Buon 2010 a tutti!

La Redazione di Camminando Scalzi augura a tutti un buon anno 2010.

Finisce un anno, finisce un decennio, si fanno bilanci, si fanno buoni propositi. Alla fin fine, domani è soltanto venerdì. Non dimentichiamocelo.

Il nostro proposito, la nostra promessa, è che tra un anno saremo qui a festeggiare insieme, continuando sempre con il nostro impegno ad offrirvi Informazione Libera e alternativa.

E voi? Cosa vi proponete per questo 2010 che sta arrivando? Cosa salvate e cosa buttate via di questo 2009? Aspettiamo i vostri commenti sull’argomento!!

Vi lasciamo con un video che ci è piaciuto molto, che ci ricorda alla perfezione il posto che occupiamo in questo Universo, e che le nostre convenzioni temporali sono, per l’appunto, soltanto mere convenzioni.

Ancora tanti auguri a tutti.

La Redazione di Camminando Scalzi

Nucleare In Italia

La fissione nucleare consiste nella scissione di un nucleo atomico pesante in due o più nuclei figli per mezzo di bombardamento neutronico. A questa operazione consegue l’emissione di un numero variabile di neutroni e una vasta quantità di energia. L’ammontare di energia irradiata durante il processo può essere calcolata facendo riferimento alla differenza di massa tra il nucleo madre e i prodotti di reazione, tramite la ben nota relazione massa-energia elaborata da Albert Einstein, cioè E = mc2. In media ogni processo di fissione libera un quantitativo di energia pari a 50 milioni di volte quella liberata durante una reazione di ossidazione del carbonio, fenomeno alla base della combustione chimica. In media ogni reazione di fissione produce 2,5 neutroni, che sono a loro volta in grado di dare luogo ad ulteriori reazioni negli atomi di 235U circostanti. Similmente a quanto accade con i combustibili chimici, si può quindi instaurare un regime di reazione a catena che, se non viene mantenuta sotto controllo, si traduce in un incremento esponenziale dell’energia emessa nel tempo, risultando in un’esplosione nucleare. In un reattore troveremo sempre gli stessi 4 elementi fondamentali:

  • le barre di combustibile;
  • il moderatore, una sostanza il cui compito è quello di rallentare i neutroni veloci fino a energie termiche (cioè l’equivalente dell’energia che le molecole di gas hanno a temperatura ambiente, ndR), per raffreddarli e permettere la fissione (l’235U, ad esempio, fissiona solo se il neutrone che lo colpisce ha un’energia molto bassa, ndR);
  • le barre di controllo, in grado di assorbire i neutroni in eccesso e mantenere il controllo della reazione;
  • il refrigerante, che assorbe energia dai prodotti di reazione e la trasferisce alla turbina per l’elettrogenerazione.

I combustibili nucleari utilizzabili per la fissione tramite neutroni termici (cioè i neutroni veloci rallentati dal moderatore, ndR) sono il già citato 235U e il 239Pu (un isotopo del plutonio). L’uranio è presente in natura principalmente sotto forma di due isotopi: l’238U (con un’abbondanza relativa del 99,3 % circa ) e l’235U (la cui abbondanza naturale è poco meno dello 0,7 %). Dato che l’238U ha una bassissima sezione d’urto (che indica la probabilità che una data reazione accada per determinate condizioni) per il processo di fissione da neutroni lenti, il combustibile destinato ai reattori commerciali a neutroni termici richiede una certa percentuale di arricchimento dell’isotopo di uranio più leggero a discapito dell’isotopo più massivo. Generalmente, la percentuale di arricchimento richiesta si attesta attorno al 3 – 5 %. Il plutonio, d’altra parte, non esiste in natura se non in minime quantità nei minerali di uranio. L’ 238U è tuttavia in grado di assorbire i neutroni veloci trasformandosi poi in plutonio tramite decadimento, in un processo che prende il nome di fertilizzazione. Il plutonio così prodotto è fissile per neutroni lenti e può essere utilizzato alla stesa maniera del 235U.

Nucleare In Italia

Prima del referendum sul nucleare del 1987 – seguito al disastro di Chernobyl -, che determinò il termine di qualsiasi programma nucleare sul suolo nazionale, erano presenti 4 centrali più una in costruzione, mai terminata, presso Montalto di Castro. I 4 impianti presenti in Italia ricadono in 3 tipologie differenti di reattori nucleari, facenti parte delle prime due generazioni per quanto riguarda questo tipo di impianti.

Impianti BWR

Sia l’impianto di Garigliano che quello di Caorso fanno parte della categoria BWR, ovvero “Boiling Water Reactor”. Questo tipo di impianti sono piuttosto semplici come concezione di base: il combustibile (nella forma di pastiglie di uranio parzialmente arricchito) si trova immerso nel moderatore costituito da normale acqua leggera in cambiamento di fase, che funge così anche da refrigerante. Le stesse barre di controllo sono immerse nell’acqua, che viene messa in circolo tramite delle pompe e, assorbendo parte del calore prodotto dalle barre di combustibile, si vaporizza e si concentra nella parte superiore del reattore. Il vapore viene incanalato in una turbina prima e in un condensatore poi, il quale provvede a reinserire l’acqua nel reattore. Il difetto maggiore di questo tipo di impianti (comune a tutti gli schemi che prevedono l’utilizzo dell’acqua del circuito di raffreddamento primario direttamente nelle turbine), è la non agibilità delle turbine sia durante che poco dopo il periodo di utilizzo delle stesse. Una perdita del fluido refrigerante inoltre diffonderebbe vapori dalla radioattività non trascurabile.

Impianti PWR

Per ovviare al principale difetto degli impianti che adottavano uno schema di raffreddamento BWR, sono stati introdotti i reattori PWR (Pressurized Water Reactor), che presentano due circuiti separati per il raffreddamento del nocciolo e la produzione di vapore: tramite uno scambiatore di calore l’acqua leggera del circuito primario (mantenuta a 150 bar di pressione per evitare che si trasformi in vapore e poter così lavorare a temperature più alte) viene usata per scaldare l’acqua del circuito secondario di generazione del vapore, che quindi non risulta radioattivo. Ovviamente questa configurazione è termodinamicamente meno redditizia di un unico circuito, per cui ad un incremento della sicurezza fa da contraltare una diminuzione della potenza disponibile sulla turbina.
La centrale nucleare Enrico Fermi, presso Trino (VC) avrebbe dovuto ospitare un reattore di questo tipo.

