Meridiano Zero – La pillola della discordia

La normativa.
L’aborto, o più correttamente “interruzione di gravidanza volontaria”, è regolamentato dalla legge 194 di quasi 25 anni fa. Stabilisce, in soldoni, che l’aborto è legale, è a carico del Sistema Sanitario Nazionale, senza specificare il metodo con il quale debba avvenire. È il medico che è formalmente tenuto a fornire tutte le indicazioni necessarie alla donna che sceglie questo procedimento. Di pari passo con il periodo storico (ricordiamoci che è il 1978) dove la donna si sta affrancando dalla figura di casalinga soggetta al potere maschile, il legislatore prende le distanze dalla visione punitiva cattolica che la vede come un’assassina insensibile e la pone al centro della legge, come primo soggetto da tutelare, soprattutto da un punto di vista morale e psicologico. I dati istat parrebbero confermare questo punto di vista: tra 1995 e il 2002 i dati sugli aborti volontari rimangono stabili, tanto che lo stesso istituto riconosce un cambiamento del modello di abortività volontaria, sempre più simile a quello nordeuropeo in cui il procedimento è più estemporaneo e legato a situazioni di emergenza. Quello di un salto della quaglia mal riuscito in un parcheggio poco illuminato, insomma.

I metodi.
A oggi, i metodi disponibili per l’ivg sono 2: il primo è quello chirurgico, che dura circa 20 minuti, avviene in anestesia locale e generalmente in regime di day hospital (arrivi la mattina e te ne vai il pomeriggio); si introduce una cannuccia che aspira tutto il tessuto embrionale. Il secondo è quello con la famosa ru486, usata in via sperimentale tra il 2006 e il 2009 su 1800 donne in Italia e disponibile al pubblico dal luglio 2009. La compressa blocca il progesterone (responsabile dello sviluppo della gravidanza), così che i tessuti embrionali fino a lì sviluppati vengano espulsi come fosse una mestruazione più abbondante; proprio per questo motivo la ru486 può essere utilizzata entro la settima settimana.

I costi.
Da un punto di vista meno personale e meno psicologico, andiamo a vedere i costi; in fondo un buon amministratore, pur nel rispetto prioritario della dignità umana, deve guardare anche a questo: l’ivg per via chirurgica costa circa 800 euro, almeno alla Regione Toscana; tanti sono gli euro corrisposti dal servizio sanitario nazionale (SSN) a un ospedale dove avviene un aborto. Visto che fino ad ora non vi è stata commercializzazione della ru486, non è possibile fare un confronto diretto, ma guardando al resto d’Europa la media è intorno ai 70 euro. Se tale cifra dovesse essere confermata anche tra gli italici confini, si parla di un risparmio, per il SSN, attorno ai 100 milioni di euro all’anno. Purtroppo è nostra opinione che difficilmente sarà possibile adeguarci ai prezzari europei, perché in maniera totalmente immotivata il legislatore ha deciso che per ricorrere alla ru486 la paziente deve rimanere ricoverata 3 giorni, contro il regime ambulatoriale del trattamento chirurgico.

Il legislatore si è praticamente prostrato di fronte all’opinione della Santa Sede, imponendo un ricovero ospedaliero di tre giorni alle donne che scelgono la ru486 come metodo abortivo, in maniera tale che “le nostre giovani, discinte ed evidentemente un po’ troie donne, non si sentano comunque libere di darla a giro perché tanto con una Tic Tac tutto si risolve; c’è comunque una segregazione di 3 giorni da scontare”. Sull’altalena dei voti che un tema caldo come questo è riuscito a montare ci sono saltati un po’ tutti, urlando a pieni polmoni in difesa della vita, contro la diffusione del farmaco (che è un atteggiamento anticostituzionale, giusto per farlo sapere ai governatori di Veneto e Piemonte, che si sono subito prodigati a strillare tutto il loro sdegno dalle colonne dei quotidiani), come se decidere per l’aborto potesse essere una decisione presa a cuor leggero, come fosse la località di villeggiatura estiva o la scelta tra un paio di scarpe in vetrina. Ci si dimentica che la prima a non desiderare un aborto è la donna stessa, che per istinto naturale è portata alla procreazione. In ogni caso, per quanto breve, la scelta viene fatta al termine di un processo attraverso il quale si deve passare dove si viene a colloquio con medici e psicologi che possano ben indirizzare la “neomamma”. Più che un atteggiamento vessatorio e punitivo, ne occorrerebbe quindi uno preventivo, informando, riuscendo a parlare liberamente di sesso, di metodi contraccettivi e anticoncezionali, prima di tutto in famiglia. La donna che ricorre all’aborto non è più la madre di una famiglia che non sosterrebbe un’ulteriore bocca da sfamare, ma una ragazzina impaurita, intimorita, che non sa cosa fare o a chi rivolgersi. Quello che ci pare francamente troppo facile è fare spallucce mascherandosi dietro l’astensionismo, come se astenersi dal sesso (che è sicuramente un ottimo metodo anticoncezionale, complimenti al genio che lo ha inventato, soprattutto per i risultati ottenuti nella lotta all’aids in Africa), per dei sedicenni infoiati, sia il rimedio a conseguenze ben più grandi di loro, senza dargli tutti i mezzi per una scelta consapevole.

4 thoughts on “Meridiano Zero – La pillola della discordia

  1. Io non capisco perché una decisione del genere debba essere presa da altri che non siano le persone interessate. Tutte le libertà di scelta negate per un qualsivoglia culto o credenza popolare mi fanno venire l’orticaria, veramente. Quanto siamo antichi, siamo un Paese che è comandato da un’istituzione ecclesiastica che è rimasta ferma a concezioni medievali.

    • io invece lo capisco fin troppo bene…..togliere una libertà si traduce automaticamente in un maggiore controllo. e un maggiore controllo implica maggior potere (temporale, non certo spirituale)

  2. Complimenti! Articolo molto interessante… che mi fa quasi pensare di vivere in una teocrazia. Altro che troie! Credo che l’interruzione di gravidanza sia una delle esperienze più terrificanti che una donna possa incontrare nella sua vita, e dubito davvero che qualcuna possa sfruttare la ru486 come contraccettivo… Ci vorrebbe maggiore informazione, tipo:

    Per gli uomini, il salto della quaglia non è un metodo contraccettivo!
    Per le donne: se al vostro ragazzo non piace il preservativo… è un problema suo!

  3. Mi pare un’assurdità il fatto che ormai in Italia l’Azienda ospedaliera, che ormai si comporta come un’azienda a tutti gli effetti con risparmi anche sui cerotti, risparmi i giorni in regime di ricovero dopo interventi di chirurgia maggiore, e “non badi a spese” dopo la pillola RU486. Ben 3 giorni. Mi pare un controsenso, quasi una punizione per queste donne “sciagurate”.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...