Gran Premio di Cina: pioggia uguale spettacolo!

Spettacolare gara di F1, grazie alle mutevoli condizioni meteo. La pioggia, nelle precedenti quattro edizioni, è caduta ben tre volte. Questa volta il tempo è stato più imprevedibile: scrosci d’acqua ad intermittenza con difficoltà di interpretare bene le condizioni; ben 66 pit stop in gara, vicini al record di 72 pit stop del gran premio d’Europa di Donington 1993 (vinse Ayrton Senna).


Come allora, oggi ha vinto chi è rientrato meno volte ai box: Jenson Button. Seconda vittoria consecutiva per il campione del mondo in carica, che si sta rivelando un pilota dal sangue freddo, capace di gestire saggiamente condizioni difficili. Passa al comando del campionato meritatamente. Il suo compagno di squadra Hamilton si è piazzato subito dopo di lui, ma che gara! Innumerevoli sorpassi, duelli spettacolari con Schumacher, Vettel (in corsia box!), Webber (spedito fuori pista). E’ stato sicuramente l’inglesino al centro della scena, ma a conti fatti è battuto per la seconda volta da Button, con la sorpresa di molti addetti ai lavori.  Rosberg, grazie all’intuizione felice di Ross Brawn di tenerlo in pista ad inizio gara con gomme slick, mentre tutti optavano per le intermedie, riesce ad acquisire il podio, un terzo posto che fa morale al team Mercedes, che paga ancora il passo ai Top Team.

Le squadre di punta (eccezion fatta la McLaren) hanno avuto una gara difficile.  Ferrari e Red Bull deludenti rispetto alle aspettative.  Alonso commette un errore che da lui non ci si attende: partenza anticipata e conseguente “drive trough”, penalità che segna la sua gara irreparabilmente. “Sono molto deluso di me stesso, ho visto il via quando non c’era” queste le sue dichiarazioni a fine gara. Vettel e il suo compagno di squadra Webber, partiti in prima fila, velocissimi in qualifica, si perdono in gara. Massa? Demolito da Alonso con un sorpasso prima dei box, scompare nelle retrovie, lotta a fatica per entrare nella zona punti e si piazza nono. Gara molto dura per il brasiliano. Domenicali, il team principal Ferrari, nasconde a fatica il disappunto per questa gara, tutti noi ferraristi rimpiangiamo al muretto Ross Brawn…

Capitolo Schumi: di lui che possiamo dire? Beh Michael ci ha fatto vedere di che pasta è fatto nel difendere la posizione fin quando ha potuto. Ha dovuto battagliare con Hamilton, con Vettel, con Massa facendosi sempre superare ma per la prima volta si è fatto notare ed è stato bello vederlo lì, a lottare come un leone nonostante le difficoltà. La tempra è sempre la stessa, tuttavia paga sempre dazio a Rosberg, con prestazioni non ai suoi livelli. Sei ancora lento Michael.

Cari appassionati di F1, il prossimo appuntamento è Barcellona, un crocevia fondamentale per la stagione.  Si torna in Europa su circuiti storici per il Circus. Molti team porteranno tantissimi step evolutivi, che saranno decisivi per il prosieguo del campionato. Alonso corre in casa ed ha voglia di riscatto, come Vettel, Massa e Hamilton. Vedremo se la Mercedes recupererà il gap con i primi. Tuttavia se ci saranno condizioni stabili, potremo assistere ai reali valori in campo delle scuderie: Ferrari, Red Bull e McLaren sono le squadre da battere.

Cronaca giro per giro

Classifica gran premio

Classifiche mondiali

via | gazzetta.it

La riforma delle priorità

“Siccome non viviamo in un paese e in tempi normali, – scrive Marco Travaglio su Il Fatto Quotidiano del 13 aprile – è probabile che i giudici prendano per buona la cazzata e rinviino il processo Mediaset al 21 luglio, quando dovranno rinviarlo a metà settembre [perché i tribunali chiudono per le ferie estive], quando riceveranno un’altra lettera piena di cazzate che chiederà un ulteriore rinvio di sei mesi, e così via per un totale di un anno e mezzo. Cioè fino a Natale 2011, quando i giudici si sveglieranno e scopriranno che il premier è improcessabile per sempre”.

Nell’articolo, schietto e senza mezzi termini, Travaglio si riferisce al disegno di legge sul “legittimo impedimento”, approvato in Senato il 10 marzo scorso per permettere al premier Silvio Berlusconi di lavorare senza “l’intoppo” delle continue udienze a cui sarebbe tenuto a presentarsi. Rinvigorito dagli ultimi risultati elettorali regionali il Presidente del Consiglio sembra infatti deciso a sfruttare i suoi prossimi tre anni di mandato per portare a termine alcune prioritarie riforme, come spiega un articolo de Il Messaggero dello scorso 6 aprile. Resta in pole position il ddl intercettazioni, già approvato dalla Camera, dove l’intenzione del Governo sarebbe quella di vietare la pubblicazione dei “brogliacci” sui giornali e di autorizzare le intercettazioni solo in caso di “evidenti indizi di colpevolezza”.