CIRENE

Latina avrebbe dovuto ospitare, in sostituzione del suo vecchio impianto Magnox, un reattore del tipo BHWR (Boiling Heavy Water Reactor) soprannominato CIRENE. Si tratta di reattori ad acqua pesante bollente (simili come concetto ai CANDU canadesi) la cui caratteristica più peculiare è di far parte della categoria “burner/breeder”, ovvero in grado sia di bruciare il carburante originale che di autofertilizzarsi, producendo ulteriore materiale fissile. Il combustibile principale è generalmente costituito da ossido di uranio naturale, ma sono tuttavia sfruttabili altri tipi di carburanti quali biossido di torio, biossido di plutonio e miscele di uranio ed altri isotopi. La moderazione avviene tramite acqua pesante che, avendo una sezione d’urto per l’assorbimento dei neutroni molto piccola, permette di avere sufficienti proiettili sia per indurre fissione nell’235U che fertilizzare il 238U. Similmente agli impianti BWR, l’acqua per la refrigerazione subisce una transizione di stato, generando il vapore necessario alle turbine. Alla fine del ciclo il vapore viene normalmente fatto condensare.

Il futuro: l’European Pressurized Reactor

Recentemente il governo Berlusconi ha proposto la reintroduzione del nucleare in italia per far fronte alle gravi carenze energetiche del nostro paese, con particolare riferimento all’approvvigionamento di energia dall’estero. La scelta prevista dall’accordo siglato con la Francia prevede la costruzione di 4 centrali basate sulla tecnologia EPR per un totale di circa 6600MW di potenza installati. Si tratta di reattori di terza generazione avanzata, di fatto versioni migliorate dei reattori di prima e seconda generazione, che quindi non introducono sostanziali cambiamenti a livello concettuale del funzionamento del reattore, quanto piuttosto migliorie generali per quanto riguarda l’efficienza e la sicurezza intrinseca. Gli EPR sono reattori di tipo PWR, moderati e refrigerati ad acqua leggera. Le caratteristiche più importanti del progetto riguardano le misure di sicurezza adottate all’interno del reattore che comprendono:

  1. quattro sistemi di refrigerazione indipendenti, ognuno in grado di raffreddare il nocciolo del reattore;
  2. un contenimento metallico attorno al reattore per scongiurare la possibilità di fuoriuscite di materiale radioattivo in caso di rottura del circuito primario;
  3. un core catcher, la cui funzione è fornire un’area di raffreddamento passiva in un improbabile evento di fusione del nocciolo e conseguente fuoriuscita di combustibile nucleare fuso al di fuori del recipiente in pressione;
  4. una parete esterna in calcestruzzo armato spessa 2,6 metri, progettata per resistere all’impatto con un aviogetto di linea sulla falsariga di ciò che accadde a New York l’11 settembre 2001.

Il reattore è stato quindi progettato a partire da tecnologie e soluzioni già adottate in passato, tenendo in considerazione nella progettazione DBA (Design Basis Accident) sia scenari piuttosto gravi,  per quanto improbabili (ad esempio la fusione del nocciolo e la dispersione del materiale fuso al di fuori del recipiente in pressione, come accadde a Chernobyl, in cui il nocciolo in fusione si ritrovò esposto all’ambiente circostante), sia scenari meno pericolosi, come successo nel 1979  nell’impianto di Three Miles Island (un impianto PWR, ndR) nei quali avvenne un rilascio di sostanze radiologiche di minore entità.
Tuttavia, come ogni centrale nucleare, anche gli EPR producono scorie radioattive estremamente pericolose e a cui tutt’oggi non si sa bene che destinazione dare: tutti gli attuali impianti di stoccaggio sul globo sono infatti destinazioni temporanee. In questo ambito i reattori di terza generazione non apportano vantaggi sostanziali rispetto alle prime generazioni. Paradossalmente la maggior efficienza di questi impianti nel bruciare i propri combustibili si traduce in una maggiore produzione di scorie e di calore residuo. In un recente studio ambientale riguardante il reattore EPR di Olkiluoto in Finlandia si evidenzia come la produzione di iodio 129 (emivita di 16,7 milioni di anni, assorbito dalla tiroide umana come l’innocuo iodio 127) sia superiore rispetto ai PWR tradizionali, determinando così un incremento dei costi di gestione e smantellamento degli impianti.

