Se la bandiera non è in campo ma in curva – Tredicesima giornata

51336408NP005_juv_sampLa Roma è in difficoltà, ottiene qualche buon risultato ma non riesce a brillare. E’ come se manacasse qualcosa… un qualcosa che trascini, che ti dia la carica e che ti faccia fare quel salto di qualità di cui hai bisogno. Manca… Totti! Ecco cosa manca.

Contro il Bari, formazione-sorpresa del campionato, il “Pupone” torna e sigla una splendida tripletta balzando in vetta alla classifica dei cannonieri. La sua presentazione mi ha fatto porre una domanda: ma nel calcio di oggi esistono ancora le “bandiere“? Ci sono ancora giocatori che se pensi alla loro squadra di appartenenza ti vengono subito in mente loro? Probabilmente sono rimasti in pochi… ma sicuramente ci sono. Totti è un esempio eclantante. Amato dalla curva, romano e romanista, parte delle giovanili ed arriva ad essere il leader della prima squadra, senza lasciarla più. Qualche screzio con la sud, ma quello accade ovunque.

Anche a Maldini infatti venne rivolta qualche critica il giorno del suo addio, ma è innegabile che anche il diffensore degli occhi di ghiaccio possa definirsi una “bandiera” della truppa rossonera (così come Franco Baresi prima di lui) ed anche Maldinimaldini_R375x255_31mag09ha fatto la trafila Pulcini-Tetto d’Europa sempre con la stessa maglia. Ciò non vuol dire che bandiera si nasca, lo si può anche diventare, si pensi all’altra sponda di Milano. Chi è la “bandiera” dell’Inter? non il bomber Milito, non l’irrefrenabile Balotelli (non ancora almeno), non il motore Stankovic, no, la “bandiera” è il “Pupi” ovvero Javier Zanetti. Protagonista degli anni in cui l’Inter è stata la barzelletta della serie A (e sono stati tanti) come di quelli attuali fatti di successi. Sempre là, sempre in campo. Qualcuno una volta disse che questi scudetti nerazzurri sono un po’ più suoi che degli altri giocatori… Beh io concordo appieno.

E che dire ad esempio di Alessandro del Piero? Anni di prodezze e trionfi con la Juventus, tante offerte supermilionarie rifiutate, un mondiale vinto per poi andare a giocare in serie B dopo lo scandolo di calciopoli. Sempre con la maglia a strice bianconere. Non stupisce dunque se gli juventini lo vogliano sempre in campo e lo considerino un idolo assoluto. Si raccoglie sempre quello che si semina, è così.totti (1)

Le “bandiere” non sono solo quelle di serie A, ogni piccola squadra può averne una, come il mitico Paci, centravanti storico della Lucchese (amarcord) fino ad arrivare a quelle delle categorie più basse (ogni paesino può avere il suo “fenomeno”). Ci sono anche quelle di altre nazioni… al momento mi vengono i mente Puyol per il Barcellona (catalano fino al midollo, prodotto della “cantera”) e Raul per il Real (magnifico esempio di professionalità) giusto perchè si avvicina il super classico spagnolo.

Voi che ne dite? Queste bandiere esistono ancora o no?

Risultati 13^ Giornata Serie A

13 ˆ GIORNATA Andata
21,22-nov
Bologna Inter 1-3
Fiorentina Parma 2-3
Livorno Genoa 2-1
Sampdoria Chievo 2-1
Milan Cagliari 4-3
Palermo Catania 1-1
Siena Atalanta 0-2
Napoli Lazio 0-0
Roma Bari 3-1
Juventus Udinese 1-0

[stextbox id=”info” caption=”Camminando Scalzi su Blog Magazine Novembre 2009 !!!” bcolor=”4682b4″ bgcolor=”9fdaf8″ cbgcolor=”2f587a”]Sul nuovo numero di Blog Magazine, potete trovare un bellissimo articolo del nostro Marco “Griso” Iorio:  I social network e l’identità su Internet.


Correte a leggerlo: http://www.blogmagazine.net/novembre_2009.php?pag=42 !!!![/stextbox]

Recenchiacchiera: Them Crooked Vultures

[stextbox id=”custom” float=”false” width=”350″ color=”000000″ ccolor=”000000″ bcolor=”d36f02″ bgcolor=”FAD875″ cbgcolor=”fab837″ image=”http://www.camminandoscalzi.it/50px”%5D

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Una nuova rubrica su Camminando Scalzi.it

Siamo orgogliosi di presentare una nuova rubrica che è un po’ un esperimento: la RECENCHIACCHIERA! Come si può intuire dal titolo, è un incrocio azzardato tra una recensione e una chiacchierata in chat. Da quanto ne sappiamo, si tratta di qualcosa di nuovo ed originale che non si è visto da nessun’altra parte. Non mancate di farci sapere cosa ne pensate![/stextbox]

Di cosa parliamo: Il rock è morto? Andatelo a chiedere ai Them Crooked Vultures. Secondo me vi risponderanno con un rutto all’unisono. Stiamo parlando di un gruppo rock formato da Josh Homme (Kyuss, Queens of the Stone Age, Desert Sessions) alla chitarra e alla voce, Dave Grohl (Nirvana, Foo Fighters) alla batteria e John Paul Jones (Led Zeppelin) al basso. Il loro disco d’esordio (omonimo) è uscito questa settimana. Qui trovate i testi di tutte le canzoni.

Chi ne parla:

Obi-Fran Kenobi Obi-Fran Kenobi. Influenze principali: Nirvana, Smashing Pumpkins, Foo Fighters, Aerosmith.
Il Fedel Griso Il Fedel Griso. Influenze principali: Queens Of The Stone Age, Foo Fighters, The Cure, Radiohead, Pink Floyd.

Come leggere questa recensione: Per chi non ha ancora il disco: fatevi aiutare dalle frasi in grassetto; vi è concesso saltare le disquisizioni sulle singole canzoni. Per chi ce l’ha già: fatelo partire. Tenete il ritmo.

No one loves me & Neither do I

Them Crooked VulturesG: E’ il primo brano dell’album, io l’ho vista come una sorta di dichiarazione di intenti. “Questi siamo noi, i Them Crooked Vultures”. Già da qui si capisce la “pazzia” musicale che permea tutti i brani. Una canzone praticamente divisa in due: una parte più blues/rock classico, e poi un inferno pesantissimo nella seconda metà. Basso martellante, batteria potente. Diciamo che nella seconda parte siamo nel mondo dei Led Zeppelin, anche se il cantato di Josh riporta inevitabilmente ai QOTSA.

O: A me fa impazzire la seconda parte. Quel riff è una cosa esaltante. D’altronde l’hanno scelto pure come biglietto da visita nel filmato di 30 secondi che passò su youtube subito dopo l’annuncio della formazione del gruppo…

G: Però concorderai che funziona molto meglio inserito nella canzone, quel brano. L’arrivo della parte “aggressiva” è molto più funzionale così, è disorientante.

O: Disorientante è dir poco, io non ci capisco più niente quando partono con i tempi dispari. Non che sia un esperto al riguardo, ma veramente non capisco come riesce a cantarci sopra.

G: Sì, musicalmente si capisce che siamo a livelli altissimi. I tempi “strani” sono una componente fondamentale che si ritrova in tutto l’album.

O: Vero, è pieno di variazioni e bridge.

G: Ieri ho provato a suonare qualcosa con la chitarra, ed effettivamente la prima cosa che ho pensato è stata “Ma come cazzo fa a cantare su questi tempi?”… E’ veramente impossibile.
“I know how to be lost in lust,
not because you should, but because you
must.”
Dichiarazione di intenti? Dovete lasciarvi andare alla lussuria (in questo caso musicale)!

O: Ma l’effetto del basso sul riff della seconda parte che diavolo è?

G: Dovrebbe essere una specie di slide bass, una cosa che non avevo mai visto…

Mind Eraser No Chaser

Them Crooked VulturesO: Ecco che parte mind eraser, che se non sbaglio è il secondo single?

G: Dovrebbe.

O: Parliamo della componente stilistica di sti avvoltoi. Ricorderai che all’inizio (quando hanno cominciato a girare su youtube i bootleg dei concerti) ti espressi alcune perplessità sul fatto che suonasse troppo QOTSA…

G: Sembra si siano “spartiti” più o meno tutti i brani, anche se essendo Josh a scrivere le canzoni, la componente “desert” è la più presente. Questo è il brano che puzza più di Dave Grohl, soprattutto nel ritornello. Siamo nel mondo Foo Fighters.

O: A livello di testi però non mi sembra di vedere nemmeno l’ombra di Grohl.

G: Intendevo come mood musicale naturalmente. I testi sono tutto lavoro di Josh, palesemente.

O: Mi chiedo se sia una buona idea, considerando anche suoi lavori come “feel good hit of the summer” (il Griso ne ha parlato in Listening. ndR), che non brillano certo per contenuti…

G: Non so quanto sia una buona idea, penso che sia stata una scelta consapevole mantenere questo stile di testi. Volevano essere cattivi, si sono rivolti al più cattivo dei tre. Mi si passi il termine “cattivo”.

O: Userei “badass”, senza tradurlo 😀 . Però secondo me è un mezzo peccato… A livello di contenuti sti avvoltoi sono piuttosto vuoti. Mi son letto tutti i testi ieri sera e a parte un paio di canzoni non dicono proprio niente… Almeno apparentemente.

G: Ma secondo me è anche meglio così. Visti i tre mostri sacri l’accento era puntato negli intenti nella loro musica, in come i loro tre generi si siano fusi insieme. Dovevano fare del Rock, non penso si siano concentrati troppo sui contenuti dei brani.

