Rom: storia, origini e abitudini.

Negli ultimi mesi abbiamo assistito a tante polemiche internazionali derivanti dalla politica del governo francese sulle espulsioni dei rom. Il governo italiano appoggia la linea francese, nonostante ci siano state dichiarazioni di condanna da parte di autorevoli esponenti dell’Unione Europea.
Vediamo, però, nel dettaglio chi sono i rom, le loro origini storiche e le loro abitudini. Nel Medioevo il nomadismo veniva interpretato come maledizione di Dio e i rom svolgevano mestieri come forgiatori di metalli, considerati nella superstizione popolare riconducibili alla magia nera. Di qui la tendenza delle società moderne a liberarsi, anche fisicamente, dei rom ad ogni costo e con qualunque mezzo. Tutti i paesi europei, infatti, sin dalle loro origini, hanno sempre cercato il modo di espellere i rom dal proprio territorio, fino alla programmazione del genocidio, insieme a quello degli ebrei, durante il nazismo in Germania. Secondo le stime ufficiali, il numero di rom sparsi per il mondo si aggira tra i 12 e i 15 milioni, ma molti di loro, per evitare di subire discriminazioni, rifiutano di farsi identificare. Quindi, è deducibile che il numero di rom sia, in realtà, molto più alto di quello ufficiale.
In Italia, si stima che ci siano tra i 90000 e i 110000 rom. Secondo l’Opera Nomadi, invece, i rom presenti sul nostro territorio sarebbero tra i 120000 e i 140000 e, di questi, circa 70000 avrebbero la nazionalità italiana. L’80% sarebbe discendente dalle popolazioni di lingua romani, mentre il restante 20% è costituito da rom provenienti dall’Europa orientale.
Attualmente sono stati individuati in Italia complessivamente 167 accampamenti, di cui 124 abusivi e 43 autorizzati.
I rom hanno anche un loro movimento politico nato dopo la seconda guerra mondiale. Questo movimento ha svolto il suo primo congresso a Londra nel 1971 ed ora si chiama “Unione Internazionale dei Rom” che mira al riconoscimento di un’identità e di un patrimonio culturale.
Sulla struttura sociale, dopo la seconda guerra mondiale, i sopravvissuti allo sterminio nazifascista non furono in grado di ristabilire una nuova identità rom, a causa del trauma subito. Successivamente, la politica di assimilazione forzata dei paesi ex socialisti mise fine al carattere nomadico delle popolazioni rom. Principalmente la struttura sociale si suddivide al proprio interno tra Rom e Sinti ed è una struttura con differenze linguistiche e sociali. La famiglia è la struttura base della comunità rom. Oltre ad essa, esiste anche la cosiddetta “famiglia estesa” che comprende i parenti con i quali vengono intrattenuti rapporti di convivenza all’interno del gruppo. Inoltre, è presente nella struttura, anche la “Kumpania”, cioè l’insieme di più famiglie non necessariamente unite tra loro da legami di parentela.
I rom non hanno una vera e propria religione perché adottano la religione appartenente alle popolazioni locali fra cui vivono. Nella tradizione rom è più importante il rispetto reciproco tra le persone e i gruppi che l’ideologia religiosa.
Nei Balcani la maggioranza dei rom è di religione ortodossa. In Italia, in Spagna ed in America meridionale, invece, la loro religione è prevalentemente cattolica.
Uno dei maggiori problemi riguardanti l’integrazione tra i rom e la popolazione locale è la cosiddetta “devianza minorile”, problema maggiormente sentito proprio in Italia. Secondo la casistica, infatti, i casi di borseggio e furti vedono coinvolti proprio minori zingari che, tuttavia, più che dimostrare una propensione al furto da parte dei rom, metterebbe in evidenza la loro natura di reati tipici “predatorii”. Secondo i dati del Ministero di Grazie e Giustizia, circa il 37% dei minori segnalati risultano presi in carico dal servizio sociale di giustizia minorile, contro il 74% degli italiani e il 54% degli stranieri.
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