Dov'è finita la speranza?

A volte ci si sveglia la mattina e ci si sente semplicemente pessimisti. Inizia così questo 2010, e non so quanto sia poi diverso dal 2009 appena trascorso. Quello che si sente, che si tasta con mano, è che la Speranza la stiamo perdendo un po’ tutti.

Viviamo in un Paese in cui la democrazia viene costantemente calpestata giorno per giorno, senza che nemmeno ce ne rendiamo conto. Semplicemente uno non ci fa più caso. E’ un paese diventato ormai palesemente razzista (vedi i fatti di Rosarno), che si concentra tanto a criticare le parole di un calciatore di nome Balotelli che si è permesso di dire che il pubblico che lo insulta “fa schifo”. Pensate un po’, fa più scandalo questo, che il coro razzista e i buu ai giocatori di colore.

Viviamo in un Paese in cui un giovane ha pochissime speranze di fare quello che desidera nella vita. Un Paese in cui per quanto tu possa essere laureato a pieni voti, nessuno ti cerca, nessuno ti vuole. Ah no, qualcuno sì, i call center. Di quelli sembra non esserci mai penuria in Italia, rappresentazione tangibile di quell’incubo che sono i contratti a tempo determinato, che non ti permettono di organizzare un qualsiasi progetto di vita perché si sa, tra un anno sarò di nuovo in mezzo alla strada.

Viviamo in un Paese in cui l’arte e la creatività vengono in tutti i modi bistrattate, in cui un creativo ha possibilità pari a zero di mostrare le proprie capacità. Semplicemente, da noi, la cultura non esiste. Guardate un po’ alla Musica Italiana ad esempio… Sempre le stesse facce, sempre le stesse canzoni, incastrati come siamo tra un presunto gotha della canzone autoriale (mi viene in mente Vasco) e i mostri che vengono fuori dal reality show di turno, destinati, come le farfalle, a durare soltanto una stagione, e poi addio. Proponendo rigorosamente musica melodica di cinquant’anni fa, si intende. Per non parlare dell’aspetto televisivo, dove ci tocca barcamenarci tra fiction qualitativamente degne della peggior telenovela sudamericana, a fronte di produzioni internazionali che ormai poco si discostano da un prodotto di qualità cinematografica. Nel 2010 noi abbiamo sempre le stesse facce in televisione, un’intera schiera di attorucoli che si contendono il posto nella “nomeacasofiction 3, 4, 5, ventimila”.

Viviamo in un Paese in cui la televisione pubblica è in mano a pochi elementi, in cui la diversificazione non esiste, in cui la tanto decantata libertà di scelta offertaci dal mirabolante digitale terrestre non si riduce altro che ad una semplice moltiplicazione per dieci di tutto quello che già abbiamo. E’ un paese in cui la contro-informazione è vista di malocchio, continuamente attaccata, continuamente bistrattata: un dictat qua, una cancellazione di là, un editto bulgaro e così via.

Siamo un Paese in cui il Digital Divide la fa ancora da padrone, in cui ci sono zone ancora difficilmente raggiunte da internet, vera ultima frontiera di libertà di espressione e di informazione. La TV però, quella si prende dappertutto. Per carità, che non si perda l’occasione di indottrinarci nella giusta maniera.

Viviamo in un Paese in cui la classe politica è troppo impegnata a cercare di risolvere i propri problemi piuttosto che pensare a quelli della gente. A fare proclami su inutili e costosissime opere pubbliche che poi alla fine funzionano anche male (vedi Alta Velocità), mentre per fare un viaggio in treno intercity le persone se la devono vedere con il Signore, sperando di non morire assiderati/bolliti/malati. E guai a chiedere un risarcimento, guai a chiedere informazioni. Nella migliore delle ipotesi si viene trattati a pesci in faccia. Mancano le infrastrutture ferroviarie, e ci imbarchiamo in un progetto quale il ponte sullo stretto.