In cima alla lista degli impegni anche la riforma della Giustizia, con l’obiettivo di imporre una “ragionevole durata” ai procedimenti penali con un testo intitolato “Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi in attuazione dell’articolo 111 della Costituzione e dell’articolo 6 della Convenzione Europea”. Fra le altre cose la norma avrà un impatto non indifferente sul potere assegnato ai pm nel loro rapporto preferenziale con la polizia giudiziaria, che porterebbe all’impossibilità, per i magistrati, di avviare autonomamente un’azione penale.

In attesa di un parere delle Camere è pure il ddl Gelmini per l’Università, dove la riforma sembra sostanzialmente ridotta ad un taglio generale dei fondi e quindi ad una spartizione del peso di lavoro tra il personale rimasto. Lo scontro più duro sembra infatti incentrarsi sulle 1.500 ore di servizio annuo richieste ai docenti, che rappresenterebbero una 40ina di ore settimanali che secondo il relatore Giuseppe Valditarra presenterebbe dei profili di incostituzionalità.

A seguire il dibattito sul biotestamento e la proposta di legge sul “fine vita” che è stata approvata dal Senato a seguito della morte di Eluana Englaro, dove la discussione verte sulla possibilità di dichiarare anticipatamente quale tipo di trattamento medico si richiede in caso di incapacità mentale. L’articolo de Il Messaggero inserisce tra le priorità del Governo anche la riforma del codice della strada e i diritti di cittadinanza degli stranieri. Il primo disegno di legge vorrebbe inasprire le pene sul narcotest e sul tasso alcolico zero per i neo patentati e gli autisti di mezzi pubblici, oltre ad introdurre l’educazione stradale nelle scuole, la scatola nera per le auto e il divieto di vendere alcolici dopo le 2 di notte. Si conclude con un disegno di legge bipartisan sulle modalità di assegnazione della cittadinanza agli immigrati regolari, di cui se non altro è apprezzabile il fatto che si siano resi conto della necessità di facilitare l’acquisizione di tale diritto. La norma prevederebbe la cittadinanza dopo 10 anni di residenza in Italia, previo un esame di lingua e storia italiana, con maggiori facilitazioni per i minori stranieri che hanno completato un ciclo di studi.

Oggi si torna anche a parlare di Presidenzialismo e riforma costituzionale, e viene da chiedersi dove siano finite le riforme del mondo del lavoro, del fisco e dei servizi pubblici: i temi che davvero rappresentano una priorità per tutti i cittadini italiani…

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Lombardo e l'ennesima (ingiustificata?) "aggressione mediatica"

Raffaele Lombardo“Sono vittima di un’aggressione mediatica congegnata da menti raffinate”, “vengo aggredito senza avere ricevuto un avviso di garanzia”, accusato “da un personaggio non attendibile, una personalità inquietante la cui collaborazione con la giustizia è ritenuta inaffidabile”.

Queste sono le dichiarazioni di Lombardo, accusato per concorso esterno in associazione mafiosa. “L’aggressione mediatica” a cui fa riferimento il Presidente della regione Sicilia è riferibile all’ennesima fuga di notizie avvenuta nella Procura di Catania per l’inchiesta di cui lui è oggetto. Mi chiedo se quelli di destra parlino tutti così, se si copino a vicenda oppure se lo facciano apposta. Sembra quasi di sentir parlare Berlusconi… Per entrambi infatti – e anche per molti altri – un’ “aggressione mediatica” altro non è che rendere pubblica un’inchiesta, in modo tale che i lettori-elettori possano pensare e farsi una propria idea riguardo le procedure avviate nei loro confronti e, di conseguenza, degli stessi politici. Se i giornali scrivessero le stesse notizie che danno al tg di Minzolini avremmo ben poco di che formarci una nostra opinione politica.

Raffaele Lombardo
Raffaele Lombardo con il sindaco di Messina durante l'alluvione dell'ottobre scorso, evidentemente sconvolti.

Devo dare atto a Lombardo però di una cosa: non si tira indietro di fronte alle domande, non fugge come fa Berlusconi, anzi: fa dichiarazioni spontanee, come quelle di sabato scorso (10 Aprile), durante la quale  ha consegnato alla Procura della Repubblica di Palermo una relazione “contenente i nomi e i cognomi scritti sulle carte, ma anche i nomi dei prestanome, con le contrade e le discariche per i rifiuti pericolosi”. Per Lombardo, infatti, “l’infiltrazione della mafia è soprattutto nel sistema rifiuti, in una società in particolare”.

Sotto certi versi risulta essere più furbo rispetto a Berlusconi. Devo dare atto anche di un’altra cosa: fino a quando non viene emessa una sentenza definitiva, un imputato ha la presunzione di innocenza. Quindi non voglio emettere facili sentenze su Lombardo solo perché è contro la mia parte politica, solo perché non sono d’accordo con quello che dice e quello che fa: è anche vero che, però – e questo dubbio mi viene da libera cittadina – se una persona fosse pulita al 100% certe accuse non potrebbero saltare mai fuori.

Mettiamo, ad esempio, Berlusconi: io stessa non credo che sia la causa di tutti i mali del mondo e che sia colpevole di tutti i reati a lui imputati. Certo è, però, che se non avesse fatto nulla di illegale in vita sua tutte le accuse e i processi a suo carico non ci sarebbero mai stati.