O: Giusto così, in effetti.

New Fang

O: E’ appena partita New Fang (ascoltala su youtube), che dovrebbe essere il primo singolo. E’ una canzone esaltante, con un riff potente e un cantato trainante. Ti incuriosisce il titolo… Poi vai a leggere il testo e vedi solo una trafila di frasi a caso…

G: Decisamente il singolo trainante, anche questa con un tempo stranissimo nella strofa. Pensa che è uscita la versione scaricabile per Guitar Hero. E’ il pezzo che rimane più impresso. Sì, a livello di testo questa non significa assolutamente niente. 😀

O: Tornando sullo stile musicale… Secondo te l’esperimento di mescolanza dei generi dei tre “gruppi base” è riuscito? Io credo che la componente QOTSA sia troppo prevalente. Ma forse è una mia impressione, dovuta al fatto che sia Josh a scrivere i testi e cantare.

G: E’ riuscito, ma non del tutto. Quello che forse si sente di meno è proprio Grohl, che si è limitato a fare il suo sporco lavoro dietro la batteria. Certo, l’ha fatto in maniera sopraffina. Sarebbe interessante saperne di più sul processo creativo.

O: Infatti, a parte un’azione di viral marketing esagerata, non è che sia trapelato granchè sul lavoro di ‘sta gente. Spero di vedere qualcosa in futuro perchè mi pare parecchio interessante.

G: Guarda, proprio ieri Josh e John in un’intervista hanno parlato di un secondo lavoro in progetto. Questo vuol dire che devono essersi divertiti molto. E’ partito il prossimo brano.

O: Ecco, il divertimento. Elemento chiave di questo disco, direi.

Dead End Friends

G: Sì, si sente che non hanno fatto altro che dare sfogo a quello che non hanno fatto finora. Si sente una certa libertà. Vorrei inoltre sottolineare come il “vecchietto” John Paul Jones abbia dimostrato una lucidità non indifferente alla sua età (63 anni, ndR).

O: La prima volta che l’ho ascoltato di fila (in streaming gratuito su youtube una settimana prima dell’uscita del disco, ricordiamo), la prima reazione che mi ha innescato è stata proprio la risata. Si percepisce chiaramente il loro divertimento, in ogni pezzo. I “vecchietti” di oggi hanno dimostrato di dare le paste a tanti sbarbatelli più giovani: vedi i nuovi album di Heaven&Hell, AC/DC, Kiss

G: Dead end friends mi sa molto di pezzo On the road. Da compilation da macchina. Un po’ orientaleggiante in qualche riff.

Elephants

themcrookedvultures

G: Gli elefanti. Mi sembra autoreferenziale.

O: Dinamiche esagerate in questo pezzo. Il primo minuto è semplicemente un capolavoro di follia.

G: Sì, è invadente, è grosso. Elefantiaco appunto.

O: Il testo? A me sembra un trip di LSD. Tu su che droga punti? 😀

G: Mah, Josh è uno che si fa un po’ di tutto, dinne una e ci prendi. 😀 Non so gli altri due, Grohl mi ha sempre dato l’impressione di bravo ragazzo. Jones sarà un gotha dell’acido, vista l’epoca da cui proviene.

O: Sì ma questa in particolare, con gli elefanti, mi pare proprio acido lisergico. 😀 Anche secondo me Grohl è abbastanza pulito, mi pare più orientato all’alcool. Ah, questo bridge mi scioglie. E’ la parte più tranquilla e poetica dell’intero album secondo me. Troppo bello.

G: Da notare anche la struttura delle canzoni, che non è sempre riconoscibile. Il dogma strofa-ritornello-strofa-bridge-ritornello è sempre difficile da identificare. Quello che ti sembra il ritornello poi in realtà è la strofa e viceversa. Altro effetto straniante più che voluto.

O: Sì, che rende il disco agevole ad un numero di ascolti praticamente infinito. Potresti ascoltarlo in loop per sempre.

G: Concordo, ce l’ho da tre giorni in loop continuo e non mi stanca mai.

O: Stranamente, è anche piuttosto immediato. Solitamente le canzoni complesse richiedono più tempo per essere elaborate ed assorbite. Invece in questo caso mi è bastato un ascolto completo dell’album per innamorarmene.

G: Altro sentimento costante nell’ascolto è il classico “questa è la mia preferita” ad ogni traccia. Capita solo con gli album costruiti da dio.

O: Ahahah, vero. Di nuovo il bridge che mi scioglie. Ha una profondità eterica, cazzarola.

G: “So come on…move
Roll over!
Are we coming over…”

Ecco perché dicevo che parla di loro, sono loro gli elefanti rock del brano.

Scumbag Blues

Uriah Heep
Gli Uriah Heep

O: Be’, questa è l’orgia della citazione. Un mio amico appena ha sentito il falsetto ha pensato agli Uriah Heep.

G: Sì sì, assolutamente. Il falsetto di Josh io l’ho adorato dal primo momento che l’ho sentito in un album dei QOTSA. Ha un modo di cantare troppo particolare. Qua siamo in mood Led Zeppelin. C’è un organetto ad un certo punto che è palesemente preso dagli anni ’70. L’atmosfera è quella. E poi facci caso: anche qui, stridore di sensazioni. La strofa è una roba quasi “allegra”. Il ritornello è un incubo, un vortice in cui cadi dentro, con quella chitarra che fa le scalette a scendere. Mette angoscia. Questo contrasto è bellissimo.

O: Vero, è inquietante.

G: Belle anche le backvocals senza effetti, fa molto “siamo in sala prove a suonare”.

O: Le backvocals mi pare siano sempre di Homme a parte in “Mind Eraser” dove si sente chiaramente Grohl, no?

G: No, da qualche parte, tipo in questo caso, le fanno Grohl e John. Spesso sono di Josh, ma comunque anche gli altri due cantano sempre.

Bandoliers

O: Bandoliers. “La mia preferita” (cit.) 😀

G: Questa mi sa troppo di Tarantino&Rodriguez. Siamo sempre sull’ “ontheroad”. Anche qui temi orientaleggianti. Si pesca dai primi album dei QOTSA, dove il deserto non era solo quello americano, ma anche quello mediorientale. Almeno nelle atmosfere.

O: Il testo e il tono sembrano parlare d’amore in una maniera strana. Un doversi necessariamente distaccare dalle emozioni forti per sopravvivere.

G: “I’m fooling myself,
Fooling myself into believing you”

Un amore disilluso.

O: Però poi c’è il ritornello: “Prepare, and take aim. Then fire”, che è quasi un’ammissione dell’impossibilità della cosa. “Sparami, perchè non riesco ad amare freddamente”.

G: Sì, nonostante tutta la disillusione, “io rimango bersaglio, mira e spara”. L’inevitabilità. Per quanto ci puoi riflettere, ci caschi sempre. Qui batteria mondiale, nella parte con i Synth arabeggianti.

O: Ecco, i synth come sono usati in questo disco sinceramente non li ricordo altrove. Sono allucinanti.

G: Hanno anche sperimentato molto, come con lo slide bass di “No one loves me”. E sono accordati in maniere assurde (forse in full drop D, ma io penso che alcuni brani siano addirittura in A, mille semitoni sotto).

Reptiles

O: Cosa saranno ‘sti rettili? I coretti effettati all’inizio mi ricordano gli strilletti dei ragazzini.Josh Homme John P Jones Dave Grohl

G: “Il mio brano preferito” (cit.) ^__^
Posso dirti cosa ci ho visto io nei rettili: strisciano (anche nella musica). Li ho interpretati come il “motore creativo”. Qualcosa che ti ossessiona, che per quanto tu ti chiuda in una gabbia, devi per forza farci i conti, ti aspettano fuori. Da musicista “romantico”, in questo brano ho visto l’impossibilità del non creare, vista quasi come una cosa negativa. Inaffrontabile.

O: Bella riflessione. Io ci ho visto più l’aspetto giocoso però (coretti infantili storpiati).
Il testo comunque non aiuta: è un nuovo delirio di frasi-collage.

G:“Let you reptiles I guess you’ll never know
But they won’t let you go
Because you’re the soup du jour
That’s for sure”

“Non ti vogliono lasciare andare”… Il testo è un delirio di frasi. Ce l’ha proprio con questi rettili.

Interlude with Ludes

O: Ecco, questa me la spieghi. 😀 Sembra un “fine primo tempo” cinematografico.

G: Esattamente, è chiaramente uno stacco, lo spottino, la pubblicità. L’atmosfera è quella di un abbandono. E’ come se volessero fare una pausa dalla furia che hanno scatenato finora. Lo stile old-time è fantastico. Sembra di ascoltare un disco su un grammofono. Anche se c’è sempre qualche urletto angosciante qua e là.

O: Eh, direi che è parecchio angosciante. Il testo sembra scritto da un assassino psicopatico. Senti qua:

“I’ve sharpened my knives
So I’m gonna use them
Oh…Baby
Oh…Lalalala
I’m gonna smother you with my love
Forever and ever, also forever”

G: Sì, secondo me parla di un killer seriale. Sembra la dichiarazione di intenti di un amore malato, che trova compimento in un ipotetico omicidio.

O: Interessante scelta per un interludio. 😀

G: “If you want me I’m yours
And even if you don’t want me (Lalalalalala..)”

Fantastico questo pezzo… Poi con la musica in sottofondo troppo angosciante, davvero. In realtà questa canzone è un incubo travestito.

O: C’è una parte che sembra una ninna nanna malata… Mi ricorda la musica di Shadowman nel livello “The Play Rooms“.