E certo non si occupa della gente, la classe politica; la gente comune, quella stessa gente che poi inevitabilmente continuerà a dare la vittoria allo stesso schieramento, sebbene nulla sia stato fatto, le pensioni scendano, non ci sia lavoro, non ci siano soldi, tutti si lamentino. Continua però imperterrita a votare da una sola parte (ma guai ad ammetterlo in giro eh!). D’altronde l’alternativa non esiste, stanno semplicemente facendo di tutto per rimanere ognuno al proprio posto, perché conviene così, perché dei problemi veri del Paese non frega niente a nessuno.

Viviamo in un Paese in cui ogni decisione etica deve passare per bocca di esponenti dello Stato Vaticano; gente, per capirci, che continua ad essere contro all’uso del preservativo, unico vero strumento di prevenzione di malattie che hanno fatto ecatombi nel mondo. Dove se una persona ormai ridotta ad un vegetale ha intenzione consapevolmente di andarsene da questo posto in cui siamo tutti di passaggio, deve affrontare inferni che sono solo in terra.

Viviamo in un Paese dalla memoria corta, dove tante emergenze vengono risolte con semplici proclami, una soluzione immediata che faccia tanta scena da mostrare nel salotto televisivo di turno, e poi tutti dimenticano. E le persone passano gli inverni nelle tende. Intere stagioni. Mesi. E poi anni. Ma insomma, in TV hanno detto che il problema è risolto, quindi possiamo dimenticarcelo.

Viviamo in un Paese in cui quei pochi che riescono a trovare un lavoro decente rischiano spesso la vita ogni giorno, per un salario da fame, solo per tenere su una famiglia e crescere dei figli, figli che rappresentano il nostro futuro. Un futuro che però non è mai stato tanto incerto come oggi. Fate un po’ il conto di quante notizie di incidenti mortali sul lavoro ci sono ogni anno… Ma è più importante chi esce dal Grande Fratello, quella sì che è una grande tragedia.

Viviamo in un Paese dove ogni discussione tra giovani riguardo al loro futuro finisce per essere intrisa di un malcelato sconforto, della consapevolezza che tutto quello che si è provato a costruire negli anni non servirà a niente. E ci si chiede un domani cosa fare, e sempre più spesso si sente paventare l’ipotesi di andare all’estero, di scappare da questo posto che sembra non funzionare più. Ma è davvero così?

Cosa saranno i prossimi dieci anni di questo nuovo millennio nessuno può dirlo, anche se le prospettive, al giorno d’oggi, sembrano tutt’altro che rosee. Le scelte rimangono poche. O si va via, si scappa il più lontano possibile, o si resta a combattere cercando di tenere in piedi i cocci di ciò che rimane della parola “Speranza”.

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7 pensieri su “Dov'è finita la speranza?

  1. ok. prima ero depresso perchè mi hanno detto che le ultime 2 settimane di calcoli nella tesi sono inutili. ora vado a cercarmi un cappio….

