Irlanda: La Tigre Celtica non morde più

[stextbox id=”custom” big=”true”]Un nuovo autore su Camminando Scalzi.it

Dario Ganci è laureato in giornalismo e in scienze della comunicazione. E’ un giornalista freelance, web content ed è autore del libro “Le campane dell’Inferno”. Lo trovate su twitter e nel suo blog personale. Buona lettura![/stextbox]

Solo fino a qualche anno fa, l’Irlanda era un sogno di smeraldo immerso nel mare del Nord.

Migliaia di giovani da tutta Europa affluivano nel piccolo paese celtico in cerca di un lavoro ben pagato e di un futuro che il paese d’origine non poteva dare loro. Era l’epoca della “Tigre Celtica”. Arrivavi a Dublino, facevi circolare il tuo curriculum e nel giro di una settimana eri assediato dalle offerte di lavoro, con stipendi e benefits che mai ti saresti immaginato. Questa era una delle piacevoli conseguenze del cosiddetto “Modello Irlandese”, una strategia economica che, in soli dieci anni, portò l’Irlanda da fanalino di coda dell’Europa a quarta nazione al mondo per Pil pro capite.

Gli ingredienti del successo?
Tasse sugli utili basse, aiuti di stato per le nuove iniziative imprenditoriali, incentivi agli investimenti e una legislazione sul diritto d’autore tra le più libertarie d’Europa. Se a questi ingredienti aggiungiamo un vasto capitale umano formatosi nella vicina Gran Bretagna, possiamo capire come aziende del calibro di Google, Hp, Dell, Microsoft, Apple e tante altre abbiano aperto sedi e stabilimenti nella verde Irlanda. Una pioggia di denaro si riversò sui cittadini dell’isola di smeraldo, con tutte le storture che questo porta: Speculazioni finanziarie e immobiliari, aumento dei prezzi e allo stesso tempo dei consumi. Le città irlandesi si trasformarono rapidamente, forse troppo.

Dall’oggi al domani sorsero nuovi quartieri residenziali e centri commerciali. Le vie principali si riempirono di boutiques, negozi di moda, di articoli di lusso e di un numero incalcolabile di ristoranti e locali notturni. Un modello simile, basato sui continui investimenti esteri, sulla speculazione bancaria e sul costante aumento dei consumi non era destinato a durare in eterno. Infatti, con la crisi dei mutui subprime del 2008, qualcosa ha iniziato a incepparsi nella fabbrica dei sogni irlandese.

La crisi delle banche, pesantemente esposte a causa della loro politica spregiudicata, ha innestato un micidiale effetto domino che, unito alla crisi globale appena scoppiata, annunciava la fine del “Modello Irlandese”. Il primo segnale concreto fu l’annunciata chiusura dello stabilimento Dell di Limerick nel gennaio 2009 che portò la perdita di quasi 3000 posti di lavoro. Ma già da tempo, colossi come Hp e Xerox stavano gradualmente riducendo investimenti e personale per portare altrove le strutture. Questa silenziosa dismissione, all’inizio, non fu chiaramente percepita dagli irlandesi.

Spesso i primi ad andare via erano proprio gli stranieri, che in massa avevano invaso le strade di Dublino, Galway, Cork. Solo quando ristoranti, pizzerie e centri commerciali iniziarono a svuotarsi e a chiudere i battenti si iniziò ad avere un quadro più preoccupante della situazione. Quando le banche iniziarono a collassare, facendo mancare l’ossigeno alla già asfittica Tigre Celtica, era troppo tardi. Le ottimistiche promesse di rilancio del governo, fantasiosi piani di investimenti infrastrutturali e gli aiuti alle imprese lasciarono il posto al micidiale piano di salvataggio delle banche e ad un deficit di bilancio, letteralmente, da Guinness dei Primati.

Le famiglie irlandesi si trovarono indebitate all’inverosimile, senza soldi e con delle banche in crisi di liquidità che pretendevano il denaro indietro. Il sistema  implose e si accartocciò su se stesso e ora l’Irlanda ha bisogno dell’aiuto dell’Europa, non tanto per uscire dalla crisi, quanto per sopravvivere in attesa di tempi migliori. È di questi giorni la notizia che il famigerato “spread”, cioè la differenza di rendimento tra i titoli di stato di una nazione rispetto a quelli della Germania, considerati come punto di riferimento virtuoso, è esploso, e la Banca Centrale Europea è stata costretta ad acquistare titoli irlandesi per bloccare la speculazione. La speranza dell’Irlanda e, al tempo stesso, quella dell’Europa, è che gli aiuti finanziari di Gran Bretagna e Unione Europea possano stabilizzare l’economia e proteggere il già debole Euro dalle speculazioni finanziarie. Le conseguenze di questo salvataggio verranno pagate a caro prezzo da questa generazione di irlandesi e probabilmente anche dalla prossima.

Un triste destino per la ”Tigre Celtica” che per un decennio ha cavalcato il mondo, e che ora giace trafitta a morte dalla crisi e dai suoi errori.

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5 thoughts on “Irlanda: La Tigre Celtica non morde più

  1. Molto interessante, ma non capisco perchè per fermare la speculazione la banca centrale europea compra i titoli di stato Irlandesi…

  2. @Paolo: Per non far finire porzioni del debito pubblico irlandese nelle mani di speculatori che scommettono sul crack dell’Irlanda.Se i titoli irlandesi andassero invenduti il governo sarebbe costretto a bandire altre aste, vendendo titoli con rendimenti più elevati. Perchè comprare un bot irlandese al 3% quando aspettando qualche mese posso comprarne uno al 5%? Banca Centrale Europea è intervenuta proprio per impedire una nuova spirale speculativa.

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