Warsaw or the First breathe you take when you give up

O: Il sottotitolo è semplicemente fantastico. “Il primo respiro che prendi dopo che hai mollato”. Un inno per tutti i perdenti e gli sfigati del mondo?

G: Assolutamente d’accordo. Perché Varsavia? Tu come l’hai interpretato?

Varsavia
Varsavia

O: Non ci avevo nemmeno pensato a Varsavia 😀 Mi sono concentrato sul sottotitolo. Grosso errore, non è l’unico riferimento storico del disco, ne vedremo un altro nel prossimo pezzo. Riguardo Varsavia, mi viene in mente la resistenza della città ai nazisti, che poi la rasero al suolo per rappresaglia, ma non ci vedo grossi collegamenti.

G: Forse semplicemente ha scelto Varsavia per l’idea che dà, una città fredda, dell’est europa. Magari c’è stato e ha concepito lì il mood o il testo del pezzo, chissà. Non capiremo mai finché non lo dichiara lui, va a capire cosa gli passava per la testa.

O: Un’altra interpretazione potrebbe riguardare la gestione del successo e della fama, una macchina che ti sommerge con violenza e ti annichilisce, se non sei intelligente o forte abbastanza.

“It’s all medals and trophy’s, trophy’s and medal
and all before the race has been run.”

Ti premiano sulla fiducia, prima ancora che la gara sia iniziata. E segue tutto il paragrafo sulle maschere e sull’importanza di liberarsene (“or kiss your ass goodbye”). Un inno alla genuinità?

G: E allo stesso tempo una “rivolta” sul fatto che questa genuinità è forse farlocca.

La strofa ricorda tantissimo “Burn the Witch” di “Lullabies for paralize” dei QOTSA. Una cosa che mi piace dei testi di Josh è che, sebbene siano uno stream of consciousness costante, ci sono frasi che colpiscono tantissimo. Usa costruzioni e metafore a volte che mi fanno impazzire, anche prese singolarmente. La frammentarietà della musica si rispecchia nella frammentarietà del testo.

O: In effetti questa metafora è fantastica: “Feel like a no-tell motel painting, out of place or ignored.” Mi sento come un anonimo quadro da motel, fuori posto o ignorato”… Secondo me oltre alle droghe usa anche il “Cut up” di Burroghs. Certe parti non si spiegano altrimenti.
Ecco la parte onirico/psichedelica. Non le apprezzo granchè, devo dire, ma il testo in questa parte è la cosa che mi ha colpito di più. 

Them+Crooked+Vultures“I know it hurts.
It hurts to be young.
Metamorphosis is pain, I know.
I said it hurts to be young.
Gotta learn every goddamn thing.
You gotta hack your way through,
and realize…it’s almost entirely lies.
But then you’ll begin to smile.
Smile for me, real.
Wide.
Then you accept what you are.
The transforming is done.
You’ve become…absorbed into, and you know.
I think I know what to do.”

E’ il bambino cresciuto Homme che consola gli adolescenti sfigati.

G: Stavo per copiarlo io. La crescita vista come metamorfosi negativa. Il sorriso che ti aiuta nella trasformazione. Ma è un sorriso che fai a lui, il tuo idolo. E’ una perdita di identità in realtà.

O: Dici? Io l’ho visto come un sorriso di incoraggiamento… L’ultimo verso secondo me è il più potente: “I think I know what to do.” E’ la maturazione definitiva, la crescita. Finalmente sai cosa devi fare della tua vita.

G: Esatto. E’ l’anima venduta al diavolo però, quello che devi fare te l’ha detto qualcuno! Mi ha colpito molto questa cosa.

O: Quindi tutti questi delay e riverberi su strumenti e voce pensi si adattino al ruolo luciferino che ha Homme mentre canta il testo?

G: Sì, l’atmosfera sulfurea è resa così. Anche sulla voce c’è un eco molto forte, che esprime lontananza, abbandono. E’ la rappresentazione della rockstar. Ti sussurra all’orecchio, ma in realtà è una presenza lontanissima.

Caligulove

O: Ecco il secondo riferimento storico. Le depravazioni di Caligola

G: Anche questa mi piace tantissimo. La strofa è di una potenza incredibile, rimane troppo impressa.

O: La prima strofa “In the temple of the heartless I was humbled & reborn… Into a god” è l’unica citazione (pur indiretta) alla biografia di Caligola, che si definì un Dio per compiacere alle popolazioni greche.

Caligola
Malcolm McDowell in "Caligula"

G: E’ un dio negativo però. E’ il dio della carnalità, della tentazione, dell’erotismo fine al piacere personale.

O: Sì, le follie e le depravazioni di Caligola sono storiche (Tinto Brass ci ha fatto un film, nel 1979, ndR). La battuta più famosa è quella in cui propose la carica di senatore al suo cavallo, vista la qualità dei senatori secondo lui. Non ti sembra molto attuale? 😀

G: Eh eh eh, senza dubbio. Anche qui organetti anni ’70 che sono veramente spettacolari. Danno un po’ anche la sensazione di vecchio film storico, non so se riesco a rendere l’idea.

“Darling, there are no taboos
in lust.
My veins coarse blood that’s
so
venomous.
WHEN HEARTLESS HEARS A HEARTBEAT…
HE’S JEALOUS”

Ecco la dichiarazione di intenti. La frase finale sull’invidia è spettacolare. Quando un senzacuore sente un battito di cuore, è GELOSO. Mi ha fatto venire la pelle d’oca. Quindi c’è una consapevolezza nella “negatività” del suo amore carnale. E’ geloso di un vero battito di cuore.

O: Sì, è chiaro che usa Caligola solo come spunto, per poi parlare di un tipo di amore malato (tema ricorrente?).

G: Gli amori di Josh sono sempre tutti malati, è un tema ricorrente in tutta la sua produzione.

Gunman

O: In una parola? Spettacolare.

G: E’ il pezzo dance. Qui si balla, qui nei concerti si impazzisce. Basso e chitarra fanno un giro incredibile.

O: Ricordiamo il motto con cui annunciarono nella newsletter che avevano messo in anteprima tutto il disco su youtube?

G: “FUCK PATIENCE, LET’S DANCE!”

O: Se non è genio questo.

G: Anche qui c’è un ritornello “vorticoso”, che ti trascina in basso. Ci si sente travolti dai mulinelli e dalle onde. E poi si riparte a ballare. E’ impossibile stare fermi con questo pezzo. Sì, è genio.

O: C’è un ritorno al tema di Bandoliers, ma ribaltato. Nella prima erano i Bandolieri a sparare su Josh, ora il Pistolero è lui. Ma ne parla in terza persona, come se lo trovasse dentro di sé e lo considerasse un elemento esterno:

“Gunman,
where you been?
You’re my
hero, savior, psycho, slayer.”

G: “Violence is just an incomplete thought,
coming to a complete
stop, stop.”

Ecco un altro contrasto pazzesco. Parte con una pseudo-critica, e poi porta a compimento il pensiero della violenza con l’affermazione “stop”. E’ lui che dà lo stop. Che in realtà è un inizio.

Spinning in Daffodils

G: Intro di pianoforte di John Paul Jones

O: E ora? Ci rigiriamo nei narcisi? Cos’è ‘sto piano tranquillo? Siamo finiti in un disco di musica classica senza accorgercene?

G: E’ il contrasto il tema portante, ed è portato avanti fino all’ultimo brano. Si comincia sereni, poi parte un riff martellante, stoner puro. Martellate cerebrali.

Narcisi
Dei narcisi

O: Perchè proprio i narcisi? Non mi pare c’entri la leggenda da cui prendono il nome (e quindi nemmeno il narcisismo)…

G: Non so, mi dà l’idea di qualcosa di spirituale. L’immagine che mi viene in mente è quella di una pozza d’acqua, di un abbandono, circondati dai narcisi. (Da wiki: “Il suo nome deriva dalla parola greca narkào (= stordisco) e fa riferimento all’odore penetrante ed inebriante dei fiori di alcune specie. […] Il bulbo del Narciso contiene un alcaloide velenoso – la narcisina – che provoca, se ingerito accidentalmente, disturbi neuronali e infiammazioni gastriche negli animali al pascolo o nell’uomo e, se non curato, in meno di 24 ore può provocare la morte.”)

“Is it safe to play god in the garden & king of the zoo?”

O: “I… Am so high
I just may never come down.”

Il disco si chiude con un gioco di parole. “Sono tanto in alto che potrei non scendere mai più”, ma “high” può intendere anche “troppo drogato”. Tanto da non poter tornare indietro?

G: Può darsi, ma è un verso che può significare di tutto. Come ho detto, ieri i tre hanno dichiarato che lavoreranno ad un secondo album, che sono decisamente entusiasti, tanto che Josh ha detto: “finché siamo in cima, perché scendere?”. Auto-citazione?

O: Però c’è anche un lamento in questa canzone. Forse il rotolarsi nei narcisi è un qualcosa che si trova nel “viaggio stupefacente” e va abbandonato troppo presto per tornare alla gretta realtà?

G: “What have you gone
and done my love?
Incinerated in the morning sun.”

E’ anche un abbandono d’amore, da un altro punto di vista. Da un lato l’abbandono subìto, dall’altro l’abbandono ricercato. L’abbandono positivo versus l’abbandono negativo. Il primo come soluzione del secondo.

O: Ok, quindi gli avvoltoi concludono il disco parlando di abbandono. Basta che loro non abbandonino noi.

