Un Tremonti nei panni di Visco

Sono passati circa due anni da quando Silvio Berlusconi incantava le facce degli Italiani promettendo un miracolo economico fatto di nuovi posti di lavoro, pensioni più alte e meno tasse per tutti… Ma oggi si ritrova in mezzo a due fuochi, conteso tra la necessità di chiedere dei sacrifici economici ai tanti fiduciosi che lo hanno votato e il bisogno di mantenere alto il suo consenso al fine di portare a termine il “programma” di Governo.

“Via libera del Consiglio dei ministri alla manovra correttiva da 24 miliardi messa a punto dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti. – scrive Rosaria Amato in un articolo de “La Repubblica.it” del 25 maggio – Ma è un via libera con riserva, senza conferenza stampa finale, senza l’invio del documento finanziario alla Gazzetta Ufficiale per la pubblicazione, e con l’ammissione che “ulteriori aggiustamenti” vanno fatti su misure tutt’altro che laterali”.

Nel frattempo il debito pubblico dello Stato italiano si appresta a superare il 118 per cento del PIL, e il Governo taglia stipendi e allunga i tempi di pensionamento per coprire il buco nel bilancio del governo entro il 2012, mentre la classe politica affoga negli scandali. Dall’ingenua innocenza di un Claudio Scajola che è stato costretto alle dimissioni nonostante la sua completa estraneità ai fatti, sino alle accuse che hanno coinvolto Guido Bertolaso e la tanto rinomata Protezione Civile. Una interminabile lista di scandali accomunati dal nome dell’imprenditore Diego Anemone. Per tranquillizzare gli animi “Berlusconi ha assicurato – afferma Guy Dinmore del Financial Times su un articolo dell’Internazionale del 21 maggio – che nessuno dei colpevoli resterà impunito. Ma allo stesso tempo ha criticato la pubblicazione dell’elenco dei clienti di Anemone, tra cui figurano anche Palazzo Chigi e Palazzo Grazioli, gli uffici e la residenza romana del premier”.

Tra servizi segreti, mafie e Vaticano, oltre 400 persone sono inserite nella lunga lista di amici-debitori del costruttore Anemone e del suo importante collaboratore Angelo Balducci, ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici che al momento è ancora in carcere. Il recente film “Draquila”, di Sabina Guzzanti, riesce a dare un’idea molto chiara e documentata del giro di incompetenza e corruzione che ha coinvolto il Governo assieme ai suoi “protetti”, limitandosi a descrivere solo un piccolo frammento dell’attualità di questo Paese. Un focus sulla “non ricostruzione” dell’Aquila, sostituita dalla edificazione di una nuova città parallela, dove i vecchi Aquilani si sono ritrovati a dover ricostruire la propria vita al posto della loro precedente casa.

E mentre l’establishment politico affoga in questo schifo, la priorità principale di questo Governo continua a essere la legge sulle intercettazioni, quelle stesse che hanno contribuito a portare a galla questi scandali. Ma tutto ciò non è bastato a ridurre i consensi del premier più amato d’Italia, e adesso resta solo da vedere se il buon Silvio riuscirà a cavarsela anche con la caterva di tagli che dovrà apportare, soprattutto all’interno delle pubbliche amministrazioni.

“Si andrà in pensione più tardi: un anno per i dipendenti, diciotto mesi per gli autonomi. – spiega il giornalista Roberto Petrini su “La Repubblica.it” del 26 maggio – Gli statali dovranno fare qualche sacrificio: i loro stipendi resteranno congelati per quattro anni e saranno bloccati tutti gli automatismi. Stretta anche sulle pensioni di invalidità mentre le donne della pubblica amministrazione dovranno attendere di più per avere i requisiti della pensione. Più della metà della manovra (13 miliardi) è costituita da tagli a Comuni, Province e Regioni”.
Oltre a ciò questa manovra può vantare il merito di abbattere una serie di spese spesso inutili, dalle consulenze alle spese per sponsorizzazioni e pubbliche relazioni. E i dirigenti della pubblica amministrazione che guadagnano più di 90 mila euro dovranno rinunciare ad un 5 per cento del loro stipendio, con un rialzo al 10 per cento per chi incassa oltre i 130 mila euro.

A controbilanciare i meriti arriva però l’ennesimo condono edilizio, con “una maxisanatoria catastale che comprende anche una sanatoria ai fini fiscali degli abusi edilizi”, giusto per conservare almeno i consensi dell’elettorato migliore…

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