Caro armato ti scrivo…

Mentre sta per essere approvata la manovra correttiva da 24 miliardi proposta dal ministro Giulio Tremonti, Comuni e Regioni fanno i conti con la possibilità di un budget sempre più ridotto, con probabili tagli alla formazione professionale, ai trasporti pubblici e alle scuole.

Nel frattempo la puntata di Anno Zero del 3 giugno ha mostrato quanto poco inutili fossero gli enti che verranno soppressi a seguito di questa manovra, e qualcuno come Luigi Bonanate (Università di Torino) ha giustamente cominciato a domandarsi per quale motivo i ministri La Russa (Difesa) e Frattini (Affari Esteri) non abbiano dato un proprio contributo a questa generalizzata riduzione della spesa pubblica. “Nei sette anni dacché siamo in Afghanistan – scrive Bonanate su l’Unità del 3 giugno – abbiamo aumentato la spesa militare di 750 milioni l’anno, ovvero 5 miliardi di euro (senza contare le spese fisse)”.

Pare infatti che fra i tanti sacrifici richiesti da questo provvedimento economico, il bilancio del Ministero della Difesa si aggiri attorno al 2% del Pil, come afferma un articolo di Pietro Salvato pubblicato su giornalettismo.com. Rifacendosi a fonti autorevoli come il Sipri (Stockholm International Peace Research Institute) e la Nato, il giornalista fa infatti notare come la cifra assegnata alle forze armate italiane sia “di poco inferiore, sostanzialmente, a quanto il governo destina per gli investimenti in politiche sociali: circa il 2,7% del Pil”.

Se il ministro La Russa può ancora permettersi di andare in giro a raccontare la favola secondo cui le spese militari non supererebbero il punto e mezzo del nostro prodotto interno lordo, è solo perché il bilancio del Ministero della Difesa costituisce solo una buona approssimazione dei costi militari dello Stato italiano, non tenendo conto “della spesa delle cosiddette missioni di pace che invece vengono assegnate in capitolati di spesa extra-bilancio della Difesa. Poi ci sono delle spese per sviluppo di armamenti, riportati invece nel Bilancio del Ministero delle attività produttive. I finanziamenti diretti o indiretti dello Stato a favore dell’industria militare nazionale e per prodotti “dual use” ( doppio uso, militare e civile). Infine, la frazione di spesa che l’Arma dei Carabinieri, di fatto, destina a soli compiti militari”.

In base ai dati riportati dalla Sipri, le spese militari collocano l’Italia all’ottavo posto della graduatoria mondiale davanti a paesi come la Russia (19,4 miliardi), l’Arabia Saudita (19,3 miliardi), la Corea del Sud (15,5 miliardi) e l’India (15,1 miliardi). Dati che risultano ancor più interessanti quando si confrontano tali cifre con la percentuale di spesa assegnata allo stato sociale, dove mentre l’Italia sfiora il 2,7% del Pil, la Gran Bretagna destina il 6,8%, la Francia il 7,5% e la Germania l’8,3%.

Secondo quando riportano Massimo Paolicelli e Francesco Vignarca prosegue l’articolo di Pietro Salvato – nel loro libro “Il caro armato. Spese, affari e sprechi delle Forze Armate italiane” (Altreconomia edizioni), nel 2010 il nostro Paese ha previsto di spendere in spese militari qualcosa come 23 miliardi di euro. […] Il nostro Paese ha più di 30 missioni internazionali in corso e nei prossimi anni ha in programma di acquistare, per citare solo uno dei progetti sui cosiddetti “sistemi d’arma”, ben 131 caccia per un valore complessivo di circa 13 miliardi di euro”.

A ciò si aggiungono sprechi ed inefficienze, e il 18 maggio di quest’anno il ministro La Russa è intervenuto durante La telefonata di Canale 5 per annunciare un aumento di circa 1000 unità al già cospicuo numero di soldati presenti sul territorio, affermando che “entro fine anno avremo un contingente italiano di poco inferiore ai 4.000 uomini“.

Si potrebbe sommare a questo mero conteggio di denaro il fatto che questa “non-guerra” sembri apportare ben pochi benefici, sia agli afghani stremati dal permanente stato di belligeranza, sia allo svariato numero di soldati italiani che hanno perso la vita per “servire” questa nostra meravigliosa patria…

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9 thoughts on “Caro armato ti scrivo…

  1. L’unica cosa su cui dissento in questo articolo è quando si fa riferimento all’abolizione, considerata inutile, di alcuni enti; io invece sono piuttosto favorevole, anche perchè non capisco una cosa: come mai esistono così tante istituzioni? non è possibile accorparle, per garantire maggiore trasparenza? Mi viene in mente come poi in Italia ci siano tantissime associazioni, come sulla salute, per raccogliere fondi per la ricerca… ma non credete che questo proliferare di enti e simili celi in realtà qualcosa di meno nobile e più redditizio?

    Per quanto riguarda il capitolo difesa, le cosiddette missioni di pace servirebbero più in patria che all’estero, e queste si chiamano: missione di lavoro, missione di scuola, missione di sicurezza, missione di ambiente (discariche e quant’altro).

  2. @ Alessandro: sai qual è l’ente veramente inutile che avevano proposto di sopprimere sino a quando non è intervenuta la Lega e Tremonti ha dovuto fare dietro front?? LE PROVINCE… che rappresentano solo un costoso intermediario tra Regioni e Comuni ma che sostanzialmente non hanno funzioni diverse.

    Oppure, come ha ricordato Travaglio durante l’ultima puntata di Anno Zero, la Fondazione Bettino Craxi, che oltre ad aver spillato un bel po’ di denaro pubblico quando era in vita, continua a pesare sul bilancio statale anche da morto…

    • Le province, il non voler lottare l’evasione, il condono… ma come è possibile che le proposte siano solo queste?

      Abbiamo concesso uno scudo fiscale a dei pezzi di merda che pagheranno il 5% al posto del 45% circa di tasse…

  3. E poi Calderoli chiede ai giocatori di calcio di tagliarsi gli stipendi… Certo, le cifre che girano intorno al mondo del calcio sono assurde ed esagerate, ma i politici dovrebbero guardare innanzitutto i loro portafogli.

    • L’intervento di Calderoli mi ha fatto più rabbia che altro, perchè è di un’ipocrisia sfacciata… ma da che pulpito vien la predica, è incredibile:questi politici non la vogliono proprio smettere.

    • Pensassero a ridursi i megastipendi che hanno loro più che altro, prima di fare la morale ai calciatori (che comunque guadagnano troppo). Insomma, ha fatto un ragionamento sbagliato, ma partendo da un contesto sbagliatissimo. Con tutto quello che guadagnano e i favori che hanno (tipo che non pagano un cavolo di niente in giro…).

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