Avatar – recensione

Ci siamo, finalmente anche noi siamo riusciti a vedere il film che sta sbancando i botteghini di tutto il mondo -Italia compresa- e che ha portato una rivoluzione tecnica senza precedenti nel mondo del Cinema.

James Cameron scrive la sceneggiatura di Avatar nel lontano 1995 e visti i costi previsti, esorbitanti per l’epoca, è costretto a sospendere il progetto. La cosa curiosa è che la sua “pausa” da Avatar la trascorrerà a realizzare Titanic, il film che, al momento della sua uscita, è stato comunque il più costoso di sempre. Fu una scommessa vinta per Cameron allora, e ancora oggi Titanic detiene il record degli incassi. Record che in questo momento è tallonato proprio da Avatar. Insomma, come successo Cameron sembra non sbagliarne una.

Autore dei due Terminator, di Aliens, di Abyss, Cameron si è sempre trovato a suo agio con il genere fantascientifico, e lo ha dimostrato anche con quest’ultimo film. Basti pensare all’enorme rivoluzione che portò ai tempi Terminator 2 nel mondo del cinema, con il terribile T-1000, totalmente animato in computer grafica. Dicevamo, un film ideato ormai quindici anni fa, che ha potuto vedere la luce soltanto oggi, e la ragione è presto detta. Cameron è stato visionario, voleva per un suo film tecnologie che ancora non esistevano, ed è stato costretto ad aspettare tutti questi anni che l’evoluzione tecnica portasse quelle innovazioni che hanno reso possibile la creazione del mondo di Avatar. Per la folle cifra di 400 milioni di dollari (e qui i più cattivi penseranno sicuramente che con una cifra tale non è troppo difficile utilizzare tecnologie all’avanguardia) nel 2006 inizia ufficialmente la produzione di questo progetto mastodontico.

La tecnologia usata per il film è stata definita “Reality Camera System“, consistente nella pratica in una doppia cinepresa affiancata che riesce a riprendere la scena con una profondità che riporta alla visione stereoscopica della vista umana. Questo è riuscito a donare a tutta la scena una profondità di visione mai vista sinora al cinema. Al contempo, il tutto è stato affiancato dal “Performance Capture“, una versione molto più evoluta del “Motion Capture”. Non sono più soltanto le movenze degli attori riprese da telecamere digitali che hanno come punti di riferimento dei “nodi” presenti sulle tute degli attori (ne giova il realismo delle movenze), ma anche le espressioni facciali più dettagliate ad essere riportate in digitale. Successivamente gli artisti della Weta di Peter Jackson hanno creato i personaggi “virtuali”, che in tutto e per tutto ricalcano la performance reale degli attori in carne ed ossa.

Ma la precisione e l’impegno di Cameron non si sono fermati qua. Un intero staff di studiosi, linguisti, biologi, botanici sono stati reclutati per rendere credibile il mondo di Pandora, satellite alieno su cui è ambientato tutto il film. Certo, forse un tale “spreco” di risorse ad una prima occhiata può sembrare un po’ eccessivo, quasi una ricerca ossessiva da parte del regista per la creazione di un universo fantascientifico reale e credibile, che vorrebbe puntare (ma poco ci riesce, in fondo) alle saghe più famose della storia della cinematografia di genere.

Ma veniamo al film vero e proprio. Avatar è un film che, a mio parere, va visto in tre dimensioni, per apprezzare appieno il lavoro svolto dalla produzione. Non si parla più di qualche scenetta da “ooooh, che bello”, o di profondità sparse qua e là, cosa a cui eravamo abituati finora. La sensazione che si prova guardando Avatar è di essere totalmente immersi negli ambienti del film, e non c’è scena che non regali questa sensazione. L’immersività è totale, e rimarrete a bocca aperta già dai primissimi minuti del film, con gli interni dell’astronave e l’assenza di gravità che quasi fanno venire il mal d’aria.

Naturalmente il piatto forte di tutta la produzione è la realizzazione della lussureggiante foresta che ricopre tutta Pandora. Animali dalle forme più assurde, e una vegetazione talmente ben realizzata da risultare indistinguibile da scene reali. Una fantasia spinta, che ci presenta esseri e piante dalle fogge meravigliose, effetti di luminescenza mai visti finora al cinema, e in generale un “realismo” (forse sarebbe meglio parlare di verosimiglianza) che toglie nettamente il fiato.