AvvoltoioG: La sensazione che rimane è quella di “ne voglio ancora”. La banda alla fine, con il mantra recitato. Un grosso baraccone da circo che smonta le tende, e si sposta per il viaggio in altri luoghi. Ti lascia la stessa malinconia della fine di un Luna Park. “Abbiamo giocato per voi e con voi, ora andiamo da qualche altra parte”. Tra l’altro, la loro strategia per i tour è stata votata al “dovete cercarci voi”. Hanno fatto spesso concerti a sorpresa, annunciati solo qualche ora prima. Purtroppo viviamo in un paese sfortunato, in giro per l’europa hanno fatti sfracelli.

O: Spero che ora che è uscito il disco adottino un sistema di touring più normale, perché sono convinto che i bootleg che si trovano su youtube non gli rendano affatto giustizia.
Vado a cercare i biglietti per il Luna Park dei Vultures.

G: Prendine due.

Il braccio violento della legge

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Un nuovo autore su Camminando Scalzi.it

Presentiamo un nuovo autore qui su Camminando Scalzi, Dino Moio, che porta gli argomenti di cronaca alla ribalta su Camminando Scalzi.it. Dino oggi ci parla del terribile caso Cucchi. In bocca al lupo a lui, e buona lettura a voi.

La redazione di CamminandoScalzi.it

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Stefano Cucchi, un ragazzo di 31 anni, arrestato la notte tra il 15 e 16 Ottobre per possesso di una quantità illegale di stupefacenti e processato per direttissima, viene assegnato al carcere di Regina Coeli, l’ultimo luogo che riuscirà a vedere in vita. Ennesimo caso di massacro nelle carceri italiane ed ennesima falla di un sistema giuridico basato più sull’immunità riconosciuta alle figure istituzionali che sulla certezza della pena.

“… Che aveva il tuo stesso

e identico umore,

ma la divisa di un altro colore…”

Stefano CucchiStefano era un ragazzo che aveva problemi con la droga, e questo è un fatto. Stefano è stato colto in flagranza di reato, e questo è un altro fatto. Ma Stefano è un ragazzo, un uomo, un individuo che la tragica notte in cui ha avuto la sventura di fare la conoscenza di Regina Coeli, non aveva alcuna intenzione di incontrare la morte in quel luogo né tantomeno risolvere i suoi problemi personali a manganellate per mano di persone che rappresentano la legge e che in teoria dovrebbero salvaguardare la nostra sicurezza. Il più grande errore di Stefano è stato forse quello di trovarsi nel posto sbagliato, nel momento sbagliato con le persone sbagliate. Come sempre. La vita in fondo è appesa a casi e coincidenze, a piccole variabili che portano a grandi sconvolgimenti. Mi si potrà dire: ”Vabbè, ma se non avesse spacciato droga non avrebbe fatto la fine che ha fatto…” Benissimo. Diamo per buona questa osservazione. Allo stesso tempo però, usiamo lo stesso metro di giudizio per suoi carnefici, che a questo punto meritano la lapidazione pubblica. Gli infanticidi si beccano la sedia elettrica ed i pedofili vanno direttamente in pasto ai leoni. Ed allo stesso modo anche parcheggiare in divieto è trasgredire la legge. Allora autorizziamo anche i vigili a randellare chi mette l’auto fuori posto. Forse è eccesivo?!  Lo è nella stessa misura in cui un ragazzo viene ammazzato in carcere per 20 grammi di droga… Uno Stato come quello italiano, che ama definirsi democratico non può lasciare i suoi cittadini, esemplari o meno che siano, allo sbaraglio, alla mercè di criminali travestiti con un uniforme. Perché poi tutto si trasforma in un grande Carnevale, in cui niente è ciò che è e nessuno sa di chi fidarsi. Come sostiene infatti Christine Weise, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International: “Lo stato è responsabile della tutela dei diritti umani di tutte le persone, comprese coloro che si trovano sottoposte al controllo delle forze di polizia. Queste ultime, a loro volta, hanno la responsabilità di fare uso della forza entro i limiti di legalità, necessità e proporzionalità richiesti dal diritto e dagli standard internazionali sui diritti umani. Quando una persona si trova in stato d’arresto, le forze di polizia hanno l’obbligo di proteggerla dai maltrattamenti. Ogniqualvolta emergano dubbi circa l’effettivo rispetto di tali obblighi, indagini efficaci sono necessarie per garantire che la giustizia faccia il suo corso.” Già: lo Stato dovrebbe garantire il rispetto dei diritti fondamentali, ma non fa altro che nascondersi dietro falsa ed inutile burocrazia o dietro dichiarazioni di facciata menzognere.carcere

In questo caso l’altro lato della medaglia è quasi più torbido ed oscuro, perché oltre a consentire a questi criminali patentati di lavorare, lo Stato consente di esercitare la professione a medici che in una settimana non solo hanno fatto perdere  a Stefano quasi 9 chili ( e per un ragazzo che ne pesava 42 sono uno sproposito) ma hanno messo in atto un’opera di ostruzionismo fatta di burocrazia e fantomatiche autorizzazioni, che ha impedito alla famiglia di vedere Stefano ed avere informazioni circa il suo reale stato di salute, salvo poi consegnarglielo tumefatto in un obitorio, irriconoscibile, solo, alla stessa maniera in cui lo hanno lasciato morire.

Fortunatamente le testimonianze fotografiche di questo abominio hanno fatto il giro del mondo, che ha reagito con stupore e disgusto a questa pagina tristissima della storia italiana, manifestando il proprio sostegno alla famiglia Cucchi attraverso i mezzi più disparati. Tutti vogliamo, anzi pretendiamo, che in questa Repubblica delle banane, in questa democrazia da quattro soldi bucati, chi sbaglia paghi, chi commette un reato sia punito, chi commette un omicidio vada in galera per il resto dei suoi giorni.

Carlo GiovanardiIn questo clima di cordoglio per la famiglia Cucchi stona, come lo struscìo stridente di due metalli, la dichiarazione del sottosegretario Giovanardi che imputa la morte del ragazzo alla droga ed all’anoressia. Dando atto all’ex ministro di aver chiesto scusa per quanto dichiarato (e che a mettere le pezze a colori è un fenomeno…), una blasfemia di tale portata ci dà una fotografia nitida e palese dello stato comatoso in cui versa la nostra democrazia. Chi ci rappresenta (e dovrebbe difenderci) ci accusa; chi ha la nostra fiducia di elettori, non la ricambia minimamente. Tutti a portare acqua al proprio mulino, trascurando l’unica, vera cosa che conta: è stata spezzata una vita umana, la vita di un ragazzo come me e come tanti altri, che ha commesso i suoi errori, è vero, ma nessun errore vale una vita. Non voglio fare di Stefano un martire, perché di certo non ha voluto lui questa fine. Mi auguro però che sia l’ultimo orrore che la cronaca deve registrare, e che questi carnefici stiano sì in prigione, ma dall’altro lato delle sbarre.

Ci troviamo così, nell’era del progresso e della tecnologia, ancora ad affrontare problemi tipici dei regimi dittatoriali e totalitari. In uno Stato (apparentemente) civile e (apparentemente) democratico tali episodi dovrebbero essere da fantascienza e non periodici aggiornamenti delle pagine di cronaca nera. Chiudo l’articolo ricordando ai nostri tutori e rappresentanti della legge, quanto sancisce a riguardo la nostra Carta Costituzionale, e che nessuno può sostituirsi ad essa, soprattutto quando si è dotati di manganello e di una posizione di potere:

Art. 27  della Costituzione italiana:

La responsabilità penale è personale.

L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.

Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.

Non è ammessa la pena di morte.

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Web Comics</em

Tornano le vignette disegnate in esclusiva per Camminando Scalzi.
Oggi è il turno dell’ “elfo” Segolas, autore del blog a fumetti nel quale narra le sue avventure alcoliche e non!
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Segolas

La musica in Italia oggi.

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Un nuovo autore su Camminando Scalzi.it

Enrico Renna è un compositore italiano. La sua formazione è avvenuta presso il “Conservatorio San Pietro a Majella” di Napoli (dove attualmente insegna Composizione), con Umberto Rotondi e Luigi Nono. È considerato uno dei musicisti più completi e rappresentativi della sua generazione. Ha scritto musica da camera, sinfonica, elettronica o e teatrale eseguita in Europa e negli Stati Uniti, ha pubblicato diverse opere ed ha inciso dischi con BMG, Ricordi, Suvini-Zerboni, Edipan, RCA, CPC, Eurarte, Mnemes. Ha diretto l’Orchestra Alessandro Scarlatti della RAI di Napoli, l’Ensemble NNM, il Collegium Philarmonicum ed altri complessi musicali con programmi dedicati prevalentemente alla musica contemporanea. Sulla sua figura ed opera hanno scritto critici musicali quali Mario Bortolotto, Renzo Cresti, Girolamo De Simone, Gillo Dorfles. Collabora con diverse riviste musicali. È citato nel Dizionario Enciclopedico Universale della Musica e dei Musicisti della Utet. Nell’agosto 2009 fonda, nel Convento S. Antonio di Oppido Lucano, la Bottega Musicale Santa Maria de Jesu.

