Internet ed il “tutto gratis”!

[stextbox id=”custom”]Torna a scrivere per Camminando Scalzi Paolo Ratto, autore di un interessante blog che ha come tematiche centrali internet e teconologia. Dopo averci parlato del rapporto tra web e burocrazia, oggi ci propone un nuovo articolo nel quale analizza un altro interessante aspetto della rete internet.[/stextbox]

L’utente di Internet, navigando, ha la sensazione che tutto ciò che si utilizza sul Web debba essere gratuito. Nel mondo dei beni digitali, dove i costi di copia e distribuzione sono tendenti a zero, si è fatta largo l’idea del gratis sempre e comunque. Ma questo tipo di economia è reale ed è destinata a proliferare? O siamo dinnanzi ad una bolla di sapone minacciata dalle spinte materiali del business? Alcuni spunti per poter valutare…

Google, un’esempio di azienda che prospera, regalando servizi. Quale esempio migliore si può considerare se non Google, per analizzare questo tipo di “alternative economy”: grazie alla miriade di servizi offre gratuitamente (dal motore di ricerca a Google maps, da strumenti di traduzione a gestione dei flussi di documenti, Youtube, e chi più ne ha più ne metta…), Big G ha contribuito sicuramente ad amplificare la sensazione che il gratis su internet sia un diritto acquisito. Non dobbiamo però dimenticare che il colosso di Mountain View è una delle aziende più potenti al mondo, conseguenza di un fatturato da capogiro. È questo che le permette di offrire gratuitamente una serie di applicazioni. Ma non si tratta di filantropia! Il core business è basato sulla pubblicità “profilata” (rivoluzionari i business di Adword e Adsense..), sui dati raccolti sugli utenti (pensate a tutti coloro che utilizzano i servizi anche più “basic” come Gmail o Youtube…), e sulla “search appliance”, servizio che prevede la gestione del knowledge management delle aziende, con la stessa funzionalità e semplicità del motore di ricerca a cui tutti siamo abituati.

timesIn controtendenza: il mondo delle informazioni. Ci sono però settori in cui la ricerca sfrenata del gratuito ha comportato delle recessioni: è innegabile che con l’espansione numerica degli utenti di internet, uno degli ambiti entrato in profonda crisi sia quello della carta stampata. Il fatto che le notizie che si leggono sui giornali siano presenti gratuitamente sul WEB ha fatto si che molte persone (compreso, per esempio, il sottoscritto!) smettessero di comprare quotidianamente il periodico per documentarsi in maniera più rapida, diretta e pluralistica su Internet. Anche in questo campo (news on-line) probabilmente a breve assisteremo a grossi cambiamenti: Rupert Murdoch (e non solo lui…!) sostiene che “l’equazione internet=informazione gratuita sia agli sgoccioli e presto le news on-line saranno disponibili solo dietro forme di micro-pagamento”, per il momento solo abozzate dalle aziende. A conforto della sua tesi, il magnate dei media cita argomenti ad effetto come la devastante crisi economica che investe la carta stampata statunitense o, d’altro lato, il confortante boom di ricavi derivanti dalle sottoscrizioni a pagamento per accedere ai contenuti del Wall Street Journal, testata divenuta di sua proprietà lo scorso anno. Valutando anche la recente notizia che vede dal 2010 il Times on-line a pagamento, il futuro sembra essere diretto versa questa opzione “non free”.