Ma cosa racconta Avatar? In un futuro non troppo lontano gli umani trovano nelle risorse minerarie di Pandora una fonte economica di guadagno. Il pianeta viene in qualche modo “invaso” da una colonia scientifico-militare, al fine di raccogliere questa risorsa così preziosa. Pandora è però abitato, oltre che da bestie terribili, da una popolazione autoctona di essere extraterrestri dal nome Na’vi. Umanoidi alti più di tre metri, dalle fattezze feline e da una caratteristica colorazione bluastra, che hanno la loro “capitale” proprio sul più ricco giacimento di minerale. Ed eccoci all’Avatar del titolo: esseri con il genoma modificato umano-alieno, in cui gli scienziati si “trasferiscono” momentaneamente attraverso apparecchiature sofisticate, per integrarsi tra i Na’Vi (prima) e per poi infiltrarsi nel momento in cui lo scontro umani-alieni diventa inevitabile. Questo è lo sfondo, al centro di tutto le vicende del protagonista Jake Sully, marine paralizzato dalla vita in giù, che arriva su Pandora quasi per disperazione e scopre la sua “nuova vita” da Avatar, integrandosi e fraternizzando con i locali.

Nel complesso la sceneggiatura è la grossa pecca di questo film. Un classicone, niente di più (per giunta “scopiazzato” qua e là dai vari Pochaontas ecc). Forse dal punto di vista della trama qualcosa di più andava fatto, quindi non vi dovete aspettare altro che questo: una storia in cui i buoni vincono sui cattivi, nella maniera più prevedibile che possiate immaginare. Eppure il film ha un buon ritmo, nonostante l’esorbitante lunghezza, riesce a non annoiare mai. Certo, forse osando qualcosa di più a quest’ora si stava parlando di capolavoro assoluto, ma penso che la vera forza del film non risieda nella storia che racconta, non in questo caso almeno.

Come dicevo a inizio post, Cameron è un visionario, è un regista capace di generare intrattenimento puro, e lo fa in una maniera mai vista prima. Distinguere i personaggi renderizzati dal computer da quelli reali è praticamente impossibile, e finalmente ci troviamo di fronte alla tanto agognata soglia del fotorealismo, con buona pace di Gollum (finora, a mio parere, il personaggio digitale più “credibile”). I Na’vi e gli Avatar sono lì, concreti, reali, con tutte le microespressioni di cui è capace un volto umano, con quei movimenti “scattosi” caratterstici del nostro corpo, che fino ad adesso non si erano semplicemente mai visti, per quanto impossibili da simulare. Questo, unito alla tecnica 3D con cui il film è stato girato, porta il cinema di intrattenimento verso un nuovo traguardo, rendendo praticamente obsoleto tutto quello a cui siamo stati abituati finora. Se il cinema 3d avrà un futuro (per ora risente un po’ la giovinezza dei mezzi tecnici a disposizione in visione, con occhialini piccoli e poco performanti, e una generale luminosità ridotta, cosa che spero in futuro miglioreranno), quel futuro ha adesso un punto di partenza di nome Avatar.

Il consiglio finale che posso darvi è di andarlo a vedere, rigorosamente in 3D, perché è uno spettacolo senza precedenti. E’ stato un po’ come rimanere a bocca aperta davanti ai dinosauri di Jurassic Park. Erano altri tempi, ma la sensazione di “nuova realtà” era esattamente la stessa.

Complimenti Cameron.

Vi lascio al Trailer.

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54 pensieri su “Avatar – recensione

  1. Anche se sinceramente la trama non mi emoziona più di tanto, penso che andrò a vederlo. Già dal trailer si ha la sensazione di stare nel film, poi con una recensione dettagliata come questa mi è salita ancora di più la curiosità……

  2. fantastico, davvero non annoia mai… Mi sono piaciute cmq i riferimenti al dualismo nativi-invasori che rimanda ai western più introspettivi, la sconfitta della presunzione che a volte la scienza rappresenta contro i più genuini valori umani (anche se rappresentati da un marine…)
    il 3d cmq presenta delle controindicazioni: mal di testa, vertigini, occhi rossi…probabilmente in futuro cecità 😀

    • Il 3d è un’esperienza sensazionale, è una tecnologia ancora acerba viste le controindicazioni… finito il film e tolti gli occhiali vedevo davvero strano…

  3. E’ stato un bel film, con un richiamo importante ai temi dell’ecologia, all’armonia perduta tra gli esseri viventi e la natura sulla Terra da ricercare altrove. L’ho apprezzato anche per questo. L’intreccio non sarà di quelli tarantiniani, ma il tutto è riscattato dal realismo delle scenografie e degli effetti speciali. Come dire: se non ti scrivo una storia originale te la descrivo però nei minimi dettagli. I paesaggi, se pur visibili, sono tutti da immaginare, essendo sconfinati. Questa caratteristica, unita al tema ambientalista, è un punto di forza che riscatta la poca originalità della storia, anche se personalmente mi è piaciuta.