“Aggressione mediatica”, la chiamano.

Ma fatemi il piacere…

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Calciopoli, un altro punto di vista

[stextbox id=”custom” big=”true”] Presentiamo un altro collaboratore esterno oggi su Camminando Scalzi. Luigi Sambataro ci parla del caso Calciopoli da un punto di vista molto differente, quello del tifoso Juventino. Siamo sicuri che questo punto di vista non lo avete ancora ascoltato. Grazie a Luigi pe ril contributo e buona lettura[/stextbox]

Estate 2006, Cobolli promette: “Alla luce dei fatti acquisiti la sentenza non può essere ritenuta equilibrata. Non ci fermeremo fino a quando giustizia sarà fatta nell’interesse dei nostri straordinari tifosi, dei nostri azionisti, della società e naturalmente del campionato di calcio. Ricorreremo subito alla Camera arbitrale del Coni e, nel caso questi non ci dessero soddisfazione andremo al Tar e alla Corte di Giustizia europea”.

5 Luglio 2006, l’avvocato Zaccone: “la pena accettabile sarebbe quella richiesta per gli altri club, ovvero la serie B con la penalizzazione”

7 Aprile 2010, nota ufficiale della società: “nel pieno rispetto delle attività riguardanti processi in corso, la Juventus valuterà attentamente con i suoi legali l’eventuale rilevanza di nuove prove introdotte nel procedimento in atto a Napoli al fine di garantire, in ogni sede sportiva e non, e come sempre ha fatto, la più accurata tutela della sua storia e dei suoi tifosi. Juventus confida che le istituzioni e gli organi di giustizia sapranno assicurare parità di trattamento per tutti, come d’altronde la società e i suoi difensori richiesero nel corso del processo sportivo del 2006”.

Credo che, per parlare di questa storia, si debba partire da qui, da un preciso concetto: eliminare i preconcetti su tutta quella che è stata, è e sarà la storia di calciopoli. È necessario mettere da parte i propri sentimenti avversi nei confronti della Juventus. Chi parla qui adesso è un tifoso bianconero, uno di quelli che con la Juve è cresciuto, che per la Juve ha sofferto e gioito, che in quell’estate del 2006 è rimasto pietrificato davanti allo sfacelo che si consumava all’ombra della Mole.

In questi giorni stanno venendo fuori diversi fatti che sembrano possano andare a modificare lo scenario creatosi quattro anni orsono. Con ciò non voglio dire che il processo porterà all’assoluzione delle Juve e dei suoi vecchi dirigenti, ma sicuramente qualcosa dovrà cambiare alla luce delle nuove prove emerse. Si è fatto passare Moggi come l’unico uomo sulla terra ad intrattenere rapporti cordiali con i designatori ed invece si sta dimostrando che non è così. Non voglio stare qui a giudicare il peso delle intercettazioni scoperte, ma solamente analizzare quella che è la rabbia e lo sgomento d’innanzi a quanto sta accadendo in questi giorni.

Lo Juventino vive una sensazione di rabbia, non bisogna aggiungere altro. Perché rabbia? Perché qui, a prescindere dalla colpevolezza di chi o che cosa, si assiste ad un atteggiamento della dirigenza da far accapponare la pelle, da lasciare sgomenti.
Nell’estate di quattro anni fa la dirigenza juventina, rappresentata dall’Avv. Zaccone, decise di patteggiare la pena accettando una serie B con penalizzazione, definendola una pena congrua. Decidettero di non ricorrere al Tar, presero una serie di decisioni talmente sciagurate, restarono talmente in silenzio, furono talmente remissivi, che credo nessun tribunale al mondo avrebbe mai pensato ad una possibile innocenza della società bianconera. Come poteva leggersi tutto ciò, se non come un “è vero, è tutta colpa nostra, puniteci ma abbiate pietà di noi”. In una società come quella italiana, dove non è importante conoscere la verità ma ci si accontenta di avere un colpevole da indicare al mondo, un capro espiatorio nel più breve tempo possibile, non ci si poteva aspettare di meglio; d’altronde anche Totò Riina si professò come un povero ed onesto lavoratore, quindi se la Juve si dichiara colpevole lo è sicuramente.
La nuova dirigenza, negli anni successivi allo scandalo, ha rinnegato il passato, l’operato della triade, indignandosi e vergognandosi di essa. Oggi a quattro anni di distanza, questa dirigenza fallita, sia come uomini, sia come risultati sportivi, alla luce di ciò che emerge dal lavoro alacre dei legali del tanto odiato Moggi, chiede parità di giudizio. Ma scusate, queste intercettazioni ci sono sempre state, soltanto che non sono mai state portate in aula, ma perché? Perchè la dirigenza a suo tempo non ha provveduto a tutelarsi? I tifosi, che sono la linfa di una squadra di calcio, sono stati “abbandonati”, hanno dovuto sopportare di tutto durante questi anni, ed oggi, solo grazie al lavoro dei legali di Luciano Moggi, loro dicono di voler tutelare i tifosi? Oggi tutti, da Palazzi, Borrelli, Pancall, Abete e tanti altri, dicono che il processo andrebbe rivisto e che il processo fu fatto in maniera approssimativa e veloce per andare incontro alle date d’inizio dei campionati. Io non posso dare colpe a questi uomini, ma solo a quelli che non hanno difeso la Juve che almeno, a parità di prove emerse, avrebbe meritato la stessa condanna di altri. Io una mia idea su tale atteggiamento me la sono fatta: dopo la morte dei fratelli Agnelli, la Juve era rimasta totalmente in mano alla triade, per la quale la famiglia Agnelli nutriva grande stima e fiducia. A questo punto i giovani rampolli di casa si erano trovati fuori da un business per loro troppo appetitoso e di sicuro blasone, sarebbe stato impossibile spodestare la triade senza un valido motivo, così appena presentatasi l’occasione hanno preso la palla al balzo, sono passati al comando distruggendo tutto in nome dei loro interessi. Perché, parliamoci chiaro, chi conosceva prima di allora gli Elkann?
Solo il tempo ed i tribunali ci diranno come finirà la storia Calciopoli, sicuramente chi ci ha rimesso o chi rimetterà di più sarà sempre il tifoso, vittima di giochi di potere troppo grandi, troppo loschi per poter andare d’accordo con la grande passione che noi tutti (juventini, interisti, milanisti, napoletani, romani etc.) mettiamo in gioco per loro. Mi auguro che ci possa essere equità di giudizio, ricordandosi che in un tavolo da poker composto da nove bari, vincerà solo uno, il più bravo, ma questo di certo non riabiliterà gli altri otto…

