Cannes: tra censure vere e presunte, un cinema impegnato

Era dal 1994 che l’Italia non brillava d’oro a Cannes, grazie a Virna Lisi con La regina Margot. Dopo 16 anni Elio Germano si laurea ex aequo con Javier Bardem miglior attore. Siamo orgogliosi che a Cannes l’Italia abbia sfilato anche nella sostanza sul tappeto rosso e che a farlo non siano stati esclusivamente gli abiti delle prestigiose griffes nostrane indossate dalle attrici e da parvenus.
I film che hanno fatto guadagnare ai due la Palma sono Biutiful di A. G. Innairitu e La nostra vita di Daniele Luchetti. Per come Germano l’ha descritto, il film italiano racconta la risposta al dolore messa in atto da un giovane padre di tre figli che perde la moglie subito dopo il parto. Il ragazzo cerca di compensare il lutto dando tutto il possibile ai figli, ripiegando su un risarcimento materiale, colmando il vuoto affettivo con le cose. Alla fine, capirà come l’essenziale nella vita, anche quando si fa meno bella, sono gli affetti.

Fa piacere che in un momento come questo, in cui sembra che le tematiche importanti vadano rimosse e che sia sconsigliato parlare di problematiche scottanti specie per il nostro Paese, l’impegno controcorrente a tinteggiare la vita quale è, senza fronzoli e facili trucchi da circo, vada ricompensato. La soluzione non sta nella rimozione, nel mascheramento o nel non parlare delle situazioni negative che investono il nostro Paese, nel pubblico come nel privato, ma nell’esercizio della critica e nel rimboccarsi le maniche per migliorare la situazione, come ha dichiarato lo stesso Germano nel dedicare agli italiani il suo premio: “Dedico la vittoria agli italiani che fanno di tutto per rendere il nostro un paese migliore, nonostante la loro classe dirigente”. Durante il TG1 queste parole sono state disturbate dal commento in inglese di chissà quale emittente. Vogliamo pensare che si sia trattato di un tragica coincidenza, e non della intenzione di censurare quanto l’attore stava dicendo (succesivamente il TG1 ha letto un comunicato – non fatto vedere le immagini audio+video – della dichiarazione sfuggita di Germano).

Un altro elemento su cui vale la pena di soffermarsi sono le lacrime di Juliette Binoche alla notizia dell’inizio dello sciopero della fame del regista iraniano Jafar Panahi, detenuto in carcere per la sua posizione critica nei confronti del governo (è stato liberato su cauzione qualche giorno fa). La Binoche ha vinto la palma d’oro come miglior attrice in Copia Conforme, dell’iraniano Abbas Kiarostami che ha mostrato solidarietà per il connazionale. Il film non verrà proiettato nelle sale iraniane.
Alejandro Gonzalez InarrituLe manifestazioni di alto livello come quella che si svolge a Cannes sono senz’altro una festa, una grande e colorata vetrina per il lancio di film, ma è un segnale forte che quest’anno ci sia stato spazio anche per delle situazioni critiche a livello mondiale. È bello che tra nastrini e coriandoli spunti una lacrima per una situazione di ingiustizia e sofferenza. D’altronde, il cinema è arte e come tale non può disinteressarsi dell’umanità. Il cinema e tutto ciò che gli ruota intorno può essere una proficua occasione per portare l’attenzione su contesti di crisi.

Speriamo che la vittoria di un film tailandese, Uncle Bonnmee di Apichatpong Weerasethakul – quale miglior film – concorra a puntare i riflettori su quel Paese flagellato dalla violenza.

Motivo di soddisfazione anche la presenza tra i giurati della nostra brava Giovanna Mezzogiorno. L’attrice, nota per la sua poca propensione alla mondanità, ha criticato le donne di spettacolo che svendono il loro corpo. Sinceramente, vedendola in un sobrio vestito asimmetrico affianco ai più grandi registi ed attori internazionali, non possiamo non pensare che a premiare, anche in questo mondo così apparentemente frivolo, siano effettivamente la serietà, il talento e la coerenza.

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