  4. giusto ma sono in disaccordo sulla critica alla trama:
    1) non è assulutamente pocahontas
    2) vogliamo criticare l’happy end con i buoni che vincono sui cattivi? allora critichiamo anche il restante 99% dei film nella storia del cinema
    3) la trama ha diversi piani di comunicazione che si intuiscono soltanto con la totale immersione nella dimensione di pandora. non notarli è un conto, dire che non esistono è sbagliato.

  5. “3) la trama ha diversi piani di comunicazione che si intuiscono soltanto con la totale immersione nella dimensione di pandora. non notarli è un conto, dire che non esistono è sbagliato.”

    Ma non è che uno la trama se la deve immaginare eh, lo sceneggiatore dovrebbe essere bravo ad approfondire gli aspetti che vanno approfonditi. Approfondimento che manca totalmente in questo Avatar. Dire che non esistono è un conto, immaginare che ci siano è sbagliato.

  6. Obi la differenza è enorme.
    Innanzitutto i na’vi sono alieni e non umani. Appartengono ad uno stadio evolutivo superiore rispetto alla razza umana.
    Se tu dividi in gradi il divenire storico dell’uomo noterai 3 grandi balzi evolutivi: il primo si ha dopo la “scoperta” della lingua (si impara a tramandare l’esperienza e condividere tassonomie), il secondo dopo l’invenzione della scrittura (si impara a tramandare la cultura e l’identità sociale), il terzo è la stampa a carattere mobile (si tramandano cultura e informazioni su larga scala senza distinzioni).
    I Na’Vi tramandano non solo l’INTERA loro cultura di generazione in generazione ma anche il sapere ed il tutto non per mezzo dell’apprendimento ma grazie alla connessione con Eywa che non è una divinità astratta ma il database della loro storia e della loro cultura condivisa.
    Il protagonista nel percorso che lo coinvolge e che lo vede immerso in un ambiente a lui ostile arriverà a rinnegare non solo l’ereditarietà genotipica della sua razza -specifica non sufficiente a vivere l’alterità- ma persino quella fenotipica.
    Detto questo è oltremodo banale minimizzare la trama cogliendo solo ciò che appare esteriormente: Tribù, pitture sulla pelle, capelli intrecciati, cavalli, frecce = Pocahontas e indiani. Con la stessa profondità critica si potrebbe dire anche che è identico ai puffi poiché le due popolazioni hanno il medesimo colore.

    Alle spalle c’è un lavoro immenso di costruzione di significati. Alessandro ha pienamente ragione quando dice che l’immersione nel mondo di pandora fa per ognuno di noi una esperienza individuale, sempre però nei limiti di ciò che ci è dato vedere e conoscere in quelle che sono le finite possibilità dello spazio artificiale.

    Detto questo ho in parte risposto anche a Marco. La trama la si può immaginare eccome! Scusa sapresti raccontarmi la trama “universale” di Mulholland Drive?
    Gli approfondimenti ci sono in avatar, la lingua Na’vi ad esempio: non sono parole alla rinfusa ma una lingua agglutinante di tipologia sintattica Oggetto-Verbo-Soggetto. Questa rispecchia pienamente l’etnolinguistica dei soggetti collettivi ideati.
    E c’è tanto anche di sociobiologia!
    Ci sono particolari e strutture creati appositamente per rendere più credibile la realtà virtuale offerta dalla fruizione di questo film. (lo stesso vale per le tecniche percettive 3D impiegate).
    dopotutto sono stati spesi (spesi bene imho) 400.000.000 di dollari…
    ci saranno dei contenuti? oppure la trama è una trama del cakkio scopiazzata e ciò di cui parlo è pure fantasia?
    una trama nella trama è poi il viaggio nell’altro. lo affronta il protagonista e lo deve affrontare anche lo spettatore (sotto implicito invito del regista)..

  7. Bello, bellissimo.
    La storia è sempliciotta ma non dispiace, il mondo di Pandora invece è sensazionale: rivedrei il film per fare molta più attenzione a tutti i piccoli particolari che lo caratterizzano.

    Bella l’analisi di marco… Griso che ne pensi?

  8. Penso che si sia fatta molta confusione tra la ricerca del dettaglio e la scrittura del film in sé.

    La ricerca del dettaglio è senza dubbio molto meticolosa, e come ho scritto nell’articolo la realizzazione degli ambienti, animali, dei Na’vi e tutto il resto è assolutamente fuori parametro.

