Il "Barcellona d'Italia": ecco perchè l'Udinese ha stupito tutti

Oramai non fa quasi più notizia. L’Udinese di Francesco Guidolin sta facendo cose meravigliose. Quarta in campionato a soli sei punti dalla capolista Milan ed a quattro dall’Inter campione del mondo. Ma qual’è il segreto della squadra di Guidolin? Solamente i giocatori a disposizione? Assolutamente no. Perchè i giocatori devi saperli mettere in campo e trovare la giusta quadratura, ed in Serie A quest’anno oltre a Walter Mazzarri (anche lui protagonista di cose strepitose col Napoli) è stato il tecnico di Castelfranco Veneto a capire alla perfezione come tirar fuori il meglio dai suoi ragazzi.

Si è fatto un paragone scomodissimo nelle ultime settimane, comparando la squadra friulana all’inarrivabile Barcellona di Pep Guardiola, ma in un certo senso c’è una grossa similitudine. La squadra catalana gioca con due-tre attaccanti, il più alto dei quali è un metro e settantaquattro, con Messi che in pratica gioca da centravanti. Perchè? Perchè il calcio è in continua evoluzione e bisogna sapersi adattare. Al giorno d’oggi (ma non rispetto a dieci anni fa, bensì rispetto a due-tre stagioni fa) si deve essere prima di tutto rapidi, altrimenti le difese arroccate ed aggressive sono difficili da scardinare. Soprattutto in Europa il tempo per pensare palla al piede è pochissimo e dunque serve gente che pensi ed esegua velocemente.

Partenza ad handicap per l’Udinese, con quattro sconfitte di fila (senza le quali chissà dove sarebbe adesso), ma soprattutto con un modulo diverso. Floro Flores, Corradi ed addirittura Denis giocavano al centro dell’attacco con Sanchez e Di Natale sui lati, dando punti di riferimento alle difese, che riuscivano a tenere a bada il tridente. Si ventilò addirittura un esonero di Guidolin e c’era già chi diceva che Di Natale non si sarebbe neanche avvicinato alla quota gol dell’anno precedente. Cosa è cambiato? Tanto. Guidolin ha capito che si può ottenere molto di più con due calciatori come Totò ed Alexis che svariano su tutto il fronte e con il pallone fatto viaggiare a terra invece che in aria.

Ma vediamo l’undici dei friulani e capiremo meglio. Partiamo dal portiere: Handanovic è cresciuto tantissimo in Italia, riducendo nettamente il numero di “leggerezze” e specializzandosi addirittura nel parare i rigori (quest’anno quattro su cinque). Affidabile. In difesa ci sono Zapata, che oramai a Udine è di casa, Domizzi e Benatia. Domizzi è stato un “rilancio” dell’allenatore, mentre Benatia è l’ennesimo prodotto deli osservatori friulani, che pescano talenti in ogni angolo del globo. Una difesa a tre, che dovrebbe essere più vulnerabile, ma invece non lo è. Per più motivi. Sia perchè sono tre giocatori che oramai giocano a memoria e sia perchè c’è quel fenomeno di Inler a dare una mano (poi nel tempo libero imposta la manovra, lotta a centrocampo e segna anche qualche gol da fuori area). A fianco a lui Asamoah, che pur non essendo un fenomeno garantisce quei meccanismi di qualità e quantità fondamentali. Poi gli esterni, ed anche qui non si può che rimanere stupefatti dinanzi alla competenza della società: Isla ed Armero, poco conosciuti quando sono arrivati, ammirati da tutti adesso. Veloci, precisi nei passaggi e capaci di inserirsi alle spalle degli attaccanti. Poi c’è Pinzi, che è il vero capolavoro di Guidolin: da perfetto mestierante di provinciale è diventato un giocatore chiave. Non è appariscente ma chi “legge” bene le partite dell’Udinese capisce quanto sia importante il suo modo di giocare. Raccordo perfetto fra centrocampo ed attacco…ma attenzione: fra quel tipo di centrocampo e quel tipo di attacco! Nello specifico.

Su Sanchez e Di Natale il discorso sarebbe lunghissimo. Certo è che uno che viene preso dal Cobreloa (alzi la mano chi conosceva questa squadra) e poi arriva a costare cinquanta milioni di euro fa storia a sé, ma le qualita del “Niño maravilla” sono strepitose. Scatto da centometrista, controllo invidiabile, capacità di giocare a testa alta e dribbling fulmineo lo rendono imprendibile. A Udine ha trovato la sua realtà…la troverà anche in una squadra che punta a vincere la Champions League? Su Di Natale poco da dire, per lui parlano i numeri: ventinove gol l’anno scorso, venticinque quest’anno…e mancano ancora otto partite. Se non vince la “Scarpa d’oro” è solo perchè Messi…è Messi, ovvero il calciatore che più si avvicina a Sua Maestà Diego Armando Maradona.

Insomma non si offenda nessuno se l’appellativo di “Piccolo Barcellona” si adatta perfettamente alla “Grande Udinese“.

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Polso di Puma – Il costo sociale della sordità emozionale (parte 1)

Bene, eccoci qua a perseverare nei nostri errori.
Ad esempio quello di pensare alle nostre vite.

Si perché noi “giovani” in realtà ben sappiamo che viviamo proprio in periodo di BEEP.

Diciamocelo! Viva il disfattismo!