Jazz Session 03: Edward Kennedy "Duke" Ellington

Duke 3Nato dalla piccola borghesia di colore (suo padre, funzionario, arrotondava lo stipendio come maître delle famiglie benestanti di Washington), Duke studia arte decorativa (vinse il concorso della NAACP – National Association for the Advancement of Coloured People: associazione per il miglioramento della condizione della gente di colore) prima di scegliere la musica che egli conosce da Henry Grant e che esercita partecipando a delle riunioni a Washington (True Reformer’s Hall, Abbott House, Oriental Theatre…). Viene ingaggiato da Louis Thomas, Daniel Doyle, Doc Perry, Elmer Snowden e Russel Wooding prima di riunire un gruppo, The Duke’s Serenaders, che diventerà The Washingtonians. Con lui troviamo: Elmer Snowden (banjo), Otto Hardwick (alto sax) e Arthur Whetsol (tromba).
Duke suona al Barron’s e all’Hollywood Club. Alla direzione della sua orchestra, nel 1924, firma il successo della rivista Chocolate Kiddies e inizia ad esibirsi regolarmente nel New England, particolarmente alla Charleshurst Ballroom di Salem, al Flamingo di New York, al Ciro’s, con Harry Richman, al Cafè Plantation, al Kentucky Club, al Lafayette e allo Standard Theatre di Filadelfia. Tutto questo accade dal 1925 al 1927, anno in cui la sua orchestra, gestita da Irving Mills, viene scelta per suonare al Cotton Club, fino al 1931, ma ciò non gli impedisce di suonare anche al Palace, al Paramount, al Fulton e di recarsi in California dove lavora per il cinema. Numerosissimi gli spostamenti di Duke e la sua formazione a partire dal 1933, anno dei suoi primi concerti a Londra e Parigi. Fino alla vigilia della sua morte, instancabile e spinto da un vero spirito missionario, Ellington gira tutto il mondo, suona sia nei dancing popolari sia nei club altolocati, sale da concerto, festival, per ogni tipo di pubblico, per ogni etnia, per tutti, dagli studenti ai capi di stato e gli amanti del Jazz.
Dal 1924 al ’39 possiamo dire che le sue produzioni appartengono allo stile Jungle. Dopo aver obbedito allo stile “saltellante”, di moda all’inizio degli anni ’20, Ellington esplora un nuovo universo sonoro in cui il tono rauco degli ottoni, aggressivo e vocalizzato dell’uso di sordine in gomma (wah wah “sordina a cappello o a bombetta”) si mescola alla dolcezza degli strumenti ad ancia su una base ritmica solidamente costruita. Il suo incontro con Bubber Miley determina questa scelta. Soprannominato stile jungle (la giungla del ghetto di Harlem) questo modo unico  e originale permette a Ellington di valorizzare un repertorio in cui il blues (vedi The Mooche), in ogni tempo, occupa un posto essenziale accanto a melodie raffinate ed esotiche (vedi Mood Indigo). Il Kentucky Club e il Cotton Club sono il teatro dei grandi exploit del Jungle in cui la musica accompagna dei balletti e danze acrobatiche negli stomps frenetici. In questo contesto Duke sa integrare dei ritmi e delle coloriture latino-americane – Cuba e Portorico – per attirare più pubblico e ottenere dei successi commerciali (vedi Caravan). È anche un precursore delle formule concertanti che permettono di valorizzare un solista (vedi Echoes of Harlem). Intorno a Duke, i suoi musicisti, tutti della sua generazione, sono in perfetto accordo con le sue ambizioni.
In questo periodo, per aggirare dei contratti in esclusiva, l’orchestra registra sotto gli appellativi di: D.E. And His Famous Orchestra, Washingtonians, Whoopee Makers, Harlem Footwarmers, Six Jolly Jester’s, Mill’s Ten Blackberries, Harlem Hot Chocolates, Jungle Band, Memphis Hot Shots, Sonny Greer And His Memphis  Men.

Duke 4Diventato uomo di fiducia di Ellington, il pianista e arrangiatore Billy Strayhorn, venticinque anni nel 1940, contribuisce a ringiovanire la formula della grande orchestra di Duke, permettendole così di rivaleggiare con le formazioni dell’epoca dello Swing (Goodman, Lunceford, Dorsey e Basie). Lo spirito dello stile Jungle viene integrato in uno schema più flessibile. Le sezioni strumentali sono aumentate, si sviluppa l’uso del riff, la ritmica diventa più agile; i solisti prendono di nuovo il sopravvento. Fra essi, il geniale contrabbassista Jimmy Blanton e il tenore di Ben Webster. Ma anche il trombettista e violinista Ray Nance, i trombettisti Taft Jordan e Cat Anderson, il clarinettista Jimmy Hamilton, il contrabbassista Alvin Raglin, i vocalist Joya Sherrill, Betty Rochè, Al Hibbler e Herb Jeffries.

Verso la metà degli anni ’40 Duke sviluppa il suo repertorio; conserva alcuni dei suoi pezzi Jungle e dei successi dei primi anni ’40, ma aggiunge delle opere descrittive o impressioniste, spesso in tempi lenti, in cui si sviluppa un esotismo a mezze tinte languide e sfumate. Compone delle suite concertanti di lunga durata in cui mescola tutti questi ingredienti per costruire qualcosa di coerente in cui egli possa esprimere un’idea globale del mondo delle emozioni. Si uniscono all’orchestra i trombettisti Harold Baker, Nelson Williams, Francis Williams, Willie Cook e Clark Terry, i trombonisti Claude Jones, Wilbur DeParis, Tyree Glenn, Quentin Jackson, i sassofonisti Russell Procope, Willie Smith, Paul Gonsalves, i bassisti Oscar Pettiford e Wendell Marshall, i batteristi Dave Black e Louie Bellson, i vocalist Kay Davis e Yvonne Lanauze. In questo periodo Billy Strayhorn è ancora il braccio destro di Duke.

Dal 1955 Duke è alla ricerca, da una parte, di una sintesi dei suoi lavori e, dall’altra, di nuovi incontri. Dirige la sua orchestra, suona e risuona con essa, trionfa al festival di Newport (1956).

Duke 2Lo si ascolta sempre di più al piano, con la sua orchestra ma anche in altri contesti, particolarmente in trio. Dal 1965, in particolare, cerca di terminare una suite di musica sacra, In The Beginning God, che egli presenta nelle chiese e nei templi degli Stati Uniti e d’Europa, cercando una vita ecumenica che riprenda anche i principali movimenti della Black, Brown And Beige (storia dei neri). Dopo diversi successi, tornano accanto a Duke le vedette che lo avevano già affiancato: Cootie Williams, Johnny Hodges, Lawrence Brown e l’organista Wild Bill Davis che, dopo la morte di Billy Strayhorn nel 1967, prepara degli arrangiamenti per l’orchestra.
L’arte di Duke Ellington si impone come l’espressione originale, accessibile a ogni tipo di pubblico, di una negritudine contemporaneamente accettata e superata. Predica una possibilità di comunicazione universale, senza abusare troppo delle canzonette o degli effetti di virtuosismo. Mescolando lo spirito del blues all’inventiva orchestrale più raffinata, la musica di Ellington, in costante riferimento alla cultura afroamericana, resta popolare evitando le trappole della moda. Duke Ellington è, con Louis Armstrong, il più importante “creatore” del Jazz. Al contrario di Armstrong, il cui genio si esprime nelle improvvisazioni, Ellington traduce il suo pensiero attraverso la sua orchestra. In collaborazione con diversi musicisti compone, da un materiale abbastanza semplice, dei temi seducenti che lui stesso riveste di superbe orchestrazioni dall’atmosfera armonica raffinata, dalle mescolanze sonore delicate. Nell’interpretazione di questi brani egli mira all’emozione, al movimento e allo swing, facendo dare il meglio di loro stessi a solisti scelti con cura, esaltando le loro improvvisazioni con dei background originali e degli interventi al piano, strumento che Ellington utilizza in modo molto personale. La sua esecuzione, proveniente dal ragtime e dallo stride di New York, si basa su un senso molto vivo dei contrasti e delle nuance e su una tensione ritmica sempre molto accentuata. Fino alla morte, Duke Ellington resterà fedele alla grande tradizione nera americana (blues e swing). È il vero e proprio creatore dell’estetica della grande orchestra e riesce a piacere in tutto il mondo, pur raccontando la storia del suo proprio popolo.