    Ma la storia che c’è dietro al film, la storia raccontata, è assolutamente banale. Poi noi possiamo immaginare quello che vogliamo e speculare quanto vogliamo, ma nel concreto quello che offre il film è una caratterizzazione fatta con il machete dei personaggi, un approfondimento degno di un film per ragazzini, dove ogni carattere ha il suo semplice ruolo molto preciso e molto delineato. Non c’è un solo colpo di scena, non c’è nessuna scena che uno non si aspetti mezz’ora prima che accada. E questo è un altro elemento.

    Poi oh, a me il film è piaciuto per quello che è, ma cercare dei significati reconditi o dire che ha una trama ricca di dettagli mi sembra eccessivo. Così come tutti i bei dettagli citati, ci sono, ci hanno speso un sacco di soldi, ma ce li fanno soltanto assaggiare. Prendi l’esempio della lingua Na’vi… sì ok, hanno chiamato degli esperti e tutto il resto, ma per quanto tempo ne sentiamo parlare nel film? Dieci minuti? Cosa sarebbe cambiato se ci mettevano delle parole tirate a caso qualsiasi? Ce ne saremmo resi conto? Ecco cosa intendo io per ricerca del dettaglio male sfruttata.

    Concludo ribadendo quello che ho scritto nella recensione: è un film molto divertente e di sicuro intrattenimento, con una realizzazione tecnica assurda, e alla fine mi è anche piaciuto. Ma non cerchiamo profondità dove proprio non c’è. E’ Cameron, non è nè Kubric nè Lynch, su.

  9. Beh vogliamo fare i critici del cinema e poi non sappiamo distinguere i generi dei film? Nel genere del giallo mi aspetterei i colpi di scena. Per questo motivo è lecito dire che “Sherlock Holmes” di Guy Ritchie è un pessimo film.
    Un romanzo fantascientifico invece, la cui trama rappresenta un mito, mi sembra ovvio che non abbia colpi di scena e che l’esito sia scontato (vincono i buoni per forza, c’è poco da fare, altrimenti il genere sarebbe stato drammatico).

    Dici che Cameron non è né Kubric né Lynch, eppure nell’articolo sostenevi che fosse un visionario. Io sono davvero convinto che da qui a 15 anni parleremo di Cameron come oggi parliamo di Kubric.

    Il mito come trama è volutamente scelto perché Cameron effettua una rivoluzione copernicana antropocentrica.
    La complessità non è artificiosamente creata con flashback e flashforward a “cazzo di cane” come farebbe un Tarantino. Il regista non sta a farsi bello mettendo in mostra la sua opera. Al centro di tutto c’è invece lo spettatore. Il punto di vista del regista passa in secondo piano. Il merito per la realizzazione dell’opera è distribuito più omogeneamente in tutta la catena di produzione.
    E’ un enorme cambiamento e giustifica il passaggio della trama in secondo piano. Ora andare a prendere la trama, metterla in evidenza e criticarla non è una analisi ma una distorsione.

  10. Il mio “visionario” era riferito alle scelte tecniche e alle incredibili innovazioni dal punto di vista del cinema di puro intrattenimento che ha portato, e delle tecnologie nuove usate, forse sono stato poco chiaro su questo nell’articolo.

    Mi sembra un po’ integralista il tuo giudizio sul film, non puoi mettere da parte la trama e considerare soltanto “tutto il resto”. La discussione comunque mi sembra sterile, non sembri stare dietro a quello che sto cercando di spiegare (eppure penso d’averlo fatto molto chiaramente), e continui a paragonare Cameron a Kubric, il che mi sembra oltre ogni tipo di giudizio puramente dilettantistico, così come definire i lavori di Tarantino “a cazzo di cane” e “tanto per farsi bello”.

    Ok, il film ti è piaciuto, l’ho capito. Ma il fatto che un film ti piaccia non vuol certo dire che sia esente da difetti (anche a me è piaciuto infatti…), e metterli da parte trovando chissà quale senso nascosto o chissà quale spiegazione recondita (eddai, “rivoluzione copernicana antropocentrica”… ma veramente?) mi sembra un semplice esercizio speculativo e senza una base vera.

    Cameron ha fatto un bel pacchettone di intrattenimento fantasy (manco fantascienza eh, fantasy, visto che a te piace tanto definire i generi), tecnicamente lascia senza fiato, ti fa divertire e ti fa tornare un po’ bambino. Lo ribadisco, a me è piaciuto proprio per questo aspetto.

    Però non mi si venga a dire che ora la trama di Avatar nasconda chissà quali segreti che all’occhio dello spettatore “comune” sfuggono, o che ci sia dietro chissà quale rivoluzione cinematografica. Non c’è, mettiamoci l’anima in pace.

    Poi finita lì eh, mettere in mezzo Kubric mi pare veramente eccessivo.

