Internet, il più grande strumento di pace

[stextbox id=”custom” big=”true”]Una decina di giorni fa tramite Twitter abbiamo invitato i lettori del mensile Wired a scrivere un articolo sull’iniziativa “Internet for Peace“. All’appello ha risposto Novalgina2Fast, ventenne laureando in design della comunicazione al Politecnico di Milano. Benvenuto su Camminando Scalzi.it[/stextbox]

Ed eccoci qui, a parlare di internet su internet! L’umanità ha affrontato moltissime rivoluzioni nel corso degli anni, ma l’unica ad aver collegato miliardi di persone è stata la rivoluzione digitale, più precisamente quella che ha visto la comparsa di internet. La rete che oggi collega tutto il mondo in pochi (nano) secondi nasce infatti nel 1969, quando la DARPA (Agenzia per i Progetti di ricerca di Difesa Avanzata americana) affidò alla BBN la creazione dell’ arpanet, una rete di collegamento tra l’Università della California di Los Angeles, l’SRI di Stanford, l’Università della California di Santa Barbara, e l’Università dello Utah.

Questa breve introduzione mi sembrava doverosa e necessaria, in quanto il motivo per cui oggi si vuole candidare internet al Nobel per la pace è senza dubbio la sua capacità di diffondere notizie per il mondo, senza impedimenti da parte della lingua o razza, ma partiamo dall’inizio.

Shirin Ebadi

Shirin Ebadi è la donna che ha reso possibile “internet for peace”,una “lista” di persone che riconoscono internet come mezzo per evitare la censura e che per questo lo vogliono riconosciuto come mezzo di pace; Ebadi nel 1969 è stata la prima donna giudice iraniana, nel 1994 fu una dei fondatori della “Society for Protecting the Child’s Rights” un’associazione che si occupa di promuovere e far rispettare i diritti dei bambini, nel 2003 ha vinto il Nobel per la pace ed è ora portavoce del manifesto proposto da Wired per candidare internet al Nobel. Ma perché?

Internet può essere usata anche per favorire guerra e terrorismo, come dimostra l’opera di proselitismo dei talebani”. Sono queste le sue parole rilasciate ad un’intervista per Wired di dicembre, ma non bisogna dimenticare che durante la sollevazione di Teheran, quando un milione di persone ha manifestato per denunciare il presidente Ahmadinejad di brogli e chiedere nuove elezioni presidenziali, la repressione è stata documentata e mostrata al mondo tramite tweet, difatti Shirin continua “senza la Rete non sarebbe stato possibile. Non è un caso che ai primi processi contro i dimostranti il procuratore generale abbia accusato Google, Facebook e Twitter di complottare contro l’ordine costituito”. Ma questo è solo un caso: internet ha il merito di aver diffuso la voce di moltissimi blogger spesso censurati dal proprio governo, come Shiyu Zhou, cinese, e Georgy Jakhaia, georgiano, costretti a fuggire dal proprio paese per poter continuare a diffondere la propria voce online. Il sito Threatened Voices conta nel mondo 202 blogger arrestati o perseguitati, più della metà in Cina, Egitto, Iran, Tunisia, Siria, Vietnam.

La campagna a favore della rete promossa da Wired conta ora 5357 iscritti, e grazie al premio Nobel Shirin Ebadi ha tutte le carte in regola per essere candidata; ricordo infatti che una lista di firme serve solo a nominare qualcuno per un Nobel, ma per essere candidato, e quindi preso in considerazione, serve anche l’approvazione di un ex premio Nobel.

Internet è solo un mezzo, sta a noi decidere come usarlo, e sta a tutti voi decidere se supportare la campagna o meno, ma in un’epoca in cui la repressione e la censura sono all’ordine del giorno (in Italia dovremmo saperlo bene) internet è l’unico mezzo che può diffondere così tante informazioni dal rendere impossibile il censurarle tutte, o far ricordare al mondo quelle brevi ma numerose notizie su Teheran; insomma, se usato correttamente può essere davvero il più grande strumento di pace mai esistito.

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