Cultura: Se i tagli aumentano

Oggi il mondo della cultura e della formazione soffre. Soffre la scuola e l’università; la ricerca patisce una povertà senza fine. Patiscono i beni archeologici che non vengono tutelati e protetti per mancanza di fondi; il teatro,costretto a mantenersi tra tagli impossibili, spesso supportato da noi, pure resi poveri, perché crediamo nel suo ruolo; il cinema, che deve cavarsela con poco.

Il nostro paese è ormai giudicato severamente dall’Unesco perché gestisce male il proprio patrimonio artistico. Soffre per una crisi economica di carattere mondiale, di cui nessuno aveva previsto la portata. Ma mentre le altre Nazioni e gli stati dell’UE, nella loro manovra economica, hanno potenziato con un discreto stanziamento di fondi scuola, università, ricerca e patrimonio artistico, il nostro Paese, nella sua tanto vantata manovra economica, ha tagliato orizzontalmente proprio la cultura, ciò su cui bisogna investire per poter progredire.
Il nostro belpaese, ricco di storia, che il mondo intero ci invidia, non ha potuto tenere lontane le forbici, ma neppure il giudizio degli altri stati; in particolare quando, per l’incuria idiota di politici e amministratori locali, è crollata la celebre ”domus dei gladiatori” a Pompei, casa che ospitava i famosi combattenti. Insomma, secoli di storia. Un vero lutto, per chi rispetta le radici culturali di un popolo.

Unica giustificazione del politico di turno: mancanza di fondi.

Certo, se il governo taglia fondi per la conservazione dei beni culturali, e poi crolla la domus, la colpa c’è stata.
Quindi se tu, governo, tagli, qualcosa deve pure cadere, e questa volta il crollo non è stato metaforico: ci ha resi tutti più poveri, mortificati e ignoranti.
Ora che il danno è fatto, quei ministri che avevano ignobilmente dichiarato che la cultura serve a poco e che non toglie la fame, cercano giustificazioni; tuttavia si capisce che non sono sinceri. A loro della DOMUS non importa, non sanno apprezzarne il significato. Ma la storia, quando non viene rispettata, è più potente della escort di turno, e può causare la crisi di governo e la sfiducia di un ministro. Gli occhi del mondo sono puntati come riflettori sul nostro patrimonio artistico.

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3 thoughts on “Cultura: Se i tagli aumentano

  1. Quello dell’Italia è un caso assurdo e disperato: abbiamo il patrimonio artistico, architettonico e culturale più grande e bello al mondo e riusciamo a sfruttarne una percentuale bassissima. Si investe pochissimo sul turismo e si ha incuria di qualsiasi cosa. Inoltre non si capisce che un’investimento sulla cultura è un’investimento a lungo termine, e si continua a pensare (male…) soltanto al presente.

    Quest’estate in Inghilterra ho visto il doppio dei turisti che normalmente vedo in Italia… eppure lì hanno davvero poco, ma investono tanto e bene e quel poco che hanno lo fanno sembrare meraviglioso.

  2. Premetto che l’articolo mi piace per il tema affrontato,per gli spunti di riflessione e di dibattito e per come è costruito. Non sono molto d’accordo per le conclusioni. Penso che il problema non sia riconducibile solo al taglio dei fondi , ma alla inadeguatezza nel gestire correttamente le cose e le bellezze che ci appartengono. Il senso di responsabilità è da realizzarsi a tutti i livelli.E’ giusto porre l’attenzione su quello che accade, ma sarebbe auspicabile anche una informazione più corretta, soprattutto dagli addetti ai lavori che schierandosi non ci fanno mai capire le cose come stanno realmente.

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