L'articolo 1 della Costituzione Italiana

[stextbox id=”custom” big=”true”]Camminando Scalzi ospita oggi una nuova autrice!

Maria Donesi, di Caivano (Napoli), si presenta ai lettori della blogzine semplicemente dicendo che è una persona che crede ancora nel cambiamento e nel futuro… [/stextbox]

L’articolo uno della nostra Costituzione è breve e recita:

“l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

Questo articolo, a differenza di altri, non è né diviso in commi, né è un’endiadi, ossia un articolo che tratta una stessa materia senza suddivisioni in commi, come l’art.21. Il primo periodo dell’art.1 ci dice che l’Italia è una Repubblica democratica e che si fonda sul lavoro. La seconda parte del periodo ci dice che la nostra Costituzione è rigida, ossia non può essere mutata nei suoi principi fondamentali da legge ordinaria, ma solo con un particolare procedimento detto di revisione costituzionale. Scegliere come fondamento il lavoro non è stato un caso per i padri costituenti: è stata l’espressione della volontà di riconoscere l’affermazione della personalità individuale mediante l’esercizio del diritto al lavoro. Questa scelta, così innovativa, è  il punto in cui meglio si  sono coniugate l’ideologia cattolica, liberale, socialista e comunista; non poteva essere altrimenti. Gli uomini che hanno scritto la Costituzione hanno sempre cercato di fondere le proprie idee, traendone il meglio, perché la democrazia italiana potesse essere in grado di garantire al cittadino le sue libertà e i suoi doveri, mantenendo quella laicità che garantisce l’ indipendenza di uno Stato. Garantire il diritto al lavoro ha significato garantire dignità all’individuo, dargli la possibilità di potersi esprimere in ogni sua manifestazione. Non è un caso che l’art. garantisca questo diritto, affinché l’individuo possa contribuire anche al progresso materiale e spirituale della società.
Quindi, il cittadino è sostenuto dallo Stato per l’esercizio dei suoi diritti, e lo Stato dal cittadino per il benessere materiale e spirituale della società. Viene così a crearsi uno stretto legame tra Stato e cittadino per il benessere comune. Oggi questi articoli potrebbero sembrare desueti, tuttavia c’è da dire che è il modo di fare politica che è diventato sempre più becero, e che ha fatto sì che la Costituzione fosse, nel corso del tempo, disattesa. In passato, si è sempre cercato di far sì che il lavoro fosse tutelato. Ci sono state leggi importanti come lo Statuto dei lavoratori del ’70 o quella sulla pari retribuzione tra uomini e donne del ’75; la nascita delle cooperative, e altro ancora. Quest’ultimo periodo, che ritengo il peggiore che l’Italia abbia mai attraversato, ha trasformato il lavoro come diritto in un privilegio. Lo si ha, un lavoro, perché appartenenti a una casta o a all’altra. Purtroppo, il maggior responsabile di ciò è chi dovrebbe rappresentarci e tutelarci nelle istituzioni, ossia la politica. È ormai in uso il precariato; piano piano le conquiste dei lavoratori stanno venendo meno, gli imprenditori si sentono forti perché ricattano, minacciando di trasferire le imprese in posti dove il costo del lavoro è più basso. Il lavoro nero, che si era cercato di eliminare, è più vivo che mai, trionfa ovunque. Tutto questo dopo che per anni la Confindustria ha utilizzato fondi pubblici, ad esempio quando le è stata  accordata la defiscalizzazione degli oneri sociali e tanti altri vantaggi. Del resto, Marchionne docet.

Inoltre, strettamente legato al lavoro è la questione delle pensioni, naturale conseguenza del diritto al lavoro. Mai si era arrivati a negare questo legittimo diritto al lavoratore. Si pensi a quanto sta capitando ai precari proprio sul problema pensioni. È come se il governo non voglia riconoscere loro gli anni di precariato, sebbene siano stati pagati regolarmente i contributi. È fuori da ogni norma. La responsabilità è di tutti: di chi ha votato e legittimato questo governo, più volte,volendo credere alle balle millantate dall’attuale premier; della sinistra, che non è stata in grado di presentarsi come un’alternativa credibile, dopo gli errori fatti sia nel primo, sia nel secondo governo Prodi; del centro, che ha completamento dimenticato di avere una lunga storia di solidarietà attraverso uomini come don Sturzo; e da noi, che continuiamo a essere inerti.

Quest’articolo è per tutti quelli che hanno combattuto e combattono  per questa democrazia, e che credono nelle istituzioni e nello Stato.

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Un pensiero su “L'articolo 1 della Costituzione Italiana

  1. Il popolo italiano, con l’avvento di un governo tendenzialmente impegnato ad esercitare il potere mirato a degli spudorati interessi personali, lesivi di quelli collettivi, ha perso la sua sovranità costituzionale. Il cittadino, spremuto come un limone, è stato così spodestato da quello che era il suo originale ruolo, divenendo suddito di un sistema corrotto e dispotico. Popolo italiano, riprendiamoci la nostra sovranità così come i nostri padri costituendi hanno deliberato!

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