Vinti e vincitori del 2009

A fine anno solitamente si tirano le somme. Di speciali sull’anno sportivo appena concluso se ne fanno a bizzeffe, analizzando mese per mese tutto quello che è successo e le notizie più rilevanti. Quella è una cosa che non m’è mai piaciuta perché quanto accaduto a gennaio la gente lo ricorda appena e gli eventi più importanti si concentrano al “centro” dell’anno solare. Quindi più che un’analisi cronologica direi di dare uno sguardo a successi prestigiosi e brucianti sconfitte che hanno caratterizzato questo 2009.

mourinhoCominciamo da casa nostra. Il 107° campionato di serie A (il 77° a girone unico) vede ancora una volta trionfare l’Inter, ma stavolta in panchina non c’è più Roberto Mancini (passato proprio in chiusura d’annata solare al Manchester City) bensì Josè Mourinho, tecnico portoghese chiacchieratissimo. Antipatico, stratega, arrogante, presuntuoso, ma schietto, diretto e soprattutto vincente. Arriva nella massima serie il campionissimo Ronaldinho, che però nel suo primo anno non si rivela tale. Juventus e Milan si giocano la seconda piazza che viene conquistata dai bianconeri con i rossoneri e la Fiorentina che vanno però anche loro in Champions (i viola supereranno i portoghesi dello Sporting Lisbona nei preliminari, mentre il Milan accede direttamente visto che chi arriva terzo non li gioca più). Genoa e Roma vanno in Uefa assieme alla Lazio che vince la Coppa Italia nella sua nuovissima formula con finale unica nella capitale (ma la sede dovrebbe ruotare, altrimenti le due capitoline avrebbero un ingiusto vantaggio, magari ne parleremo un’altra volta). Torino, Lecce e Reggina salutano retrocedendo e vengono sostituite da Bari, Parma e Livorno. Il re dei bomber è Zlatan Ibrahimovic dell’Inter, che poi passa al Barcellona che in cambio “regala” ai nerazzurri Samuel Eto’o.

Diamo uno sguardo anche in Europa. In Inghilterra trionfa il Manchester United del meraviglioso Cristiano Ronaldo, con Abramovich che decide di portare nel paese di Sua Maestà il nostro Carlo Ancelotti per riportare ai vertici il suo Chelsea. Le squadre qualificate alla Champions sono sempre le stesse (Red Devils, Blues, Liverpool ed Arsenal). In Germania….sorpresona! Vince il Wolfsburg di Zaccardo e Barzagli, al suo primo ed incredibile titolo grazie ad un fantascientifico duo d’attacco composto da Dzeko (fallirà l’assalto del Milan al bomber bosniaco) e Grafite. Incredibile fallimento per il Bayern di Jurgen Klinssman che nonostante un roster eccezionale chiude “solo” al secondo posto. Terzo lo Stoccarda. In Francia finisce l’era del Lione e trionfa il Bordeaux dell’ex milanista Gourcouff e dell’ex calciatore (con un passato anche nel Napoli) capitano della Francia campione del mondo del 1998 Laurent Blanc. In Spagna….dominio blaugrana, che siglerà il “triplete”, ovvero conquisterà campionato, coppa nazionale e soprattutto la Champions League.

Le italiane come sono andate nella massima edizione continentale? Male, decisamente male. Roma, Inter e Juventus arrivano agli ottavi ma vengono sbattute fuori dal trittico inglese. Il Chelsea che elimina i bianconeri (guidato da un magnifico Guus Hiddink) viene poi “derubato” in semifinale dal Barcellona con l’arbitro norvegese Ovrebo che non concede tre rigori netti ai londinesi sull’1-0 (andata 0-0) prima del pareggio all’ultimo minuto di Iniesta. In finale i catalani affrontano i campioni in carica del Manchester United (le malelingue dicono che la Uefa non voleva in finale due squadre inglesi per un remake della finale di Mosca) battendoli per due a zero con gol di Eto’o e Messi, che vince il duello con Cristiano Ronaldo e conquisterà poi il Pallone d’Oro.

mondiale1In Sud America intanto un altro ex italiano vince un trofeo prestigioso con l’Estudiantes, ovvero Juan Sebastian Veron, che solleva la Copa Libertadores. L’estate è segnata da due avvenimenti: la Confederations Cup, trofeo “prova” per i successivi mondiali che si disputa ovviamente proprio in Sud Africa, e la faraonica campagna acquisti del Real Madrid. La coppa la vince il Brasile rimontando in finale due reti agli Stati Uniti (che avevano precedentemente ridicolizzato la Spagna) mentre per l’Italia è una disfatta, se così si può dire visto che gli azzurri avevano tanta voglia di giocare quella competizione quanto io di leggere un trattato di fisica nucleare. Paradossalmente attrae maggiore interesse il mercato delle “merengue” di Florentino Perez che porta nella capitale spagnola gente del calibro di Kakà, Cristiano Ronaldo, Benzema, Xavi Alonso e quant’altro. Tutto ciò scatenando il putiferio su Facebook con link che segnalavano l’acquisto da parte dei Blancos delle persone più improbabili, da Paris Hilton a Bin Laden, da Gesù a Silvio Berlusconi (il dualismo è fortemente voluto).

Ripartono poi i campionati, con poche sorprese sinora (specie nel nostro paese) e col Barcellona che chiude un’annata meravigliosa vincendo anche il Mondiale per Club battendo proprio gli argentini dell’Estudiantes in finale. Il 2009 ci regala anche le 32 qualificate al mondiale ed il relativo sorteggio, ma di questo abbiamo già parlato.

Buon 2010, e che sia un anno mondiale!

Camminando Scalzi compie tre mesi!

Finite le abbuffate natalizie? Siete pronti a ricominciare con la vita di tutti i giorni?