  2. La lettura di questo articolo ci porta a pensare che l’anno nuovo non dovrebbe essere altro che una riconferma di quanto accaduto negli ultimi tempi. Capisco benissimo, e lo condivido pienamente, che le prospettive di un giovane al giorno d’oggi sono tutt’altro che rosee (coraggio Steppenwolf cerchiamo di mantenere questo filo di Speranza). Purtroppo oggi siamo governati, a mio parere, da una classe politica che mira solo ad ottenere i propri interessi. Non si preoccupa minimamente ( e qui ci ripetiamo) ai veri problemi che affliggono i giovani, gli anziani, i lavoratori ecc.ecc. La società di oggi è abbagliata dal Dio Denaro, e tutti, anche i poveri, pensano di risolvere i problemi cercando di fare soldi a tutti i costi. Ci parlano e cercano di convincerci che la crisi non c’è, che va tutto bene, che la scuola migliora, che è stata salvata l’Alitalia, che i terremotati dell’abruzzo sono stati mandati in vacanza sulla costa; insomma viviamo in una nazione tutta fiori e rose. Che fortuna ?! Tutto questo ci viene detto, bombardato, tutti i giorni attraverso quella scatoletta magica a colori. I nostri signori politici, invece, adottano provvedimenti che favoriscono il rientro di denaro dall’estero (chissà perchè portato all’estero) ricapitolizzandolo sui nostri mercati; rivendono beni sequestrati all’asta non affidandoli più alla pubblica amministrazione; aboliscono tasse per chi sta bene (ici); favoriscono le scuole private e cattoliche a discapito di quella pubblica e cosi via. Dulcis in fundo si annuncia la riforma fiscale con le famose due aliquote ( puntualmente smentita e forse da tirare in ballo alle prossime politiche).
    Ecco cosa ci fanno credere per raccolglere un consenso popolare favorevole anche per il futuro.
    Credo che la cosa importante sia quella di non cadere in questo tranello; di continuare a credere in ideali sani, leali, altruisti e di avere la forza di essere fieri ed orgogliosi delle proprie idee per continuare ad essere Liberi.
    Questa Speranza deve rimanere nella nostra testa. Io sono disposto a continuare il mio cammino. Accodatevi.

    • vedi ciro, la cosa che + mi da fastidio non è tanto il fatto che ci siano difficoltà economiche, sociali etc. per carità la disoccupazione, la mancanza di lavoro e le pessime prospettive che oramai abbiamo noi neolaureandi (specialmente quelli che vorrebbero fare ricerca, come il sottoscritto) sono già deprimenti di per loro. il fatto è che qua ci pisciano in testa e ci voglion far credere che piove. i problemi ci sono, ma non vanno mostrati. in questa maniera la percezione degli stessi si affievolisce, e di conseguenza si affievolisce anche il desiderio comune di lottare per porvi rimedio. risultato? chi denuncia certe situazioni diventa anti-italiano, nemico della patria e del quieto vivere (a base di grane fratello e buon domenica) comune. Il tutto per la gioia dei soliti noti, che in questa situazione ci sguazzano come i coccodrilli bianchi delle fogne di new york (cit.), in quanto la loro fortuna è direttamente proporzionale alle nostre difficoltà. la cosa più triste, è che tutto questo funziona sempre meglio oramai. a questo punto, scappare all’estero mi sembra un atto di doveroso rispetto nei confronti innanzitutto di me stesso che mi sono fatto il culo a studiare fisica per 7 anni, dei miei genitori che mi hanno mantenuto gli studi, e anche dei miei professori, di cui, nel bene e nel male, io mi considero uno dei tantissimi eredi, senza un eredità.

  3. Quanto hai ragione griso! Però se crollate voi, che siete la “speranza” delle generazioni a voi precedenti, voi che siete il futuro di questa Nazione, mandiamo a benedire definitivamente, tutte le lotte che per la libertà del nostro popolo sono state fatte dal 1800 in poi. Il solo modo per ringraziare gli “eroi”(e non parlo solo di quelli riportati nei libri di storia, ma di quelli che non hanno avuto gloria, a cui non sono state intitolate strade o piazze)che hanno fatto dell’Italia una Repubblica Democratica anche a costo della propria vita, è coltivare la Speranza, volere una Speranza, Lottare per la Speranza fino ad attuarla e finchè in Italia ci saranno ragazzi come voi c’è ancora la Speranza. Forza e non arrendetevi, anzi non arrendiamoci mai.

  4. Purtroppo per la nostra generazione non è facile sperare, visto lo stato delle cose. Certo, arrendersi e scappare non è mai la soluzione, però a volte è davvero difficile trovare un solo appiglio quando ogni giorno succede quello che succede da noi.

    La Speranza è l’ultima a morire, però prima o poi, muore pure lei.

    Chissà che un giorno non possa scrivere un articolo che sia l’esatto opposto di questo.

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