Un rigurgito antirazzista

È risaputo. L’ufficio postale è frequentato da tante persone, senza selezione all’ingresso, e troppo spesso capita di dover sentire parole che l’udito ci impedisce di allontanare dai nostri pensieri.

Davanti all’ingresso un’auto della Polizia e una coppia in divisa. Un uomo e una donna che chiacchierano animatamente con un terzo arrivato, nascosto dietro un enorme paio di occhiali da sole.

“Io non sono razzista ma… – afferma il personaggio dalle lenti giganti – avete presente quegli undici che sono morti l’altro giorno alle coste di Lampedusa? Mi dispiace solo per il bambino”.

“Non devi dispiacerti neanche per il bambino – risponde convinta la donna in divisa. – Prima o poi anche quello sarebbe diventato adulto”. “Ah ah ah ah”, risponde il trio di risate.

Risus abundat in ore stultorum”, diceva sempre il mio professore di latino al liceo. “Grasse risate abbondano nelle bocche degli stolti”, ogni volta ripeteva affinché tutti capissero.

Ci deve essere qualcosa di sbagliato in persone che trovano la capacità di ridere davanti alla morte di undici persone, tra cui un bambino. Viene quasi voglia di diventare violenti…

Ripiego su un ostentato sguardo di disapprovazione e un morso alla lingua per impedirle di dare voce alle insolenti offese che mi ingombrano la mente. Non sarebbe un bel modo di chiudere la settimana essere accusata di oltraggio a pubblico ufficiale.

Un altro respiro profondo per scaricare la rabbia e una pedalata verso casa, tentando di convincermi che in fondo ognuno è libero di avere le proprie idee e di esprimerle quando e dove vuole. Che in fondo Umberto Bossi ha il diritto di liquidare una questione complessa come gli sbarchi a Lampedusa con un colorito “fuera da i ball”. E che in fondo la maggioranza delle persone non riuscirebbero mai a ridere della triste battuta di quella strana donna con la divisa blu. Spero.

 

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5 pensieri su “Un rigurgito antirazzista

  1. Alla “strana donna con la divisa blu” auguro una rapida maternità… E un’altrettanta veloce dipartita. Poi vediamo se ride. Un mio docente mi diceva “Contro gli stolti, olio bollente”. Certe mediazioni e tentativi di riconciliazione son tutt’altro che possibili. Il mio è un urlo di persona arresa. Troppe energie sprecate per cercare di migliorare questi soggetti. Credo che il tempo del compromesso e del dialogo debba ritenersi esaurito.

  2. Non so Davide… Io non sono mai stata brava a buttare “olio bollente contro gli stolti”, e quando i miei interlocutori me lo permettono spendo anche tante energie a cercare di ragionarci assieme. Posso assicuranti che spesso si ottengono pure degli ottimi risultati. 😉

  3. ridere con… è bello. Ridere di….è da stolti, significa tanta superficialità e mancanza di riflessione. mi piace la posizione di erika che tenta ancora con il ragionamento

  4. ….Erika, ridere magari no, ma TACITAMENTE approvare si… quotidianamente, mi capita di sentire qualcuno che fa questo tipo di discorsi sui clandestini, sugli immigrati, sui rom…troppe volte ho sentito “scempiaggini” del genere e sono arrivata alla conclusione che gli stolti, almeno qui in Italia, sono la maggioranza. E non sai in che condizioni è ormai la mia povera lingua, a forza di morsi! Eppure, star zitti non è nè giusto nè sempre possibile, anche se capisco che nel tuo caso hai dovuto tacere per non rimetterci in prima persona. Sono dell’idea che le forze dell’ordine dovrebbero costantemente ricevere corsi di formazione e aggiornamento in psicologia, in sociologia, in scienze umane, in geografia culturale etc etc.. insomma, una formazione costante e di livello superiore per svolgere davvero il loro (importantissimo) lavoro con maggiore equilibrio e senza pregiudizi…chissà se darebbe qualche buon risultato? ….. grazie 😉

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