Verso la nuova PAC

La Politica Agricola Comune (PAC) assorbe il 40% circa del bilancio comunitario, ed è quindi la più importante politica europea in termini monetari. Tramite la PAC si decide sostanzialmente cosa e come mangiamo, chi produce il cibo, ma anche il paesaggio e lo sviluppo delle aree rurali dei 27 paesi membri. Stiamo parlando della vita di oltre 495 milioni di persone.

Nata nel 1956, la PAC rappresenta di fatto l’unica politica sulla quale c’è stato un effettivo passaggio di sovranità da parte degli stati membri, e viene quindi decisa esclusivamente a livello Europeo. Secondo il nuovo Trattato di Lisbona, in materia di PAC è previsto l’accordo di tutti i principali organi dell’UE ovvero il Parlamento Europeo, il Consiglio Europeo e la Commissione Europea. Nel 2010 è partito l’iter che porterà alla definizione della nuova politica agricola, che sarà in vigore nel periodo 2014-2020. Siamo quindi nel mezzo di uno straordinario momento decisionale a cui siamo tutti chiamati a partecipare. Ma di che cifre stiamo parlando e come vengono spese? Si parla di investimenti per circa 55 miliardi di euro, e non bisogna essere degli economisti per capire che si tratta di un fracco di soldi.

Attualmente l’80% dei contributi vanno al 20% dei produttori. A fronte degli oltre 6 miliardi di euro destinati all’Italia, abbiamo da un parte il 58,6% delle aziende che riceve aiuti per circa 394 euro l’anno, dall’altra un’industria per la produzione di zucchero che riceve da sola oltre 24 milioni di euro (dossier AIAB – 5 maggio 2011 e  dati http://www.agea.gov.it).

Le piccole aziende agricole costrette a chiudere i battenti sono sempre più numerose, e le proteste dei pastori si fanno sempre più incalzanti. Ma potranno mai vincere se rimane una battaglia per il prezzo del latte?

Se il dissenso e il dibattito sono riservati agli addetti al settore, se non prendiamo coscienza del fatto che si parla del nostro cibo, del nostro territorio, della nostra vita, quante speranze abbiamo?

La riforma della PAC riguarda tutti noi e sta a noi decidere in che direzione andare. Decidere tra produzioni industriali e produttori locali. Tra OGM e biodiversità. Tra il restare meri consumatori e iniziare a pensarci co-produttori.

Per ora, l’attenzione dei grandi media si è dimostrata del tutto insufficiente se paragonata alla portata del fenomeno. Ma se il dibattito accende la rete, si crea quella massa critica che semplicemente non può essere ignorata. E si ottiene così quella pressione sana e necessaria sulla classe politica da cui scaturisce il cambiamento democratico.

Per dirla con le parole di Carlo Petrini è venuto il momento di “pensare nuovi paradigmi”, coniugando innovazione e tradizione. Senza cercare in alcun modo di mitizzare il mondo agricolo. Ma ricordandoci un po’ più spesso che la nostra sopravvivenza dipende dal lavoro dei contadini (e dei pastori e dei pescatori…).

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2 pensieri su “Verso la nuova PAC

  1. Non possiamo negare che le cose stiano cambiando…
    per citare Edgar Morin
    “Tutto deve ricominciare e tutto è già ricominciato.”

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