I rischi del mestiere…

Il 3 aprile un operaio edile di 34 anni muore intossicato da ammoniaca nella centrale Enel di Torre Valdaliga Nord, a Civitavecchia. Il 2 aprile muore un operaio edile di 46 anni in provincia di Salerno. Il 7 aprile due operai edili del Milanese precipitano dalla soletta di una palazzina e uno di loro perde la vita, all’età di 55 anni… E si potrebbe andare avanti all’infinito.
Sono notizie che solitamente non riscuotono troppo successo, ma che purtroppo descrivono un problema attualissimo, che ogni anno coinvolge un enorme numero di persone.

Il Rapporto annuale sull’andamento infortunistico del 2009 curato dall’Inail (Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro) attesta che già nel primo semestre dello scorso anno gli infortuni erano 397.980, a cui si sommavano 490 casi di incidenti mortali. Una cifra che negli ultimi 40 anni è calata di oltre due terzi, ma che nonostante ciò si mantiene su un valore di circa 2,6 casi di morti sul lavoro denunciate, ogni giorno, solo in Italia. Ma oltre i casi di decesso, che ovviamente riscuotono il maggior impatto emotivo e mediatico, il lavoro causa annualmente un enorme numero di malattie professionali che raramente vengono prese in considerazione, anche perché risulta estremamente difficile dimostrarne le cause.

Santo Della Volpe

Il giornalista RAI Santo Della Volpe, da anni interessato alla tematica, ha brillantemente esposto la questione durante un incontro-dibattito che si è tenuto lo scorso 26 marzo alla Casa della Creatività di Firenze. “A Maglie, un paesino del Salento – ha affermato il giornalista – esiste un ex-sansificio che è stato convertito ad inceneritore di rifiuti, dove a causa della diossina prodotta dalla combustione i casi di tumore sono circa 400 volte in più rispetto alle zone limitrofe, ma nonostante ciò lo stabile è ancora aperto”.
“Il tumore al naso è una delle malattie professionali più diffuse tra i falegnami – ha proseguito Della Volpe – e viene generato dall’inalazione della segatura del legno. Lo stesso vale per l’angioneurosi tra gli operai che lavorano per anni col martello pneumatico”.

Santo Della Volpe ha continuato spiegando quanto spesso questioni politiche ed interessi economici riescano a nascondere il problema… “Basti pensare che già dagli anni 70′ si trovavano delle ricerche che dimostravano gli effetti cancerogeni dell’amianto, e che nonostante ciò si è continuato ad utilizzarlo sino agli anni ’90. E il boom delle morti da amianto – ha concluso – scoppierà tra il 2012 e il 2020, giacché questa malattia ha un periodo di incubazione di circa 20-30 anni”…

L’attualità, le statistiche e le inchieste giornalistiche descrivono dunque un panorama sconcertante, dove persino il bisogno di un lavoro si trasforma troppo spesso in una condanna…

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