LINK ALLE INTERCETTAZIONI AUDIO (fonte Corriere dello Sport)

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Nessuno tocchi Emergency

[stextbox id=”custom” big=”true”] Una nuova collaboratrice su Camminando Scalzi
Camminando Scalzi è orgogliosa di presentarvi una nuova collaboratrice: Fabiana Mordenti di  Forlì. Laureanda in storia dell’arte contemporanea a Bologna, ha 27 anni, studentessa-lavoratrice, amante dell’arte, della Spagna, della gente schietta e sorridente. Di lei ci dice: “Non mi piacciono gli ipocriti, i musoni, le teste rasate e gli infiocchettati pieni di preconcetti e luoghi comuni. Non mi pacciono gli inconsapevoli, chi non si è ancora reso conto di stare al mondo, e che quindi di questo mondo un minimo dovrebbe preoccuparsene… in pratica non mi pacciono gli ignavi! 🙂 ” Benvenuta!

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Gino Strada

Comunicato Stampa da Emergency.it: “Sono arrivati a Kabul i 6 cooperanti di Emergency che erano rimasti a Lashkar-gah dopo l’irruzione della polizia, dei servizi segreti afgani e dei militari delle forze Isaf-Nato nell’ospedale di Emergency.

Tra i sei, il logista dell’ospedale di Kabul che era andato a Lashkar-gah subito dopo l’irruzione, una anestesista e tre infermiere italiane e un fisioterapista indiano che lavoravano nella struttura. In seguito alle operazioni che hanno portato al prelevamento di Marco Garatti, Matteo Dell’Aira e Matteo Pagani, lo staff era rimasto nell’abitazione degli internazionali in città.

Lo staff di Emergency non era più entrato in ospedale dal momento dell’irruzione e da allora Emergency non ha più la responsabilità delle attività dell’ospedale.

Scaduti i termini di 72 ore per il fermo, ancora non si hanno notizie sulla posizione giuridica dei fermati, tra cui Marco Garatti, Matteo Dell’Aira e Matteo Pagani. A Emergency al momento non risulta che sia stata ancora formulata alcuna accusa a loro carico né che siano stati indicati i diritti a loro tutela, compresa la possibilità di nominare un avvocato difensore.

Emergency è in attesa di ricevere ulteriori informazioni sulla condizione dei fermati da parte della rappresentanza diplomatica italiana a Kabul che sta seguendo l’evolversi della situazione.”

Lo sapevo. Aspettavo questo momento con terrore. Non c’è da stupirsi, chissà da quanto la stavano architettando…
Emergency lavora da oltre 10 anni nei territori di guerra più disparati e pericolosi, salvando e ricucendo vite spezzate più delle ossa dal terrore e dalla cattiveria umana, grazie a medici e a operatori incuranti dei rischi a cui sottopongono la propria, di vita.
Emergency non ha mai nascosto la propria opinione riguardo alle cosiddette “missioni di pace” che, negli anni, i governi occidentali (di ogni colore) hanno avviato nelle varie parti del mondo: ci si è opposta. Ha criticato aspramente quelle che loro chiamavano bombe intelligenti, operazioni mirate, attacchi selettivi, ecc. ecc., bla bla bla…
I medici e i paramedici di Emergency sono persone che se ne fregano di fare i miliardi come primari in qualche clinica privata occidentale, sono persone che seguono quella che dovrebbe essere la missione principale di ogni medico: salvare vite, indipendentemente dal fatto che queste possano permettersi le cure di cui hanno bisogno.