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Chi l’ha vista?

musica_3-280x284E’ scomparsa. Forse è rannicchiata in qualche angolino nascosto, forse è un vago ricordo. C’è da dire che prima è stata abbandonata. Negli Anni ’50 ebbe grande proliferazione: quattro orchestre Rai, associazioni concertistiche, cori, festival, e la ricerca. Già, gli studi di fonologia (1) in tutta Europa. L’Italia faceva sempre parte delle sorelle povere e un po’ sciatte, tuttavia la musica c’era, come l’editoria musicale, il diritto d’autore con il Fondo d’incentivazione per la Musica Contemporanea (2). Certo, perdeva pubblico e, come si dice, mercato. I linguaggi evolvevano, i compositori ricercavano, alcuni provocavano: lo iato tra gusto e offerta si allargava. Fino all’abbandono, fino alla scomparsa. Poi venne la grande stagione dei network aggressivi, della televisione, dell’intrattenimento puro e semplice, del Grande Fratello. Quale posto poteva occupare un’arte così intima, metafisica come la musica? La Rai dovette pure adeguarsi al gusto corrente: furono chiuse, negli Anni ’90, tre delle quattro orchestre Rai; l’editoria perse il sostegno di un diritto d’autore fatto di numeri e non di qualità, e così furono messe via anche le grandi, storiche case editrici italiane (3). Via, in un angolino: o sopravvivi in un aggressivo mercato o muori. Ma l’arte dei suoni raramente, nella storia, aveva occupato spazi globali; spesso era stata appannaggio di classi agiate o delle chiese (4), era un’arte colta, fatta di pensiero, difficile nell’approccio più di altre. Un po’ criptica, un’arte da conquistare. E quindi la bella dovette fare largo alla seducente, e diventò una Cenerentola. Non conta, quindi non esiste. raiCosa sia diventata la seducente, lascio ad ognuno la riflessione. Cosa vuole la gente, il gusto comune? La ricerca timbrica di un Varèse, la speculazione numerologica di uno Schoenberg, le proliferazioni dei materiali degli strutturalisti, l’alea controllata e non di un Cage, e via fino al silenzio (5); o vuole una bella canzonetta da canticchiare, magari lavorando, facile da ricordare? Con una bella armonia fatta di uno, due, tre accordi, magari da cantare accompagnandosi ad orecchio con una tastiera? I numeri parlano nel concreto: se vendi un milione di dischi diventi ricco e famoso. E allora la tua canzonetta diventa un concerto e la musica leggera italiana diventa la “grande musica italiana” (6)… Ed una provocante ragazzetta una donna assai ricercata. Così vanno le cose. Dunque, il presente è buio. Chi coltiva quest’arte lo sappia. E’ una missione. Eppure tanti giovani studiano, si affaticano, ricercano uno spazio che non c’è. Non è romanticismo, è la realtà, dura. Quale futuro? E chi può saperlo? Rimane un oggi desolato. Chi crede nella necessità di connotare una civiltà in modo meno mercantile rifletta! Ma c’è, non lo sentite, un assordante silenzio? Vuoto, solitudine, sofferenza, e vie di fuga da realtà crudeli. E riempirsi le orecchie di titillamenti aggressivi di poco costrutto. Questa la civiltà musicale italiana oggi.

Amen.

Note

  1. Gli studi di fonologia studiavano il suono nei suoi aspetti fisici e le possibili applicazioni in ambito di musica elettronica. In Italia famoso fu quello di Milano, fondato da Luciano Berio e Bruno Maderna, con Marino Zuccheri per la parte tecnica.
  2. Il Fondo d’incentivazione per la Musica Contemporanea dotava le pubbliche esecuzioni, soprattutto quelle radiofoniche, della musica colta di un’aggiunta piuttosto sensibile in termini di quote, tale da permettere agli editori di produrre anche in presenza di scarse vendite cartacee e discografiche. Il Fondo fu abolito nei primi Anni ’90.
  3. Casa Ricordi, una delle più antiche e gloriose case editrici musicali, fu venduta al colosso tedesco Bmg che già aveva acquistato la Rca italiana.
  4. L’uso sacrale della musica appartiene a tutte le epoche e civiltà.
  5. Sulle provocazioni, anche un po’ gratuite e snob, del simpatico John Cage molto si è detto e scritto. Il punto culminante di tali atti iconoclasti è rappresentato da 4:33, un lavoro che dura appunto quattro minuti e trentatré secondi di silenzio. Su tali atteggiamenti sarà la Storia a stabilirne la portata, oltre la curiosità del momento.
  6. E’ assai in voga presso un certo giornalismo, soprattutto televisivo, usare i termini suddetti, evidentemente in modo improprio ed approssimativo.

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Finite le qualifiche…vediamo la griglia di partenza!

Ci siamo. Il mondiale ha le sue 32 protagoniste. Sono partite in 204….ma 172 il mondiale lo vedranno in tv. A questo punto anche se mancano 7 mesi al grande evento, direi che è il caso di analizzare le squadre, visto che ci sono anche piccole sorprese, cercando fi fare un po’ di ordine e perchè no? Diamo anche un giudizio.

Partiamo dal nostro continente.  Sono quattordici i team che ce l’hanno fatta. Vediamo chi sono.
NEWS_1255557586_hamsik-slovacchiaDANIMARCA: Capitanati dal sempreverde Martin Jorgensen, i danesi hanno fatto davvero un ottimo girone di qualificazione. Senza superstar, hanno piegato Svezia e Portogallo (annichilendo Ibra e Cristiano Ronaldo) e dimostrando di giocare un ottimo calcio. Voto 7.
SVIZZERA: Elvetici che arrivano alla coppa vincendo un gruppo senz’altro non impossibile, forse quello più “debole” ma hanno comunque primeggiato. Difficilmente però potranno imporsi. Voto 6.
SLOVACCHIA: Assoluta sorpresa. Guidati dal meraviglioso talento di Marek “Marekiaro” Hamsik hanno ridicolizzato una fallimentare Repubblica Ceca (s’è spostato l’asse della vecchia Cecoslovacchia??) vincendo nell’ultima partita al fotofinish. Outsider senza esperienza, ma va già bene così.
GERMANIA: Tedeschi come sempre mai domi. Perdono colpi ogni tanto ma non falliscono mai gli appuntamenti importanti. Non hanno senza dubbio una squadra meravigliosa ma arrivano sempre in fondo. Voto 7,5.
SPAGNA: se i mondiali finissero alle qualificazioni gli iberici avrebbero quattro-cinque titoli. Poi quando conta davvero si perdono clamorosamente. Ma la squadra stavolta è fortissima e pare doveroso concedergli i favori del pronostico. Voto 8,5.
300px-Fabio-CapelloINGHILTERRA: basta un nome…Fabio Capello. Han vinto un solo mondiale…per giunta in casa e rubacchiandolo…stavolta partono davvero in pole grazie al tecnico friulano. Voto 8,5.
SERBIA: fortissimi in casa, dove hanno un pubblico anche troppo caldo (per non dire incivile) hanno una fucina di ottimi giocatori ma anche troppe figure di melma nelle fasi finali alle spalle. Potranno dire la loro però. Voto 7.
ITALIA: La nostra nazionale è campione in carica e non ha perso neanche un match nelle qualificazioni chiudendo davanti ad una meravigliosa Irlanda. Si può dire quello che si vuole, ma la truppa di Lippi ha le sue chance e se le giocherà tutte (anche senza Cassano). Voto 7,5.
OLANDA: schiacciasassi in un girone ridicolo, ma pur sempre schiacciasssi. Ha un roster da fare invidia a chiunque, ma non sempre viene amalgamato bene. Come sempre l’allenatore avrà un ruolo chiave, ma gli orange possono davvero far paura a tutti. Voto 7,5.
PORTOGALLO: qualificazione thrilling contro la Bosnia…che forse avrebbe meritato di più. Troppi i passaggi a vuoto dei lusitani, troppi rischi corsi nonostante un girone difficile. Troppi passi indietro. Voto 6+.
GRECIA
: La squadra oramai è matura e non manca più la qualificazione a mondiali o europei. I miracoli però avvengono una volta ogni tanto, quindi secondo me difficilmente faranno strada. Voto 6.
SLOVENIA: far fuori la russia semifinalista agli scorsi europei non è cosa da poco. Vale lo stesso discorso fatto per la Slovacchia. In bocca al lupo. Voto 6,5.
FRANCIA: Arrivare al mondiale dopo qualificazioni stentate e dopo uno spareggio come quello con l’Irlanda dove solo un clamoroso regalo dell’arbitro ti fa qualificareè quasi offensivo per un team di prim’ordine. La mano nera che ti aiuta non può durare per sempre, quindi meglio affidarsi a Ribery. Voto 6–.

L’altra faccia vincente nel passato della Coppa del Mondo è il Sud America. Come sono andate le squadre della Conmebol? Come al solito si potrebbe dire…ma qualche sorpresa c’è.
BRASILE: favorita d’obbligo, sempre se non vanno con lo spirito degli Harlem Globe Trotters. Dunga ha in mano una Ferrari, che però quando va fuori strada….difficilmente fa piangere gli altri di tristezza. La potenza però c’è. Voto 8.
PARAGUAY: che bella squadra.Un po’ di talento, tanta voglia di giocare ivertendosi ed un modo di intendere il calcio che mi piace da morire. Se ognuno raccogliesse ciò che merita arriverebberò almeno agli ottavi. Sinceramente ci spero davvero. Voto 7-.
CILE: Tosti ma rozzi, rapidi ma spesso confusionari. Non vinceranno, ma potrebbero diventare una rottura di scatole per chi li affronterà. Voto 6+.
ARGENTINA: Con un grande allenatore vincerebbero il mondiale a mani basse, con Lui invece….chissà. Lui può davvero tutto, specie se in squadra hai il miglior giocatore del mondo attualmente. Incognita tremendamente affascinante. Voto 7+.
URUGUAY: Troppo poo nobile il girone di qualificazione, scadente anche lo spareggio. Se il valore dei “Charrua” è questo visto sinora….tre partite e buon ritorno. Voto 6.

