Il campionato più bello del mondo (e il concetto di bello)

Negli anni ottanta e novanta si sosteneva che la Serie A era il cmapionato più bello del mondo. Questo perchè era sempre molto difficile pronosticare chi avrebbe vinto (in quegli anni arrivarono lo scudetto del Verona, quelli del Napoli, quello della Sampdoria). C’è stato poi un predominio di Milan e Juventus, rotto da due titoli arrivati nella capitale a ridosso del cambio di millennio, ma probabilmente a far considerare il nostro calcio il top del top era anche il nostro dominare nelle competizioni europee, con numerosi successi enlla Coppa dei Campioni, nella Coppa Uefa e nella Coppa delle Coppe. Cosa è cambiato adesso? Tanto. I nostri club non sono più il meglio del continente ed infatti abbiamo perso la quarta squadra in Champions League per il ranking Uefa nonostante la vittoria dell’Inter. Complessivamente inglesi e spagnole ci hanno distanziato e le tedesche superato.

Ma cosa dire della nostra serie A? C’è una cosa da sottolineare. Il nostro campionato è forse ancora il più bello. Attenzione: cosa è per voi il bello del calcio? Cosa vi piace di più? Il Barcellona che vince cinque a zero con Messi e compagni che giocano un calcio champagne? Oppure una partita come Napoli-Lazio 4-3? Con la città partenopea che il giorno dopo non parla d’altro? Se la risposta è la prima allora è meglio la Liga, poco da dire. Se la risposta è la seconda allora è la nostra Serie A ad essere il miglior campionato. Pensateci. In Inghilterra vincerà il Manchester United, in Spagna il Barcellona (e se non vinceva la squadra di Guardiola lo avrebbe fatto il Real Madrid a mani basse). In Germania…ha vinto il Borussia Dortmund da dicembre.

Nessun altro campionato ha una squadra come l’Udinese che a otto partite dalla fine era vicina alla vetta e vista addirittura come una delle favorite. Chi fermerà la squadra di Guidolin? Semplice, il Lecce terzultimo. Doppietta di Bertolacci e tutti a casa. Milan, Inter, Napoli: tutte conservano ancora la possibilità di cucirsi lo scudetto sulla maglia. Chi ha il calendario più facile? La risposta: boh! Nella Serie A non si può mai dire. Il Napoli ha fatto risultati strepitosi, perdendo sei punti col Chievo, ed in casa ha vinto a stento col Lecce all’ultimo secondo ed ha pareggiato col Brescia. L’Inter nonostante la cura Leonardo ed una marea di vittorie sotto la sua guida ora è addirittura al terzo posto (solo un miracolo di Julio Cesar ed un gol contestato di Pazzini hanno permesso di evitare un passo falso coi salentini). Il Milan col Bari doveva vincere quattro a zero…per poco non perdeva, mentre quando era pronto il sorpasso dell’Inter…tre a zero nel derby e buonasera.

Ogni match rivela le sue insidie, nulla è da dare per scontato. Negli altri campionati succede? Molto meno, se vi piace giocare alla Snai allora puntate sui match esteri, che è più facile vincere la scommessa. In Italia i tre punti te li devi sudare ogni fine settimana. Se credete che una partita sia facile, chiedetelo a Pasquale Marino, l’allenatore…ah no scusate…ex-allenatore del Parma. Del resto affronti il bari, fanalino di coda della classifica. Sarà sicuramente una passeggiata. O forse no?

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Più ombre che luci sulla nuova “prescrizione breve”

In questi giorni ne abbiamo lette e sentite davvero di tutti i colori ma, nonostante questo, nessuno ci ha spiegato cosa significhi davvero questa ennesima proposta di riforma della giustizia penale. Non sto parlando dell’acclamatissima – da parte del Governo – intenzione di riformare la Carta Costituzionale, ma del disegno di legge sulla “prescrizione breve”. Mi riferisco, in particolare, all’emendamento proposto la scorsa settimana dall’onorevole del PdL Maurizio Paniz, e facente parte del più ampio disegno di legge relativo al “processo breve”.  La questione è proprio quella che è stata al centro del dibattito (e delle risse) che si sono susseguite in questi giorni dentro e fuori dal Parlamento e sulle quali sinceramente preferisco soprassedere. La norma in oggetto è da annoverare tra le tantissime che nell’ultimo ventennio hanno coinvolto l’istituto della prescrizione. In realtà l’emendamento in questione è l’unico rimasto in piedi delle tante disposizioni a suo tempo proposte dalla apposita commissione governativa. Credo sia utile fornire una breve spiegazione di una modifica normativa assai complicata da leggere per i non addetti ai lavori.

