Un deja vù targato Roberto Carlos

Era il 1997, era estate. L’anno successivo si sarebbero giocati i mondiali di calcio in Francia, quindi si pensò di “testare” il terreno con un torneo internazionale con alcune delle nazionali più importanti e che sarebbero state fra le favorite. Si affrontavano Italia, Brasile, Francia ed Inghilterra. Fra i ventidue azzurri convocati c’erano ad esempio un giovanissimo Inzaghi, un altrettanto giovane Del Piero, e nomi che solo i più appassionati ricorderanno come Maini del Vicenza e Torrisi del Bologna. Più ovviamente il mitico Attilio Lombardo, che siglò anche una sfortunata autorete contro il Brasile. Già, perchè la formula era del “tutti contro tutti”, ovvero girone all’italiana con la squadra che avrebbe fatto più punti che sarebbe stata campione. Vinse l’Inghilterra, che ci sconfisse nella prima partita per due a zero. Facemmo poi due pareggi, tre a tre col Brasile (ma li massacrammo) e due a due con la Francia (dove furono loro a giocare meglio). Del Piero segno tre reti in tre partite, grande protagonista. L’anno dopo nacque il dualismo con Baggio. Ora vi domanderete il perché di questo lungo preambolo. Semplice, perché di quel torneo nessuno ricorda niente, tranne una incredibile rete di Roberto Carlos. Si era a Lione, il tre di giugno. Al ventiduesimo del primo tempo il terzino sinistro a quei tempi al Real Madrid sparò un siluro dall’effetto pazzesco che sorprese Barthez (ma avrebbe sorpreso anche Jascin) per una delle reti a tuttoggi più incredibili della storia. Sono passati quasi quattordici anni, Roberto Carlos adesso gioca nel Corinthians, col quale sta affrontando il “Paulistao”, il campionato statale (in Brasile prima che inizi quello nazionale ogni stato gioca un campionato a parte). Nel match contro il Portuguesa, ha segnato direttamente da calcio d’angolo. Un tiro improvviso, forte, rasoterra, che si è infilato all’altezza del secondo palo. Magari cercava il cross, ma poco importa. Perchè mi ha riportato a quando avevo quattordici anni, visto che ricordo perfettamente dov’ero in quel momento, nell’unico momento in cui non ho odiato calcisticamente parlando il Brasile.

Federalismo… ma cos’è veramente ?

Da anni si sente parlare di “federalismo” e negli ultimi tempi ascoltiamo questo termine con molta più frequenza. Con il termine storico di federalismo si intende un gruppo o un corpo di membri che sono raggruppati da un capo rappresentativo di governo, che può essere identificato in un monarca o in una divinità, o in un’assemblea generale o parlamentare. L’accezione più diffusa del federalismo è quella politica: si tratta della dottrina in cui il potere è costituzionalmente diviso tra un’autorità governativa centrale e delle unità politiche di sottogoverno (province, regioni, ecc…), il cui insieme è spesso chiamato “federazione”. I due livelli di governo sono indipendenti e hanno sovranità nelle loro competenze. I sostenitori di tali posizioni sono generalmente chiamati “federalisti”. Uno stato può essere reso “federale” rispetto a un precedente stato unitario (federalismo dissociativo) o rispetto a una pluralità di stati precedenti, indipendenti o confederati (federalismo associativo). La caratteristica fondamentale del federalismo è la divisione dei poteri, e il risultato della distribuzione degli stessi è che nessuna autorità può esercitare lo stesso livello di potere che avrebbe in uno stato unitario. In una costituzione federale, la norma suprema da cui deriva il potere dello stato è la Costituzione. È necessario che il potere giudiziario sia indipendente, e per fare in modo che ciò avvenga bisogna evitare e correggere ogni atto che sia incongruente con la Costituzione. La teoria federalista sostiene che il federalismo implichi un sistema costituzionale robusto, ma la Costituzione deve essere necessariamente rigida e snella. La classica dichiarazione di questa posizione può essere trovata nella rivista The Federalist, la quale sostiene che il federalismo aiuti a concretizzare il principio del governo della legge, limitando l’azione arbitraria da parte dello Stato.

I pareri contrari al federalismo si basano, invece, soprattutto sull’incapacità di proteggere le libertà civili. Spesso ci si confonde tra i diritti degli individui e quelli degli altri stati. In Australia, ad esempio, alcuni conflitti intergovernativi degli ultimi decenni sono stati il diretto risultato dell’intervento federale che aveva il fine di assicurare i diritti delle minoranze, e hanno reso necessarie delle limitazioni dei poteri dei governi degli stati. È anche essenziale evitare confusioni tra lo stesso federalismo e i limiti posti dal potere costituzionale delle corti di annullare le azioni del parlamento e del governo.

Indubbiamente, in Italia, la strada per arrivare al federalismo è ancora lunga. Non si sa ancora come e quando saranno messi in pratica i decreti attuativi. Il partito federale per eccellenza, la Lega Nord, minaccia perfino di far cadere il governo entro la fine del mese di gennaio se non ci sarà la riforma federale. Secondo alcuni esponenti dell’opposizione questa riforma farà aumentare le differenze tra il nord e il sud con il risultato che le regioni del sud finiranno per essere ancora più povere. Secondo, invece, coloro che appoggiano questa riforma, con il federalismo le regioni meridionali riusciranno finalmente a camminare con le proprie gambe, senza ricorrere ad aiuti statali. Insomma, i pareri sono molto discordanti. Non resta che aspettare di vedere come verrà attuata questa riforma, nella speranza che le regioni più povere non vedano aumentare il proprio divario con le regioni del nord, notoriamente più ricche e produttive.

Il federalismo riuscirà a fare in modo che le regioni meridionali riescano ad andare avanti da sole oppure si tratta solo di una trovata della Lega Nord per liberarsi definitivamente degli enti del sud?

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