Catenaccio vincente

Questo fine settimana sono successe tante cose, di spunti ce ne sono. La farsa di Lazio-Inter (ma meglio sorvolare), lo scudetto al Bayern (dei bavaresi ne parleremo più in là e potete facilmente immaginare quando), dei verdetti della serie A (a fine campionato lo faremo) e dei convocati per lo stage alla Borghesiana di Lippi (faremo anche questo, tranquilli). La notizia della settimana però è chiaramente l‘Inter di Josè Mourinho che approda in finale di Champions League dopo trentotto anni. Per la generazione odierna è un’esperienza nuova e meriterà una ampia pagina più in là. Ma oggi ci soffermiamo su come ci sono arrivati i nerazzurri superando lo scoglio Barcellona.

Gara d’andata al “Meazza” e vittoria per tre a uno, con rete in fuorigioco e rigore non dato ai catalani ma con i blaugrana inguardabili e l’Inter che merita, tutto sommato. Gara di ritorno preceduta da tensione, con magliette indossate dai giocatori dopo la vittoria con lo Xerez con su scritto “Venderemo cara la pelle” e dichiarazioni topo quella di Piquè che afferma “Faremo pentire per novanta minuti ai giocatori dell’Inter di fare questo mestiere”. Com’è andata? Il Barcellona vince uno a zero e l’Inter va in finale. Come? Col catenaccio, ovvio. L’espulsione di Thiago Motta (dopo sceneggiata di Busquets) del resto ha perfino dato un ottimo alibi a Mourinho, che schiera in pratica Eto’o terzino, con Victor Valdes che poteva essere sostituito da chiunque, ma proprio chiunque. Qual’è il succo della questione però? Semplice, che il Barcellona ha tirato si e no tre volte in porta, con una gran parata di Julio Cesar ed un gol. Per il resto uno stucchevole possesso di palla che portava regolarmente….a niente. Chi è il vincente? La difesa, perchè il calcio è questo. Conta vincere. Sfortunatamente il termine “catenaccio” ha assunto oramai connotati negativi, facendo dimenticare a tutti che ogni tattica merita rispetto, specie quando vincente, e vedremo perchè. Molti pensano che sia di invenzione italiana…invece no!

Ad inventarlo fu l’austriaco Karl Rappen che allenava il Servette in Svizzera. Rappen intuì che l’idea comune di giocare con tre difensori poteva essere modificata ed iniziò a spostare uno dei mediani in difesa arretrando il difensore centrare (si giocava con due terzini ed uno stopper) che in pratica diventò il libero. Nacquero però anche i ruoli del mediano di spinta e del terzino fluidificante. Ora…la tecnica si è evoluta. Si può giocare con una specie di “catenaccio” anche col modulo 4-3-3. Ma a farne un’arma quasi infallibile sono state le squadre italiane, è vero. Quante partite si sono vinte colpendo in contropiede facendo imbestialire gli avversari che si domandavano “Ma perchè se la palla l’abbiamo noi…poi segnano loro?”. Eh già. Ma vogliamo ricordare alcune squadre che utilizzavano apertamente il “catenaccio”? Cominciamo dalla Svizzera del 1938, il cui tecnico era il già citato Roppen. Quarti di finale dopo aver battuto la Germania, uscendo solo con i maestri dell’Ungheria (forse la più forte squadra di tutti i tempi). Il Milan degli anni sessanta poi, quello di Rocco, che mise in cassaforte qualcosina come due scudetti, due Coppe dei Campioni (la prima per una squadra italiana battendo il Benfica a Wembley), una Coppa Intercontinentale e una Coppa delle Coppe. Un’altra? L’Inter di Herrera. Toh, guarda caso l’ultima Inter grande a livello europeo! Tre tricolori, due coppe dalle grandi orecchie e due Intercontinentali. Eh bè…magari succedeva anni e anni fa. Portiamo qualche esempio più recente. Ricordate l’Europeo del 2004? Si si, quello del biscotto Danimarca-Svezia eccetera. Chi lo vinse? La Grecia. E come lo vinse? Eh, eliminando Francia, Repubblica Ceca e Portogallo. Eliminandoli come? Con tre vittorie per uno a zero! Facendo sembrare un campione Charisteas, finito poi nel dimenticatoio. C’è posto anche per una squadra che si è qualificata per gli ultimi mondiali. Non so come si dice “catenaccio” in coreano, ma a quelli della Corea del Nord dopo che hanno staccato l’incredibile biglietto per SudAfrica 2010 dubito che la parola faccia troppo schifo….

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