Lo scopo della norma è quello di modificare la disciplina dei tempi di prescrizione, attualmente regolati dall’art. 161 del codice penale. In particolare mira a ridurre i termini del giudizio nei confronti degli imputati incensurati, coloro, cioè, che non abbiano subito condanne in via definitiva.

Alcuni atti giuridici interrompono il corso della prescrizione. Tanto per citarne qualcuno a titolo esemplificativo indichiamo l’ordinanza che applica le misure cautelari personali, quella di convalida del fermo o dell’arresto, l’interrogatorio reso davanti al pubblico ministero o al giudice, l’invito a presentarsi al pubblico ministero per rendere l’interrogatorio e, in caso di interruzione, il termine di prescrizione già decorso viene meno e comincia nuovamente a decorrere dal giorno dell’interruzione. L’articolo 161 del codice penale attualmente prevede regimi applicativi differenziati in funzione sia della tipologia dei reati che degli imputati.

Con riferimento al tipo di reati coinvolti, il testo vigente esclude dal suo ambito di applicazione i reati di grave allarme sociale, come ad esempio i reati associativi. Con riferimento al tipo di imputati coinvolti prevede, come regola generale, che in nessun caso l’interruzione della prescrizione possa comportare l’aumento di più di un quarto del tempo necessario a prescrivere; della metà e, in alcuni casi, dei due terzi, in ipotesi speciali di recidiva. Recidivo è colui che dopo essere stato condannato per un reato non colposo, ne commette un altro parimenti non colposo.

Per quanto riguarda il primo punto, relativo al tipo di reati coinvolti, il testo approvato dalla Commissione conferma il limite oggettivo dei reati di grave allarme sociale (che restano esclusi dalla nuova disciplina) mentre, con riferimento invece alla condizione soggettiva dell’imputato, la nuova proposta riduce da un quarto a un sesto il limite del prolungamento del tempo necessario a prescrivere nel caso di imputati incensurati e mantiene il limite di un quarto nel caso di recidivi semplici.

All’articolo 161 del codice penale, il secondo comma è sostituito dal seguente:
«Salvo che si proceda per i reati di cui all’articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, del codice di procedura penale, in nessun caso l’interruzione della prescrizione può comportare l’aumento di più di un sesto del tempo necessario a prescrivere, di un quarto nel caso di cui all’articolo 99, primo comma, della metà nei casi di cui all’articolo 99, secondo comma, di due terzi nel caso di cui all’articolo 99, quarto comma, e del doppio nei casi di cui agli articoli 102, 103 e 105». Inoltre, le disposizioni di cui sopra non si applicano ai procedimenti nei quali alla data di entrata in vigore della presente legge è già stata pronunciata sentenza di primo grado, quindi si applicano a tutti i processi nei quali ancora non sia intervenuta la sentenza di primo grado.

La falla principale della disposizione sta nell’essere retroattiva, applicandosi ai procedimenti tuttora in corso.

Il problema si ingigantisce se solo pensiamo alla quantità di reati coinvolti dalla normativa. Alcuni dei reati a cui si applicherebbe, nel caso di sentenza di primo grado non ancora emessa, sono: Abuso d’ufficio, Corruzione, Rivelazione di segreti d’ufficio,Truffa semplice o aggravata, Frodi comunitarie, Frodi fiscali, Falsi in bilancio, Bancarotta preferenziale, Intercettazioni illecite, Reati informatici, Ricettazione, Vendita di prodotti con marchi contraffatti, Traffico di rifiuti, Vendita di prodotti in violazione del diritto d’autore, Sfruttamento della prostituzione, Violenza privata, Falsificazione di documenti pubblici, Calunnia e falsa testimonianza, Lesioni personali, Omicidio colposo per colpa medica, Maltrattamenti in famiglia, Incendio, Aborto clandestino.

Quanto appena detto potrà sembrare insignificante, in realtà produce degli effetti devastanti dal momento che rischia di far saltare un incredibile numero di processi in corso, sulla base di meccanismi tecnici che indurranno i giudici a chiudere incontestabilmente il processo per “intervenuta prescrizione”.

Solo a mero titolo di cronaca occorre ricordare come gli effetti di tale riforma saranno rivolti anche a tre processi che vedono Silvio Berlusconi attualmente imputato, primo fra tutti la morte del processo Mills, che dovrebbe avvenire tra fine maggio e fine giugno; poi la prescrizione, nei primi mesi del 2012, del processo sui Diritti tv/1 e del Mediatrade. Motivo per cui l’opposizione, e non solo, ha tacciato questa modifica normativa di essere l’ennesima riforma “salva Premier”.

Tutto questo a discapito delle persone offese, cioè delle vittime dei reati, che si troveranno d’un tratto completamente prive di tutela.

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