Martedì scorso Camminando Scalzi ha compiuto il suo terzo mese di vita! Dobbiamo ammettere che non ci aspettavamo tutto questo successo, tantissimi visitatori passano sulle nostre pagine ogni giorno, la pagina Fan di Facebook ha ormai superato i 300 fan, e non abbiamo certo intenzione di fermarci qui! Abbiamo però sempre bisogno di voi. Fate girare il sito, fatelo conoscere in giro. Più lettori significa sicuramente più prestigio, ma allo stesso tempo significa anche una grandissima gratificazione per noi che scriviamo e ci impegniamo giorno per giorno. E, ci piace ricordarlo, tutto questo lo facciamo senza esporre neanche una singola riga di pubblicità, cosa di cui andiamo molto orgogliosi.

Ma di cosa si è parlato in questo terzo mese di Camminando Scalzi? Senza dubbio a farla da padrone per quanto riguarda l’Attualità è stato il nostro sempre troppo chiacchierato presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, da un punto di vista o dall’altro. Prima di tutto il grandioso speciale che abbiamo tenuto per voi per il No Berlusconi-Day, seguendo l’evento in diretta e coprendo tutti i punti di vista sulla vicenda, che sicuramente è stata poco trattata dai media tradizionali. L’altro avvenimento che ha tenuto banco negli ultimi tempi è stato invece l’attacco al presidente del consiglio durante un congresso del Pdl, il famoso caso Tartaglia-Duomo di Milano. Anche qui, puntuali come sempre, abbiamo scritto parecchie opinioni e articoli a riguardo.

Grosse novità anche nell’ambito della Scienza, con l’arrivo del nostro nuovo redattore SteppenWolf che si occupa di curare questo lato che finora non avevamo ancora trattato in maniera approfondita. Sicuri di fare piacere a tutti gli amanti delle cose tecniche e, perché no, anche a chi di scienza non ne capisce niente, abbiamo analizzato ad esempio l’LHC e fatto un salto nel mondo delle nanotecnologie.

La Musica continua a rimanere uno dei nostri fiori all’occhiello, e conta ormai tre rubriche separate che sono molto amate dai nostri lettori appassionati: Listening e le sue monografie sui grandi della musica rock, Classics per gli amanti della Musica classica (ma anche per chi vuole cominciare ad avvicinarsi a questo complicato mondo) e l’ultima arrivata Jazz Session, che parla naturalmente del Jazz sotto tutti i punti di vista, con un occhio in particolare alla parte più storica di questo fantastico genere musicale.

Per quanto riguarda l’Informatica, questo mese abbiamo analizzato il tanto discusso Chrome OS, grazie agli amici di Linuxedintorni.org, o argomenti molto interessanti, come “Internet e il tutto Gratis” e un articolo sulla situazione del Wireless libero. Inoltre un nostro articolo che parla dell’evoluzione dell’identità su internet è stato pubblicato sul mensile Blogmagazine, cosa che ci ha resi ulteriormente orgogliosi.

Immancabili gli aggiornamenti per quanto riguarda tutti gli altri argomenti a cui siamo tutti abituati, come le puntuali analisi di ogni giornata calcistica ad opera della nostra redazione sportiva, e tutti gli altri argomenti che ritrovate in giro per le pagine.

Dal punto di vista delle innovazioni tecniche, a farla da padrone è stato sicuramente il nuovo tema grafico che state utilizzando proprio in questo momento, con tutte le sue funzionalità. Senza parlare di tutte le piccole migliorie che abbiamo aggiunto pian piano, come la possibilità di tradurre il blog in tante lingue diverse, o il collegamento diretto con Facebook (in modo da poter commentare con il proprio account) e con Twitter (per Twittare direttamente i nostri articoli). Inoltre siamo tra i primi e tra i pochi ad integrare Google Wave (se vi serve un invito, non esitate a contattarci!) direttamente all’interno del sito, con la nostra Wave ufficiale. Altra piccola aggiunta interessante, una pagina Web-comics che raccoglie tutte le vignette che sono state disegnate per noi in esclusiva finora.

Cosa ci aspetta in futuro? Come sempre abbiamo in mente tantissime idee, e per vederle non dovrete fare altro che aspettare e continuare a seguirci con la stessa passione che avete dimostrato finora. Ricordatevi che è sempre possibile collaborare con noi: qui trovate tutte le informazioni, e qui invece trovate un comodissimo form per un contatto diretto.

Vi aspettiamo numerosi e, mi raccomando, condividete i nostri articoli, partecipate con noi, scrivete, leggete, commentate. E sentitevi liberi, sempre, Camminando Scalzi.

Buon Sol Invictus a tutti i lettori!

solstizio

Certo, le feste sono importanti per “staccare” dai pressanti ritmi di lavoro e di vita, e rimangono piacevoli anche se portano con loro diverse spiacevolezze (la folla, il traffico, e altri dettagli che avrete notato da voi guardando il telegiornale).
Ritenendo però il pubblico di Camminando Scalzi curioso e intelligente, ci sembrava opportuno ricordare che il Natale, così come lo intendiamo oggi, ha un’origine piuttosto artificiale. Fu infatti introdotto nell’Impero Romano di comune accordo con la Chiesa Cristiana solo nel 330.
Perché proprio il 25 dicembre? Perché è più o meno la data in cui, dopo il Solstizio d’Inverno, il Sole riprende il suo moto apparente dopo essere “rimasto fermo” nel cielo: effetto ottico prodotto dall’inclinazione della Terra (circa 23 gradi) sull’orbita ellittica che compie intorno alla nostra stella preferita.
Tale giorno veniva festeggiato nell’Impero con il nome di Sol Invictus, ovvero “Sole invitto”.
Se proprio vogliamo festeggiare qualcosa, dunque, la proposta di Camminando Scalzi è evitare tradizioni-fantoccio pressate a forza nell’immaginario collettivo negli anni ’30 dalla Coca Cola (che riprese il “design” di Babbo Natale da Thomas Nast) per motivi pubblicitari e puntare su qualcosa di più sensato e decente, sia concretamente che spiritualmente.
Vi rimandiamo alla pagina wikipedia del Sol Invictus per potervi documentare con maggiore minuzia.
Abbattiamo le feste comandate e torniamo ai più naturali e sani festeggiamenti del ciclo della vita!

