Calciopoli, un altro punto di vista

[stextbox id=”custom” big=”true”] Presentiamo un altro collaboratore esterno oggi su Camminando Scalzi. Luigi Sambataro ci parla del caso Calciopoli da un punto di vista molto differente, quello del tifoso Juventino. Siamo sicuri che questo punto di vista non lo avete ancora ascoltato. Grazie a Luigi pe ril contributo e buona lettura[/stextbox]

Estate 2006, Cobolli promette: “Alla luce dei fatti acquisiti la sentenza non può essere ritenuta equilibrata. Non ci fermeremo fino a quando giustizia sarà fatta nell’interesse dei nostri straordinari tifosi, dei nostri azionisti, della società e naturalmente del campionato di calcio. Ricorreremo subito alla Camera arbitrale del Coni e, nel caso questi non ci dessero soddisfazione andremo al Tar e alla Corte di Giustizia europea”.

5 Luglio 2006, l’avvocato Zaccone: “la pena accettabile sarebbe quella richiesta per gli altri club, ovvero la serie B con la penalizzazione”

7 Aprile 2010, nota ufficiale della società: “nel pieno rispetto delle attività riguardanti processi in corso, la Juventus valuterà attentamente con i suoi legali l’eventuale rilevanza di nuove prove introdotte nel procedimento in atto a Napoli al fine di garantire, in ogni sede sportiva e non, e come sempre ha fatto, la più accurata tutela della sua storia e dei suoi tifosi. Juventus confida che le istituzioni e gli organi di giustizia sapranno assicurare parità di trattamento per tutti, come d’altronde la società e i suoi difensori richiesero nel corso del processo sportivo del 2006”.

Credo che, per parlare di questa storia, si debba partire da qui, da un preciso concetto: eliminare i preconcetti su tutta quella che è stata, è e sarà la storia di calciopoli. È necessario mettere da parte i propri sentimenti avversi nei confronti della Juventus. Chi parla qui adesso è un tifoso bianconero, uno di quelli che con la Juve è cresciuto, che per la Juve ha sofferto e gioito, che in quell’estate del 2006 è rimasto pietrificato davanti allo sfacelo che si consumava all’ombra della Mole.

In questi giorni stanno venendo fuori diversi fatti che sembrano possano andare a modificare lo scenario creatosi quattro anni orsono. Con ciò non voglio dire che il processo porterà all’assoluzione delle Juve e dei suoi vecchi dirigenti, ma sicuramente qualcosa dovrà cambiare alla luce delle nuove prove emerse. Si è fatto passare Moggi come l’unico uomo sulla terra ad intrattenere rapporti cordiali con i designatori ed invece si sta dimostrando che non è così. Non voglio stare qui a giudicare il peso delle intercettazioni scoperte, ma solamente analizzare quella che è la rabbia e lo sgomento d’innanzi a quanto sta accadendo in questi giorni.

Lo Juventino vive una sensazione di rabbia, non bisogna aggiungere altro. Perché rabbia? Perché qui, a prescindere dalla colpevolezza di chi o che cosa, si assiste ad un atteggiamento della dirigenza da far accapponare la pelle, da lasciare sgomenti.
Nell’estate di quattro anni fa la dirigenza juventina, rappresentata dall’Avv. Zaccone, decise di patteggiare la pena accettando una serie B con penalizzazione, definendola una pena congrua. Decidettero di non ricorrere al Tar, presero una serie di decisioni talmente sciagurate, restarono talmente in silenzio, furono talmente remissivi, che credo nessun tribunale al mondo avrebbe mai pensato ad una possibile innocenza della società bianconera. Come poteva leggersi tutto ciò, se non come un “è vero, è tutta colpa nostra, puniteci ma abbiate pietà di noi”. In una società come quella italiana, dove non è importante conoscere la verità ma ci si accontenta di avere un colpevole da indicare al mondo, un capro espiatorio nel più breve tempo possibile, non ci si poteva aspettare di meglio; d’altronde anche Totò Riina si professò come un povero ed onesto lavoratore, quindi se la Juve si dichiara colpevole lo è sicuramente.
La nuova dirigenza, negli anni successivi allo scandalo, ha rinnegato il passato, l’operato della triade, indignandosi e vergognandosi di essa. Oggi a quattro anni di distanza, questa dirigenza fallita, sia come uomini, sia come risultati sportivi, alla luce di ciò che emerge dal lavoro alacre dei legali del tanto odiato Moggi, chiede parità di giudizio. Ma scusate, queste intercettazioni ci sono sempre state, soltanto che non sono mai state portate in aula, ma perché? Perchè la dirigenza a suo tempo non ha provveduto a tutelarsi? I tifosi, che sono la linfa di una squadra di calcio, sono stati “abbandonati”, hanno dovuto sopportare di tutto durante questi anni, ed oggi, solo grazie al lavoro dei legali di Luciano Moggi, loro dicono di voler tutelare i tifosi? Oggi tutti, da Palazzi, Borrelli, Pancall, Abete e tanti altri, dicono che il processo andrebbe rivisto e che il processo fu fatto in maniera approssimativa e veloce per andare incontro alle date d’inizio dei campionati. Io non posso dare colpe a questi uomini, ma solo a quelli che non hanno difeso la Juve che almeno, a parità di prove emerse, avrebbe meritato la stessa condanna di altri. Io una mia idea su tale atteggiamento me la sono fatta: dopo la morte dei fratelli Agnelli, la Juve era rimasta totalmente in mano alla triade, per la quale la famiglia Agnelli nutriva grande stima e fiducia. A questo punto i giovani rampolli di casa si erano trovati fuori da un business per loro troppo appetitoso e di sicuro blasone, sarebbe stato impossibile spodestare la triade senza un valido motivo, così appena presentatasi l’occasione hanno preso la palla al balzo, sono passati al comando distruggendo tutto in nome dei loro interessi. Perché, parliamoci chiaro, chi conosceva prima di allora gli Elkann?
Solo il tempo ed i tribunali ci diranno come finirà la storia Calciopoli, sicuramente chi ci ha rimesso o chi rimetterà di più sarà sempre il tifoso, vittima di giochi di potere troppo grandi, troppo loschi per poter andare d’accordo con la grande passione che noi tutti (juventini, interisti, milanisti, napoletani, romani etc.) mettiamo in gioco per loro. Mi auguro che ci possa essere equità di giudizio, ricordandosi che in un tavolo da poker composto da nove bari, vincerà solo uno, il più bravo, ma questo di certo non riabiliterà gli altri otto…

LINK ALLE INTERCETTAZIONI AUDIO (fonte Corriere dello Sport)

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One thought on “Calciopoli, un altro punto di vista

  1. Tronchetti Provera e Moratti sono molto più potenti di qel che si pensa. L’Inter è un pentolone di imbrogli, dal passaporto di Recoba (la famosa patente presa a Latina…oddio…) a Vieri spiato eccetera. Lo scudetto del 2006? Andava assegnato al Chievo. Moggi è colpevolissimo, ma non lo sono da meno gli altri. Purtroppo a volte si colpisce uno per educarne…zero.

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