Christine de Pizan – Da musa ad autrice

[stextbox id=”custom” big=”true”]Una nuova autrice su Camminando Scalzi.it

L’articolo di oggi è scritto da Paola Asti, che si presenta citando Sylvia Plath, e parlandoci delle donne che hanno influito nella poesia e nell’affermazione dei diritti delle donne.

Io sono verticale. Ma preferirei essere orizzontale”  (Sylvia Plath)[/stextbox]

“Ahimè, mio Dio, perché non mi hai fatta nascere maschio? Tutte le mie capacità sarebbero state al tuo servizio, non mi sbaglierei in nulla e sarei perfetta in tutto, come gli uomini dicono di essere…”

Le parole di Christine de Pizan risuonano ancora oggi, cariche di attualità.

Questa poetessa vissuta tra il 1365 e il 1430 denuncia, come tante altre, la messa in ombra delle donne recluse tra le mura domestiche e impossibilitate nell’accesso alla cultura. La letteratura maschile si è imposta con tanto fervore grazie a una mancata letteratura femminile che fermentava negli animi delle donne evitando, quasi sempre, di prendere forma sulla carta.

Emily Dickinson

Perché abbiamo assistito alla rappresentazione della donna?

Eventi ed evoluzioni di ogni tipo hanno contribuito a tener spenta una luce che potesse risaltare i versi di una mano femminile, ma nonostante questo la donna e la Poesia hanno dato vita a uno splendido connubio. Canti di dolore o d’amore, gelosie, rese, speranze, tradimenti, guerre da combattere in solitudine nell’evidenza di una vita immutabile, versi gettati come liberazione su carta, quella carta amica intima o lettera portatrice di utopie. Christine de Pizan è stata una delle tante rappresentanti del suo sesso che, armata di penna, ha vissuto il suo tempo e i riflessi di quest’ultimo sul suo essere donna.

La lotta di una poetessa non ha termine né limite in quanto tesa a scavalcare posizioni e imposizioni sociali che fanno della sua persona una figura-oggetto priva di voce propria. Da Saffo a oggi, riviviamo tramite donne che esprimendo la loro sensibilità hanno segnato la storia della letteratura e soprattutto la loro storia personale. Tra le voci che più emergono è doveroso ricordare la combattiva Olympe de Gouges, autrice della “Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina” nella Francia del 1791. Questo testo giuridico portò la nascita di nuove concezioni della donna e la morte, due anni dopo, di colei che le scrisse, condannata “per aver dimenticato le virtù che convengono al suo sesso ed essersi immischiata nelle cose della Repubblica”.

Sylvia Plath

Vittoria Colonna, decantata da Michelangelo, fu una delle voci più autorevoli del Rinascimento; “L’oppressione della donna” e la fervente lotta di Mary Wollstonecraft segnarono l’Inghilterra di fine ‘700. Seguirono le prodigiose mani di Jane Austen e delle sorelle Brontë per arrivare alla ricercata solitudine di Emily Dickinson. Una vita nell’amore e una poetica a far da sfondo furono gli elementi costitutivi di Sibilla Aleramo. La coniugazione tra il ruolo di scrittrice e quello di moglie segna la ricerca di Sylvia Plath, finita con l’autodistruzione della poetessa, che ha lasciato una forte impronta nel ‘900.

Nessuna di loro è più importante dell’altra. Ognuna di queste voci ha contribuito, a suo modo, alla formazione di ognuno di noi.

Queste donne sono sorelle nelle passioni, nelle armi e nella lotta. Mai del tutto personale.

“Uomo, sei capace d’essere giusto? È una donna che ti pone la domanda; tu non la priverai almeno di questo diritto. Dimmi? Chi ti ha concesso la suprema autorità di opprimere il mio sesso? La tua forza? Il tuo ingegno? Osserva il Creatore nella sua saggezza; scorri la natura in tutta la sua grandezza, di cui tu sembri volerti raffrontare, e dammi, se hai il coraggio, l’esempio di questo tirannico potere.

Risali agli animali, consulta gli elementi, studia i vegetali, getta infine uno sguardo su tutte le modificazioni della materia organizzata; e rendi a te l’evidenza quando te ne offro i mezzi; cerca, indaga e distingui, se puoi, i sessi nell’amministrazione della natura. Dappertutto tu li troverai confusi, dappertutto essi cooperano in un insieme armonioso a questo capolavoro immortale.
Solo l’uomo s’è affastellato un principio di questa eccezione. Bizzarro, cieco, gonfio di scienza e degenerato, in questo secolo illuminato e di sagacità, nell’ignoranza più stupida, vuole comandare da despota su un sesso che ha ricevuto tutte le facoltà intellettuali; pretende di godere della rivoluzione, e reclama i suoi diritti all’uguaglianza, per non dire niente di più.”

Olympe de Gouges

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