La benzina costa troppo, i partner sono rompicoglioni, il lavoro latita, gli stipendi risalgono a prima dell’euro, gli affitti sono alle stelle e noi ce ne stiamo buoni buoni a casa di mamma a sentirci dire di metterci il cappello e di pulire la stanza..

Beh, se consideriamo che Alessandro Magno a 33 anni aveva gia’ conquistato mezzo mondo a piedi.. siamo a buon punto!

Ma erano altri tempi..

È dunque una questione di tempi? Dieci anni fa, ad esempio, i film iniziavano alle 20:30 e finivano un paio di ore dopo al massimo. Ora iniziano alle nove e non si sa quando finiscono: come mai? Sembra una sciocchezza ma non lo è. Non lo è perchè se noi mettiamo insieme tutte queste sciocchezze ci troviamo davanti alla nostra generazione (o peggio a quella dei piu’ giovani.) Gli ex bambini (oggi come oggi non saprei come definirli) a cinque anni usano già Playstation e Xbox (per avere qualcosa di simile, dovevamo aspettare anni e anni di stipendi paterni messi da parte), usano telefonini touchscreen e hanno il pieno controllo sui genitori. A dieci anni già hanno fatto esperienze sessuali che noi a quell’età non pensavamo neanche esistessero. Le esperienze sessuali.

I genitori, e quindi faccio un salto indietro a livello di età, sono presi dalla carriera, dal lavoro, il fitness, la linea, l’avvocato divorzista, gli alimenti, l’amante e lasciano i proprio figli a imparare i linguaggi esotici delle badanti che, importandosene ben poco, li lasciano muti e avidi emozionalmente. Noi giocavamo a pallone in strada e loro a Gta (noto videogioco dove lo scopo è uccidere, rapinare, rubare auto, sfruttare prostitute, vendere droga e altri simpatici lavoretti).

Mi sembra ovvio che qualcosa cambi in termini di sviluppo emotivo.

In mezzo ci siamo noi, a metà fra il sano e l’insano. Ben drogati da anni di televisione immondizia, tette e culi, violenza e paura, insicurezza e falsi nemici da combattere, cerchiamo di mantenere vivi quei pochi valori che i genitori nostri, dopo il lavoro, hanno cercato di infonderci.

Ed è lì che ci accorgiamo di essere sempre di meno!

Allora l’etica, la morale, il buonsenso, sistematicamente vengono soppiantante da arrivismo, menefreghismo, egoismo.

Ed è lì che il mondo subisce e paga il costo sociale della sordità emozionale.

Questa mitica frase del buon psicologo è illuminante se pensate a tutte le cose che vi capitano ogni giorno. Sono tutti presi da sé stessi, tutti incapaci di sentire quello che dice e prova il prossimo, tutti a pensare che non bisogna farsi fottere perché tutti ti vogliono fottere. Ed ecco che i capi al lavoro sono insensibili e chiedono l’impossibile sfruttando il proprio potere, gli automobilisti pensano che tutti vogliano mettersi davanti e passare per primi, i cittadini ritengono che i negozianti vogliano imbrogliarli e vendere cose scadenti, gli inservienti pensano che dato che l’attività non è la loro devono fare il minimo indispensabile per portare a casa lo stipendio, le persone in cerca di aiuto vengono ignorate, le regole vengono derogate alla prossima volta… E a furia di pensarla in questo modo, tutti fanno in questo modo. Perché l’ha fatto lui a me e io lo devo fare ad un altro. O peggio: lo fanno tutti, proprio a me devono scoprire?

E noi?

Noi sappiamo che è sbagliato tutto ciò ma quante volte ci sentiamo costretti a farlo?

Quante volte ci mettiamo nei panni degli altri? Quasi mai.

Ed è qui che mi ricollego ai nostri tempi e alla nostra società.

Mi si potrà obiettare: è colpa della nostra società perché la società siamo noi.

E sarei anche d’accordo. In realtà la società viene plasmata molto facilmente dal mondo d’oggi, tramite i modelli che ci vengono proposti.

Sono venti anni che vediamo gli stessi modelli e solo oggi proviamo blandamente a ribellarci. I “vincenti” degli ultimi anni sono imprenditori incalliti, politici ambigui, vecchiacci arrapati, personaggi della tv che non sanno fare nulla a parte mostrare la loro faccia da culo, opinionisti inutili quanto dispendiosi, vallette e veline, donne che fanno successo solo grazie a vestiti e atteggiamenti ammiccanti e donne che valgono… uhm… no decisamente donne che valgono se ne vedono molto poche in tv. E allora i suicidi aumentano, gli omicidi tra minori aumentano, fioriscono le storie al Pc, Facebook diventa la droga quotidiana, aumentano i casi di depressione tra giovani, l’uso di droghe, di alcolici.

Dati statistici alla mano, stamm ‘nguaiat.

Ora un bambino, che  da zero a 20 anni vede questo in tv e non ha sufficienti insegnamenti dai genitori impegnati al lavoro per mantenere la casa, la scuola e tutte le cose alla moda che devono comprare al figlio, come può crescere? L’infanzia è una finestra di opportunità e sarebbe bello se tutti i bambini potessero sfruttarle tutte.

Ma non dipende da loro.

Il molosso

gli articoli della rubrica polsodipuma sono presenti anche su www.polsodipuma.blogspot.com

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