Polso di Puma – Il costo sociale della sordità emozionale (parte 1)

Bene, eccoci qua a perseverare nei nostri errori.
Ad esempio quello di pensare alle nostre vite.

Si perché noi “giovani” in realtà ben sappiamo che viviamo proprio in periodo di BEEP.

Diciamocelo! Viva il disfattismo!

La benzina costa troppo, i partner sono rompicoglioni, il lavoro latita, gli stipendi risalgono a prima dell’euro, gli affitti sono alle stelle e noi ce ne stiamo buoni buoni a casa di mamma a sentirci dire di metterci il cappello e di pulire la stanza..

Beh, se consideriamo che Alessandro Magno a 33 anni aveva gia’ conquistato mezzo mondo a piedi.. siamo a buon punto!

Ma erano altri tempi..

È dunque una questione di tempi? Dieci anni fa, ad esempio, i film iniziavano alle 20:30 e finivano un paio di ore dopo al massimo. Ora iniziano alle nove e non si sa quando finiscono: come mai? Sembra una sciocchezza ma non lo è. Non lo è perchè se noi mettiamo insieme tutte queste sciocchezze ci troviamo davanti alla nostra generazione (o peggio a quella dei piu’ giovani.) Gli ex bambini (oggi come oggi non saprei come definirli) a cinque anni usano già Playstation e Xbox (per avere qualcosa di simile, dovevamo aspettare anni e anni di stipendi paterni messi da parte), usano telefonini touchscreen e hanno il pieno controllo sui genitori. A dieci anni già hanno fatto esperienze sessuali che noi a quell’età non pensavamo neanche esistessero. Le esperienze sessuali.

I genitori, e quindi faccio un salto indietro a livello di età, sono presi dalla carriera, dal lavoro, il fitness, la linea, l’avvocato divorzista, gli alimenti, l’amante e lasciano i proprio figli a imparare i linguaggi esotici delle badanti che, importandosene ben poco, li lasciano muti e avidi emozionalmente. Noi giocavamo a pallone in strada e loro a Gta (noto videogioco dove lo scopo è uccidere, rapinare, rubare auto, sfruttare prostitute, vendere droga e altri simpatici lavoretti).

Mi sembra ovvio che qualcosa cambi in termini di sviluppo emotivo.

In mezzo ci siamo noi, a metà fra il sano e l’insano. Ben drogati da anni di televisione immondizia, tette e culi, violenza e paura, insicurezza e falsi nemici da combattere, cerchiamo di mantenere vivi quei pochi valori che i genitori nostri, dopo il lavoro, hanno cercato di infonderci.

Ed è lì che ci accorgiamo di essere sempre di meno!

Allora l’etica, la morale, il buonsenso, sistematicamente vengono soppiantante da arrivismo, menefreghismo, egoismo.

Ed è lì che il mondo subisce e paga il costo sociale della sordità emozionale.

Questa mitica frase del buon psicologo è illuminante se pensate a tutte le cose che vi capitano ogni giorno. Sono tutti presi da sé stessi, tutti incapaci di sentire quello che dice e prova il prossimo, tutti a pensare che non bisogna farsi fottere perché tutti ti vogliono fottere. Ed ecco che i capi al lavoro sono insensibili e chiedono l’impossibile sfruttando il proprio potere, gli automobilisti pensano che tutti vogliano mettersi davanti e passare per primi, i cittadini ritengono che i negozianti vogliano imbrogliarli e vendere cose scadenti, gli inservienti pensano che dato che l’attività non è la loro devono fare il minimo indispensabile per portare a casa lo stipendio, le persone in cerca di aiuto vengono ignorate, le regole vengono derogate alla prossima volta… E a furia di pensarla in questo modo, tutti fanno in questo modo. Perché l’ha fatto lui a me e io lo devo fare ad un altro. O peggio: lo fanno tutti, proprio a me devono scoprire?

E noi?

Noi sappiamo che è sbagliato tutto ciò ma quante volte ci sentiamo costretti a farlo?

Quante volte ci mettiamo nei panni degli altri? Quasi mai.

Ed è qui che mi ricollego ai nostri tempi e alla nostra società.

Mi si potrà obiettare: è colpa della nostra società perché la società siamo noi.

E sarei anche d’accordo. In realtà la società viene plasmata molto facilmente dal mondo d’oggi, tramite i modelli che ci vengono proposti.

Sono venti anni che vediamo gli stessi modelli e solo oggi proviamo blandamente a ribellarci. I “vincenti” degli ultimi anni sono imprenditori incalliti, politici ambigui, vecchiacci arrapati, personaggi della tv che non sanno fare nulla a parte mostrare la loro faccia da culo, opinionisti inutili quanto dispendiosi, vallette e veline, donne che fanno successo solo grazie a vestiti e atteggiamenti ammiccanti e donne che valgono… uhm… no decisamente donne che valgono se ne vedono molto poche in tv. E allora i suicidi aumentano, gli omicidi tra minori aumentano, fioriscono le storie al Pc, Facebook diventa la droga quotidiana, aumentano i casi di depressione tra giovani, l’uso di droghe, di alcolici.

Dati statistici alla mano, stamm ‘nguaiat.

Ora un bambino, che  da zero a 20 anni vede questo in tv e non ha sufficienti insegnamenti dai genitori impegnati al lavoro per mantenere la casa, la scuola e tutte le cose alla moda che devono comprare al figlio, come può crescere? L’infanzia è una finestra di opportunità e sarebbe bello se tutti i bambini potessero sfruttarle tutte.

Ma non dipende da loro.

Il molosso

gli articoli della rubrica polsodipuma sono presenti anche su www.polsodipuma.blogspot.com

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