L’overload informativo nell’era di Internet

Una decina di anni fa qualcuno ha definito internet “l’unione di tutte le biblioteche del mondo, dove però qualcuno si è divertito a buttare giù tutti i libri dagli scaffali*”. Oggi l’affermazione è più che mai attuale con un trend di crescita esponenziale della quantità di nuovi contenuti generati, amplificato dalla continua nascita di nuovi canali di distribuzione – blog, social network, microblogging solo per citare i più diffusi – che spingono anche i più pigri a condividere le proprie conoscenze. Se da un lato l’abbondanza di fonti e dunque di punti di vista è un bene, sappiamo tutti che in genere quantità e qualità non vanno d’accordo: diventa quindi di crescente importanza l’essere in grado di trovare, in questo oceano di dati digitali, quello che possa davvero esserci utile.

Jakob Nielsen, noto in rete per i suoi articoli sul tema dell’usability, in un’intervista si lamenta dello spam, delle informazioni dannose e inutili che si trovano sul web e di quello che, in generale, ha definito “inquinamento dell’informazione”. La presenza di cattive fonti in rete è nota a tutti, quello che spesso non è chiaro è la diffusione del fenomeno: si calcola che oltre i due terzi delle email inviate ogni giorno soltanto in Italia siano di spam; non si contano il numero di siti di phishing e contenenti virus, spesso destinati a creare enormi botnet che contribuiscono ulteriormente ad aumentare l’entropia della rete.

Peraltro, si stima che attualmente i motori di ricerca riescano a censire non più di un terzo delle pagine web dei normali siti internet; oltre a queste, rimane nascosto agli occhi dei search engine gran parte dell’immenso patrimonio di materiale memorizzato in centinaia di banche dati on-line che a suo tempo si stimò essere pari a 500 volte i documenti censiti dai motori di ricerca. L’information overload è qualcosa che riguarda praticamente chiunque, e rende necessario non solo imparare a gestire questa mole crescente di contenuti, ma anche sviluppare la capacità di accedere alle fonti giuste e scovare le informazioni pertinenti, facendolo altresì velocemente perché la società moderna continua ad accelerare i suoi ritmi ed il tempo diventa una risorsa sempre più scarsa e preziosa.

Sul blog [mini]marketing si parla del rapporto tra “sapere le cose” e “sapere come trovarle”:

“Ora, in cui il network (non solo tecnologico) è ubiquo e strabordante di informazioni, il vantaggio competitivo non è più nel conoscere ma nell’essere più efficienti ed efficaci nel sapere come e dove procurarsi l’informazione.”

L’attuale dinamica della conoscenza (pesantemente influenzata dalla condivisione in rete) porta a rendere obsolete in breve tempo le informazioni; questo spinge molti a tentare di tenersi aggiornati, finendo però con lo sbattere contro il muro dell’eccessiva quantità di informazioni, e spesso trovandosi nel dubbio se le fonti consultate siano o meno affidabili. Le competenze per districarsi in questa mole di dati non le insegna nessuno e sono lasciate all’istinto, al buon senso e all’intuizione dei singoli. L’esperienza conta poco, anzi, le maggiori difficoltà lamentate dai meno giovani nascono semplicemente dalla maggior quantità di cose che sono costretti a “disimparare”.

Un ulteriore problema è dato dalla frammentazione. Il professore Giovanni Degli Antoni, in un articolo su Epolis, ci svela quale sia una delle competenze indispensabili per sopravvivere alla complessità del mondo d’oggi: “Capire i nessi fra i frammenti che ci pervengono. La conoscenza sui nessi ci aiuterà a deframmentare ciò che i media frammentano.” Data la molteplicità di fonti appartenenti a loro volta a molteplici canali di distribuzione, diventa spesso difficile comprendere i nessi presenti tra informazioni apparentemente slegate tra loro. Inoltre per sua stessa natura Internet si presta – a differenza dei media tradizionali come la televisione – ad essere fruita in modo non continuativo, aggiungendo la frammentazione temporale a quella informativa.

Si ha l’impressione che queste difficoltà non siano percepite se non da una ristretta cerchia del popolo di Internet. L’unico modo per gestire il problema dell’immediato ma anche e sopratutto del futuro – cioè l’overload di informazioni, che è destinato ad aumentare esponenzialmente nei prossimi anni – è una mirata attività di formazione che possa fornire a tutti i cittadini la capacità di apprendere in maniera autonoma, cercare le informazioni in rete ed essere in grado di integrarle ed usarle nei contesti di interesse. Come scritto in un precedente articolo, questa attività di formazione dovrebbe essere guidata dalle istituzioni, ma visto il totale disinteresse di queste ultime per l’argomento informatico in generale, viene demandata ai singoli, spesso incapaci per motivi culturali ed economici a farvi fronte. Quali problemi potrà creare questa situazione alle future generazioni digitali? Soltanto il tempo potrà svelarlo.

* Forse una libera traduzione di “Doing research on the Web is like using a library assembled piecemeal by pack rats and vandalized nightly”, pronunciata da Roger Ebert. NdR.

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4 pensieri su “L’overload informativo nell’era di Internet

  1. Sì, me le immagino le istituzioni italiane che prendono un’iniziativa del genere. 😀

    Certo è che una certa “educazione a internet” servirebbe per molte persone, soprattutto per chi, di qualche generazione passata, si trova un po’ spaesato da questo mondo. Chissà, un giorno potremmo provare a farlo noi di Camminando Scalzi.

  2. Ciao
    L’articolo è molto interessante, sembra che ancora in pochi sopratutto nei contesti lavorativi si siano accorti del ruolo delle buone pratiche di ricerca e dei rischi che si corrono se si è incapaci di orientarsi nella complessità del web. Mi sapresti dare qualche fonte per approfondire questi temi (overload information e capacità di ricerca)?

    grazie

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