La scissione delle opinioni…

“Si riaccendono le polemiche su una possibile scelta della Sardegna come sede di una delle centrali nucleari da realizzare in Italia” – si legge tra le notizie ANSA del 18 settembre 2010, nella stessa giornata in cui il noto oncologo Umberto Veronesi, nella sua recente visita a Cagliari, ha affermato che “i sardi dovrebbero essere contenti se dovesse essere costruita una centrale nella regione. Non ci sono pericoli e la contrarietà al nucleare è solo ideologica, non supportata da argomentazioni scientifiche”.

A rispondere al caro Veronesi è bastata l’ultima puntata di “Presadiretta”, la trasmissione di Riccardo Iacona che è andata in onda su Rai 3 domenica 19 settembre, interamente dedicata al nucleare. Un viaggio tra i tanti Paesi europei che da tempo hanno scelto di sfruttare l’uranio come fonte d’energia, e che quotidianamente si ritrovano a fare i conti con gli effetti collaterali dell’atomo…

Il servizio comincia da Kromberg, in Germania, con una terrificante intervista a una madre di famiglia residente in una casa costruita nei pressi di una centrale nucleare. “In questa zona – afferma la donna – tra le persone che conosco ci sono ben quattro famiglie in cui vi sono stati dei casi di leucemia infantile”, e risulta difficile pensare che sia stata solo una coincidenza, considerata la rarità della malattia.

A Sellafield (in Inghilterra) una madre intervistata affermava che “la centrale scaricava in mare materiale radioattivo (scorie liquide) all’insaputa degli abitanti della zona”, che inconsapevoli portavano i propri figli a fare il bagno in quelle stesse acque contaminate.
“Secondo le stime – ha affermato il giornalista durante il servizio – nel Mare d’Irlanda oggi dovrebbero esservi depositati circa 200 kg di plutonio, lungo le coste di un paese in cui già dagli anni cinquanta si parla di latte radioattivo.

In Francia, nella Terra di San Pier, da una misurazione “CRIRAD” (Commissione di ricerca e informazione indipendente sulla radioattività) è stata ritrovata una quantità enorme di “Yellow cake” (uranio concentrato) nel sottosuolo di terreni edificati e abitati da diverse famiglie.
È la stessa Francia che ora sta sperimentando la costruzione delle nuove centrali EPR, di ultimissima generazione. Prototipi attualmente inesistenti, che il Governo italiano prevede di acquistare in caso di investimenti sul nucleare. Un “esperimento” che già in Francia ha portato a ritardi di oltre tre anni, con costanti negligenze di costruzione, tra saldature ultimate senza supervisioni e ritardi nell’arrivo dei progetti.

Il servizio di “Presadiretta” si è poi concluso parlando della miniera di Hasse, nella bassa Sassonia. Una cava scelta per il deposito delle scorie, escludendo la possibilità che in una miniera di sale potesse arrivare l’acqua, sebbene le recenti infiltrazioni che rischiano di far crollare la miniera provino l’esatto contrario. Oggi una grande “A” di legno simboleggia l’avviso “Achtung” (Attenzione) all’ingresso della città, dove i cittadini vivono nella costante paura che possa accadere il peggio e che quelle scorie possano raggiungere le falde acquifere contaminando l’acqua potabile. Nel frattempo politici e scienziati si arrabattano nella ricerca di una soluzione, e le attuali stime prevedono almeno dieci anni di lavori e un costo di minimo due miliardi di euro…

Siamo davvero sicuri che si tratti semplicemente di “contrarietà ideologica”?

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