Il Corano al rogo.

Ha fatto molto discutere in questi giorni la propagandistica azione annunciata dal pastore Terry Jones, che in occasione del triste anniversario dell’undici settembre, aveva annunciato di voler dare fuoco ai libri sacri della religione musulmana.

Di chiaro stampo provocatorio, e di totale cattivo gusto, la protesta è nata in risposta all’idea (ipotetica al momento) di far nascere una moschea nei pressi di Ground Zero, idea che aveva fatto storcere il naso ai maggiori integralisti delle religioni cattoliche. Immediate le reazioni di moltissime autorità in tutto il mondo che hanno, giustamente, condannato l’atto senza se e senza ma. Nel Paese delle grandi libertà, in quegli stessi Stati Uniti che si sono fatti portatori di salvezza e di modernizzazione nel Medio Oriente a suon di missili e proiettili, oggi il clima è completamente diverso rispetto agli anni passati. Una provocazione del genere non è passata per niente inosservata; la stessa Casa Bianca è intervenuta, e in queste ore il presidente Obama sta decidendo, con il suo staff, se intervenire direttamente sulla questione, contattando il furbo reverendo Jones. Quest’ultimo ha inoltre auspicato un incontro con l’imam di New York, Abdul Rauf Feisal, al fine di discutere sul pomo della discordia rappresentato dalla costruzione della suddetta moschea.

Non si sono fatte attendere le reazioni neanche nel calderone mediorientale, e da molti esponenti politici e religiosi del bacino islamico. La paura è quella, più che concreta, di ritorsioni negli ambienti più caldi, ad esempio l’Afghanistan o il Pakistan, dove le truppe americane sono di stanza. Si teme per la vita dei soldati, soprattutto considerata la poca cordialità dei gruppi estremisti islamici.

L’iniziativa è un’ovvia provocazione, un modo per far parlare di sé, assolutamente fuori da ogni logica. Il risultato però è stato garantito, visto che la notizia ha fatto il giro del mondo, mettendo in campo la mobilitazione di tantissime autorità. L’amministrazione americana si trova di fronte a un brutto episodio da gestire, a pochi giorni dall’annuncio di una riduzione drastica delle truppe americane dislocate nelle aree calde. E ora questo fulmine a ciel sereno. L’interpol mette in guardia cittadini e ospiti negli altri paesi, la paura di una ritorsione da parte di Al Qaeda è grande, ed è anche molto concreta. E i parallelismi con altre “furbe” idee del genere sono semplici: molti hanno citato il rogo nazista dei libri ebraici, primo atto di una folle pulizia razziale che rimane indelebile nei cuori dell’umanità intera.

La violenza espressa da questo gesto, seppure soltanto annunciata, è di proporzioni enormi. È una miccia che brucia; lentamente, seppur non ancora accesa, ma inesorabilmente foraggia l’odio, aumenta la lontananza tra le due culture, e mette in una posizione di completa criticabilità tutta la cultura occidentale. La speranza è che il gesto venga presto dimenticato, ignorato, ed etichettato come una balzana idea di qualcuno che voleva farsi un po’ di pubblicità gratuita. E ben vengano le manifestazioni (pacifiche, s’intende) di protesta contro questo gesto, ma che diventino segnale di una critica costruttiva, di un avvicinamento piuttosto che di un arroccarsi sulle rispettive posizioni.

Non è in questa maniera che ci si confronta con le altre culture lontane dalla nostra (intesa come Occidentale). Forse impegnarsi un po’ più nella conoscenza e nell’approfondimento aiuterebbe a sconfiggere l’ignoranza che è genitrice di questa e di altre proposte balzane.

Uno stupido resta sempre uno stupido. Ma se tutto il mondo ne parla, rischia di diventare uno stupido che ha causato molti problemi.

Dimentichiamoci del reverendo Jones. Dimentichiamoci di questa storia. Per una volta, lasciatecelo dire, non ne vale manco la pena parlarne.

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2 pensieri su “Il Corano al rogo.

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