Censura, ormai una realtà

[stextbox id=”custom” big=”true”] L’articolo di oggi ci arriva da Novalgina2Fast, già autore per Camminando Scalzi.it del post dedicato all’iniziativa “Internet for Peace” [/stextbox]

Italy has one of the lowest levels of press freedom in Europe. A 2009 report by Freedom House classified Italy as “partly free”, one of only two country in western Europe (the second being Turkey), also ranking it behind most former communist states of eastern Europe. Censorship is applied in television such as in press for several reasons.”

Trad:

La mappa sulla libertà di stampa nel mondo (2009) Click per ingrandire

“L’Italia ha uno dei livelli più bassi per la libertà di stampa in Europa. Un rapporto del 2009 di Freedom House ha classificato l’Italia come “parzialmente libera“, uno degli unici due paesi in Europa occidentale (il secondo è la Turchia), dietro anche la maggior parte degli Stati ex-comunisti dell’Europa orientale. La censura è applicata in televisione come nella stampa per diverse ragioni.”

fonte | Wikipedia

Ebbene sì, abbiamo un articolo su Wikipedia dedicato alla censura nel nostro paese.

Ma adesso ricapitoliamo i vari passi che hanno portato alla censura di Internet in Italia. Sono stati poco pubblicizzati e poche testate giornalistiche se ne sono davvero occupate; il problema è che il governo attraverso alcune riforme ha progressivamente censurato il web.

  1. Inizia tutto con la legge del 7 marzo 2001 per l’editoria. Secondo questa legge si assimilano i siti web a testate giornalistiche, infatti chiunque pubblichi informazioni periodiche deve registrare il sito presso il tribunale, pena fino a due anni di reclusione.
  2. Legge del  15 aprile 2004, presentata da Giuliano Urbani, decreta che tutti i siti web italiani debbano presentare una copia elettronica del sito presso le biblioteche centrali di Roma e Firenze.
  3. La legge del 27 luglio 2005 per combattere il terrorismo, invece, impone ai provider di tenere traccia di tutto il traffico generato dagli utenti per un periodo di 6 mesi. Praticamente vengono salvate le e-mail, i siti visitati, cosa avete scaricato in p2p (emule, LimeWire e compagnia bella).
  4. I decreti dell’AMMS che nel 2006 e 2007 hanno bloccato tutti i siti di scommesse estere che ormai arrivano a quota 2073, infatti il gioco d’azzardo è Monopolio di Stato e quindi solo l’AMMS può gestirlo, inoltre per la nostra protezione sono stati oscurati anche tutti i siti di pedopornografia.
  5. Vi è anche il progetto di legge dell’ On. Carlucci secondo cui ogni video postato su Youtube, ogni commento su qualsiasi blog o sito internet e qualsiasi operazione effettuata online non può essere anonima, ovvero l’utente dovrebbe identificarsi. Per fortuna questa legge, così com’è stata presentata, non potrebbe essere applicata in quanto, come ha sottolineato l’avvocato Guido Scorza, internet non dà gli strumenti per farlo: ”scrivere il proprio nome e cognome sopra ogni commento o video non è una valida identificazione”.
  6. Infine il decreto Romani, sul quale non mi dilungo in quanto ne ha già parlato in un ottimo articolo Erika Farris qui su Camminando Scalzi.

Non siamo tanto diversi dalla Cina, dove Google ha rifiutato di mettere i filtri richiesti dal governo e minaccia di non fornire più i propri servizi; dalla Turchia, dove il governo ha praticamente bloccato l’uso di Internet alla popolazione, o da qualsiasi paese in cui vige una dittatura, o uno stato di polizia. Non possiamo esprimerci liberamente, l’informazione che riceviamo è filtrata dal governo, ed ogni notizia trasmessa alla televisione lascia spazio a molti dubbi.

Insomma, la censura in Italia è già diffusa e Berlusconi controlla già tutti i mezzi di informazione cartacei e televisivi: non può controllare anche l’informazione libera del web, ma la può censurare con “piccole riforme” rilasciate di anno in anno, che lentamente logorano il diritto di ognuno di esprimersi liberamente.

A questo punto vi chiedo una cosa: pensando a tutte le riforme, alla situazione del nostro paese, al nostro governo, in Italia, siamo davvero liberi di esprimerci?

E soprattutto, credete davvero a tutto quello che viene detto dai mezzi di informazione?

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