Gino Strada in primis non ha mai fatto mistero delle sue opinioni politiche. Non si è mai accostato a un colore o a uno schieramento, piuttosto ha preso sempre attentamente le distanze da ognuno di essi.Ha  detto sempre “NO”. Ha urlato forte la parola “Criminale” quando ha ritenuto che l’uccisione “collaterale” di centinaia di civili fosse un’operazione che meritasse di essere denominata tale…
S’è creato antipatie da parte di coloro che non ingoiano facilmente le critiche e che hanno costruito il loro potere tramite le bugie, gli inganni, le collusioni e le strette di mano sporche: e ora? Volete farci credere che quelle armi in quei depositi, in mezzo ai medicinali per persone distrutte, le abbiano messe loro?
Pensate DAVVERO che noi possiamo credere che tre operatori abituati a vedere l’orrore negli occhi della gente siano disposti a vendersi per soldi sporchi di sangue filoamericano? Davvero credete che non riusciamo a vedere le tonnellate di fango con le quali state cercando di sotterrare e insudiciare un’organizzazione che vi è sempre stata così poco amica e subalterna?

Sul sito del PdL ecco le dichiarazioni di Gasparri: “Sul caso Emergency-Afghanistan il governo italiano deve intervenire, ma per le ragioni opposte a quelle citate da certi personaggi. Già in occasione di altre vicende emersero opinabili posizioni e contatti di questa organizzazione. Ora che ci fossero armi in luoghi gestiti da questa gente si è visto chiaramente su tutte le televisioni. Il nostro governo deve tutelare la reputazione dell’Italia che impegna le proprie Forze armate in Afghanistan e in altre parti del mondo a tutela della pace e della libertà minacciate dal terrorismo. Chi dovesse vigilare poco, e siamo generosi a limitarci a questo, crea un gravissimo danno. Ci riferiamo ad Emergency. L’Italia non può essere danneggiata da queste situazioni. La nostra linea è chiara. Quella di altri no“.

Gasparri, il “danno per l’Italia” siete TU e il tuo Governo di bugiardi. Gasparri, e chi come lui, dovrebbero sciacquarsi la bocca prima di pronunciare il nome di Emergency.

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Ecco alcuni link utili:
1) http://www.emergency.it/ – Il Sito ufficiale di Emergency
2) Aggiornamenti sulla vicenda – qui e
qui
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Premio Pulitzer: per la prima volta ad un sito internet

Ieri è stato un giorno importante per la rete e per l’Informazione libera. Per la prima volta infatti, un sito internet è stato insignito del prestigioso premio Pulitzer, il più importante riconoscimento in ambito giornalistico.

La rivista online ProPublica, gestita da un’organizzazione no-profit, finanzia 32 reporter nei più svariati ambiti che scrivono per le maggiori testate giornalistiche americane (ad esempio il New York Times). Nella pratica ProPublica finanzia le inchieste dei suddetti reporter in modo che esse possano essere utilizzate in maniera gratuita dai più svariati media tradizionali. Questa è una piccola innovazione in un mondo come quello della carta stampata che ormai soffre di una crisi sempre più profonda.

Ma torniamo alla notizia principale, la vittoria del premio Pulitzer appunto. Il riconoscimento è andato alla reporter Sheri Fink, che ha condotto un’inchiesta sulle decisioni urgenti che hanno dovuto prendere i medici – decisioni da cui è dipesa la vita delle persone – in una situazione di emergenza come quella presentatasi con il terribile uragano Katrina che si è abbattuto su New Orleans nel 2005.

L’importanza di un premio di tale portata dato a un’associazione che basa l’informazione sulla rete e sulla libertà che questa permette è sicuramente segno che i tempi stanno finalmente cambiando. Un buon segno soprattutto, se anche la comunità internazionale e in questo caso una giuria prestigiosa come quella del Pulitzer ha cominciato a rendersene conto. Qui di seguito il link con tutto il reportage vincitore (che vi consiglio di guardare) nella categoria Investigative Reporting e quello alla pagina del premio Pulitzer.

Deadly Choices di Sheri Fink

Il Premio Pulitzer

Insomma, proprio una bella notizia oggi, non c’è che dire. In un periodo e, soprattutto, in un paese come il nostro dove la stampa e la libertà di informazione sono sempre più minacciate, una luce di speranza si accende con questo premio, una speranza per il futuro che speriamo possa essere sempre più radioso (anche per noi italiani). Prossimamente parleremo inoltre della nomina di Internet al prossimo Nobel.

Che dire, questo è un bel giorno per l’Informazione Libera!

