Dov'è finita la musica? In tutti i luoghi, in tutti i laghi.

Ci eravamo ripromessi di evitare di seguire la scia di notizie che seguono inevitabilmente ogni anno quella baracconata tutta all’italiana che risponde al nome di “Festival di Sanremo”.

Eppure mi sembra doveroso scrivere qualcosina riguardo questa sessantesima edizione, se non altro dal punto di vista musicale. Musicale, sì, perché il sottotitolo di questo “evento” è “Festival della canzone italiana”. Beh, se questo è il meglio della canzone italiana, siamo messi veramente male.

Siamo nell’anno 2010, eppure da noi in Italia nessuno sembra essersene accorto. Non c’è una -dico una- canzone che abbia un che di innovativo, che sia qualcosa che ti fa vibrare i sensi. E’ possibile che la migliore canzone italiana (e giù risate) debba contenere nel testo una frase del tipo “dolce come il miele”? Nel 2010? Dolce come il miele? No ma ci rendiamo conto? Eppure il Festivàl (come lo chiamava Baudone) è stato seguito da milioni di italiani, ha fatto un boom di ascolti. E allora viene da chiedersi: ma gli italiani un briciolo di cervello ce l’hanno?

E non basta che l’orchestra si metta addirittura a protestare (una cosa mai vista, senza dubbio) per l’esclusione di alcuni (la povera Malika Ayane, che forse pensava di andare ad una manifestazione seria, ma gli hanno dato il contentino della Critica) a favore di altri, non basta che lo spettacolo nello spettacolo (tutto quello che esula dalle canzoni in gara) sia di una qualità bassa, infima, totalmente scadente (mi viene in mente la realizzazione della buzziClericiona in formato Avatar, fuori sync e scadente). Non basta. Gli italiani votano in massa, lo seguono in massa, si convincono che la Musica sia quella. E allora è normale che poi, come dicevo in un vecchio articolo, la speranza per una rinascita artistica -o quantomeno di una cultura musicale decente- di questo paese va a farsi benedire.

Cosa si salva di questo Sanremo? Niente. Niente, neanche il talento di Mengoni, che se fosse nato in un altra nazione del mondo a quest’ora non sarebbe costretto a cantare una canzonetta facile, che funziona oggi come funzionava venti anni fa. Tutto sprecato. Fa sicuramente piacere che la vittoria sia andata almeno ad un ragazzo, anche se qualche puzzetta sotto al naso la sentiamo (secondo anno che vince un amico di Maria). Voglio dire, almeno non ci siamo dovuti sorbire la vittoria di qualche vecchia cariatide che ancora non si decide ad andare nella pensione della musica, e ci propone brani che secondo me ormai sono composti con un programma per pc, tipo “Sanremo Song Creator”. Te imposti i parametri, e lui ti fa la solita, patetica, scaduta canzone “dolcecomeilmiele”.

Ma possibile che nessuno si renda conto che la musica in Italia non può essere sempre la stessa da sessant’anni? Quando riusciremo a vedere un direttore artistico veramente all’avanguardia -ma basta anche uno che sia situato nel presente attuale-, che ci proponga un po’ di musica come si deve. E non voglio certo fare il rockettaro a tutti i costi, perché anche la musica melodica o d’autore può essere fatta bene, assolutamente. E’ giusto che, essendo il festival della canzone italiana, si parli di tutta la musica italiana, quindi benvengano tutte le età e tutti i generi: ma che sia roba di qualità, non i soliti versi, le solite melodie, le solite note trite e ritrite che ci vengono proposte ogni anno, e che poi nessuno ricorda più. Ci sarà un motivo per cui in tanti a Sanremo manco ci vogliono mettere più piede, no? Ah, e poi una mia curiosità, ma Miguel Bosè da quando è una LEGGENDA ITALIANA? Leggenda di cosa? Boh.

L’importante alla fine è che una settimana nella città dei fiori riesca a distogliere tutti gli italiani dai problemi, che questo popolo di pecoroni senza spina dorsale rimanga ammaliato dalle piacevoli note di Toto Cutugno, che i loro cervelli si spengano ancora di più, sai mai che un po’ di arte e creatività possano in qualche modo stimolarlo.

Insomma, in finale c’è arrivato il principe(distaceppa) con Pupo e il tenore, per quel costume tutto italiano di far andare avanti chi fa pietà. Questo spiega tante, tante, tantissime cose.

Sanremo è lo specchio di un’ Italia retrograda, statica, vecchia e senza alcun tipo di cultura. Ne è la sua celebrazione e la sua immagine.

Mettiamoci l’anima in pace.

In tutti i luoghi, in tutti i laghi.

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