150px-FIFA_World_Cup_2010_LogoIl mondiale si gioca in Africa. Per la prima volta. Che fascino! Le squadre continentali sapranno approfittarne? Vediamole.
SUDAFRICA: padrona di casa, non ha sfigurato alla Confederations. Qualcosa può fare, ma i Bafana Bafana ovviamente possono aspirare massimo agli ottavi…o chissà eheheh. Voto 6,5 (in casa è in casa).
GHANA: Mondiale under 20 in cassaforte….vorrà pur dire qualcosa no? Il calcio ghanese sta crescendo spaventosamente e quando la federazione sarà in mano a gente seria e non a faccendieri questa squadra potrà veramente ambire a qualcosaa. Voto 7.
CAMERUN: Grande ritorno dopo l’assenza a Germania 2006. Eto’o ed altri buoni giocatori, sarà dura per chi li dovrà affrontare. Non impossibile però. Voto 7.
COSTA D’AVORIO: Drogba è un fenomeno, tourè altrettanto. Nazionale molto interessante che potrebbe essere la sorpresa dei mondiali. La squadra francofona che può stupire maggiormente non è la Francia. Voto 7+.
NIGERIA: Storicamente la nazionale africana più forte degli ultimi vent’anni assieme al Camerun…ma stavolta parte un pizzico dietro rispetto ai Leoni Indomabili. Voto 6,5.
ALGERIA: Qualificazione strameritata dopo una guerra (purtroppo non troppo metaforicamente) con l’Egitto. Loro sono già contenti così, ed a loro va il mio applauso. Voto 6 (ma con tanto affetto).

Passiamo all’Asia e vediamo chi c’è.
GIAPPONE: il mondiale lo vincono solo in “Holly e Benji”, ma li vedo meglio rispetto alle passate edizioni. Ciò non vuol dire però che tre partite siano già abbastanza. Voto 5,5.
COREA DEL NORD: tornano al mondiale dopo tanto tempo, tantissimo. Sono quelli che ci eliminarono nel 1966. Nel senso che il loro calcio è rimasto quello. Voto 5.
COREA DEL SUD: La più forte delle asiatiche “vere” (l’Australia non lo è), ma non è certo un gran merito. Voto 6–. –
AUSTRALIA: Ora che hanno capito che non puoi preparare un mondiale vincendo 31-0 contro Fiji arriveranno molto più preparati. Non c’è Hiddink a fare il supermiracolo, ma il materiale per fare bene c’è. Voto 6,5.

Ora un salto nell’America povera, ma solo calcisticamente. Quella del Nord.
STATI UNITI: paese in grande crescita, ma lo statunitense medio continua a seguire la squadra al mondiale leggendo su “Brevi Sport” sul Televideo. Peccato, il movimento cresce e la bellissima Confederations Cup lo conferma. Voto 6,5.
MESSICO: Qualificazioni problematiche, prima dell’arrivo di Javier Aguire che ha rimesso le cose a posto (scusa Sven Goran, ma qui hai fallito). Il 5-0 rifilato agli USA nella finale della Gold Cup (la coppa continentale, il nostro Europeo per intenderci) la dice tutta su una buona squadra che ha tanti giocatori che giocano in Europa. Voto 7–.
HONDURAS
: Bel gioco e soddisfazione per essere arrivati al mondiale. Per un popolo come quello honduregno non è poco. Voto 5,5.

Infine l’Oceania.
NUOVA ZELANDA: Senza l’Australia a rompere le scatole i “kiwi” difficilmente mancheranno una qualificazione al mondiale da ora in avanti. Una cosa è andarci, una cosa è starci però. Voto 5,5.

Dite la vostra….chi vedete come favorita??

Il PDmenoelle?

Rubo una definizione più volte trovata sul blog di Beppe Grillo per il titolo del post di oggi. Parliamo di No Berlusconi Day. Ma andiamo per gradi.

Il No Berlusconi Day è una protesta nata sul web, incubata nella blogosfera, e venuta alla luce tramite un gruppo di Facebook. Si fa fatica a crederci, ma è proprio così che è nato il “No Berlusconi Day”, la manifestazione organizzata sulla rete dal popolo della rete, che conta oggi più di 280mila iscritti. La pagina è in realtà il centro a cui fanno capo più di cento pagine diverse, ognuna dedicata ad un “distaccamento” in una città italiana. Il corteo partirà il 5 dicembre pomeriggio da piazza della Repubblica a Roma, ed è previsto anche un concerto (con le adesioni raccolte nell’ulteriore gruppo dedicato agli Artisti del No B Day).

Insomma, il mondo dei social network si mobilita, e laddove sente la mancanza di una rappresentanza (ne abbiamo parlato proprio ieri) che organizzi una manifestazione che rappresenti i loro ideali, pone rimedio organizzando tutto con il caro e vecchio sistema del passaparola, questa volta uber-potenziato dallo strumento dei Social Network.

Era necessaria una piccola introduzione, non voglio parlare del No B Day (se ne parla già ovunque in rete), e personalmente non condivido neanche tanto il tipo di manifestazione (sono per le manifestazioni pro-qualcosa io, non contro-qualcuno…), ma sono pareri, ripeto, personali.

Di PietroQuello su cui mi voglio concentrare è la patetica querelle nata oggi (ieri ndr) a proposito della suddetta manifestazione. Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori (che ovviamente aderisce all’iniziativa) si è duramente scagliato contro i gotha del Partito Democratico, che in questi giorni tanto stanno facendo per prendere le distanze da questa manifestazione.

Ora, per riprendere il discorso del post di ieri, capite cosa volevo dire quando parlavo di sinistrainesistente? Sembra che Bersani&co non perdano mai occasione per sottolineare la loro distanza dall’antiberlusconismo. Da un punto di vista teorico io potrei anche essere d’accordo con il pensiero del PD, ma quando, in risposta al j’accuse di Di Pietro il presidente Bindi afferma “Non abbiamo bisogno di partecipare alle manifestazioni. Con questo intendo dire che il nostro anti-berlusconismo è quotidiano ed è nei fatti”. Nei fatti? Ma in quali fatti? Ma quando mai avete fatto qualcosa di antiberlusconiano? Forse si riferisce alla legge sul conflitto di interessi, primo punto del programma della loro ultima legislatura…come dite? Ah si sono dimenticati di farla…Bindi

Insomma, questo PD comincia proprio con il piede sbagliato, dovrebbero andare a lezione di campagna elettorale dal popolo di destra, che in questo è sempre stato superiore, sempre due passi avanti a quelle vecchie cariatidi che compongono il partito di opposizione.

Ripeto, voglio capire che uno non condivida l’idea di fare una manifestazione contro qualcun’altro (e io sono anche di questa linea, come già detto), però che bisogno c’è di arrivare addirittura allo scontro, come a voler salire su uno sgabello e dimostrare d’esser sempre e comunque i primi della classe?

Penso che una coalizione che si impegni a ritornare al governo, che proponga una valida alternativa, debba sfruttare un momento popolare del genere. Organizzato dalla gente comune, dai blogger, dal popolo della rete, con un’adesione che va via via crescendo. E’ un popolo che cerca un’alternativa, non certo un popolo che vuole -soltanto- fuori dalle scatole il nostro Premier. E’ un popolo che ha trovato questo modo per gridare la propria identità, per dire “noi ci siamo comunque, e la pensiamo diversamente”. E il PD, che dovrebbe rappresentare proprio questa parte di popolo, cosa fa? Prende le distanze.

La desolazione continua ad aumentare ogni giorno che passa. Quasi quasi viene voglia d’andarci a questa manifestazione proprio grazie a questa “presa di distanze”.

BersaniInsomma, caro PD, hai toppato anche questa volta, se non negli intenti, quantomeno nella comunicazione. Possibile che non ci siano uomini in grado di studiare strategie elettorali valide in questo schieramento? Possibile che nessuno di loro si renda conto di dare l’impressione (sbagliata quanto volete, ma è quello che traspare) che prendere le distanze non sia altro che “avallare”? Urge una lavata di capo. Urge un momento di autocritica. E speriamo arrivi presto, perché è già troppo tardi.

Sono davvero curioso di vedere cosa succederà il 5 Dicembre. Non manca poi molto…

Compagno Fini

1943_Ossessione

Ossessione.

La parola che mi rimbalza più spesso in testa in questi giorni è proprio questa, “ossessione”. L’ossessione del nostro premier riguardo le leggi ad personam. La ricerca continua e costante di una scappatoia che possa metterlo al riparo dalle sue beghe giudiziarie. Bocciato il lodo Alfano, si passa alla riforma dei processi. Quello che ci viene venduto come “processo dalla durata certa”, altro non è che un modo per ridurre ulteriormente i tempi di prescrizione, un’ennesima scappatoia messa in piedi dal pool di legali vicini al Presidente del Consiglio che gli permetta di “governare legittimamente”. Che poi questo “governare legittimamente” significhi non affrontare i processi per cui si è imputati (in una maniera o nell’altra), poco importa.

L’ossessione della sinistrainesistente, sempre pronta a fare la sua sterile e inutile polemica contro le leggi ad personam del Premier. Sembra di rivedere lo stesso percorso visto altre decine di volte negli ultimi anni. Da un lato l’eterna nemesi che cerca di sistemarsi le leggi a suo piacimento, dall’altro un’opposizione che ha come unici argomenti proprio questa sua eterna nemesi. Nel concreto però non fa mai niente. Si limita a dire “è una proposta di legge sbagliata” oppure “è un’ingiustizia”, ma siamo sempre lì, fermi allo stesso punto. Opposizione che è simbionte, che sembra non poter sopravvivere senza il suo ospite. Verme solitario che si ciba degli scarti digestivi delle proposte del centro-destra. E nel mezzo ci siamo noi gente comune.