L'uomo più vicino al Divino

In un cartone animato che mi piaceva molto, ovvero “I cavalieri dello zodiaco” c’era un personaggio, Virgo, che per la sue caratteristiche era definito “L’uomo più vicino ad Atena”. Nel calcio odierno c’è un ventiduenne che merita un appellativo simile, ovvero “L’uomo più vicino al Divino”. Il Divino in questione è ovviamente Diego Armando Maradona, e l’uomo è altrettanto ovvio che sia Lionel Messi. Poesia pura il suo gioco. Nato a Rosario (stessa città di Ernesto Che Guevara, evidentemente lì nascono i grandi) il 24 giugno del 1987, Lionel (che ha origini italiane, un secolo fa Angelo Messi da Recanati emigrò in terra argentina) dimostra sin dai primi anni di essere un fenomeno. Gli viene diagnosticato in tenera età un problema alla somatropina, ovvero l’ormone della crescita. Il River Plate non lo prende proprio perchè non può pagargli le cure e lui rimane al Newell’s Old Boys, dove continua a stupire. A portarlo in Europa però è il Barcellona, con Carles Rexach che decide di portarlo in Spagna a farlo provare con i balugrana. Messi rischia di essere scartato perchè Rexach arriva tardi al provino, ma gli basta un gol segnato da distanza siderale con un pallonetto per convincersi. C’è un problema però: bisogna convincere i dirigenti, dubbioso vista la statura e la mole del ragazzo. Alla domanda “Ma come può affrontare un difensore alto e possente?” Rexach risponde “Beh, per farsi affrontare i difensori devono prima riuscire a stargli dietro”. Vola qindi in Argentina dove Messi è tornato e gli fa firmare un contratto (si dice scritto su un tovagliolo!) dove si dice che le cure mediche le pagherà il Barcellona. Leo torna in Catalunya e parte la sua storia. Riesce a raggiungere i 169 centimetri di altezza, ma col suo baricentro basso e la sua velocità…beh il suo controllo di palla è impressionante a dir poco. Diventerà infatti un suo marchio di fabbrica. L’undici marzo 2001 diventa professionista. Il Como di Preziosi lo visiona con un provino e lo scarta (complimenti Lariani…occhio lungo eh?). Esordisce nella Liga il 16 ottobre 2004 nel derby con l’Espanyol (terzo più giovane di sempre nella storia del club) ed il 1 maggio 2005 arriva la prima segnatura contro l’Albacete. 17 anni, 10 mesi e 7 giorni…stavolta si che è il più giovane di sempre. Vince poi anche il mondiale under 20 segnando in finale e trascinando la sua Argentina. Ottiene la cittadinanza spagnola, esordisce in Champions contro l’Udinese. Oramai la leggenda è già iniziata. Diventa uno dei giocatori più forti del mondo al fianco di Ronaldinho ed è una pioggia di trofei: 3 campionati, 3 supercoppe, 1 coppa di Spagna, 2 Champions League, 1 Supercoppa Europea e un Mondiale per Club. Le sue prodezze? Innumerevoli. Bisogna ricordarne due. Innanzitutto un gol contro il Getafe praticamente uguale a quello segnato da Maradona all’Inghilterra nel mondiale del 1986…e poi uno…di mano (!) contro l’Espanyol.

Accidenti se ricorda “El Pibe de Oro”!! Gli ultimi exploit come il gol di testa (per uno alto 169 cm…) nella finale di Champions League di Roma contro il Manchester United lo consacrano come il migliore al mondo (arriva il Pallone d’Oro) e la quaterna rifilata all’Arsenal non è altro che l’ennesima prova del fatto che a ventidue anni ha davvero la possibilità di scrivere il suo nome sull’Olimpo del calcio.

Gli italiani non esistono

Ho deciso di rendere nota la mia traduzione di un articolo svedese riguardante l’Italia, pubblicato poco prima delle nostre elezioni regionali.

Perché ho deciso di sottoporlo alla vostra attenzione? Prima di tutto, perché può essere sempre interessante conoscere punti di vista esterni o alternativi su qualsiasi situazione, compresa quella italiana. Secondo, per stimolare in voi una riflessione e magari, perché no, per conoscere le vostre sensazioni a riguardo. Che ve ne pare? Buona lettura!

“Gli italiani non esistono”

Di Kristina Kappelin, pubblicato il 27 marzo 2010 sul quotidiano svedese “Sydsvenskan” (http://sydsvenskan.se)

Il treno da Salerno a Roma è ovviamente in ritardo. Quando finalmente entra in stazione è infinitamente lento. E’ partito da Palermo stamattina alle sette. Ora sono le quattro del pomeriggio. Praticamente è avanzato sui malridotti binari a una velocità media di 80 kilometri orari.

Le cabine sono degradate e i sedili così sporchi che quasi si è restii sedersi. La situazione rispecchia il razzismo che ancora esiste in Italia. I ferrivecchi servono per i viaggi verso il sud, mentre i vagoni nuovi e belli si dirigono da Roma verso il nord. Ci sono voluti anni e anni per fare arrivare il treno rapido Eurostar a Napoli e a Bari. Eppure va ancora più lentamente nella tratta Milano-Torino.

L’Italia è fatta. Ora dobbiamo fare gli italiani”. Più o meno così scrisse il capo di stato Massimo d’Azeglio nel 1860. È ancora vero.

Gli italiani si sentono patrioti solamente in occasione dei mondiali o delle olimpiadi. Altrimenti sono ancora prima di tutto siciliani, lombardi o veneziani. Si noti che gli sportivi italiani non gareggiano indossando i colori della bandiera italiana, ma l’azzurro, il “blu Savoia”, un tempo il colore della famiglia reale.

