Le impronte della deforestazione

[stextbox id=”custom” big=”true”]Pubblichiamo il primo di una serie di articoli sull’Indonesia inviati da Sergio Baffoni, membro dell’Osservatorio sulle Foreste Primarie, che ha già collaborato con noi in passato con una serie di articoli sull’ambiente (li trovate nell’omonima sottocategoria). Buona lettura.[/stextbox]

A pagina 29 de La Repubblica del 4 aprile un enorme annuncio pubblicitario mostra l’orma di una tigre sotto la scritta “Per scoprire il nostro impegno a favore della biodiversità, seguite le nostre tracce”. È l’annuncio della Asia Pulp & Paper (APP) una delle più grandi imprese cartarie del mondo.

Le tracce della APP però non hanno la forma di un felino, ma quella del bullodozer. Questa impresa da sola ha spianato oltre un milione di ettari di foreste pluviali – un’area vasta quanto l’Abruzzo – per farne piantagioni di acacia.

Altro che impronte di tigre! Dodici anni di deforestazione in Riau stanno portando l’elefante e la tigre di Sumatra all’estinzione. La tigre di Sumatra, l’ultima delle tigri insulari, non supera ormai i 500 esemplari in natura. Ma anche questo non basta. “In APP prendiamo seriamente in considerazione il nostro ruolo quali sostenitori dell’ambiente” si legge nell’annuncio, e la APP ha brigato per ottenere dal cedevole governo indonesiano il permesso per abbattere tutti gli alberi su 200.000 ettari nell’area del Parco Nazionale di Bukit Tigapuluh, nella provincia di Jambi, proprio quello che annuncia ai quattro venti di proteggere. Questo parco è essenziale per la tigre di Sumatra e l’orango. Le operazioni dovrebbero iniziare nel 2010 e includeranno l’unica area in cui era stato reintrodotto con successo l’orango. L’impresa ha inoltre progetti di espansione in Sumatra meridionale e nella provincia di Papua, nell’isola della Nuova Guinea.
Secondo il centro di ricerca indonesiano Eyes on the Forests, le licenze di taglio ottenute nel 2010 dalla APP e dal suo competitore APRIL, sono in gran parte in  aree di alto valore di conservazione, come quelle della Riserva della Biosfera di Giam Siak Kecil-Bukit Batu, recentemente istituita dall’UNESCO, o fanno parte di habitat preziosi, riconosciuti a livello internazionale, come l’habitat della tigre di Bukit Tigapuluh, la Penisola di Kampar, e le aree di Kerumutan e Senepis-Buluhala.

Inoltre il 90% delle concessioni sorge su suolo torboso. Nella maggior parte dei casi, la torba è più profonda di 4 metri, ed è quindi protetta dalla legge indonesiana. Le foreste torbiere palustri sono ricchissime di carbonio, fino a 300 tonnellate per ettaro. Quando la foresta viene abbattuta e la torba drenata e asciugata, il carbonio torna nell’atmosfera per ossidazione. La torba asciutta è inoltre un ottimo combustibile, e il fuoco un ottimo mezzo per rendere coltivabile la torba: è per questo che da un decennio gli incendi esplodono incontrollati in Sumatra e Borneo. Le emissioni provocate dalla distruzione delle foreste torbiere fanno di un paese scarsamente industrializzato come l’Indonesia il terzo emettitore di carbonio, dopo Stati Uniti e Cina. Il drenaggio della torba è infatti uno dei principali fattori delle emissioni di gas serra. Secondo uno studio del Rainforest Action Network, la sola APP emette più CO2 di 165 nazioni del mondo.

Malgrado un’economia scarsamente industrializzata, l’Indonesia è divenuta il terzo paese per emissioni di carbonio, dopo Stati Uniti e Cina, proprio a causa delle emissioni provocate dalla distruzione di foreste e torbiere.

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