La discarica di Chiaiano, una civiltà persa.

Nel Meridione d’Italia, la malavita organizzata gestisce un servizio di pubblico dominio, tenendo per il cappio il  povero cittadino. Ad ogni famiglia criminale la sua gallina dalle uova d’oro: la mafia ha in mano un bene prezioso come l’acqua in Sicilia,  la ‘ndrangheta gestisce da decenni l’autostrada SA-RC, che sembra non terminare mai. La camorra? La “monnezza”, fonte inesauribile.

Emergenza rifiuti e ambientale vanno di pari passo. Il presupposto necessario per mettere la parola fine qui in Campania, è estirpare la camorra. Pensiero realisticamente impossibile, per la collusione delle istituzioni con i clan criminali. Queste impongono le loro scelte in materia di rifiuti, dettate dalla possibilità di ricavare enormi profitti. Ci spaventano, per alimentare il clientelismo: le elezioni non sono così lontane. In poche parole tutto questo avrà vita fin quando ci saranno i rifiuti.

All’assemblea pubblica contro la discarica di Chiaiano del 4 settembre ho visto cento, massimo centocinquanta persone. La popolazione presente attorno alla discarica è di circa 250.000 persone. La zona Ospedaliera della città di Napoli dista in linea d’aria solo qualche centinaio di metri. Quindi sono stati pochi i manifestanti, a dir la verità,  e  pure la presenza della discarica arreca un gran disagio: il fetore delle esalazioni, nauseabondo, insostenibile.  È una puzza tremenda da far diventare pazzi: l’impressione è che si dorma con un cassonetto piantato nella stanza. Ed io vivo così.
Ma non è tutto. A inquinare il territorio ci pensa anche il campo rom di Scampia, nel quale si intensificano gli incendi di rifiuti nella discarica abusiva, ora anche in pieno giorno. Cito soltanto la mattina del 4 settembre: un’ immensa nube nera ha oscurato il sole. Un odore acre e tossico di plastica bruciata che causa mal di gola e nausea. Per domare l’incendio, sono dovute intervenire quattro autobotti dei vigili del fuoco.

Il quadro è desolante, per il futuro che attende quest’area e per la reazione dei cittadini. I manifestanti di sabato sono tutte persone per bene, che ci tengono a conservare la propria dignità, che non si rassegnano. Purtroppo c’è chi avrà ormai chinato il capo, chi se ne frega o, peggio ancora, chi si è già abituato a questo squallido scenario: la maggioranza dei cittadini di quest’area, mi vien da pensare.

Protestare contro la discarica equivale a protestare contro tutti gli indagati nella gestione dei rifiuti campani, che fanno parte indistintamente della camorra, delle istituzioni, e della chiesa. Un cortometraggio profetico che vi segnalo, tra i tanti girati all’epoca dell’emergenza rifiuti,  è Megaris (link).

In una guerra tra poveri, protestare contro la discarica significa mettersi contro l’altra fetta della città, qualificata dal TGR Campania come la “Napoli bene”  o “Napoli chic”,  che non vuole riprecipitare nel caos rifiuti di qualche anno fa. Le istituzioni se ne sono ben guardate dal collocare la discarica in un’area di magistrati, avvocati, procuratori, insegnanti. I medici della vicina Zona Ospedaliera non dicono niente, e se devono parlare come l’emerito professor Umberto Veronesi – che disse che l’inceneritore non causa tumori – è meglio forse che stiano zitti. L’area circostante alla discarica non ha un importante referente politico, i cittadini sono stati abbandonati al loro destino. Questa zona è stata adibita a discarica sociale e “ad litteram”. È vero che per questa periferia non ci deve essere uno sviluppo dignitoso: che fine farà il parco delle colline, nei cui confini sorge il mostro dello sversatoio di rifiuti, la sagra delle ciliege, famosa tradizione della zona, le attività culturali, il valore degli immobili, e per ultimo, ma non ultimo, la salute delle persone?

Cosa succederà quando fra tre mesi la discarica chiuderà perché satura? Chiuderà? Io so solo che ci sono altre tredici cave presenti nella zona; che i controlli della radioattività dei rifiuti sono passati dall’Esercito Italiano a un’impresa privata; che i politici sono pronti ad aprire altre discariche e inceneritori per il territorio, o allargare quelle già presenti per una legge sull’emergenza rifiuti. Ci impongono la convivenza con i rifiuti e gli incendi illegali per poter poi giustificare le loro opere. Per l’ambiente quanto potrà durare ancora tutto ciò?

Potremmo attendere all’infinito che si avvii un circolo virtuoso dei rifiuti, in quanto è contro gli interessi di chi li gestisce. È il caso del comune di Camigliano,  la cui amministrazione è stata sciolta e commissariata perché non ha voluto aderire al piano provinciale dei rifiuti. Ma se questo comune ricicla già il 70% dei rifiuti, che altra necessità c’è?

Facciamo quindi un passo indietro: ciò che alimenta questo circolo vizioso sono i rifiuti stessi. La consegna e lo smaltimento sono gli interessi della cricca istituzionale-mafiosa che si è instaurata in Campania. Soluzioni per tempi brevi non ne vedo. Si potrà venire a capo del problema soltanto eliminando l’immondizia, con una conversione totale che non avvenga per conto terzi ma in proprio.


Uno dei materiali più dannosi e presenti per l’ambiente è la plastica. Il signore giapponese del filmato che segue ha inventato una macchina che trasforma la plastica in benzina. Chissà, magari in futuro ce ne sarà una in ogni casa, a meno che il petroliere di turno ne compri il brevetto per mettere l’idea in soffitta.

Certo sarebbe meglio che non esistesse la plastica. Il mio sogno è che ogni casa possa gestire autonomamente i rifiuti. Un punto di partenza potrebbe essere la produzione di concime dall’organico. Ciò avviene già in altri paesi, qui può sembrare in effetti utopia. Sarebbe un buon punto di partenza. Vi inviterei a proporre alternative nei commenti.

Personalmente mi auspico che la ricerca tecnologica sia sempre più ecosostenibile. Il nostro pianeta è malato, figuriamoci laddove sorge una discarica. E quindi si potrà avere una soluzione del problema, che sia pacifica.