L'uomo più vicino al Divino

In un cartone animato che mi piaceva molto, ovvero “I cavalieri dello zodiaco” c’era un personaggio, Virgo, che per la sue caratteristiche era definito “L’uomo più vicino ad Atena”. Nel calcio odierno c’è un ventiduenne che merita un appellativo simile, ovvero “L’uomo più vicino al Divino”. Il Divino in questione è ovviamente Diego Armando Maradona, e l’uomo è altrettanto ovvio che sia Lionel Messi. Poesia pura il suo gioco. Nato a Rosario (stessa città di Ernesto Che Guevara, evidentemente lì nascono i grandi) il 24 giugno del 1987, Lionel (che ha origini italiane, un secolo fa Angelo Messi da Recanati emigrò in terra argentina) dimostra sin dai primi anni di essere un fenomeno. Gli viene diagnosticato in tenera età un problema alla somatropina, ovvero l’ormone della crescita. Il River Plate non lo prende proprio perchè non può pagargli le cure e lui rimane al Newell’s Old Boys, dove continua a stupire. A portarlo in Europa però è il Barcellona, con Carles Rexach che decide di portarlo in Spagna a farlo provare con i balugrana. Messi rischia di essere scartato perchè Rexach arriva tardi al provino, ma gli basta un gol segnato da distanza siderale con un pallonetto per convincersi. C’è un problema però: bisogna convincere i dirigenti, dubbioso vista la statura e la mole del ragazzo. Alla domanda “Ma come può affrontare un difensore alto e possente?” Rexach risponde “Beh, per farsi affrontare i difensori devono prima riuscire a stargli dietro”. Vola qindi in Argentina dove Messi è tornato e gli fa firmare un contratto (si dice scritto su un tovagliolo!) dove si dice che le cure mediche le pagherà il Barcellona. Leo torna in Catalunya e parte la sua storia. Riesce a raggiungere i 169 centimetri di altezza, ma col suo baricentro basso e la sua velocità…beh il suo controllo di palla è impressionante a dir poco. Diventerà infatti un suo marchio di fabbrica. L’undici marzo 2001 diventa professionista. Il Como di Preziosi lo visiona con un provino e lo scarta (complimenti Lariani…occhio lungo eh?). Esordisce nella Liga il 16 ottobre 2004 nel derby con l’Espanyol (terzo più giovane di sempre nella storia del club) ed il 1 maggio 2005 arriva la prima segnatura contro l’Albacete. 17 anni, 10 mesi e 7 giorni…stavolta si che è il più giovane di sempre. Vince poi anche il mondiale under 20 segnando in finale e trascinando la sua Argentina. Ottiene la cittadinanza spagnola, esordisce in Champions contro l’Udinese. Oramai la leggenda è già iniziata. Diventa uno dei giocatori più forti del mondo al fianco di Ronaldinho ed è una pioggia di trofei: 3 campionati, 3 supercoppe, 1 coppa di Spagna, 2 Champions League, 1 Supercoppa Europea e un Mondiale per Club. Le sue prodezze? Innumerevoli. Bisogna ricordarne due. Innanzitutto un gol contro il Getafe praticamente uguale a quello segnato da Maradona all’Inghilterra nel mondiale del 1986…e poi uno…di mano (!) contro l’Espanyol.

Accidenti se ricorda “El Pibe de Oro”!! Gli ultimi exploit come il gol di testa (per uno alto 169 cm…) nella finale di Champions League di Roma contro il Manchester United lo consacrano come il migliore al mondo (arriva il Pallone d’Oro) e la quaterna rifilata all’Arsenal non è altro che l’ennesima prova del fatto che a ventidue anni ha davvero la possibilità di scrivere il suo nome sull’Olimpo del calcio.

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