BUON SOL INVICTUS A TUTTI QUANTI!

equinozi e solstizi

Auguri di Buon Natale

A nome di tutta la redazione di Camminando Scalzi vi auguriamo un felice Natale e delle serene festività.

E tra un’abbuffata e l’altra, non dimenticatevi di passare di tanto in tanto dal nostro sito e cogliere l’occasione magari per leggere qualcosa che vi siete persi nei mesi trascorsi!

Ci auguriamo che questo sia solo il primo di una lunga serie di “natali” in cui potremo farvi gli auguri così, direttamente. A noi l’entusiasmo non manca, e la partecipazione di voi lettori ci spinge a dare sempre di più. Tante novità sono in arrivo, come sempre, e con l’anno nuovo – siamo sicuri – vi stupiremo con tante nuove idee ed iniziative, tutte votate alla libertà di informazione, la cosa a cui teniamo di più.

Auguri a tutti quindi, da ogni singolo membro della nostra redazione ad ogni singolo lettore, fan e commentatore della nostra blogzine. Con tutto il cuore.

Noi in ogni caso ritorneremo a scrivere, puntuali, da lunedì 28 Dicembre, con un riepilogo del terzo mese di Camminando Scalzi e tanti altri articoli.

A presto!

E cercate sempre di sentirvi liberi, come ci si sente Camminando Scalzi…

La Redazione di Camminando Scalzi.it

Nanotecnologie: "Surely You're Joking, Mr. Feynman!"

Intro

n1028560208_721281_9967Immaginatevi un “normale” malato di cancro. Radioterapia, chemioterapia, ormoni, chirurgia, terapia a cattura neutronica del boro. Nella maggior parte dei casi tutti questi trattamenti risultano semplici palliativi, in grado di allungare di qualche mese o anno la vita del paziente, senza magari consentirgli di migliorare sensibilmente la propria qualità della vita. La chirurgia non sempre è applicabile, e dove lo è non è mai efficace al 100% . La radioterapia è di sicuro meno invasiva, ma anche in questo caso non si ha l’assoluta certezza della totale eliminazione del tumore. Infine, la chemioterapia si porta dietro degli effetti collaterali estremamente debilitanti, oltre a non garantire, neppure in questo caso, il successo sul tumore. Ora provate a immaginare lo stesso malato terminale, a cui i farmaci vengono somministrati non per endovena, ma tramite una miriade di microscopici robottini, in grado di agire selettivamente sulle singole cellule tumorali, in maniera tale da effettuare il trattamento solo sulle cellule che risultano effettivamente malate. E pensate a quante altre applicazioni potrebbero avere questi “nanodroidi”, dalla rigenerazione dei tessuti danneggiati negli esseri umani, al trattamento dei materiali direttamente a livello molecolare e così via. Di seguito cercherò di spiegarvi come le nanotecnologie promettano di espandere non solo la nostra capacità di manipolazione spaziale della materia, ma anche di rendere la stessa eccezionalmente più versatile negli usi che se ne possono fare.
Surely You’re Joking, Mr. Feynman!
nanomachineLa prima persona ad avere elaborato idee a proposito della possibilità di arrivare a intervenire sulla materia a livello molecolare e sub molecolare fu il fisico statunitense Richard Feynman. Nel suo discorso del 1959 (“There’s plenty of room at the bottom”, qui trovate la trascrizione integrale in lingua, ndR), cui ho preso il titolo per questo articolo, egli ipotizzava la possibilità di intervenire sui singoli atomi partendo dalla realizzazione di minuscoli attrezzi in scala 1:4, con cui realizzare ulteriori attrezzi sempre in scala 1:4 e così via, fino a raggiungere un rapporto tra partenza e arriva pari a 1:25000. Feynman immagino le possibili applicazioni che una tale possibilità ci avrebbe offerto. In particolare, egli considerava di primaria importanza riuscire a realizzare computer le cui componenti fossero sempre più miniaturizzate, e microscopi in grado di superare il limite di diffrazione (e quindi di risoluzione) allora raggiunto con i SEM (microscopio elettronico a scansione). La potenza di un computer aumenta anche in funzione della densità di transistor al suo interno, così realizzare transistor più piccoli significa aumentare la potenza del processore, senza aumentarne il consumo o le dimensioni fisiche. I recenti progressi nell’industria dei semiconduttori, dove oramai l’ordine di grandezza per le componenti si attesta sui 45nm (nanometri, ovvero un milionesimo di millimetro, ndR), e la realizzazione del  microscopio elettronico a effetto tunnel prima, e di quello a forza atomica dopo  dovrebbero darvi un’idea di come effettivamente la miniaturizzazione permetta di lavorare più velocemente e con maggior precisione. Dai tempi del premio nobel americano i progressi in questo campo sono stati tanti, soprattutto nel campo dei materiali le cui proprietà dipendono non tanto dal comportamento collettivo del bulk in considerazione, quanto dalle caratteristiche fisiche, chimiche e – perché no – meccaniche delle singole molecole che lo compongono.
Nanotubi, macroeffetti
646px-Types_of_Carbon_NanotubesLa più piccola nanomacchina attualmente esistente è stata realizzata all’università di Bologna, e consiste in un micromotore a luce: una molecola filiforme lunga circa 6nm fa da asse di rotazione per una molecola cilindrica di 1.3 nm di diametro. Se sottoposta ad illuminazione, la molecola inzia a ruotare fino a 60000 giri al minuto circa. Sebbene non abbia allo stato attuale delle cose ancora un’applicazione, il risultato è comunque notevole, e dimostra l’effettiva possibilità di manipolare efficacemente i materiali su scale nanometriche. Una delle applicazioni più promettenti riguardo le nanotecnologie riguarda la realizzazione e il successivo utilizzo dei cosiddetti nanotubi in carbonio.
Tutto inizia nel 1985, quando il chimico R. Smalley si accorse che in particolari situazioni di pressione e temperatura, gli atomi di carbonio tendono a formare delle molecole di forma approssimativamente sferica (i fullereni), che una volta lasciati rilassare tendono ad arrotolarsi su se stessi, formando delle strutture a tubo… I nanotubi, appunto. Un nanotubo di questo tipo può avere un diametro compreso tra i 0,7 e i 10 nm, a seconda del numero di “pareti” che compongono il nanotubo e della struttura che lega gli atomi tra loro. Dato l’elevatissimo rapporto tra lunghezza e diametro di questi oggetti (nell’ordine dei 10^4) , è possibile considerarli come nanostrutture virtualmente monodimensionali, con tutta una serie di caratteristiche peculiari.
Se tiri la corda, prima o poi NON si spezza.
La resistenza meccanica è uno dei loro punti di forza. Questa caratteristica dipende in particolar modo dalla presenza nella struttura cristallina di difetti e dall’intensità dei legami atomo-atomo presenti nel corpo in questione. La presenza di atomi di diverso tipo nel reticolo cristallino, porta ad una deformazione dello stesso e ad un indebolimento in generale della struttura. Per poter rompere completamente un corpo senza difetti strutturali di questo tipo, occorrerebbe rompere completamente e contemporaneamente tutti i legami di coesione della superficie perpendicolare alla trazione. Nella realtà la presenza di impurezze all’interno anche dei migliori materiali limita enormemente la forza necessaria a indurre la rottura. Per spezzare un nanotubo virtualmente privo di difetti, si dovrebbero vincere TUTTI i legami carbonio-carbonio che lo tengono assieme. Con una resistenza 100 volte maggiore dell’acciaio, a un sesto del suo peso, il nanotubo in carbonio è semplicemente il miglior materiale mai realizzato, per lo meno da un punto di vista ingegneristico. L’estrema flessibilità di cui gode lo rende ideale per  rinforzare i materiali compositi di ultima generazione, similmente a quanto si fa attualmente con fibra di carbonio, kevlar o fibre di vetro.
Conduzione e sensibilità ai campi elettrici
asdSe non bastassero le sue caratteristiche meccaniche, i nanotubi in carbonio presentano anche notevoli proprietà elettriche. Innanzitutto, sono estremamente sensibili alla presenza di campi elettrici, arrivando a piegarsi anche di 90° per seguire le linee di forza del campo. Una volta interrotta l’emissione elettrica, il nanotubo riprende immediatamente la forma originale. E’ quindi possibilie costruire switch, nanoattuatori elettrici e perfino delle vere e proprie fibre muscolari artificiali, che ovviamente mantengono le incredibili proprietà meccaniche elencate sopra. Sebbene i nanotubi presentino una struttura elettronica (caratteristica fondamentale per descrivere la capacità di condurre correnti elettriche) piuttosto simile a quella della grafite (che è un buon conduttore), le loro proprietà elettriche sono del tutto particolari, legate alla geometria stessa del nanotubo. A seconda della chiralità (il senso di rotazione della spirale che i fullereni seguono forando il nanotubo) del nanotubo, esso può infatti comportarsi come un metallo o come un semiconduttore. In determinate condizioni inoltre, gli elettroni possono passare all’interno del nanotubo senza indurre effetto Joule (cioè senza creare calore, ndR), aspetto molto interessante quando si tratta di realizzare microprocessori. L’attuale tecnologia al silicio è infatti continuamente limitata dalla potenza, che un processore finisce per dissipare sotto forma di surriscaldamento. È stato calcolato che un microprocessore ai nanotubi è in grado di raggiungere senza problemi i 1000Ghz, senza doversi curare troppo del surriscaldamento.
Problemi irrisolti
Come avrete intuito, produrre questi nanotubi non è impresa facile. Ci sono varie tecniche, sia per produrre i nanotubi che per separare i refusi dai nanotubi correttamente formatisi, ma ancora adesso oltre il 90% della produzione viene buttata via perché totalmente inservibile. Questo rende il nanotubo in carbonio ancora troppo poco affidabile ed eccessivamente costoso per una produzione su scala industriale, lasciandolo relegato ancora ad un ambito sperimentale. Tuttavia le possibilità che si aprirebbero in moltissimi ambiti rendono la ricerca nel campo delle nanotecnologie estremamente promettente.
D’altronde, c’è proprio un sacco di spazio là in basso….