Insomma, quanto sono uniti gli italiani? Il paese si prepara a celebrare i suoi primi 150 come nazione il prossimo anno. La dichiarazione di unità è datata  17 marzo 1861. Il conto alla rovescia è già cominciato.

Uno dei siti prescelti per i festeggiamenti è Torino. La città fu la capitale durante i primi quattro anni. Divenne anche rapidamente il centro industriale del paese, più che altro grazie alla Fiat. Quando coloro che cercavano lavoro dal sud prendevano il treno verso il nord per trovarne impiego nelle fabbriche di automobili, si andavano a scontrare con il dramma degli italiani che non erano ancora “fatti”. Il lavoro lo ottenevano. La residenza andava male. “Stanze in affitto, ma non ai cani e ai meridionali” si vedeva scritto su molti cartelli.

Torino è il capoluogo del Piemonte. Quando l’Italia nel fine settimana andrà al voto per le regionali, avrà fra i candidati Roberto Cota, del partito settentrionale “Lega Nord”. Il partito conduce una politica contro gli extracomunitari così come contro i meridionali e vuole fare dell’Italia uno stato federale. Il sogno è che il nord Italia diventi un piccolo regno a sé, con il fiume Po come confine meridionale.

Cota ha buone probabilità di vincere. La Lega Nord potrebbe prendere il posto del partito di Berlusconi, il Popolo della Libertà, nelle regioni del nord. Gli italiani, fino ad oggi, non sono ancora stati “fatti”.

Mentre il vecchio treno lentamente si avvicina a Roma, vedo il paesaggio campano, con le sue costruzioni abusive, e i mucchi di spazzatura fra i peschi in fiore. L’Italia del sud avrebbe avuto lo stesso problema di criminalità organizzata oggi se gli italiani fossero stati “fatti”, se tutto il paese si riconoscesse nella Costituzione, se la politica fosse considerata giusta e i politici onesti?

La bandiera italiana sventola sulla stazione di Formia. È verde, bianca e rossa come il basilico, la mozzarella e il pomodoro. Una cosa sulla quale la maggior parte degli italiani vanno d’accordo.

[Ringrazio per la collaborazione Emilio Ballatore, ndT]

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I rischi del mestiere…

Il 3 aprile un operaio edile di 34 anni muore intossicato da ammoniaca nella centrale Enel di Torre Valdaliga Nord, a Civitavecchia. Il 2 aprile muore un operaio edile di 46 anni in provincia di Salerno. Il 7 aprile due operai edili del Milanese precipitano dalla soletta di una palazzina e uno di loro perde la vita, all’età di 55 anni… E si potrebbe andare avanti all’infinito.
Sono notizie che solitamente non riscuotono troppo successo, ma che purtroppo descrivono un problema attualissimo, che ogni anno coinvolge un enorme numero di persone.

Il Rapporto annuale sull’andamento infortunistico del 2009 curato dall’Inail (Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro) attesta che già nel primo semestre dello scorso anno gli infortuni erano 397.980, a cui si sommavano 490 casi di incidenti mortali. Una cifra che negli ultimi 40 anni è calata di oltre due terzi, ma che nonostante ciò si mantiene su un valore di circa 2,6 casi di morti sul lavoro denunciate, ogni giorno, solo in Italia. Ma oltre i casi di decesso, che ovviamente riscuotono il maggior impatto emotivo e mediatico, il lavoro causa annualmente un enorme numero di malattie professionali che raramente vengono prese in considerazione, anche perché risulta estremamente difficile dimostrarne le cause.

Santo Della Volpe

Il giornalista RAI Santo Della Volpe, da anni interessato alla tematica, ha brillantemente esposto la questione durante un incontro-dibattito che si è tenuto lo scorso 26 marzo alla Casa della Creatività di Firenze. “A Maglie, un paesino del Salento – ha affermato il giornalista – esiste un ex-sansificio che è stato convertito ad inceneritore di rifiuti, dove a causa della diossina prodotta dalla combustione i casi di tumore sono circa 400 volte in più rispetto alle zone limitrofe, ma nonostante ciò lo stabile è ancora aperto”.
“Il tumore al naso è una delle malattie professionali più diffuse tra i falegnami – ha proseguito Della Volpe – e viene generato dall’inalazione della segatura del legno. Lo stesso vale per l’angioneurosi tra gli operai che lavorano per anni col martello pneumatico”.

Santo Della Volpe ha continuato spiegando quanto spesso questioni politiche ed interessi economici riescano a nascondere il problema… “Basti pensare che già dagli anni 70′ si trovavano delle ricerche che dimostravano gli effetti cancerogeni dell’amianto, e che nonostante ciò si è continuato ad utilizzarlo sino agli anni ’90. E il boom delle morti da amianto – ha concluso – scoppierà tra il 2012 e il 2020, giacché questa malattia ha un periodo di incubazione di circa 20-30 anni”…

L’attualità, le statistiche e le inchieste giornalistiche descrivono dunque un panorama sconcertante, dove persino il bisogno di un lavoro si trasforma troppo spesso in una condanna…

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Meridiano Zero – La pillola della discordia