  11. Non sono io integralista ma sarà questo il nuovo andamento dei colossal commerciali.

    Cmq se a te la discussione sembra sterile possiamo finirla qui 😉
    Peccato perché ad altri non sembrava sterile, ma dopotutto il padrone sei tu… ed a quanto pare non ti piace esser contraddetto.

    Non capisco riguardo a cosa dovrei starti dietro… ho ben chiaro quanto sostieni e lo reputo insufficiente. L’ho dimostrato con le mie tesi ma in parte le hai capite in parte le hai snobbate insufficientemente con un “no ma dai per piacere” che è davvero inutile e sterile.
    Pretendi solo che io mi conformi al tuo pensiero tuttavia devo farti notare che non sai essere convincente.
    Se l’avessi saputo in anticipo avrei potuto più semplicemente adottare il tuo medoto e commentare con un “ma dai che stronzata” senza dare alcuna spiegazione.
    😛

    • Non mi sembra di non aver argomentato, non mi sembra di non aver dato spiegazioni, e non mi sembra di aver agito da “padrone” come dici tu. Ho dato la mia visione delle cose, ho contraddetto i tuoi punti, e basta, finita lì. E’ così che vanno le discussioni eh…

      E il mio “sterile” stava chiaramente ad indicare proprio il fatto che non riusciremo a convincerci l’uno con l’altro, non mi riferivo certo alla discussione in sé.

      Dobbiamo stare altri due giorni a ripeterci sempre le stesse cose? Penso che i punti di vista siano chiari, lasciamo che anche altri ora dicano la loro opinione.

  12. in conclusione: non è un esercizio speculativo, la base è solida, tuttavia non puoi farmene una colpa se hai carenze in tutta una serie di materie.
    “Però non mi si venga a dire che ora la trama di Avatar nasconda chissà quali segreti che all’occhio dello spettatore “comune” sfuggono, o che ci sia dietro chissà quale rivoluzione cinematografica. Non c’è, mettiamoci l’anima in pace.”

    La forza polisemica del film sta in questo: è graduale. I meno attenti e preparati vedranno pocahontas, qualcuno più pronto vedrà il mito, altri il tema di ribellione dagli oppressori oppure il piano ecologista… e così in un salire fino ai richiami più sottili.

    Fuori della sala i bambini saranno contenti di aver visto un bel cartone, le adolescenti una storia d’amore, i più grandicelli un’avventura ricca di stupefacenti battaglie, i sognatori una società utopica, i critici della domenica invece che per puro anticonformismo si sono recati in sala per fare una schifezza il film, non sono stati in grado di lasciarsi andare e cogliere così le personali sfumature che come diceva Alessandro si trovano nel mondo artificiale a portata dello spettatore e libere di essere colte. Per questo usciti dalla sala i “critici” sono rimasti con la trama in mano ed un vago ricordo di pocahontas.

  13. Marco, meno arroganza, che qui se c’è qualcuno che ha dimostrato carenze in certe materie sei proprio tu.

    E tanto per fare il pignolo, si chiama Kubrik, non Kubric, e dovresti sciacquarti un po’ la bocca prima di nominarlo (paragonarlo poi ad un regista maranza, chiassone e poco elegante come Cameron, poi, lasciamo proprio perdere).

    La trama di Avatar È quella di Pocahontas, nonché quella di Balla coi Lupi, e chissà quanti altri film/romanzi/media culturali di vario tipo.
    Ma non sarebbe nemmeno troppo importante, dato che la struttura della trama è un archetipo, e gli archetipi sono finiti, non infiniti.
    Se tu dici che Pocahontas non c’entra nulla, adducendo come scusa principale il fatto che non sono indiani ma alieni, sei tu che dimostri di non sapere di cosa diavolo stai parlando. L’archetipo è quello di un popolo che viene oppresso, di un membro del popolo che opprime che si innamora di una del popolo oppresso, e che cambia idea e si schiera in guerra a favore dell’oppresso contro l’oppressore a cui una volta apparteneva.
    Che siano indiani, Na’Vi o formiche contro scorpioni, non cambia niente: la trama è l’archetipo.

    Il discorso sui generi è semplicemente delirante. Attaccarsi all’etichetta può al limite andare bene per i film di genere, oggigiorno (ma nemmeno quelli, ormai, quando hanno qualcosa di veramente originale, si attengono ai canoni “classici” dei generi).

    Il fatto che tu definisca lo Sherlock Holmes di Ritchie come “giallo” dimostra che o non hai ben presenti le caratteristiche tecniche dei generi, oppure che più semplicemente non hai saputo cogliere l’essenza del film.
    Di quello come di Avatar.