"Stasera non si gioca!" – Serie A Giornata 17

“Ragazzi mi dispiace ma la partita di stasera è saltata per il maltempo”.

pupazzo neveChi non ha mai sentito questa frase in vita sua se ha partecipato a qualche torneo di calcetto o amichevoli con gli amici? Quando però succede in serie A….diventa ovviamente un caso nazionale. Personamente basandomi sui ricordi non mi viene in mente nessuna domenica pallonara che abbia visto così tante gare rinviate (in Inghilterra invece ricordo che a volte solo verso marzo si portava a termine una intera giornata di calendario, e con divertenti sorteggi della F.A. Cup che assomigliavano più al giochino del tris con tutte quelle X).
Si doveva giocare? Non si doveva giocare? Ma soprattutto….qual è il problema se le partite vengono rinviate? Fantacalcio a parte ovviamente eheh! Se ne sono sentite di tutti i colori. In Russia si gioca fino a fine novembre…in Germania ed altri paesi si gioca lo stesso eccetera. A parte il fatto che molti paesi nei mesi più freddi non giocano (e là non è come da noi, -6 gradi è la regola, non l’eccezione) ma bisogna considerare che è tutto l’insieme. Tutto è nella loro cultura, un tedesco se va alo stadio con un metro di soffice di neve a tutto pensa fuorchè che alla neve stessa. Un italiano avrebbe come minimo esclamato “Accidenti” (si beh…ovvio, magari qualcos’altro, ma limitiamoci). Vi immaginate un San Paolo di Napoli ad esempio, che sia coperto di neve? A parte che sarebbe già paralizzata la città, ma come si potrebbe sostenere che ci siano tutte le misure di sicurezza necessarie e che i tifosi non corrano alcun rischio? Sarebbe da folli. campo neveOra, che ci sia magari chi ci ha marciato sopra per recuperare qualche infortunato (ogni riferimento è puramente casuale) ci può anche stare, ma la sicurezza ed il rispetto per il tifoso deve venire prima di tutto. Io abbonato pago per assistere ad uno spettacolo, ed ho tutto il diritto di usufruirne nelle migliori condizioni possibili (su questo se ne può discutere) e devo guardare la partita in un contesto che sia consono (ghiaccio sui sediolini e lastre scivolose ovunque non rendono il tutto tale).Che il match sia rinviato….cosa cambia? Ci si può rimanere male sul momento, come uno che vuole andare a mare a luglio e si becca un week-end di pioggia, ma finisce là.
La partita resta comunque in programma ed i biglietti sono comunque validi. Sull’idea di giocare a porte chiuse qualche parola bisogna spenderla: cosa sarebbe successo se avessero preso questa decisione? Apriti cielo! Truffa ai tifosi, televisioni tiranne, pubblico da stadio che si vuole eliminare e tante altre belle storielle. Quindi credo che la scelta sia stata per una volta adeguata. Si falsa il campionato? E perché mai? Chi può dire come sarebbero andate le cose? Il senno di poi lascia il tempo che trova (eheh in questo caso suona carino).