napster-incProblemi legali: il file sharing. L’economia del gratuito chiama in causa anche tutta una serie di difficili problematiche legate al “Diritto dell’Internet”. Fin dalla nascita di Napster (1999), poi con i successivi Kazaa, Winmx e eMule e fino ai più recenti torrents, l’utente ha avuto la possibilità di “scaricare” gratuitamente, più o meno illegalmente, dapprima musica e poi tutti i tipi di file dalla Rete. La costruzione delle reti “peer to peer” è stato solo l’ultimo passo tecnologico per permettere la pratica del download che, seppur generalmente illegale, viene percepito dalla maggioranza degli internauti come strumento “buono e giusto”. Ora che in tutto il mondo, i governi spinti dalle major multimediali stanno cercando di dare un giro di vite evidente alla pirateria informatica – come dimostrano l’ormai celebre querelle Pirate Bay ed i vari tentativi del parlamento francese di approvare la Dottrina Sarkozy – gli utenti avvertono come un sopruso l’eventuale possibilità di non poter più usufruire gratuitamente di musica, film e videogame. Ed il dibattito assume contorni sociali, politici ed economici di grande rilievo. È innegabile che il diritto di proprietà intellettuale vada rispettato e garantito, ma bisogna stare attenti a non eccedere nel controllo della Rete che, per conformazione naturale e soprattutto tecnica, è difficile (se non impossibile!) da sorvegliare. Non si può tralasciare il fatto che l’accesso ad internet in tutti i paesi è ormai considerato essenziale, quasi un diritto dell’uomo, in quanto strumento principe per accedere ad informazioni e cultura. Nel momento in cui la protezione accordata alle opere divenisse tale da impedire l’accesso alla cultura, il sapere diverrebbe oggetto fruibile solo da pochi privilegiati.

Il “meraviglioso mondo” dell’ Open-Source Un ambito che ha sfruttato la spinta della “free economy” è senza dubbio l’Open Source, settore variegato e del tutto particolare. L’uso non esclusivo e proprietario del software, l’assenza dei costi di licenza o la mancanza, in senso tradizionale, di strutture aziendali possono sembrare ostacoli alla realizzazione di un profitto. A dispetto di tutto questo si è dimostrato, però, come anche con il software open sia possibile creare giri d’affari soddisfacenti.

imagesUn segmento fondamentale è quello della distribuzione e del relativo supporto. I distributori vendono copie di software libero e/o open source: certo il software è reperibile anche in rete, ma spesso necessita di conoscenze tecniche che non sono nel bagaglio culturale di chiunque. L’utente medio non ha sempre le competenze per affrontare agevolmente l’installazione e la gestione dei pacchetti software, dunque preferisce pagare una cifra ragionevole per disporre di una distribuzione costruita apposta per essere accessibile anche ai meno esperti. Accanto alle distribuzioni sono forniti a pagamento una serie di prodotti e servizi di supporto post vendita. Questa è un’applicazione tipica: i beni ceduti non sono prodotti ma servizi. Ciò che si vende è il valore aggiunto dall’assieme dei diversi moduli software e la garanzia di un buon funzionamento e compatibilità con altri sistemi della stessa marca, oltre all’assistenza gratuita per un certo periodo di tempo.Alcune aziende, infatti, si specializzano in particolare modo sui servizi. Quelli più diffusi sono il supporto tecnico, la personalizzazione del software, la formazione su un prodotto e la correzione di bug a pagamento. Quindi ci possiamo rendere conto che anche questo settore, a prima vista “paladino” dell’economia del tutto gratis, presenti strategie di business più complesse e articolate per permettere alle aziende di soddisfare il bisogno primario di fare soldi.

Fiducia o sfiducia? Come ci si deve porre dunque dinanzi alla questione “free economy”? Chris Anderson (direttore di Wired U.S.A. ndR), celebre autore dell’articolo divenuto poi “cult book” di business, La lunga coda, si è lanciato nel nuovo libro “Free” (distribuito gratis on-line) in un’analisi sul modo di fare economia nell’era del web, dei blog, di Facebook e Twitter, dove fare informazione è diventato semplice, immediato, economico, e spesso anche redditizio. Ma Anderson va oltre e si focalizza sulla nuova economia, proprio l’economia del gratuito. “Il web cambierà il mondo. È la patria del gratuito ed inaugura un nuovo tipo di economia: la freeconomics, che diventa non una scelta ma persino una necessità a partire dal momento in cui l’esborso primario di un’azienda diventa qualcosa che abbia a che fare con il silicio”.

