La truffa non è riuscita: si vota per il nucleare

I tristi presagi della vigilia si sono rivelati errati. Contro le aspettative, la Corte di Cassazione ha dato ragione ai comitati promotori del referendum sull’energia nucleare, confermando la validità del quesito. Il 12 e il 13 giugno, quindi, potremo ritirare ai seggi tutte e quattro le schede. In un articolo del nostro speciale sui referendum ci siamo già occupati del quesito sul nucleare, spiegando le ragioni per votare sì e il tentativo che era in atto di scippare i cittadini del diritto di esprimere la loro opinione. Gli avvenimenti dell’ultima settimana rendono necessarie alcune precisazioni.

Il decreto omnibus convertito in legge il 25 maggio scorso prevede l’abrogazione delle norme oggetto del referendum, ma contiene un cavallo di Troia. L’ultimo comma, infatti, permette al governo, tra un anno, di adottare una nuova strategia energetica nazionale, lasciando aperta la porta per il ricorso all’energia nucleare. Per di più, è esplicitamente dichiarato che “il Consiglio dei Ministri tiene conto delle valutazioni effettuate a livello di Unione europea e a livello internazionale sulla sicurezza delle tecnologie disponibili, degli obiettivi fissati a livello di Unione europea e a livello internazionale in materia di cambiamenti climatici, delle indicazioni dell’Unione europea e degli organismi internazionali in materia di scenari energetici e ambientali”. Tradotto, aspettiamo i risultati degli stress test che l’UE si accinge a compiere sulle centrali europee e poiché quasi tutte saranno verosimilmente dichiarate sicure ne approfitteremo per procedere con la costruzione delle nostre. Poco importa se nel frattempo la Germania ha deciso di spegnere tutti i suoi impianti entro il 2022, a prescindere dai risultati degli stress test, e di diventare il leader continentale nelle energie rinnovabili. Da un lato, quindi, il decreto omnibus sembra accogliere le istanze referendarie, ma dall’altro non fa che aggirarle, rinviando la questione di dodici mesi, quando i referendum saranno un ricordo. Per questo motivo la Cassazione ha deciso che il quesito viene ammesso ma modificato. Non si voterà più per abrogare le leggi che prevedevano la costruzione delle centrali nucleari, visto che in un certo senso ci hanno già pensato il governo e il parlamento, ma per cancellare i commi 1 e 8 dell’articolo 5 del decreto omnibus convertito in legge, che lasciano la possibilità di ritornare sulla faccenda l’anno prossimo. Il testo esatto del quesito non ci è noto al momento, ma il significato sarà il seguente: “Volete che sia annullata la possibilità di ricorrere all’energia nucleare fra un anno?”. In un certo senso, lo schiaffo al governo e alla maggioranza è doppio. Non solo il referendum rimane in piedi, contrariamente alla loro volontà, ma viene materialmente trasferito sul loro tentativo di raggirare la sovranità popolare. L’unico problema, adesso, è ristampare tutte le schede con il nuovo quesito. La cosa non dovrebbe preoccupare particolarmente per quanto riguarda lo svolgimento della consultazione in Italia, ma gli italiani all’estero hanno già cominciato a votare sulle vecchie schede, che ora non sono più valide.

In ogni caso, la decisione della Corte consente di nutrire ancora la speranza di raggiungere il quorum, impresa tuttora difficile. Benché gli altri tre quesiti siano ugualmente importanti, il nucleare è sicuramente il tema che più di altri tocca l’interesse della popolazione. Se il quesito fosse stato abolito, l’affluenza alle urne a giugno sarebbe stata probabilmente più bassa. Era proprio questo l’obiettivo del governo, infatti. Il fulcro della questione, com’è noto, è il quarto questito, quello sul legittimo impedimento, che più di tutti gli altri ha una valenza politica e si configura come un plebiscito pro o contro Silvio Berlusconi. Per chi non fosse convinto, bastano le parole di Maurizio Lupi a poche ore dal verdetto della Cassazione per rivelare che la strategia della maggioranza è palesemente quella di incentivare l’astensionismo e di premunirsi nell’auspicabile caso in cui dovessero affermarsi i sì: “Decideremo oggi una libertà di voto da parte degli aderenti al Pdl perché non vogliamo caricare di importanza politica il referendum. Io personalmente non andrò a votare”. Su una cosa ha ragione: materie come acqua e nucleare non hanno colore politico e sui questiti che le riguardano non si deve votare tendendo conto dei partiti che hanno promosso le leggi in questione. Tuttavia, non si potrebbero ignorare le conseguenze politiche di un’eventuale abrogazione della tanto voluta legge ad personam sul legittimo impedimento. Dopo l’esito delle elezioni amministrative, un pronunciamento dei cittadini a favore di un futuro pulito, senza scorie radiottive, in cui l’acqua è un bene prezioso e non una fonte di guadagno e in cui la legge è uguale per tutti sarebbe l’ennesimo colpo al potere di Berlusconi.

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5 pensieri su “La truffa non è riuscita: si vota per il nucleare

  1. Qualcuno di voi sa, o ha sentito dire da racconti fantastici, se un italiano all’estero può votare per i referendum? Per le amministrative non si poteva, ma magari per il referendum mi fanno votare…

  2. Per il referendum sicuramente si può votare all’estero. Ne sono sicuro perchè ho letto che questo è il primo referendum in cui, per il superamento del quorum, sono considerati anche i 3 milioni di italiani all’estero…

  3. Mi sa che devo chiamare il consolato italiano…quando l’ho chiamato in occasione delle amministrative la risposta è stata: “Non vale la pena montare un seggio nel consolato”. Ovviamente il consolato è un prolungamento governativo, e a questo giro per il governo meno persone votano per il referendum meglio è…

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