Jazz Session 02: Louis Armstrong, Satchmo

Satchelmouth, ovvero “bocca a sacco”, in riferimento alla sua grande, enorme bocca.

Possiamo affermare quasi con certezza che Louis Armstrong è il più conosciuto musicista di Jazz al mondo. Grazie al suo carisma è riuscito a rendere popolare il Jazz e a farlo amare da tutti.

Trombettista e cantante, nasce e trascorre l’infanzia in povertà, in un sobborgo di New Orleans, là dove Ragtime era la parola d’ordine. A undici anni cantava in strada con degli amici per racimolare qualcosa e aiutare la madre (che si prostituiva), dal momento che suo padre li aveva abbandonati quando Louis era appena neonato. Finì in riformatorio per aver sparato alcuni colpi di pistola in aria probabilmente durante un Capodanno; fu la svolta per Satch.

E’ proprio in quel riformatorio (per soli neri) infatti che imparò a suonare la cornetta. Entrò, appena tredicenne, nella band del  New Orleans Home for Colored Waifs (di cui in breve tempo divenne il leader), guidato dal prof. Peter Davis.

Louis 1Uscito dal riformatorio ebbe la fortuna di conoscere il più grande trombettista del momento, Joe “King” Oliver, che divenne il suo mentore. Quando Oliver abbandonò New Orleans nel ’19, Armstrong, che intanto aveva fatto diverse esperienze nelle bande e sui battelli, prese il suo posto nella sua band, la più importante della città.

La tecnica di Louis era sempre migliore, grazie alle numerose esibizioni che lo vedevano protagonista. A vent’anni imparò a leggere le note, riuscì a maturare un proprio suono e iniziò a cantare. Nel ’22 venne chiamato a Chicago da King Oliver e si unì alla sua band, riuscendo finalmente a guadagnare abbastanza per vivere. Proprio con Oliver a Chicago incise i suoi primi dischi come seconda cornetta.

In quel periodo Louis era sposato con la pianista Lil Hardin, la quale lo avvertì di separarsi da Oliver e di cercare un proprio stile, anche se Satchmo amava suonare con Joe Oliver. L’invito a New York del ‘24 da parte dell’orchestra di Fletcher Henderson (l’orchestra afro-americana più importante dell’epoca) arrivò dunque puntuale. Louis dedicò più tempo alla tromba e al canto. L’orchestra di Henderson spopolò; piaceva tantissimo, anche ai bianchi. Si narra che l’orchestra di Duke Ellington raggiunse Roseland per assistere all’esibizione di Louis.

Louis 2 Ancora sotto consiglio della moglie, decise di lasciare l’orchestra di Henderson, che limitava in un certo senso la sua crescita artistica. Tornò quindi a Chicago e iniziò ad incidere, proprio con sua moglie, i suoi dischi più importanti con gli Hot Five e gli Hot Seven. In quegli anni registrò alcuni brani sperimentando la tecnica dello scat (improvvisare una melodia cantando ma utilizzando sillabe o parole inventate). Ben presto il suo gruppo divenne il più famoso d’America.

Louis 1Durante la depressione degli anni ’30 Louis fu uno dei pochi a trovare fortuna. Infatti l’orchestra di Henderson si era ormai sciolta, King Oliver non era più quello di una volta, il famosissimo Jazz Club “Cotton Club” chiuse nel ’36. Satchmo invece si trasferì a Los Angeles dove suonava al nuovo Cotton Club, attirando numerose celebrità dell’epoca. Era ormai famosissimo in tutto il mondo; quando fece ritorno a New Orleans venne accolto come un eroe.

Purtroppo a metà degli anni’30 ebbe dei problemi con le dita e con le labbra a causa del suo fortissimo modo di suonare, ed è per questo che in questo periodo vediamo aumentare le sue esibizioni e registrazioni vocali.

Dopo Lil ebbe altre due mogli, e nel ’43 si “stabilì” definitivamente a New York; dal ’43 al ’73 si esibì per oltre trecento serate l’anno.

Morì il 6 luglio del ’71 per un arresto cardiaco. Ai suoi funerali parteciparono le più alte cariche degli Stati Uniti e, inutile dirlo, i protagonisti della scena Jazz di quegli anni.

Louis Armstrong è stato sicuramente uno dei musicisti ad aver maggiormente influenzato tutti i Jazzisti (e non solo) del XX secolo. Miles Davis disse: “Non puoi suonare nulla sulla tromba che Louis non abbia già suonato”. E’ stato un punto di riferimento per chiunque si sia avvicinato al Jazz.

Era una persona generosissima, nacque e morì povero, nonostante l’altissimo livello di celebrità che raggiunse in tutto il mondo. Regalava soldi a chiunque glieli chiedesse, e quelli che gli restavano li spendeva per acquistare marijuana, di cui era un grandissimo consumatore. Era sempre felice, non solo durante le esibizioni (chi può dimenticare il suo sorrisone stampato in faccia mentre cantava) ma anche nella vita. L’unica cosa che gli interessava davvero era suonare.

Forse è stato proprio questo alone di serenità e felicità che si portava dietro a fare di Satchmo uno dei musicisti più conosciuti e amati di sempre.

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