American Gods – Recensione

American Gods è un romanzo fantasy scritto da Neil Gaiman pubblicato nel 2001. Ho finito di leggere questo libro più di un mese fa, ma ho volutamente aspettato a riportare nero su bianco le mie impressioni: avevo bisogno che il testo si sedimentasse, altrimenti sono sicuro che preso dall’entusiasmo post-libro avrei dato delle impressioni non del tutto veritiere.
Chi, come me, ha letto solo i libri di Gaiman rivolti ai più giovani, come “Stardust“, “Coraline” o “Il Figlio del Cimitero“, noterà immediatamente la differenza; si renderà conto fin dai primi capitoli che questo libro non è rivolto ai più piccoli, e forse si troverà disorientato. Dopo tre anni di prigione Shadow sta per tornare in libertà, quando viene a sapere della morte misteriosa della moglie e del suo migliore amico. Durante il viaggio di ritorno a casa, Shadow viene assunto da un enigmatico Mister Wednesday, che vede in lui una perfetta guardia del corpo. Qui inizia il viaggio del protagonista attraverso l’America, un viaggio a tratti onirico in un mondo per metà reale e per metà mistico, attraverso tutte le usanze, tutte religioni e tutte le superstizioni che in America sono arrivate dai vari paesi del mondo, portate dalle tante etnie che oggi popolano il territorio degli Stati Uniti.
Le antiche divinità sono state trasportate e poi abbandonate in America dai propri fedeli per far posto a religioni più moderne e più attuali; i vecchi Dei sono costretti a sopravvivere con mezzi di bassa lega, lavorando, truffando, o addirittura prostituendosi.
Gaiman prende tutti questi esseri divini e li rende tangibili, li rende umani, indeboliti da una fede che non esiste più, eppure così attaccati a questa vita materiale da usare tutto quanto in proprio potere per poter anche solo sopravvivere, come farebbe una qualsiasi persona sulla faccia della terra.
La storia è avvincente e l’intreccio è ben raccontato, per quanto i ritmi non siano dei più vivaci si rimane comunque attaccati al libro perché sempre circondati da quell’alone di mistero che non se ne va mai, nemmeno giunti all’epilogo. Gaiman mostra un’America diversa da quella televisiva; mi sono immaginato una nazione nebbiosa, cupa, in cui tutto è offuscato, molto simile alle rappresentazioni della Londra del ‘900 di Stevenson. L’unica cosa che a mio avviso può infastidire il lettore è la gestione di alcuni personaggi secondari, presentati, descritti a fondo e poi lasciati nel limbo per molte pagine per essere brevemente ripresi o addirittura completamente dimenticati.
Dietro questo libro c’è sicuramente uno studio approfondito dei pantheon delle varie culture e, anche se la maggior parte viene a volte appena accennata, suscita nel lettore la voglia di informarsi un po’ di più sulle antiche civiltà, e in particolare sulla mitologia norrena.
Non mi sento di suggerire questo libro a tutti: l’ambientazione, i temi e come gli stessi vengono trattati rendono la storia un racconto fantasy fuori dai canoni classici. “American Gods” è un libro che va letto con attenzione; Gaiman non usa il classico linguaggio immediato dei fantasy ma ti costringe a ragionare e non solo a fantasticare su quello che leggi.

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