  14. obi neanche ti rispondo visto che non hai letto o tantomeno ti sei sforzato di capire quanto finora ho scritto. non mi spreco con te.
    Persone oneste come Philip hanno invece pienamente capito ed a loro mi rivolgo e solo da loro accetto osservazioni, perché i confronti sono alla pari mentre il saccente di turno invece sei tu.

    chi di noi parla a vanvera?
    http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2009/12/25/news/natale_nel_segno_del_giallo_arriva_sherlock_holmes-1822589/
    e cmq dicevo proprio che quel film di giallo non ha nulla. ma te manco sai leggere!
    non lo definisco io un giallo, anzi ne contesto la riuscita.

    • A me era piaciuta la tua analisi iniziale, perchè approfondita, ma dire che Avatar è un capolavoro anche dal punto di vista della trama è un pò eccessivo. Mi è piacuto perchè forse mi ritrovo in quella categoria che tu hai definito “sognatori una società utopica” ma poi non mi trovo d’accordo con te definendo Griso un “critico della domenica che è andato in sala per fare una schifezza in film” in quanto lui ne ha evidenziato pregi e difetti e se leggi la recensione ne parla più bene che male.

      PS: solo perchè La Repubblica dice che Sherlock Holmes è un giallo non vuol dire che è verità (molto spesso dicono cazzate a vanvera anche lì). Ho visto il film, qualche elemento di giallo c’è (non poteva non esserci in un film di Sherlock Holmes) ma è tutto spostato verso un film d’azione e l’intento del regista era proprio quello, dunque non è che non ha rispettato i canoni.

  15. ps: tanto per fare il pignolo e per sottolineare che sei un pirla, si scrive Kubrick e non Kubrik.
    Io potro’ aver avuto problemi con la “K” della tastiera, tu invece sei proprio scemo

  16. Se tu scrivi (cito): “Nel genere del giallo mi aspetterei i colpi di scena. Per questo motivo è lecito dire che “Sherlock Holmes” di Guy Ritchie è un pessimo film.”, intendi che Sherlock Holmes è un giallo, e che secondo te è pessimo perché è fatto male come giallo. È italiano, ed è quello che hai scritto. Al limite dì che ti sei spiegato male. O che sei scemo o pirla.

    Comunque, vabbè, evidente troll, passiamo oltre.
    Però non resisto a linkare questa asd

  17. difatti è ciò che intendo. è definito giallo ma è fatto male perché privo di colpi di scena e non rispetta i vincoli di genere.

    avatar li ha rispettati.

  18. Non rispetta i vincoli di genere perché NON È un giallo. Al massimo ha qualche elemento del giallo.
    Non basta infilare Sherlock Holmes in un film per fare un giallo, così come non basta assumere una pletora di esperti per far scrivere “la bibbia di Pandora” per dare profondità ad una sceneggiatura che poi viene scritta come un’americanata buona per accalappiare più gente possibile.

  19. obi ma tu sei un genio, ne sai più di “La Repubblica” che lo intitola GIALLO. ne sai più di tutti gli spettatori che hanno visto avatar… peccato che nessuno te lo riconosce 🙂

    e cmq, BENVENUTO nell’era della comunicazione di massa, della musica POP e dei colossal il cui obiettivo è generare profitto. se piace guadagna, ma ovviamente scommetto che il tuo gusto sopraffino ti distingue dalla massa, già sei proprio un intellettuale…incompreso però 🙂

    • Ti chiedo, ancora una volta, di ritornare nei ranghi ed evitare attacchi personali e insulti. Se hai intenzione di discutere e argomentare va bene, se devi venire qua a trollare e a insultare gli altri commentatori, per favore esimiti.

    • Non so chi me lo fa fare di rispondere con criterio ai commenti di quello che evidentemente è un bimbominkia incapace di formulare un pensiero personale, ma fatto sta che i critici sono persone come altre, e in quanto persone hanno gusti ed opinioni che sono personali. Alcuni adottano criteri più rigidi di catalogazione, altri meno.
      Ma il punto non è questo.
      Il punto è che, se proprio non puoi fare a meno di andare al cinema senza sapere di che genere è il film che stai andando a vedere, la cosa più saggia che puoi fare è andare a cercare le interviste di chi il film l’ha fatto, ovvero il regista e lo sceneggiatore, e leggere cosa avevano intenzione di fare LORO.
      Se poi Ritchie in un’intervista dice chiaramente che con Sherlock Holmes voleva fare un giallo, bene, allora la tua critica ha senso.
      Altrimenti, è fuffa. Del critico che la scrive, e di te, che lo leggi, lo segui e lo diffondi solo perché scrive su Repubblica, e nemmeno ti sfiora l’idea che possa non essere la voce di Dio.