L’ossessione della ricerca per il popolo di sinistra di una rappresentanza che non esiste. Masochisti noi, ormai all’eterna ricerca di qualcuno che possa rappresentarci, che possa urlare i “no” che urliamo ogni giorno nelle nostre case, nei nostri blog, nei nostri piccoli circoli di provincia, nei forum, nei gruppi di discussione e nei gruppi di amici. Masochisti perché ci aggrappiamo alla flebile speranza che qualcosa cambi, una flebile speranza che ancora non si vuol spegnere, nonostante l’atmosfera di totale desolazione che ci circonda.

legge3

E ancora una volta ci troviamo di fronte ad una situazione grottesca, che dovrebbe far rabbrividire anche il meno assennato dei cittadini. Il grosso pupazzone travestito da “giustizia certa”, buttata giù la maschera, svela la sua terribile identità di impunità, di privilegio. Impunità per tanti reati, che finirebbero semplicemente nel dimenticatoio (poi qualcuno, esperto giurista, un giorno riuscirà a spiegarmi che senso ha il concetto di prescrizione… Lo spero), con un colpo di forbici. E poco importa se dentro questo calderone finiranno anche tante disonestà, tanti obbrobri e reati che andrebbero giustamente perseguiti. Cosa fare lo si è detto più volte, ci vogliono più risorse per i magistrati, per le forze dell’ordine, ci vuole più denaro per la macchina giudiziaria. Questo assicurerebbe un miglior funzionamento della Giustizia. Non certo garantire l’impunità qua e là, pur di gratificare e di placare l’Ossessione.

Incredibile dictu, le parole più sovversive, più di sinistra, più d’opposizione, arrivano dal presidente della Camera Gianfranco Fini. Non è difficile distinguere un uomo politico serio, un politico vero, in mezzo a tutti i Giovanardi, Brunetta, Calderoli, fino ad arrivare agli enfant prodige Gelmini e Carfagna. L’unico che si sta in qualche maniera “opponendo”, che sta facendo delle giuste riflessioni, sembra essere proprio l’ex-AN Fini, dall’alto della sua lunga esperienza politica.

fini 3Oggi (ieri ndr) ha dichiarato “La maggioranza non può fare le regole a proprio piacimento. Una riscrittura delle regole deve essere quanto più possibile condivisa perché non deve accadere che ogni maggioranza modifichi a proprio piacimento quelle che sono le regole del vivere civile. Riscrivere le regole deve necessariamente comportare l’impegno per una riscrittura che sia quanto più possibile condivisa perché le regole riguardano tutti, perché le istituzioni della Repubblica sono le istituzioni di ogni italiano […] sarebbe certamente un momento difficile per il nostro Paese quello in cui dovesse affermarsi il principio che in una democrazia dell’alternanza ogni maggioranza modifica a proprio piacimento quelle che sono le regole del vivere civile, le regole che devono impegnare tutti gli italiani”  (via | Repubblica.it)

E così mi ritrovo nel 2009 a tessere le lodi di Gianfranco Fini, esponente di una frangia politica da cui ho sempre preso il più possibile le distanze e che rappresenta l’esatto opposto dei miei ideali. Eppure…
Eppure questo Governo dei saltimbanchi è riuscito anche in questa incredibile impresa: far cose talmente fuori di testa che ci si ritrova ad allearsi anche con i “vecchi nemici”, almeno dal punto di vista idealistico, riguardo un argomento così importante e così fondante come la legalità. Gente, questa è una cosa che riguarda la vita di tutti noi, si sta mettendo in dubbio l’unica cosa che ci rende tutti davvero uguali, la Legge. E’ l’unica cosa che davvero non conosce razza, età, religione, sesso, stato sociale. La Legge è uguale per tutti (recitano le grosse targhe nei tribunali), anche se sempre più spesso siamo portati a pensare il contrario. E adesso si sta facendo di tutto per far sì che davanti alla Legge qualcuno sia più uguale di qualcun’altro. Non permettiamoglielo.

monopoliAnzi, facciamo una cosa, andiamo a prendere le nostre scatole di Monopoli, cerchiamo in mezzo alla candela e il fiasco, agli alberghi e i contratti, e prendiamo il mitico cartoncino arancione degli Imprevisti che titola “Uscite gratis di prigione”. Imbustiamolo, e mandiamolo tutti a Palazzo Chigi. Può darsi che in questa maniera l’Ossessione finisca un po’. Non si sa mai.

Battute a parte, vi segnalo la raccolta firme promossa da un appello di Roberto Saviano che sta facendo Repubblica in questi giorni. Le firme sono (al momento) già più di 150mila, non possiamo far altro che invitare tutti voi a sottoscrivere la petizione, le istruzioni le trovate cliccando sul link:

Presidente, ritiri quella norma del privilegio

Certo, magari nel concreto non servirà a molto. Forse non risolverà le cose. Ma noi continuiamo a provarci. Ricordate: il silenzio è molto peggio.

La sosta fa male….ai tifosi

Con gli impegni della nazionale di calcio, in Italia come negli altri paesi, si fermano i maggiori campionati nazionali.

Macello Lippi
Macello Lippi

Niente Serie A, niente Premier League, niente Liga, niente Bundesliga eccetera. Nulla di strano, si penserebbe, è giusto dare spazio  alle nazionali (si pensi che anche alcune squadre di serie B chiedono il rinvio in quanto magari hanno giocatori impegnati con qualche under21…).
Sul fatto che poi ci sia amore o meno per la maglia azzurra si può discutere all’infinito, e sul fatto che un’amichevole come Italia-Olanda possa rivelarsi assai poco interessante pure. Quello che m’ha colpito maggiormente è stato il fatto che ai tifosi sembra mancare tantissimo, direi quasi oltre il dovuto. Basta dare un’occhiata su Facebook ad esempio, e vedrete che gruppi come “Che palle la domenica senza calcio” spuntano come funghi.  Siamo davvero così drogati di pallone? Parrebbe proprio di si, visto che non è raro neanche incontrare chi si lamenta per non aver potuto mettere la formazione al fantacalcio. Magari per qualche squadra la sosta arriva come un vero e proprio toccasana, utilissimo per recuperare qualche giocatore infortunato o per rivedere il modo di giocare che forse sta fruttando meno del previsto.  Per il tifoso non sembra essere così.

Gianluigi Buffon
Gianluigi Buffon

Lo stop per le nazionali sembra essere soltanto un’inutile intoppo alla routine domenicale fatta di scommesse, fantacalcio, partita vista in tv e trasmissioni sportive. Il famoso cantante J. Ax canta in uno degli ultimi successi degli Articolo 31 (Italiano medio) “Non togliermi il pallone e non ti disturbo più”….accidenti se è veritiera questa frase. Non fraintendetemi…io sono il primo ad adorare alla follia il calcio e non potrei assolutamente farne a meno, ma ultimamente mi sono accorto di essere molto meno solo di quanto pensassi. Personalmente a me non dispiace acantonare il campionato per la nazionale….anzi, sono di quelli che si rodono quando magari il prossimo impegno degli azzurri è dopo tre mesi e la qualificazione al mondiale o all’europeo è ancora in bilico dopo un passo falso che compromette tutto. Ho perfino sentito gente lamentarsi perchè “è assurdo fermare il campionato per due partite amichevoli”. Come se le soste non fossero state già previste da tantissimo tempo per preservare l’Italia dagli spareggi per l’accesso a SudAfrica 2010 ai quali fortunatamente non stiamo prendendo parte. A volte penso come sarebbe la situazione se anche da noi si facesse una lunghissima pausa invernale come in Germania (più volte è stata proposta dall’Associazione Calciatori), anche se effettivamente non è che il clima sia lo stesso, ma sarebbe interessante vedere il grado di sopportazione del tifoso medio.  Indipendentemente da tutto, la riflessione di fondo è interessante, ovvero: siamo davvero così appassionati della sfera calciata da Milito, Del Piero e compagnia bella da dire che “Una domenica senza serie A non è una domenica”?   Voi che ne pensate? Riuscite a resistere due settimane senza formazioni, risultati e conti del fantacalcio?

The Millionaire e la “dimensione India” tra Moravia e Pasolini

the-millionaireCosa non si fa per amore? Lanciarsi senza paracadute o ripetere il sogno di Orfeo sono niente paragonato a ciò che affronta il giovane Jamal: rischiare di vincere 20 milioni di rubli a “Chi vuol essere Milionario”.

È la ricerca spasmodica della donna amata infatti che spinge il protagonista a partecipare all’edizione nazionale del famoso quiz televisivo, nessuna ricerca di fama, gloria o denaro.

Ma come può un ragazzo orfano, disadattato, cresciuto all’ombra del fratello sbandato, conoscere le risposte che medici, avvocati e intellettuali prima di lui non hanno saputo? Questo si chiede l’egocentrico presentatore, il capo ispettore della polizia e l’India intera.

La domanda è posta direttamente dal regista stesso ad inizio film agli spettatori, e ovviamente alla fine avremo anche noi la fatidica risposta.

Lo schema del racconto è ricopiato pari passo dal meccanismo a tappe del gioco televisivo, ad ogni domanda infatti (eccetto l’ultima) emerge un flashback sulla vita di Jamal che spiega perché conosce la risposta. Il destino infatti ha voluto che le domande fossero tutte collegate alla sua vita trascorsa fino ad allora, da quando era ladruncolo al suo ultimo lavoro in un call center come ragazzo del thè.

