la prima generazione, più nerd, non vedeva molto di buon occhio questa innovazione. Tutto questo spostò lentamente il concetto di comunicazione attraverso internet verso qualcosa che fosse più massificato, qualcosa che fosse utilizzabile da tutti. La lista dei contatti di Msn cominciava ad allungarsi, ICQ passava di moda, i Forum spopolavano. Erano i primi anni ’00. Nasceva un nuovo fenomeno sociale di massa, quello dei Blog. Weblog, siti precostituiti in cui ognuno poteva scrivere i propri pensieri, anche con una conoscenza minima del codice html. I blog di allora erano totalmente diversi da oggi: era un fiorire di diari personali, di sfoghi, di considerazioni. Era cominciata l’era dell’esibizionismo su internet.
Era un periodo in cui nascevano delle vere e proprie Blogstar, personaggi della blogosfera che erano preceduti dalla loro popolarità, alcuni giunti persino a scrivere dei libri. Nascondersi stava diventando ormai fuori moda, i nick stavano cominciando a sparire a favore di persone vere, che avevano delle facce vere, magari delle foto personali, e non più avatar che li rappresentassero. Gli elfi e i cantanti rock lasciavano spazio alle facce della gente comune, il supereroe toglieva la sua maschera e si svelava per quello che era in realtà. Il “romanticismo” era finito.

Grande FratelloCi si avvicina così al giorno d’oggi, l’epoca dell’esplosione del social network. Da noi in Italia il primo boom l’ha avuto Badoo, ricettacolo dei peggiori elementi alla ricerca di una conquista facile, sintesi internettiana della discoteca nella vita reale. Snobbato dalla classe nerd, è stato il primo Social network a far parlare di sé dalle nostre parti. Nel frattempo la lista dei contatti msn è diventata spropositata, ci sono contatti che nemmeno conosciamo più, e riguardare quello screenshot di dodici anni fa, con quattro – QUATTRO – contatti totali fa quasi scendere una lacrima di commozione.

logo_facebookIl nickname perde tutto il suo valore, gli account di Gmail e di Google in generale premono per una totale “esibizione” della propria identità, fino all’arrivo di Facebook, che come uno tsunami inarrestabile spazza via tutti gli ultimi dieci anni di antieroismo virtuale. E’ finita l’era del “segreto”. Siamo entrati nell’era del Grande Fratello. Ma non un Grande Fratello Orwelliano, imposto dall’alto, gioco a cui siamo costretti. Piuttosto un Grande Fratello in salsa Endemol, dove noi tutti, nostro malgrado, ci siamo iscritti volontariamente e volontariamente facciamo a gara a scrivere di tutti i nostri più intimi fattacci. Pensateci, fate un salto su facebook e guardate un po’ quante informazioni dei vostri amici avete sott’occhio: potete sapere dov’era una data sera, con chi era, se è fidanzato o meno, se legge e cosa, che film ha visto al cinema, qual è il suo gruppo preferito. Tutto esibito, fotografato, taggato e impacchettato volontariamente. Un immenso supermercato di informazioni che costano un semplicissimo “Richiedi amicizia”, e null’altro. Internet non spaventa più come un tempo, e se nella vita reale proprio non siamo riusciti a guadagnarci il nostro quarto d’ora di celebrità tanto agognato, cerchiamo nel fluire della vita telematica uno scampolo di notorietà di cui tanto abbiamo bisogno.
A pensarci bene, che lo facessimo –nei primi tempi- nascondendoci dietro un nick e fingendoci altri da noi, o lo facciamo oggi mostrando tutte le volte che andiamo in bagno, rimane ancora un fattore in comune: la continua e costante fuga dalla vita reale.

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10 pensieri su “L'identità su internet

  1. articolo bellissimo complimenti davvero, forse si stava meglio quando si stava peggio, prima tutto era basato sull’immaginazione, oggi non piu.. peccato

  2. Era un’epoca più “romantica”, senza dubbio. Anche io preferivo quei tempi, c’era tutta una mitologia dietro alla propria identità internettiana, che rendeva tutto più divertente e affascinante.

    Chissà dove andremo a finire in futuro.

  3. Semplice: alla fusione uomo-macchina (realtà aumentata, nanomacchine, led luminosi sotto la pelle, il futuro è oggi!) e, di conseguenza, alla fusione delle identità reale-virtuale.

    PS: ma ‘sto articolo è stato pubblicato solo ora? L’ho revisionato secoli fa lol 😀

    • Prima o poi scriveremo qualcosa sulla realtà aumentata, è un argomento che mi ha sempre affascinato molto.

      Se tu avessi letto dall’inizio, avresti capito che questo è l’articolo che abbiamo scritto per Blogmagazine uscito una settimana fa, l’abbiamo semplicemente riproposto. FAILObi. 😀

  4. Ho letto dall’inizio, sbruffone. 😛
    Semplicemente, credevo che fosse un articolo già pubblicato su CS e poi mandato a Blogmagazine.
    Invece lo conoscevo perché l’avevo revisionato, ma era direttamente per blogmagazine. FAILGriso. 😀

  5. Ho divorato il tuo articolo come si divora un bestseller. E la conclusione a cui sono arrivata è che… sono vecchia. Leggendo, mi sono resa conto di cosa provavo quando accedevo ad internet per le prime volte, quando, come dici tu, sentivo il “cacofonico suono del modem” e tenevo d’occhio il tempo in cui rimanevo su internet, pena una forte sgridata di mio padre. Ricordo quando entrai una volta in una chat pubblica sul sito di una persona famosa e, per puro divertimento, insieme a mia sorella, cominciai a denigrare il personaggio pubblico solo per vedere la reazione degli altri e ricordo anche le risate che mi facevo (ero piccola, eh!). Bei tempi. Mi scende quasi una lacrimuccia… grazie, Griso, bellissimo post 🙂

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