Iosonouncane – La Macarena su Roma

Jacopo Incani, cagliaritano ma residente a Bologna (l’Emilia-Romagna si conferma ancora una volta grande incubatrice di musicisti), dopo l’esperienza con gli Adharma esce con l’album d’esordio del suo progetto solista “Iosonouncane”, dal titolo evocativo “La Macarena su Roma”, per l’etichetta Trovarobato, che si conferma ancora una volta una delle più interessanti label del panorama indipendente italiano.

Il disco vuole presentarsi come un racconto dell’Italia di oggi, ed esemplificativo di questa volontà è “Summer on a spiaggia affollata”, forse il brano più riuscito dell’album, specchio della società italiana, in forte decadenza, immaginata sulla spiaggia estiva, teatro di vicende inenarrabili; a contribuire al quadro è anche la citazione di quella che è nell’immaginario popolare è “po-popo-popopooo”, ovverosia “Seven Nation Army” dei White Stripes. Lo stile dell’Incani è molto interessante, con quella sua vocina distorta (come anche gli stessi strumenti musicale) da un uso massiccio ma non esagerato dell’elettronica, che le conferisce un sapore di pop contemporaneo mai banale. “Il Corpo del Reato” assurge ad una dimensione prettamente cantautoriale, ma con la particolarità di un testo che non segue assolutamente le regole della metrica e che procede per balzi e grida, che ricordano il John De Leo dei tempi migliori. Ed è proprio quella che è tutto sommato una commistione uniforme di genere a rendere molto interessante il lavoro di Iosonouncane, che passa dall’universo cantautoriale (in alcuni brani ricorda per tipologia un po’ De Andrè) del pezzo succitato al carattere più groove di “Grandi Magazzini Pianura”, fino all’elettronica di “Torino Pausa Pranzo”, che riutilizza loop campionati e realizzati dallo stesso Incani che si ripetono contemporaneamente. E proprio questo brano ci fa riflettere sulla grande capacità del cantautore sardo di parlare di tragedie come la Thyssen Krupp con un’autoironia e una rabbia incredibile. E ancora “Il Famoso Gol Di Mano” ci fa entrare nell’atmosfera dei campi di calcio, assurti a specchio anche qui di una società in decadenza (il suo modo di utilizzare i luoghi come archetipi della società ricorda un po’ il Severgnini di Italians), il singolo “Il Sesto Stato” e la title track arricchiscono quanto detto con sonorità e brani sempre interessanti.

Disco da consigliare.

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