Non c'è P2 senza P3…

“Salta la legge Falcone che consentiva una corsia più rapida per le investigazioni sulle associazioni criminali – scrive Liana Milella su La Repubblica online del 23 luglio 2010. – Per un gruppo come quello sotto inchiesta in questi giorni i magistrati avranno bisogno di “gravi indizi” di reato per far scattare gli ascolti”. La “cricca” di cui si parla nell’articolo è, ovviamente la famigerata new entry del panorama politico italiano: la P3... Nel frattempo l’irrefrenabile entourage di Mr. Silvio si impegna scrupolosamente per complicare la vita dei pm e agevolarla ai loro compari. Altro che fratelli Cohen… Questo è un paese per vecchi, possibilmente affiliati ad associazioni a delinquere che si macchiano di reati come corruzione, concussione, peculato, truffa, bancarotta e usura. “Per mettere sotto controllo i telefoni degli adepti al gruppo non basteranno i “sufficienti indizi di reato” – prosegue l’articolo di La Repubblica – come per la mafia e il terrorismo, ma ci vorranno i “gravi indizi” e tutti i numerosi paletti imposti dalla riforma”, quella stessa che cancella l’articolo 13 della Legge Falcone del 1991.

Persino Napolitano è rimasto allarmato e indignato per “l’emergere dei fatti di corruzione e trame inquinanti da parte di squallide consorterie”…
Al centro della rete di complotti e relazioni troviamo, guarda caso, il povero bistrattato Marcello Dell’Utri, che continua a negare l’evidenza persino dopo una condanna a sette anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa… Ma anche l’ex sottosegretario all’economia Nicola Cosentino, che il 14 luglio è stato persino costretto a dimettersi, cosa che di questi tempi, in Italia, non è da considerarsi troppo scontata. Ciononostante la super votata maggioranza parlamentare non ha autorizzato l’arresto del loro caro amico, che infondo è solo accusato di complicità con la Camorra… Che sarà mai??

Nel frattempo il piccolo Cappellacci e la sua “cricca” sono riusciti a trascinare nella melma persino un investimento importante e intelligente come quello sull’energia eolica.
Gli imprenditori Flavio Carboni e Arcangelo Martino, l’ex dirigente democristiano Pasquale Lombardi e il coordinatore nazionale del PDL Denis Verdini. “Non c’era livello della magistratura a cui la “banda” non potesse arrivare – scrive Emilio Randacio su La Repubblica online del 23 luglio. – Promuovere magistrati, fermare processi, condizionare i giudici, tutto pur di raggiungere i propri scopi. E, quando Carboni e i suoi complici decidono di far salire Nicola Cosentino sullo scranno più alto della Regione Campania, gli appoggi vengono attivati”.

Sembra che assieme al tappo della BP nel Golfo del Messico sia partito pure quello che da tempo tratteneva, tra una perdita e l’altra, la fuoriuscita di questa oscura fiumana di scandali…
Nel frattempo l’uomo più perseguitato della storia continua a puntare il dito contro la magistratura rossa e l’opposizione comunista, affermando di voler “restare fuori dalle artificiose burrasche scatenate dalla vecchia politica politicante e da quanti, in maniera irresponsabile, giocano una partita personale a svantaggio dell’interesse di tutti. Il clima giacobino e giustizialista nel quale alcuni stanno cercando di far ripiombare il nostro paese non è certo d’aiuto”.

Da Milano1 a Milano2 e poi dalla P2 alla P3… Perché le uniche cose in cui l’Italia riesce ad andare avanti sembrano essere le cifre delle vergogne che continuano a coinvolgerla…

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