  20. Philip ma io con Marco scherzo, lo conosco da tanti anni 🙂
    la recensione di Marco è ben fatta, è nella risposta al mio commente che ha sparato in maniera grossolana 🙂

    obi invece beh… non lo commento, basta leggerlo per capire che non è un esperto. al massimo può rientrare nella categoria NERD 🙂
    e poi somiglia più a YODA

    • Hai detto bene alla prima, è proprio Yoda.
      La bellissima e approfondita trilogia che schernisci è proprio quella che ha innescato la scintilla in Cameron per buttarsi nel cinema. Sai che prima era un camionista?
      Ma almeno l’intervista di Wired l’hai letta, o sei qui davvero solo per sparare fregnacce ed insultare?

  21. va beh Marco ci rinuncio, non vi sapete confrontare 🙂
    Leggiti i toni di Obi piuttosto, ma anche i tuoi. Non è che hai esordito proprio bene

    se preferite datevi ragione a vicenda, la critica costruttiva non è per dei saccenti come voi…

    addio

    • ahahah non esagerare.
      Sono state scritte varie recensioni su questa blog-zine da Griso e da Obi (anche sul suo sito) e sono state davvero poche le volte in cui sono stati d’accordo. Tu sei arrivato solo ora, non credere che non ammettono la critica costruttiva. Loro cercano di spiegare le loro motivazioni secondo me senza mai la prepotenza e l’arroganza con cui l’hai fatto tu.

      E poi ribadisco che Repubblica sbaglia a definire Sherlock Holmes giallo. Non sempre dietro queste sezioni c’è gente esperta. Altri siti infatti lo definiscono diversamente (es. FilmUp: Azione, Mistero, Drammatico)

  22. io me la canto e me la suono? facciamo così allora cancella i miei post e lascia questo a nome mio:
    “mi trovo assolutamente d’accordo con te su tutto, ottima analisi. Mi manca pocahontas, cercherò di vederlo, mi hai incuriosito molto”.

    🙂 così vi risparmiate di darvi ragione da soli

  23. io arrogante? prima di reagire allo stesso modo con cui mi hanno accolto ho dovuto sorbirmi:

    1) Ci illumineresti? (arrogante)
    2) Penso che si sia fatta molta confusione tra la ricerca del dettaglio e la scrittura del film in sé (superiore)
    3) tutta una serie di “MA VA LA” che sembrava di avere a che fare con Ghedini 😀

    dopo ciò sono sceso al livello da bar che si era intrapreso ma soltanto perché temevo che col linguaggio forbito Obi non capisse

  24. perdonami ma sei tu che hai perso il controllo da subito.
    per l’illuminazione rivolgiti all’enel.

    riguardo a star wars beh certo si sa che ha ispirato anche Fritz Lang! 😀
    cmq se a te è piaciuto Sherlock Holmes, capisco perché hai avuto dei limiti su Avatar.
    pace fatta

  25. uhm….sarà che sono tendenzialmente ultra pragmatico ma cercherò di sintetizzare così il mio pensiero

    Avatar: visivamente stupendo. a livello di trama, è banale. è un film costruito sugli effetti visivi, non sulla profondità dei personaggi.

    Sherlock Holmes: carino da vedere con la propria ragazza, Downey Jr mi fa scompisciare, ma del giallo proprio non c’è traccia. direi che è più d’azione.

    discorso di repubblica: l’altro giorno c’è stato il super bowl, che mi sono visto con gran gusto. il giorno dopo leggo il pezzo su repubblica riguardo all’evento: non cera una descrizione che fosse una che corrispondesse bene o male a quel che ho visto. sbagliati i nomi di chi ha fatto cosa, sbagliati i termini che definiscono le azioni etc. prova del fatto che se lo scrivono su un giornale, non significa che sia la verità assoluta.

    ps: minchia era dai tempi del forum di TGMche non mi gustavo il trolleggio di qualcuno

  26. steppen perché continuate a darmi ragione? forse non si è capito ma hai avallato (e con te anche Philip) la mia stessa tesi riguardo a sherlock holmes.

    su avatar più di confermare quanto ho detto non posso fare. purtroppo è una cosa che va vissuta, è difficile da far comprendere a parole, nonostante le mie migliori intenzioni, se uno non resetta i propri pregiudizi.

    Non capisco davvero cosa vogliate da una trama.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Guerre_Stellari#Trama questa forse è superiore? è più profonda? è più realistica?

    ad ogni modo c’è chi ci è riuscito a farsi coinvolgere dal film ed a capirne i dettagli finissimi (almeno in 4 in questi post-compreso me) e chi non ci è riuscito (altre 3 persone compreso steppen a quanto dice).

