On the road: se l’amicizia passa per la fuga

[stextbox id=”custom” big=”true”]Una nuova autrice su Camminando Scalzi.it

Vi presentiamo oggi Elena Magro, mantovana di nascita, bolognese per studi, milanese per lavoro. Laureata in Scienze Politiche e specializzata in Sociologia, si diletta come giornalista e web editor per i portali on line di una piccola casa editrice di Milano. Ama il caffè, il tramonto, il profumo delle lenzuola pulite, la pelle abbronzata e il mordersi le labbra. E naturalmente il cinema e i libri. Buona lettura a tutti![/stextbox]

Non ho dubbi quando mi chiedono che film preferisco vedere. Italiano, senza indugi.

Il motivo? Lasciarmi trasportare dalla descrizione tutta provinciale e così realistica della commedia o del dramma d’autore.

Tra le ultime (re)visioni Amici Miei e Marrakech Express. Uguali e diversi ma indubbiamente due spaccati sociologici precisi. Il tema unificante e magico è quello del viaggio, inteso come percorso di vita. Il primo film è la storia di quattro amici vitelloni cinquantenni, che poi diventano cinque, che coltivano l’antico gusto toscano delle burle ora estrose, ora crudeli. Li tiene insieme la voglia di giocare e di non prendere nulla sul serio, nemmeno sé stessi. Un nobilastro, un primario, un barista, un architetto e un giornalista, ingannano la vita, ma soprattutto la morte (a volte fallendo), ideando “supercazzole e zingarate”: scherzacci bischeri ai danni del prossimo e della reciproca quiete famigliare. Regia di Mario Monicelli.

Il secondo racconta la storia di un gruppo di amici che, pur non vedendosi ormai da quasi dieci anni, decide di compiere un viaggio che li porterà in Marocco allo scopo di liberare un altro membro della vecchia compagnia incarcerato per possesso di droga. La vicenda darà modo ai protagonisti di ritrovare rapporti che negli anni si erano appannati. In Marrakech Express il calcetto nel deserto celebra il potere universale di una partita e del clima da spogliatoio. Regia di Gabriele Salvatores.

Chi consolida l’amicizia nel tempo e chi la ritrova. Perché a volte si ha solo bisogno di partire, per esplodere in un “erano aaanni che non mi divertivo così”. Offre il pretesto per peripezie spesso comiche, a volte tragiche, in qualche momento persino epiche. L’amicizia e l’avventura permettono la fuga verso l’utopia, conditi dal gusto di parole a volte sussurrate e spesso gridate, di sguardi d’intesa e complicità tipicamente e dannatamente maschili. Il road movie non perde il fascino del racconto di rievocazione ed evoluzione. Un bene culturale, un omaggio alla memoria collettiva. Queste pellicole made in Italy trasportano il corpo e la mente. Si vaga tra ricordi suggestivi e in una dimensione che concilia locale e globale. Ecco perché, in un vecchio cinema o sul comodo divano di casa, questi film mantengono generazione dopo generazione lo stesso messaggio: l’amicizia passa per la fuga.

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