Quindi…”Ragazzi poi vi faccio sapere io quando si gioca, dipende da quando troviamo libero il campo”.

Risultati Serie A – Giornata 17

Bologna Atalanta RINV
Fiorentina Milan RINV
Livorno Sampdoria 3-1
Napoli Chievo 2-0
Palermo Siena 1-0
Juventus Catania 1-2
Udinese Cagliari RINV
Genoa Bari RINV
Roma Parma 2-0
Inter Lazio 1-0

Jazz Session 02: Louis Armstrong, Satchmo

Satchelmouth, ovvero “bocca a sacco”, in riferimento alla sua grande, enorme bocca.

Possiamo affermare quasi con certezza che Louis Armstrong è il più conosciuto musicista di Jazz al mondo. Grazie al suo carisma è riuscito a rendere popolare il Jazz e a farlo amare da tutti.

Trombettista e cantante, nasce e trascorre l’infanzia in povertà, in un sobborgo di New Orleans, là dove Ragtime era la parola d’ordine. A undici anni cantava in strada con degli amici per racimolare qualcosa e aiutare la madre (che si prostituiva), dal momento che suo padre li aveva abbandonati quando Louis era appena neonato. Finì in riformatorio per aver sparato alcuni colpi di pistola in aria probabilmente durante un Capodanno; fu la svolta per Satch.

E’ proprio in quel riformatorio (per soli neri) infatti che imparò a suonare la cornetta. Entrò, appena tredicenne, nella band del  New Orleans Home for Colored Waifs (di cui in breve tempo divenne il leader), guidato dal prof. Peter Davis.

Louis 1Uscito dal riformatorio ebbe la fortuna di conoscere il più grande trombettista del momento, Joe “King” Oliver, che divenne il suo mentore. Quando Oliver abbandonò New Orleans nel ’19, Armstrong, che intanto aveva fatto diverse esperienze nelle bande e sui battelli, prese il suo posto nella sua band, la più importante della città.

La tecnica di Louis era sempre migliore, grazie alle numerose esibizioni che lo vedevano protagonista. A vent’anni imparò a leggere le note, riuscì a maturare un proprio suono e iniziò a cantare. Nel ’22 venne chiamato a Chicago da King Oliver e si unì alla sua band, riuscendo finalmente a guadagnare abbastanza per vivere. Proprio con Oliver a Chicago incise i suoi primi dischi come seconda cornetta.

In quel periodo Louis era sposato con la pianista Lil Hardin, la quale lo avvertì di separarsi da Oliver e di cercare un proprio stile, anche se Satchmo amava suonare con Joe Oliver. L’invito a New York del ‘24 da parte dell’orchestra di Fletcher Henderson (l’orchestra afro-americana più importante dell’epoca) arrivò dunque puntuale. Louis dedicò più tempo alla tromba e al canto. L’orchestra di Henderson spopolò; piaceva tantissimo, anche ai bianchi. Si narra che l’orchestra di Duke Ellington raggiunse Roseland per assistere all’esibizione di Louis.

Louis 2 Ancora sotto consiglio della moglie, decise di lasciare l’orchestra di Henderson, che limitava in un certo senso la sua crescita artistica. Tornò quindi a Chicago e iniziò ad incidere, proprio con sua moglie, i suoi dischi più importanti con gli Hot Five e gli Hot Seven. In quegli anni registrò alcuni brani sperimentando la tecnica dello scat (improvvisare una melodia cantando ma utilizzando sillabe o parole inventate). Ben presto il suo gruppo divenne il più famoso d’America.

Louis 1Durante la depressione degli anni ’30 Louis fu uno dei pochi a trovare fortuna. Infatti l’orchestra di Henderson si era ormai sciolta, King Oliver non era più quello di una volta, il famosissimo Jazz Club “Cotton Club” chiuse nel ’36. Satchmo invece si trasferì a Los Angeles dove suonava al nuovo Cotton Club, attirando numerose celebrità dell’epoca. Era ormai famosissimo in tutto il mondo; quando fece ritorno a New Orleans venne accolto come un eroe.

Purtroppo a metà degli anni’30 ebbe dei problemi con le dita e con le labbra a causa del suo fortissimo modo di suonare, ed è per questo che in questo periodo vediamo aumentare le sue esibizioni e registrazioni vocali.

Dopo Lil ebbe altre due mogli, e nel ’43 si “stabilì” definitivamente a New York; dal ’43 al ’73 si esibì per oltre trecento serate l’anno.

Morì il 6 luglio del ’71 per un arresto cardiaco. Ai suoi funerali parteciparono le più alte cariche degli Stati Uniti e, inutile dirlo, i protagonisti della scena Jazz di quegli anni.

Louis Armstrong è stato sicuramente uno dei musicisti ad aver maggiormente influenzato tutti i Jazzisti (e non solo) del XX secolo. Miles Davis disse: “Non puoi suonare nulla sulla tromba che Louis non abbia già suonato”. E’ stato un punto di riferimento per chiunque si sia avvicinato al Jazz.

Era una persona generosissima, nacque e morì povero, nonostante l’altissimo livello di celebrità che raggiunse in tutto il mondo. Regalava soldi a chiunque glieli chiedesse, e quelli che gli restavano li spendeva per acquistare marijuana, di cui era un grandissimo consumatore. Era sempre felice, non solo durante le esibizioni (chi può dimenticare il suo sorrisone stampato in faccia mentre cantava) ma anche nella vita. L’unica cosa che gli interessava davvero era suonare.

Forse è stato proprio questo alone di serenità e felicità che si portava dietro a fare di Satchmo uno dei musicisti più conosciuti e amati di sempre.