    Obi non ti preoccupare, non devi dimostrarmi niente coi tuoi links, abbiamo assodato che sei il migliore 😉 nessuno ti toglierà lo scettro

    • La tua tesi è che Sherlock Holmes dovrebbe essere un giallo ma non lo è, dunque secondo te è brutto.
      Quello che ribadisco io e anche Steppen è che questo film nasce per NON essere un film giallo. Dunque non si può criticarlo perchè non ha elementi tipici del film giallo. E solo perchè Repubblica lo classifica con questo genere non vuol dire che sia legge (per citare un’altra bufala di Repubblica, non so se avete letto dell’onda congelata prima di schiantarsi… non era un’onda… quello descritto dal giornalista era un fenomeno impossibile). Il regista, lo sceneggiatore lo hanno fatto nascere come un film d’azione. Se lo vuoi criticare perchè è brutto in tutti i sensi va bene, ma non puoi criticarlo perchè non è un giallo!

  27. ci provo un’ultima volta con delle parole prese in prestito da “Ilaria” che io condivido moltissimo. forse si esprime meglio di me:

    – Avatar non è un film piuttosto un’esperienza dell’alterità, intesa sia come Altro sia come nuovo concetto di identità che tramite la rete non è più definita solo corporeamente.
    Alterità esperibile e quindi comprensibile grazie a una stupenda sinergia che Cameron è riuscito a realizzare fondendo tecnica e tematiche.

    Senza la visione in 3d, il film è fruibile come “semplice” kolossal, “super” prodotto di quella “super” industria cinematografica statunitense.

    Il “semplice” va virgolettato perchè film del genere non sono meri prodotti industriali, tutt’altro. Sono capaci molto spesso di rappresentare scenari e nuove spinte sociali più di quanto molti film d’autore non facciano. Questo però riguarda maggiormente l’attidutine e l’interesse del singolo: puoi vedere l’intera produzione Diney come dei semplici cartoni animati o come l’espressione della società americana, con le sue crisi, il suo riposizionamento di valori, i suoi ideali e quant’altro.

    – Il cinema ha sempre teso all’immersività.
    Questa è finalità peculiare del postmoderno ma non è estranea alla storia del cinema precedente (Fantasia del 1940 di Disney con il sistema Fantasound ne è un esempio).

    Qual è allora la rivoluzione di Avatar? Il conseguimento di questo obiettivo ad un grado che potrà essere superato solo dalla proiezione del film sulla retina dello spettatore e (chissà?) da prodotti così interattivi che l’industria del cinema sarà indissolubilmente legata a quella del videogioco, a livelli ancora superiori di quelli cui stiamo assistendo oggi.

    – Io propongo a chi non l’ha amato di non soffermarsi sulla banalità della trama: il soggetto altro non è che un mito.

    Il mito è una sorta di canone ed interessante è capirne la sua declinazione, il suo legame con il contesto storico e sociale in cui viene (ri)prodotto.

    Per di più non è di per sè interessante constatare come l’America (di cui l’industria cinematografica è altissima espressione) si confronti con le devastazioni prodotte dall’imperialismo capitalista?

    – Se questo non dovesse interessare, mi ripeto, vale la pena concentrarsi su uno dei significati stratificati nella narrazione: Cameron attraverso il film fornisce l’istruzione di come esperire il film stesso.

    Mi ripeto ancora una volta: tramite una potente sinergia tra tecnica e trama narrativa.

    Per di più è stato l’unico finora, anzi il primo ad adattare il linguaggio visivo del film alla nuova tecnica, facendo sì che il 3d non sia soltanto accessorio al contenuto (come il pur bellissimo Coraline) ma funzionale ad esso.

    La nuova frontiera toccata da questo prodotto non è più l’invito a vedere il film, bensì esperirlo.
    I critici e registi timorosi di questa nuova modalità di fruizione (i “già morti” per intenderci) non hanno compreso che “nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma”: l’immersività quasi completa di Avatar, il suo essere quasi un videogame non cancelleranno la visione cinematografica. La rafforzeranno se questa saprà trasformarsi. Per dirla “in soldoni” il cinema autoriale non morirà con il 3d (anche se l’autorialità è un concetto assai complesso nell’ambito cinematografico che per statura produttiva non può dimenticare di essere principalmente industria).

    • Cosa non ti quadra? Nell’articolo che hai linkato si fa menzione (e viene infatti proprio ri-linkato) proprio l’articolo di Wired a cui ho fatto riferimento io. Avranno preso abbondanti spunti, no?

      “…si legge in questo interessante articolo di Joshua Davis sulla genesi di Avatar, pubblicato da Wired.”
      sesto paragrafo.

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