Non tutti però la pensano così: sul settimanale The New Yorker”, Malcolm Gladwell ha accusato il collega di essere un “utopista tecnologico che nel suo entusiasmo dimentica alcuni particolari. Per esempio, che YouTube, offerto gratis al mondo da Google, sottrae un sacco di soldi al motore di ricerca. Alla faccia dei costi marginali declinanti: solo la banda per trasmettere i video (il cui prezzo, per Anderson, volge inesorabilmente verso lo zero, ndA) costa 362 milioni di dollari l’anno. Nel complesso le stime dicono che il sito per la condivisione di video perde 470 milioni di dollari l’anno.

A mio avviso, si può tranquillamente sostenere che l’economia del gratis, nonostante sia di evidente attrazione soprattutto nei confronti degli utenti, non funzioni come modello di business a sé stante. La conclusione è di per sé banale ma assolutamente logica: chiunque sa che nel mondo dei beni materiali se non si coprono i costi si chiude baracca. La situazione globale di crisi impone poi alcune riflessioni, e sembra che l’economia della scarsità torni a chiedere il conto a quella dell’abbondanza. È poi evidente che anche la mentalità degli utenti di Internet sia destinata a mutare: ci si deve rendere conto che laddove c’è un servizio, ci sono persone che lavorano e che sono (o dovrebbero essere!) retribuite per far funzionare tale servizio. Ci sono dei costi anche nel mondo digitale, e questi costi vanno coperti per garantire dei ritorni d’investimento adeguati. Se poi il gratis fa parte di strategie economiche più ampie ed innovative ben venga ma togliamoci dalla testa l’idea che tutto ciò che può essere sfruttato nella Rete possa essere gratuito perché potremmo presto restare molto delusi. Il punto è che spesso i servizi del Web sono “free” nel senso che non dovrai usare direttamente il portafoglio o la carta di credito per pagarli; li pagherai però in altri modi: con la pubblicità, con i dati profilati, con l’uso di una piattaforma invece che un’altra… Oppure li pagherà qualcun’altro per te (l’esempio del portale turistico Atrapalo è più che calzante!).

È forse questo che l’utente medio non ha ancora capito del tutto.

7 thoughts on “Internet ed il “tutto gratis”!

  1. direi che questo post è fondamentale. si potrebbe usare una sintesi di quanto hai detto come premessa per un “vademecum” dell’utente web.
    hai fatto bene ha sottolinare in chiusura come si paghino tanti servizi che non ci sembra di pagare: le email, ad esempio. chi ci froische il servizio in cambio chiede libero accesso alle nostre informazioni.
    personalmente utilizzo molti servizi web, spesso consapevole del fatto che “qualcuno” (scusate…..) si facciami cazzi miei! ma ripeto, io ne sono consapevole!
    è importante informare.
    sono d’accordo con un graduale ricorso al pagamento di molti servizi. soprattutto nell’ambito dell’informazione. credo che questo possa limitare la richiesta di informazioni personali. della serie, dal momento che mi paghi, non mi interessa chi tu sia o cosa faccia nella vita (la faccio molto spicciola…). oltre che responsabilizzare i “produttori di notizie” circa la qualità delle stesse.
    così come sarà importante che sull’altro piatto della bilancia continuino ad esserci blog come questo ad esempio.
    credo inoltre che sia importante trovare una soluzione allo scaricamento selvaggio di “produzioni artistiche” (già definire così musica e film, per quanto possa apparire disgustoso nel caso di film trash o giggi d’alessio, potrebbe essere un passo importante).
    insomma, credo che il pagamento di contenuti e servizi possa essere una forma di regolamentazione importante per il web, vista la crescita giornaliera di utenti.

    • @pascqualoo. Grazie per il “fondamentale”😉 ! L’intento dell’articolo (che poi è l’intento in generale del mio blog… http://paoloratto.blogspot.com) era proprio quello di spiegare a persone meno esperte di Internet che vi sono cose che si danno per scontate (ad esempio la questione del “tutto gratis”) che così scontate non sono. L’ho cercato di fare prendendo esempi e problematiche tangibili, proprio come se fosse un “vandemecum” dell’utente. Per il resto sono in assoluta sintonia con ciò che dici riguardo all’informazione e al copyright.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...