Boyle ci racconta una storia del divenire, incentrata sui motivi che hanno portato Jamal ad essere milionario, attuando quasi una mappa storico-biografica delle sue conoscenze. Il primo flashback ad esempio racconta di come da piccolo il protagonista, per farsi autografare la foto del suo idolo, si getta in una latrina, e ricoperto di feci riesce a farsi varco tra la folla, ed esaudire il suo desiderio.

La scena oltre ad essere una naturale autocitazione di Trainspotting (la famosa scena della toilet peggiore della Scozia), è probabilmente anche una delle più intense del film.

Il regista, sorretto da un ottima sceneggiatura tratta dal romanzo di Swarup, dirige in maniera veloce e movimentata (con particolari inquadrature asimmetriche), regalando momenti di tensione ed intensità specialmente ad inizio film (ad esempio la scena della tortura).

La scelta dei protagonisti (tutti selezionati in India eccetto il protagonista) non è però delle più azzeccate, il maturo Jamal, interpretato da Dev Patel, non è generoso di espressioni, privando il personaggio di una maggiore personalità che sicuramente avrebbe giovato al film.

il-treno-per-il-darjeelingGirato nella regione Dharavi, Boyle riprende la parte più povera del paese, e pur non raggiungendo i magnifici effetti visivi di Wes Anderson ne “Il treno per Darjeeling”, in “The Millionaire” i colori dell’India regalano vivacità alla pellicola.

Tornando al motivo principale che spinge Jamal ad andare in televisione, possiamo evincere  come la vita viene metaforicamente paragonata ad una scalata a premi con un obiettivo finale, il più difficile ma il più ambito: l’amore. La vita che si intreccia tra gioco e destino (ricordando solo lateralmente Il Settimo Sigillo) trova il suo unico senso nella ricerca dell’amore, quello che Schlegel definiva: “sorgente e anima di tutte le emozioni”.

Adeguandosi all’epoca attuale, Jamal sceglie la televisione come mezzo di comunicazione dei propri sentimenti. La scenata che Benjamin Braddock (Dustin Hoffman) realizzò durante la  sequenza finale de “Il Laureato” è infatti impossibile oggi, dove la televisione e i media sono il nuovo veicolo delle emozioni private.

Il pregio di The Millionaire (premiato con 8 premi oscar e 4 Golden Globe), è sicuramente quello di avere un ritmo avvincente e sostenuto, e nonostante un finale non proprio sorprendente riesce anche a commuovere senza dover ricorrere ad artifici hollywoodiani.

Può il destino accontentarti qualche volta? Sì, se si crede nell’amore. È la legge di Boyle, è la legge di “The Millionaire”.

La dimensione India

Durante i titoli di coda avviene il diretto omaggio del regista a Bollywood, meta cinematografica ormai prediletta da molti registi americani ed europei (Spielberg, il già citato Wes Anderson, lo stesso Boyle). Un successo raggiunto non solo grazie a motivi economici (è l’impero cinematografico più ricco del mondo) ma anche scenografici-scenici.

Se infatti per un regista come Anderson, girare un film in India comporta una cura dell’immagine pro filmica quasi maniacale, con una durata delle singole riprese maggiorata e quasi tendente all’iperbole, Boyle preferisce sfruttare il dualismo tra miseria e ricchezza diffuso nella nazione.

Mentre Anderson nel suo film effettua quasi un’esposizione artistica dei paesaggi esotici, degli odori e dei colori dell’ India, Boyle a sua volta dipinge un ritratto di una nazione martoriata dalla malavita e dalla povertà diffusa nei villaggi-baracche.

I due diversi modi di approcciarsi artisticamente all’India e ai suoi misteri ricorda quello che i due letterati italiani Moravia e Pasolini hanno avuto durante il loro viaggio comune in India.

Se Anderson, con la sua scelta verso le sensazioni e l’estetica visiva, è accostabile alla voglia di Pasolini di respirare l’aria indiana non appena arrivato a Bombay, Boyle è invece il più lucido e freddo osservatore alla Moravia: “E’ si che in India molte sono le cose, alcune delle quali bellissime, che possono fermare l’attenzione del viaggiatore. Ma la povertà, almeno oggi, è veramente il motivo dominante”[1].

12307488_galMoravia e Pasolini, decenni prima rispetto ai moderni registi, erano riusciti ad intravedere le infinite possibilità artistiche offerte dall’ India nonostante le sue contraddizioni. “Un idea dell’India” di Moravia e “L’odore dell’India” di Pasolini rimangono oggi due pietre miliari della letteratura di viaggio, dove il viaggio non è un mero spostamento spaziale, bensì espressione dell’animo estremamente sensibile ma profondamente diverso dei due grandi autori italiani.


[1] A. Moravia, Un idea dell’India, Bompiani, 2001, p.75.

Il Diabete, giornata mondiale per la prevenzione

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Un nuovo autore su Camminando Scalzi.it

Presentiamo un nuovo autore qui su Camminando Scalzi, Andres Roberto Miraglia, che ci propone un interessante analisi sulla Giornata Mondiale del Diabete. Roberto, aka RgB (già graphic-designer di Camminando Scalzi) , affronta un tema importante: la sensibilizzazione verso la prevenzione della malattia. Buona Lettura.

La redazione di CamminandoScalzi.it

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Oggi, 14 novembre, si festeggia la Giornata Mondiale del Diabete.

giornata_mondiale_diabete_logoTutto il mondo si dipinge di blu, il colore del diabete.  Anche in Italia, in più di 400 piazze, oggi e domani, saranno allestiti degli stand dove grazie al volontariato di medici, infermieri, operatori sanitari e associazioni di pazienti, tutti i cittadini potranno ricevere materiale informativo, consulenza medica qualificata ma soprattutto potranno effettuare gratuitamente l’esame della glicemia. Con una semplice puntura sul dito è possibile conoscere il livello degli zuccheri nel sangue.

Con oltre 160 paesi coinvolti nell’iniziativa, la Giornata Mondiale del Diabete, creata nel 1991, giunge così alla sua VIII edizione con lo slogan “Diventiamo più forti del Diabete” e nasce come mezzo per aumentare la coscienza globale. È una perfetta opportunità per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle cause, sintomi  e cura di questa patologia, che è in costante aumento in tutto il mondo.

Questo evento è stato introdotto dalla Federazione Internazionale del Diabete (FID) e dall’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS), di fronte all’insidiosa diffusione di questa malattia. Da allora si festeggia il 14 novembre di ogni anno.  La scelta di questa data non è casuale. Ricorda l’anniversario di nascita di Frederick Banting, colui che insieme a Charles Best scoprì l’insulina nel mese di ottobre del 1921.

Facciamo una piccola sintesi su questa patologia http://it.wikipedia.org/wiki/Diabete

Il diabete è una malattia che impedisce all’organismo di utilizzare correttamente l’energia derivante dagli alimenti. Si manifesta quando il pancreas non produce insulina o quando, anche se prodotta, non viene assimilata dall’organismo che non è in grado di utilizzarla (insulino-resistenza).

78550-045DGNelle società industrializzate questa patologia è in costante aumento. Attualmente sono oltre 285 milioni le persone colpite in tutto il mondo  e altri 344 milioni sono a rischio elevato di sviluppare diabete. Si prevede che nel 2025 saranno circa 380 milioni. Le abitudini alimentari non corrette, e la sedentarietà  sono due delle cause di questa diffusione.  In Italia più di 3 milioni di persone soffrono di diabete ed 1 milione non lo sa: oltre i 40 anni, un italiano su tre è a rischio di diabete e quasi uno su cinque è già pre- diabetico (IFG o IGT).

Esistono 2 diversi tipi di Diabete:

Il diabete di I tipo (insulinodipendente), colpisce soggetti al di sotto dei  40 anni, con un picco d’incidenza intorno ai 14 anni. Questa forma di diabete è secondaria alla distruzione delle cellule produttrici d’insulina: le cellule beta pancreatiche. Il processo distruttivo avviene quasi certamente su base autoimmunitaria favorito da un fattore ambientale, spesso un’infezione virale. I sintomi compaiono improvvisamente  con sete sfrenata, aumento della diuresi, aumento dell’appetito non accompagnato da incremento del peso, bensì da una riduzione del peso corporeo. Presenza di una condizione di chetoacidosi. Caratteristica di questi pazienti è un rapporto glucagone/insulina alterato con elevati livelli di glucagone e ridotti o assenti livelli d’insulina.

Il diabete di II tipo (non insulinodipendente), si manifesta di solito dopo i 40 anni, e la diagnosi spesso avviene casualmente nel corso di un’indagine di laboratorio dove si riscontra una glicemia sopra la norma. Frequentemente sono pazienti in soprappeso. I valori insulinemici sono normali o aumentati, ma è presente una resistenza periferica all’azione insulinica. Manca la chetoacidosi caratteristica del I tipo, mentre si manifesta un iperosmolarità plasmatica, secondaria a diuresi aumentata, conseguente ad una glicemia costantemente elevata. Il non riequilibrio dei liquidi persi può portare al coma iperosmolare.

Il Diabete attualmente non si può sconfiggere, ma si può prevenire. Sono molte le persone che convivono con questa patologia e conducono una vita più che normale  e tante altre che non sanno nemmeno di averla e che invece dovrebbero essere al corrente dei rischi che corrono.

La Giornata Mondiale del Diabete offre a tutti noi la possibilità di chiarire eventuali dubbi su questa malattia e soprattutto rappresenta un’importante occasione per sensibilizzare una società che sembra ancora saperne ben poco su questa patologia.

Per maggiori informazioni sugli eventi, visita il sito della Giornata del Diabete:

http://www.giornatadeldiabete.it/