I “diritti” delle donne in Africa del Nord

[stextbox id=”custom” big=”true”]Una nuova blogger su Camminando Scalzi
Vi presentiamo oggi il primo articolo di Kathrine, laureanda in lettere moderne che ama stare a contatto con la natura, viaggiare, leggere ma soprattutto scrivere. Adora tutto quello che si può definire arte e il volontariato. Ecologista super convinta, odia l’ignoranza concepita come “chiusura mentale”, le ingiustizie e il razzismo. Crede comunque nel riscatto personale e soprattutto nella possibilità di SCEGLIERE la propria vita…in una terra controllata dalla camorra questo è molto importante. [/stextbox]

Egitto, 9 marzo 2011.

Dopo aver disperso con la violenza una manifestazione in piazza Tahir, la polizia arresta diciotto donne. Queste, condotte in primo luogo al museo del Cairo, subiscono una serie di violenze, vengono bastonate con dei tubi a volto, gambe e seno  e, come se questo non bastasse, vengono ingiuriate e insultate, chiamate “prostitute”. Successivamente condotte al carcere militare di El Heiksten, a diciassette di loro viene imposto il “test della verginità”. Se il test l’avesse dimostrata, sarebbero state rilasciate, in caso contrario le attendeva il processo e successivamente la condanna con l’accusa di meretricio. Nel frattempo, in un’altra stanza, Salwa Husseini, una ragazza di vent’anni, viene fatta spogliare e sottoposta a perquisizione da parte di un soldato, mentre alcuni commilitoni scattano foto al corpo nudo della giovane. Salwa (che ha precedentemente dichiarato ad Amnesty International di essere vergine) torna a essere torturata con scosse elettriche, dopo che il test al quale si era sottoposta dà esito negativo. È condannata l’11 marzo 2011 – insieme ad altre diverse ragazze risultate negative al test – a un anno di carcere con l’accusa di prostituzione. Nonostante le autorità egiziane abbiano inizialmente negato le torture, è stata aperta un’indagine sulla vicenda, sollecitata da Amnesty International, ma tuttora non si hanno risposte sui colpevoli. In questi giorni un generale ha deciso di rilasciare un’intervista a condizione di restare anonimo. “Mica erano come sua figlia o sua sorella.” ha dichiarato al giornalista, “Quelle ragazze stavano nelle tende insieme a dei manifestanti di sesso maschile“. Il generale ammette quindi che alle ragazze era stato imposto il test, testimoniando come sia stato eseguito poi da un uomo tra le urla delle giovani. “Lo abbiamo fatto perché non ci accusassero di violenza sessuale” dichiara il generale…

Come se le accuse di violenza da parte di una ragazza vergine fossero più importanti di quelle di una ragazza che non lo è. “Atteggiamento razzista e sessista” ha denunciato Amnesty, “l’esercito deve immediatamente ordinare alle forze di sicurezza e ai soldati che questi ‘test’ vengano vietati“. Ha inoltre aggiunto: “l’atteggiamento discriminatorio nei confronti delle donne non può che nuocere al futuro del paese, a causa della mancata partecipazione di queste ultime alle riforme”. Il vento di cambiamento soffia in Africa così come in Medio Oriente; uomini e donne vogliono prendersi quello che è loro di diritto – la vita – e soprattutto vogliono partecipare alla vita politica del paese . E intanto dalla Tunisia all’Egitto, dal Marocco allo Yemen e fino alla Siria, migliaia di persone hanno riempito e continuano a occupare le piazze e le strade, sfidano il coprifuoco e le forze di sicurezza per chiedere riforme politiche e sociali, per vedersi finalmente riconosciuti quei diritti umani troppo spesso calpestati.

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fonte – Amnesty International

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