La normativa.
L’aborto, o più correttamente “interruzione di gravidanza volontaria”, è regolamentato dalla legge 194 di quasi 25 anni fa. Stabilisce, in soldoni, che l’aborto è legale, è a carico del Sistema Sanitario Nazionale, senza specificare il metodo con il quale debba avvenire. È il medico che è formalmente tenuto a fornire tutte le indicazioni necessarie alla donna che sceglie questo procedimento. Di pari passo con il periodo storico (ricordiamoci che è il 1978) dove la donna si sta affrancando dalla figura di casalinga soggetta al potere maschile, il legislatore prende le distanze dalla visione punitiva cattolica che la vede come un’assassina insensibile e la pone al centro della legge, come primo soggetto da tutelare, soprattutto da un punto di vista morale e psicologico. I dati istat parrebbero confermare questo punto di vista: tra 1995 e il 2002 i dati sugli aborti volontari rimangono stabili, tanto che lo stesso istituto riconosce un cambiamento del modello di abortività volontaria, sempre più simile a quello nordeuropeo in cui il procedimento è più estemporaneo e legato a situazioni di emergenza. Quello di un salto della quaglia mal riuscito in un parcheggio poco illuminato, insomma.

I metodi.
A oggi, i metodi disponibili per l’ivg sono 2: il primo è quello chirurgico, che dura circa 20 minuti, avviene in anestesia locale e generalmente in regime di day hospital (arrivi la mattina e te ne vai il pomeriggio); si introduce una cannuccia che aspira tutto il tessuto embrionale. Il secondo è quello con la famosa ru486, usata in via sperimentale tra il 2006 e il 2009 su 1800 donne in Italia e disponibile al pubblico dal luglio 2009. La compressa blocca il progesterone (responsabile dello sviluppo della gravidanza), così che i tessuti embrionali fino a lì sviluppati vengano espulsi come fosse una mestruazione più abbondante; proprio per questo motivo la ru486 può essere utilizzata entro la settima settimana.

I costi.
Da un punto di vista meno personale e meno psicologico, andiamo a vedere i costi; in fondo un buon amministratore, pur nel rispetto prioritario della dignità umana, deve guardare anche a questo: l’ivg per via chirurgica costa circa 800 euro, almeno alla Regione Toscana; tanti sono gli euro corrisposti dal servizio sanitario nazionale (SSN) a un ospedale dove avviene un aborto. Visto che fino ad ora non vi è stata commercializzazione della ru486, non è possibile fare un confronto diretto, ma guardando al resto d’Europa la media è intorno ai 70 euro. Se tale cifra dovesse essere confermata anche tra gli italici confini, si parla di un risparmio, per il SSN, attorno ai 100 milioni di euro all’anno. Purtroppo è nostra opinione che difficilmente sarà possibile adeguarci ai prezzari europei, perché in maniera totalmente immotivata il legislatore ha deciso che per ricorrere alla ru486 la paziente deve rimanere ricoverata 3 giorni, contro il regime ambulatoriale del trattamento chirurgico.

Il legislatore si è praticamente prostrato di fronte all’opinione della Santa Sede, imponendo un ricovero ospedaliero di tre giorni alle donne che scelgono la ru486 come metodo abortivo, in maniera tale che “le nostre giovani, discinte ed evidentemente un po’ troie donne, non si sentano comunque libere di darla a giro perché tanto con una Tic Tac tutto si risolve; c’è comunque una segregazione di 3 giorni da scontare”. Sull’altalena dei voti che un tema caldo come questo è riuscito a montare ci sono saltati un po’ tutti, urlando a pieni polmoni in difesa della vita, contro la diffusione del farmaco (che è un atteggiamento anticostituzionale, giusto per farlo sapere ai governatori di Veneto e Piemonte, che si sono subito prodigati a strillare tutto il loro sdegno dalle colonne dei quotidiani), come se decidere per l’aborto potesse essere una decisione presa a cuor leggero, come fosse la località di villeggiatura estiva o la scelta tra un paio di scarpe in vetrina. Ci si dimentica che la prima a non desiderare un aborto è la donna stessa, che per istinto naturale è portata alla procreazione. In ogni caso, per quanto breve, la scelta viene fatta al termine di un processo attraverso il quale si deve passare dove si viene a colloquio con medici e psicologi che possano ben indirizzare la “neomamma”. Più che un atteggiamento vessatorio e punitivo, ne occorrerebbe quindi uno preventivo, informando, riuscendo a parlare liberamente di sesso, di metodi contraccettivi e anticoncezionali, prima di tutto in famiglia. La donna che ricorre all’aborto non è più la madre di una famiglia che non sosterrebbe un’ulteriore bocca da sfamare, ma una ragazzina impaurita, intimorita, che non sa cosa fare o a chi rivolgersi. Quello che ci pare francamente troppo facile è fare spallucce mascherandosi dietro l’astensionismo, come se astenersi dal sesso (che è sicuramente un ottimo metodo anticoncezionale, complimenti al genio che lo ha inventato, soprattutto per i risultati ottenuti nella lotta all’aids in Africa), per dei sedicenni infoiati, sia il rimedio a conseguenze ben più grandi di loro, senza dargli tutti i mezzi per una scelta consapevole.