L'illusione della ricostruzione

[stextbox id=”custom” big=”true”]Torna a scrivere per Camminando Scalzi.it Samanta Di Persio, cittadina aquilana autrice del libro “Ju Tarramutu“, che ci ha presentato in questo articolo. Samanta torna a scrivere della sua città, per raccontarci da due differenti punti di vista come fu vissuto quel tragico 6 aprile 2009[/stextbox]

ore 3.32 più di centomila aquilani (città e paesi) devono evacuare le abitazioni. Alcuni vengono colpiti, seppelliti dalle macerie: feriti e morti. Subito lacrime, dolore, dispersi, distruzione.

ore 3.32 alcuni costruttori si sfregano le mani: “Un terremoto non capita tutti i giorni!” si pensa alla colata di cemento e alle tasche gonfie.

Nel primo pomeriggio i vigili del fuoco scavano fra le macerie per trovare persone vive e corpi. I familiari aspettano fra lacrime, dolore e speranza.

Nel primo pomeriggio il presidente del consiglio Silvio Berlusconi arriva a L’Aquila. Nella conferenza stampa presso la scuola per sottoufficiali della Guardia di finanza dichiara l’intenzione di fare una new town.

Ormai è sera le speranze di poter trovare gente ancora viva si affievoliscono. Il terremoto ha ucciso molte famiglie, molti bambini e giovani. Si sono fidati delle rassicurazioni delle istituzioni. Per sei mesi uno sciame sismico ha tenuto in allerta la popolazione, meno in allerta le istituzioni che fino all’ultimo hanno rassicurato per non diffondere il panico. Fra coloro che hanno detto “Non c’è pericolo!”: Protezione civile, il presidente dell’INGV Boschi, la Commissione grandi rischi.

Ormai è sera; il Presidente del Consiglio e scorta se ne sono tornati a casa. Ha nominato commissario straordinario Guido Bertolaso. Per la prima volta viene nominato commissario una persona che non è del posto.

Dal martedì si cominciano a predisporre i campi di accoglienza. Non bastano per tutti gli sfollati. Metà popolazione viene spostata negli alberghi della costa abruzzese.

Dal martedì un via vai di imprenditori per capire l’entità del danno e capire chi è il referente, per partecipare alla fetta della new town.

Il sindaco Cialente assente fra i cittadini. È nella scuola della Guardia di finanza per fare gli onori di casa, non per dare solidarietà agli aquilani. Nessuna visita nei campi, nessuna divergenza con le scelte di Governo e Protezione civile. Ormai la popolazione è stata divisa, un modo per sedare le polemiche e il dissenso.
Gli sfollati nelle tende prima al freddo e poi al caldo, mentre le intercettazioni telefoniche che emergono a dieci mesi narrano di incontri per accaparrarsi gli appalti sottraendoli ad imprese abruzzesi che sono rimaste senza lavoro. La gara si svolge in pochi giorni, non importa il prezzo più vantaggioso… Ditte che fanno i ribassi minori vengono scartate. Quelli delle intercettazioni vincono (o gli viene confermato) l’appalto.

Ma l’appalto di cosa?

Il Presidente del consiglio quando parla de L’Aquila in televisione descrive una città ricostruita, dove tutti hanno un tetto. Il tetto di nuove costruzioni -nulla è stato riparato- costate 700milioni di euro di soldi pubblici. Non più una new town, ma 20 new town. In deroga a tutte le regole: espropri, terreni non edificabili, colata di cemento ovunque. L’Aquila è il più grande cantiere a cielo aperto, tutto fatto di fretta. Un’arma vincente per la campagna elettorale. Le abitazioni con danni leggeri ed i loro proprietari, non rilevanti ai fini elettorali, lasciati in balia degli eventi. Molto rilevante in termini economici. Gli sfollati con danni leggeri sono ancora al mare, costano 55 euro al giorno. Centinaia di milioni di euro dopo dieci mesi. Le casette di legno avevano un costo di 600/700 euro al mq, vivibili e confortevoli. Le case delle new town hanno un costo di 2.700 euro al mq.

Il 6 aprile non si è deciso come ricostruire una città distrutta, ma come speculare.

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